La posizione dell’Union Valdôtaine Progressiste

“Il mese di Agosto non fermerà la nostra azione politica e non può essere un’occasione per la maggioranza regionale per nascondere quanto sta avvenendo nella politica valdostana”.
Così Alessia Favre commenta le decisioni assunte dal Conseil de Direction dell’UVP, tenutosi ieri sera a Verrès. Dalla riunione dell’organo decisionale dell’UVP infatti emerge una chiara presa di posizione nei confronti di quanto accaduto in queste ultime settimane. In una nota di questa mattina si riporta: “Il confronto avvenuto mostra le gravi preoccupazioni del movimento per un’instabilità politica da addossare allo stato di debolezza e di confusione della maggioranza regionale e sia chiaro che non accettiamo il gioco di scaricare sulle opposizioni la paralisi politica e amministrativa. Il caso di Marco Viérin, Presidente del Consiglio sfiduciato dall’Assemblea che dirige, è un segno politico inequivocabile, ma anche in questo caso il rinvio sembra essere la scelta per prendere fiato, contando sulla smemoratezza dell’opinione pubblica. Noi agiremo, anche con gli incontri politici utili e nel quadro di un lavoro congiunto delle forze di opposizione in Consiglio Valle, per far uscire la Valle d’Aosta dalla situazione in cui è sprofondata. Non è accettabile che il Presidente Rollandin sia diventato come una Sfinge, del tutto indifferente al fatto di non avere una maggioranza e interessato dal mantenimento di un potere, che non appare neppure più in grado di gestire, come dimostra la disastrosa situazione dell’economia valdostana e della finanza pubblica. A questo aggiungiamo il fatto che  i parlamentari valdostani, espressione della maggioranza di governo ma di fatto rappresentanti in carica dell’intera Regione, dimostrano incapacità e immobilismo in quei rapporti politici con Roma, che hanno raggiunto i minimi storici. Lavoreremo sempre e comunque per assicurare un cambiamento per il bene della nostra comunità, che ormai non può più aspettare”.


Casinò mon amour

Nonostante i positivi, ma mistificanti comunicati stampa della Resort&Casinò relativi all’esercizio in corso – comunicati peraltro riferiti, come raffronto e incrementi percentuali di introiti all’esercizio 2013, esercizio sicuramente disastroso ed, in particolare, per quanto riguarda gli incrementi del GH Billia riferiti ad un anno con attività ridotta – ed in attesa delle risultanze del bilancio 2013 – da fonte sindacale si annuncia una perdita di oltre 21 milioni di €, pur con  l’imputazione di proventi straordinari per oltre 2,7 milioni di € e l’ulteriore utilizzo di artifizi contabili vari per ridurre l’entità della perdita (vedasi ad esempio nuovamente la contabilizzazione di imposte attive anticipate per oltre 7 milioni di €) -  la situazione della Resort&Casinò rimane drammatica. Drammatica e preoccupante non solo dal punto di vista operativo e dei risultati economici, ma anche – e soprattutto – sotto il profilo finanziario e della liquidità aziendale. E ciò facendo comunque astrazione dai consistenti fidi concessi ai giocatori “cinesi (pare 2 milioni di fiches consegnate solamente ad uno di essi) nonché da chi, il giorno della loro venuta, abbia dato il placet alla concessione dei fidi o dal tipo di garanzie che sono state rilasciate per coprire le eventuali perdite dei suddetti giocatori. Il tasso di indebitamento (rapporto tra mezzi di terzi e mezzi propri) supera, infatti, il 140%, mentre il margine di struttura (mezzi propri – totale delle immobilizzazioni), il capitale circolante, il margine di tesoreria ed il Mol (margine operativo lordo) risultano tutti negativi. In particolare, il rapporto debiti finanziari/Patrimonio netto si avvicina 1, se si considera il solo capitale sociale, o supera 1 se si prende in considerazione il Patrimonio netto. Difatti, a fronte di un capitale sociale di 104.995.000 €, detenuto per il 99,91% dalla RAVA e per lo 0,90% dal Comune di Saint-Vincent, il totale dell’esposizione finanziaria è pari a 99 milioni di €.  E precisamente, la aperture di credito ammontano a 25 milioni di € (Intesa San Paolo 5 milioni di €; Banca Passadore 5 milioni di €; Carige Spa 3 milioni di €; Bcc Valdostana 2 milioni di € e Banca Popolare di Sondrio 10 milioni di €) e i finanziamenti a breve (18 mesi) sono pari a 10 milioni di € da parte di Unicredit, per un totale di esposizioni bancarie a breve per 35 milioni di €.  Se si prendono poi in considerazione i mutui a lungo termine che ammontano a 64 milioni di € (Finaosta 50 milioni di € con scadenza 2032 e 10 milioni di € con scadenza 2037; Bc Valdostana 4 milioni di € con scadenza 2026) abbiamo, come dichiarato, un totale di esposizione finanziaria di 99 milioni di €, oltre ad anticipi da parte di Aosta Factor, non utilizzati per operazioni factoring per 3,8 milioni di €. Assolutamente da chiarire – e, a tal fine, ci auguriamo delle risposte puntuali da parte dell’Assessore alle Finanze o, più verosimilmente da parte del Presidente della Regione - è poi la questione delle garanzie che la Regione ha prestato affinché la Resort&Casinò potesse ottenere, sotto forma chirografaria, i finanziamenti richiesti. Ci risulta, infatti, che la Regione, a garanzia, abbia rilasciato delle lettere di patronage (pare alla Banca Popolare di Sondrio e alla Bcc Valdostana). A tal fine, vorremmo pertanto avere delle risposte alle seguenti domande:
  1. Sono state effettivamente rilasciate delle lettere di patronage ed, in caso affermativo, nei confronti di chi e per qual importi singoli e complessivi?
  2. La maggioranza e la Giunta sono a conoscenza del rilascio di tali lettere di patronage?
  3. In quale data sono state adottate le previste delibere autorizzative da parte della Giunta Regionale, qual è il loro numero di riferimento e dove le stesse hanno trovato copertura finanziaria?
  4. Chi ha sottoscritto le lettere di patronage?
Alla luce di tali considerazioni e se si considerano poi gli ulteriori debiti di natura commerciale, nonostante i trionfalistici atteggiamenti della “delegittimata e sfiduciata” dirigenza della Resort&Casinò, fondata risulta essere la preoccupazione relativa ad un default della Resort&Casinò non in grado, senza ulteriori interventi finanziari tampone, di far fronte ai previsti pagamenti, in primis gli stipendi del personale! E bravo Frigerio!

Osso di seppia

La vicenda alla fine assomiglia alla forma essenziale e scarna di un osso di seppia. Capiti quel che capiti, sconfitta dopo sconfitta, la maggioranza regionale sembra ormai pronta a qualunque cosa – anche a negare l’evidenza – pur di restare in sella. Anche se non c’è più non solo una destinazione da raggiungere, ma neppure un cavallo. C’è in questo qualcosa di deprimente ed è l’immagine interna delle Istituzioni valdostane e esterna della Valle d’Aosta. Questa pervicace scelta di negare l’evidenza, con un Presidente Rollandin abbarbicato alla sedia, sconcerta e preoccupa. “Conducator” sempre più solo con un atteggiamento ormai di vecchia e stravecchia politica che conduce - come il pifferaio magico della fiaba – tutta la maggioranza regionale verso il precipizio. Senza battere ciglio incassa sconfitte una dietro l’altra, ma la sua logica è restare lì, conscio che il suo non è più un feudo intoccabile, ma un castello di carte fragilissimo. Responsabile è lui, certo, ma anche chi continua a fare il reggicoda, sparlandone in privato e osannandolo in pubblico o chi non trova mai il coraggio di esprimere opinioni contrarie e continua a nascondersi dietro i voti segreti. Questo crea una realtà distorta dentro la quale si trova una Valle d’Aosta sempre più dolente e in crisi. Che questa notte buia finisca presto. Per ridare un po' di dignità alla politica e per rispetto dei Valdostani.

Alessia Favre - Presidente dell'UVP


Poco rispetto e nessun coinvolgimento

Lunedì inizia l'iter parlamentare delle riforme Costituzionali che avranno grande incidenza anche sulla nostra Regione. Prendiamo atto con rammarico che, da parte dei Parlamentari valdostani, che dovrebbero rappresentare tutta la Valle d'Aosta, non c'è stato nessun tipo di condivisione e coinvolgimento degli organi istituzionali della nostra Regione. Malgrado i grandi proclami, infatti, e gli impegni assunti, né il Consiglio Valle né tantomeno la prima commissione consiliare, che si occupa di riforme, sono state coinvolte, nelle ultime settimane, su questi temi e sulle ultime novità, che incideranno, per i prossimi anni, anche sul futuro della nostra comunità. Un atteggiamento poco rispettoso nei confronti della comunità che si dovrebbe rappresentare e delle Istituzioni del territorio, che denota scarsa attenzione e superficialità nell'affrontare temi di tale portata, che dovrebbero essere portatori della condivisione tanto sbandierata. La vicenda dei benefici ottenuti da altre Regioni a Statuto Speciale, e purtroppo non dalla Valle d'Aosta, come quelli del Friuli di questi giorni, che seguono la deroga al patto di Stabilità per la Sardegna e le norme sulla fiscalità ottenute da Trento e Bolzano, dimostra come chi sta operando con coinvolgimento e determinazione sul proprio territorio riesca poi ad ottenere importanti risultati per i propri cittadini, a fronte , invece, dei scarsi risultati ottenuti per i valdostani.

Laurent Viérin


In politica si guarda la luna, non il dito

D'estate, anche se questa estate valdostana è stata sinora avversata dal maltempo, capita più che in altre stagioni di incontrare le persone più disparate. Ed è legittimo che, in una Valle appassionata di politica, si finisca per parlare di quanto è capitato in Regione e sullo stato della situazione. Mi capita così di dover usare una nota citazione: "Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito". È questo un proverbio cinese, che mira a dimostrare come si debba guardare al contenuto vero delle cose, sfuggendo alle apparenze o alla letture maliziose  della realtà. Troppo spesso in politica si tende a creare scenari artificiosi a proprio uso, specie se si deve fare in modo di distrarre l'opinione pubblica dalla serietà dei problemi indicati da questo famoso dito. Per cui si scelgono elementi utili come diversivo. Questa storia ha in Valle d'Aosta una chiarezza esemplare. La Legislatura regionale in corso nasce sotto il segno di una difficoltà per la maggioranza di governare per un esito delle urne che assegna 18 seggi alla maggioranza e 17 alla minoranza. Situazione che si incrina a marzo, quando vengono a mancare i 18, che si ricompattano poche settimane fa attraverso un rimpasto "pacificatore". Come diceva la canzonetta napoletana:
chi ha avuto, ha avuto, ha avuto chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdammoce 'o passato

Il paradosso sta nel fatto che questi avvenimenti - cagionati da franchi tiratori e dai cosiddetti "responsabili", che a un certo punto preparavano una "rottura"'con il Governo regionale per poi alla fine tornare, soddisfatti o obbedienti, nei ranghi - vengono alla fine letti come se fosse l'opposizione "ad aver fatto perdere tempo". Ovviamente una tesi speciosa e propagandistica, che fa leva su aspetti fantasiosi e scarsa conoscenza dei fatti, che viene "venduta" alla parte meno avveduta dell'opinione pubblica e qui tocca evocare il famoso dito del proverbio cinese. Oggi, infatti, c'è da chiedersi se questa lettura politica del "crucifige" verso la minoranza perdigiorno non sia una scelta ad effetto che mira a nascondere il vero oggetto di interesse: la luna. Quale sia la luna è presto detto, perché mi riferisco alla miriade di problemi che si affollano, irrisolti o male affrontati. Su questo è bene discutere e non sul giochino fra guelfi e ghibellini, fra prorollandin e antirollandin: questo buttare tutto in battaglie di potere e sottogoverno o in rivalità personali o di clan finisce in sostanza - con responsabilità per chi ci gioca  - per svilire la politica, trasformando tutto in rissa. Il gioco, però, non è solo rozzo come sembra, perché prevede in realtà una qualche sottigliezza. Tende a dimostrare che lo status quo è l'unico a dare sicurezza, della serie che "si sa che cosa lasci ma non si sa che cosa si trovi". Questa logica del presunto "horror vacui" fa sorridere, perché del tutto infondata. In democrazia il cambiamento e l'alternanza non sono una patologia, ma segno di buona salute. E lo è anche indicare problemi e priorità, specie quando cresce la consapevolezza di una macchina amministrativa paralizzata e di una politica che non segue più gli avvenimenti. Il De Profundis - il salmo penitenziale che si recita per i defunti - in politica non è consolatorio.

Luciano Caveri


La Presidenza del Consiglio all’Italia

La delicata partita europeista e le riforme costituzionali su cui fare molta attenzione

Inizia oggi il periodo di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea. Si tratta, fin dal Trattato di Roma del 1957, di un incarico di sei mesi che avviene a rotazione fra gli Stati membri. La novità, con il Trattato di Lisbona e dunque dal 2009, è che chi ottiene la Presidenza non ha più il Presidente, ma esiste una responsabilità collegiale del Governo “incaricato”, visto che è stato creato un Presidente stabile (da allora sino ad oggi è stata quella figura piuttosto grigia del belga Herman Van Rompuy) e questo ha di fatto affievolito il “peso” rispetto alla situazione precedente per lo Stato chiamato ad occuparsi di un semestre. Da almeno un anno, si agita nella politica italiana questo periodo di routine, che l’Italia ha già ricoperto per dieci volte, come qualche cosa di importantissimo e persino, in certe venature, ad esempio per scongiurare le elezioni anticipate sin dall’inizio della Legislatura, di decisivo. Spiace osservare che così non è, anche se è facile constatare come ci sia stato un uso strumentale dell’appuntamento per chi mirava sin da subito – in assenza di una maggioranza stabile che potesse governare l’Italia – alla formula che va tanto di moda (che penso passeggera) delle “larghe intese”. Ma torniamo all’Europa. Non commenterò l’esito del recente Consiglio europeo di Ypres in Belgio (scelto per ricordare il secolo trascorso dalla Prima Guerra mondiale, perché su quel fronte venne usato per la prima volta nel 1917 il terribile gas diclorodietilsolfuro, da allora noto come “iprite”) sotto il profilo dell’esito ottenuto dal nostro Premier Matteo Renzi. In sostanza Renzi ha votato il “veterano” europeista, il lussemburghese popolare Jean-Claude Juncker (candidato di Angela Merkel, mentre una vera svolta sarebbe stata con Michel Barnier) come Presidente della Commissione europea, in cambio di un meccanismo di flessibilità nel controllo della spesa pubblica (dal patto di stabilità al Fiscal Compact), di cui potranno godere i Paesi che faranno delle riforme. Non ci entro nel senso che basta leggere i giornali per capire che c’è chi sostiene che Renzi ha vinto una battaglia importante per l’Italia e chi nega la bontà del risultato ottenuto. Semmai vorrei dire che bisognerebbe capire che cosa in Europa si possa intendere per “riforme”, quelle in sostanza che dovrebbero consentire quella flessibilità che innescherebbe anche l’agognata crescita. Renzi vuol portare a casa la riforma del Senato e la collegata revisione della riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione sul regionalismo, rimettendo in capo allo Stato molte materie e soprattutto con meccanismi più occhiuti di controllo sull'autonomia regionale. Sul primo punto al Senato si è iniziato a votare e poi il passaggio in aula non sarà politicamente banale, perché - ovvio paradosso - toccherà proprio all’Assemblea di Palazzo Madama decidere sul proprio futuro. Nei testi che si prospettano si va da una sua fine ingloriosa a un mantenimento con un minimo di dignità. Ha ragione chi – lo ha fatto bene la giornalista Lucia Annunziata – ha scritto che in Europa di come l’Italia organizzerà il suo bicameralismo non gli e ne importa un fico secco. Non solo. Neppure la peggiore e più invasiva delle azioni europeistiche violerebbe, nella logica della tutela del principio di sussidiarietà, il caposaldo di un ordinamento costituzionale autonomo di cui ciascun Paese membro resta il solo responsabile. Un intervento europeo varrebbe solo se un Paese membro impazzisse e violasse nella sua azione di governo elementari principi di democrazia. Ma non è il caso, anche se – nel suo articolo domenicale – Eugenio Scalfari su “Repubblica” si scaglia contro i rischi, anche di involuzione democratica, se si andasse di fatto ad una formula in Italia di monocameralismo, che potrebbe strizzare l'occhio a logiche di potere molto accentrato e personalistico. Scalfari, ma lo dico per inciso, segnala anche l'inutilità per l'Italia di ottenere il ruolo di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione europea. Torno, per finire, al punto riguardante le riforme: interessante, anche se se ne parla meno, è capire quanto l’Europa possa essere interessata ad un forte ridimensionamento del regionalismo in Italia. Vale la risposta di prima. Sono fatti dell’Italia e non dell’Europa. Ma questo permette due osservazioni suppletive. Un processo centralistico e di rinazionalizzazione dei poteri e competenze sarebbe in assoluta controtendenza con quanto sta accadendo in Europa. In secondo luogo, la crescita della spesa pubblica in Italia, ancora nell’ultimo periodo, non è – dati alla mano – ascrivibile alle Regioni, che hanno fatto molti sacrifici, ma a quello Stato che ora vorrebbe più potere, malgrado si sia dimostrato il più spendaccione. Sono elementi di riflessione e resta anche, nei voti in Senato dei prossimi giorni, da capire bene che fine faranno le autonomie speciali. Alle promesse devono seguire, attraverso le norme costituzionali novellate, i fatti.
A meno che non ci sia una volontà celata di elezioni anticipate.

Luciano Caveri


L’avenir de nos enfants

À l'occasion du premier congrès progressiste la commission “Autonomie et Identité” a présenté un document dans lequel à été reservé une grande attention au rôle de l'école dans la défense des langues et de l'identité Valdôtaine.
Le document déclare: “L’autonomie et l’identité doivent être racontées, décrites et communiquées au sens le plus large du mot [...]C’est l’école  le premier acteur responsable de cette proclamation « qui doit se répandre de bouche à oreille de cette génération jusqu’à celles futures». L’école doit être le premier promoteur d’une campagne médiatique en défense de l’identité et donc de l’autonomie."
Nous voilà donc à soutenir et à promouvoir une initiative que au cours de ces jours est en train de se dessiner. Un groupe de parents résidents en Vallée d’Aoste demande l’activation d’une école maternelle et d’une école primaire utilisant le français comme langue véhiculaire d’enseignement et avec une forte présence de l’anglais aussi.
Cette proposition est en ligne avec la pensée glocaliste et la grande œuvre de réconstruction identitaire faite par l'Assessorat de l'Éducation et de la Culture de Laurent Viérin. Une école plurilingue permettant de penser de façon globale pour agir localement qui donne la vraie chance a nos enfants de devenir multilingues.
L'UVP vous invite à soutenir l'initiative en envoyant votre signature, pour la réalisation d'un project de loi, à l'adresse mail jbondaz@libero.it 
Signer et passer le mot pour cette initiative c'est important, les enjeux sont précieux: c'est l'avenir de nos enfants, c'est l'identité des générations futures et de notre bien-aimé Vallée d'Aoste.
Conseil de Direction 

L’illusione collettiva

Non è forse la spumeggiante, leggera e incontrollata necessità di fruire di "vantaggi e benefici" individuali che ha portato all'affermazione continua e graduale di quel clientelismo nefasto che ha innescato la progressiva degenerazione morale dell'attuale sistema politico- economico-finanziario? La forza del potere del singolo soggetto e/o di un intero apparato politico l'abbiamo alimentata noi cittadini, con la nostra superficialità, il qualunquismo e la nostra consuetudine antica di creare legami basati su un distorto principio di scambio, orientato più verso l'ottenimento del vantaggio personale o di categoria che non verso il bene per l'intera comunità. Chi è al potere da decenni, grazie alle "sudditanze" che si sono create e rafforzate nel tempo, ha privato i governi costituiti da quei pochi politici onesti, proiettati verso il benessere e lo sviluppo del territorio e della società, della possibilità di poter agire con responsabilità, trasparenza e, soprattutto, con l’utilizzo concreto di strumenti interattivi funzionali come il dialogo, il confronto. Occorre riappropriarsi dei propri diritti e leggere e conoscere le norme fondamentali che regolano ed ispirano l’azione politica per poter partecipare attivamente alla elaborazione e discussione delle bozze delle varie leggi e per apportare il proprio contributo nelle opportune sedi istituzionali per addivenire a soluzioni concordate relativamente a problematiche di una particolare rilevanza. I movimenti politici e i rappresentanti eletti dai cittadini, prima di approvare una norma di interesse pubblico, dovrebbero creare spazi organizzati, istituzionali, aperti alla partecipazione di soggetti competenti, sganciati da legami partitici, esperti di economia, finanza, politica, ambiente ecc. che, a rotazione, per evitare cristallizzazioni di ruoli e costruzioni di nuovi interessi particolari, possano esprimere pareri e offrire suggerimenti concreti, coinvolgendo sia i politici sia la popolazione nella riflessione necessaria all'emanazione di provvedimenti legislativi funzionali e adatti al sistema a cui servono. Invece, siamo ormai abituati, per tradizione, ad attendere e ricevere a posteriori le informazioni sulle scelte effettuate e sulle decisioni assunte, senza alcun dibattito o coinvolgimento, nell’illusione che la democrazia e il libero confronto siano procedure consolidate. Spesso tale confronto non avviene neanche tra tutti i rappresentati dei vari partiti/movimenti politici, dove il dialogo viene invocato ma attuato in maniera distorta. Oggi il cittadino ha bisogno di un apparato snello, senza la farraginosa burocrazia che ha dato ampi spazi di potere a funzionari e dirigenti di vari enti pubblici, contribuendo al collasso del Paese con ritardi nei pagamenti, omissioni, lungaggini inutili, con l'esercizio incancrenito di un'autorità patologica e, ormai, non più accettabile. La gente responsabile e cosciente dell'importanza di una radicale trasformazione dell'intero sistema chiede tempi rapidi per il confronto, il dialogo e lo scambio finalizzati all'emanazione di qualsiasi atto di pubblico interesse. L'Italia è il Paese che ha il maggior numero di norme con articoli che si richiamano e si intrecciano l'un l'altro, si annullano e si integrano con l'obiettivo evidente di paralizzare e rallentare qualsiasi azione innovativa di singoli e imprese. Il linguaggio della politica è tradizionalmente ermetico per rendere le norme incomprensibili e tenere distante la gente comune; la burocrazia nasconde nelle sue inutili lungaggini e nella complessità delle procedure la volontà di celare interessi di pochi. Strappiamoci il velo di maya che ci ha dato finora l'illusione di vivere in un contesto democratico e libero: risvegliamo le nostre coscienze ed il nostro senso civico, di giustizia, onestà e legalità, recuperiamo i valori che ci hanno insegnato i nostri Padri. È tempo di sviluppare, soprattutto nei giovani e per il loro bene, più cultura civica, di affinare ed incrementare le competenze di tutti i cittadini, per renderli capaci di partecipare e confrontarsi, di discutere ed incidere sulle grandi scelte che interessano l’intera collettività. Creiamo un sistema dove non sia possibile restare o ambire al potere per più di una o al massimo due legislature: solo i cambiamenti evitano il radicamento di apparati che creano clientelismo e ingiustizie. Solo l'onestà e l'attenzione per le persone, per l'ambiente e per il "bene comune" possono trasformare in meglio il mondo. Per realizzare ciò occorre combattere clientelismo e corruzione, applicando concretamente le necessarie sanzioni. Ma, forse, il desiderio di equità, onestà, giustizia, di coinvolgimento e attenzione per la comunità ed il territorio, di desiderio di partecipazione per contribuire alla crescita del proprio Paese sono solo i vagiti disperati e inascoltati di chi vive di illusioni? Per i nostri giovani dobbiamo credere nel cambiamento, volerlo, desiderarlo ed agire concretamente e correttamente per realizzarlo: solo così ogni pensiero collettivo di trasformazione potrà diventare una realtà assicurata.

Franca Fabrizio

 

Comunicato stampa congiunto del 19-06-2014

Il Consiglio regionale, svoltosi ieri, con la difficile elezione di Marco Viérin alla Presidenza del Consiglio, ha mostrato, ancora una volta, come metodi e contenuti dell'attuale maggioranza non siano niente affatto cambiati rispetto alla gestione della “cosa pubblica”, vissuta come dimostrato come una mera spartizione di potere e poltrone. Le “aperture al dialogo”, tanto annunciate dal Presidente Rollandin nel suo discorso di reinsediamento, si sono rivelate in realtà delle “chiusure” su tutta la linea, compresi i punti proposti per una soluzione unitaria sulla Presidenza dell’assemblea regionale, e persino certe dichiarazioni del Presidente della Regione hanno dimostrato l'arroganza e il fastidio verso il ruolo dei Movimenti e dei Partiti, confermando una visione dispotica della politica regionale, ormai non più accettabile. Il tempo dell'uomo solo al comando è finito. I problemi dei cittadini non possono essere risolti senza la condivisione delle soluzioni politiche alla crisi economica che ci ha messo in ginocchio. Noi, forze di opposizione, UVP, Alpe, Pd Sinistra Vda e Movimento Cinque Stelle, continueremo con rinnovato impegno a fare il nostro lavoro nelle Istituzioni e sul territorio regionale, lavorando per un reale cambiamento. Alessia Favre UVP Piero Floris Alpe Fulvio Centoz PD Roberto Cognetta Movimento Cinque Stelle