Siamo con la Scozia

Purtroppo è una brutta notizia: in Scozia vincono i “no” e dunque sfuma l’ipotesi di un nuovo Stato autonomo. Spiace scriverlo, ma questa è la legge della democrazia e va riconosciuto al Regno Unito di aver consentito il referendum senza troppe storie. Altri, come la Spagna con la Catalogna e pensa in Italia cosa avverrebbe se qualcuno ponesse il problema (ci sarebbe la galera…), cincischiano su una scelta analoga, forse perché in quel caso sulla scelta indipendentista dubbi non ce ne sarebbero. Mentre quando il Regno Unito concesse di esprimersi sul principio di autodeterminazione, gli inglesi contavano sulla freddezza degli scozzesi, e poi – con una fifa blu – avevano scoperto che il risultato non era poi così scontato. Così per il “no” si sono battuti come dei leoni i governanti inglesi, istituzioni internazionali di vario genere e i Governi europei, compreso il Governo Renzi in linea però con nientepopodimeno che Obama. Un atteggiamento utile da conoscere e che dimostra quanto federalismo parolaio si sia fatto in Italia, senza alcun fondamento, in larga parte del centrosinistra italiano. Resta poi il mistero di come la Lega spinga per gli scozzesi e flirti con Marine Le Pen: altro che convergenze parallele! Quando c’è da scegliere lo si fa e non si tengono aperte porte mai comunicanti. Una constatazione utile anche per il dibattito in Valle d’Aosta, dove la tendenza ad un autonomismo diffuso cela in realtà visioni diverse e scelte solo opportunistiche e a svelarlo ci sono ormai tanti fatti e molte circostanze. Ci vorrebbe una DOP per i federalisti contro i troppi tarocchi.

Resta la speranza delusa dei miei amici scozzesi, che ho frequentato al Parlamento europeo e anche in manifestazioni al “Comitato delle Regioni”. Penso che ci avessero sperato in questi ultimi tempi, immaginando che – pur avendo contro una potenza di fuoco incredibile – il piccolo Davide potesse infine sconfiggere politicamente il gigante Golia. Immagino che, come per il Québec, la fiamma non si spegnerà. Ci saranno momenti e circostanze che un giorno favoriranno una scelta diversa.

Intanto sarà interessante vedere come si concretizzeranno le grandi promesse di più autonomia, maggiori libertà e più soldi che i governanti inglesi hanno fatto per evitare l’indipendenza scozzese.

Resta il dispiacere per l’esito, che avrebbe dato uno scossone forte al centralismo dell’Unione europea, uno scossone agli Stati nazionali nel loro assetto attuale e proposto una possibile nuova geografia politica rispondente ad una visione federalista rispettosa dei popoli. Le idee in proposito restano e si tratta, per chi ci crede, di proseguire il cammino, dopo aver visto quanti nemici ci sono nel momento in cui bisogna scegliere fra un voto favorevole o contrario.

Resta il fatto che in Scozia i giovani hanno votato per l’indipendenza e dunque la partita non si chiude oggi e ci saranno in futuro nuove tappe di una lunga storia. Sarebbe bene restare agganciati con i popoli europei senza Stato, che sperano in una diversa configurazione rispetto a quella attuale. Soli non si va da nessuna parte.

Luciano Caveri