Servi alla corte del sovranista

L’idea autonomista, federalista e europeista valdostana che è alla radice della ragion stessa di esistere della Valle d’Aosta intesa come Regione, come territorio autonomo, come entità politico-geografica definita e concreta è in crisi e non da ieri.

Sarebbe più corretto dire che non è l’idea ad essere in crisi, bensì lo sono le coscienze di coloro nei quali quell’idea ha albergato per tanti anni e che, per diverse ragioni, si sono dimenticati il perché e il motivo stesso per cui l’Autonomia valdostana era il centro di un sistema di pensiero politico, amministrativo, democratico, umano che sembra essere evaporato.

I colpi di scure sulla credibilità politica della nostra autonomia non sono solo quelli dell’anno che si sta per concludere, sono anche quelli di decenni in cui ci si è concentrati sul sistema di potere generato dall’autonomia invece che sui valori e i diritti che sono pietre fondanti di questo regime speciale.

Quando un popolo è dimèntico delle proprie origini, della propria storia, della propria identità perde di vista il futuro a cui tendeva e, come è accaduto più volte nella Storia, invece della riscossa sceglie il male peggiore.

In queste ore valdostani di varie estrazioni ascoltano rapiti le parole incendiarie di un Lanzichenecco, convinti che la purga lombarda (che di lombardo, nel senso più alto del termine, ha ormai ben poco) possa vendicare le presunte offese (di cui molti valdostani, nella platea del neoleghista, quali pigri lettori del presente e elettori-bottegai sono corresponsabili) e liberare la Valle d’Aosta dal male, incarnato nella vittima sacrificale di turno.

La voglia di credere al salvatore del paese, all’uomo che fa ciò che promette, al duro che parla chiaro e che addita i nemici più indifesi come colpevoli delle malefatte degli altri è così forte che i giacobini sotto al palco del contraddittorio milanese dimenticano (o peggio, ignorano!) che il suo partito deve, per sentenza della Cassazione, restituire 49 milioni di Euro, intascati, rubati dalla Lega tra il 2008 e il 2010 – citando il decreto di sequestro del Tribunale di Genova – «con artifici, raggiri e in particolare attraverso la redazione e presentazione di irregolare rendiconto riguardante l’esercizio annuale 2008 (…) traendo in inganno i revisori nominati dai Presidenti di Camera e Senato». Dimenticano essi, che un loro assessore, Stefano Bruno Galli, nominato dalla Lega de inquie nel CdA dell’Università della Valle d’Aosta – a casa nostra, amici giacobini – è indagato per riciclaggio. Rimuovono dalla memoria che sul loro stesso Capitano pendono numerose accuse che gli contestano vari reati. I leghisti sovranisti, con la bocca piena di biscotti alla Nutella, rimproverano la Ferrero di usare nocciole straniere (non sapendo che il fabbisogno dell’azienda di Alba supera abbondantemente la produzione nazionale) mentre i loro emissari fanno accordi con Putin e il suo regime illiberale e omicida per procacciarsi rubli, ideologie allucinate e savoir faire al polonio.

Ma è tutto inutile: la grandezza del mezzabarba sta proprio nell’invocare il bianco vestito di nero. Sintassi infantile, parole grosse, nemici oscuri (Soros, gli illuminati, gli altri) e capri espiatori facili da individuare e colpire. Qualunquismo da bar sport di periferia, benaltrismo – signora mia! – da pianerottolo e sempre, sempre, la colpa agli altri.

Ecco perché serve che chi è cosciente di tutto ciò, chi non è, quale groupie malconcia, inneggiante sotto al palco del vermilinguo, ma, sopratutto, serve che chi è cittadino valdostano e crede che l’autonomia sia fondamento e baluardo della nostra storia e strumento unico possibile per il nostro futuro si mobiliti.

Che si scenda o meno in piazza è secondario (le piazze si riempiono e si vuotano con velocità e raramente fanno la Storia): ma che ci si ritrovi sotto una bandiera nuova e antica al contempo, che si parli, ci si incontri, si scriva, si pensi e si racconti ciò che si è pensato, si condivida un’idea nuova di noi, della Valle d’Aosta, di ciò che è stata nel bene e nel male e soprattutto da questo si prenda esempio per non commettere mai più gli errori – troppi e umilianti – che ci hanno portato oggi, antico popolo fiero, a ululare sconcezze in risposta ad uno sciacallo venuto a impartirci lezioni sul nulla.