L’illusione collettiva

Non è forse la spumeggiante, leggera e incontrollata necessità di fruire di “vantaggi e benefici” individuali che ha portato all’affermazione continua e graduale di quel clientelismo nefasto che ha innescato la progressiva degenerazione morale dell’attuale sistema politico- economico-finanziario?
La forza del potere del singolo soggetto e/o di un intero apparato politico l’abbiamo alimentata noi cittadini, con la nostra superficialità, il qualunquismo e la nostra consuetudine antica di creare legami basati su un distorto principio di scambio, orientato più verso l’ottenimento del vantaggio personale o di categoria che non verso il bene per l’intera comunità.

Chi è al potere da decenni, grazie alle “sudditanze” che si sono create e rafforzate nel tempo, ha privato i governi costituiti da quei pochi politici onesti, proiettati verso il benessere e lo sviluppo del territorio e della società, della possibilità di poter agire con responsabilità, trasparenza e, soprattutto, con l’utilizzo concreto di strumenti interattivi funzionali come il dialogo, il confronto.

Occorre riappropriarsi dei propri diritti e leggere e conoscere le norme fondamentali che regolano ed ispirano l’azione politica per poter partecipare attivamente alla elaborazione e discussione delle bozze delle varie leggi e per apportare il proprio contributo nelle opportune sedi istituzionali per addivenire a soluzioni concordate relativamente a problematiche di una particolare rilevanza.

I movimenti politici e i rappresentanti eletti dai cittadini, prima di approvare una norma di interesse pubblico, dovrebbero creare spazi organizzati, istituzionali, aperti alla partecipazione di soggetti competenti, sganciati da legami partitici, esperti di economia, finanza, politica, ambiente ecc. che, a rotazione, per evitare cristallizzazioni di ruoli e costruzioni di nuovi interessi particolari, possano esprimere pareri e offrire suggerimenti concreti, coinvolgendo sia i politici sia la popolazione nella riflessione necessaria all’emanazione di provvedimenti legislativi funzionali e adatti al sistema a cui servono.

Invece, siamo ormai abituati, per tradizione, ad attendere e ricevere a posteriori le informazioni sulle scelte effettuate e sulle decisioni assunte, senza alcun dibattito o coinvolgimento, nell’illusione che la democrazia e il libero confronto siano procedure consolidate.
Spesso tale confronto non avviene neanche tra tutti i rappresentati dei vari partiti/movimenti politici, dove il dialogo viene invocato ma attuato in maniera distorta.

Oggi il cittadino ha bisogno di un apparato snello, senza la farraginosa burocrazia che ha dato ampi spazi di potere a funzionari e dirigenti di vari enti pubblici, contribuendo al collasso del Paese con ritardi nei pagamenti, omissioni, lungaggini inutili, con l’esercizio incancrenito di un’autorità patologica e, ormai, non più accettabile.

La gente responsabile e cosciente dell’importanza di una radicale trasformazione dell’intero sistema chiede tempi rapidi per il confronto, il dialogo e lo scambio finalizzati all’emanazione di qualsiasi atto di pubblico interesse.

L’Italia è il Paese che ha il maggior numero di norme con articoli che si richiamano e si intrecciano l’un l’altro, si annullano e si integrano con l’obiettivo evidente di paralizzare e rallentare qualsiasi azione innovativa di singoli e imprese.

Il linguaggio della politica è tradizionalmente ermetico per rendere le norme incomprensibili e tenere distante la gente comune; la burocrazia nasconde nelle sue inutili lungaggini e nella complessità delle procedure la volontà di celare interessi di pochi.

Strappiamoci il velo di maya che ci ha dato finora l’illusione di vivere in un contesto democratico e libero: risvegliamo le nostre coscienze ed il nostro senso civico, di giustizia, onestà e legalità, recuperiamo i valori che ci hanno insegnato i nostri Padri.

È tempo di sviluppare, soprattutto nei giovani e per il loro bene, più cultura civica, di affinare ed incrementare le competenze di tutti i cittadini, per renderli capaci di partecipare e confrontarsi, di discutere ed incidere sulle grandi scelte che interessano l’intera collettività.

Creiamo un sistema dove non sia possibile restare o ambire al potere per più di una o al massimo due legislature: solo i cambiamenti evitano il radicamento di apparati che creano clientelismo e ingiustizie. Solo l’onestà e l’attenzione per le persone, per l’ambiente e per il “bene comune” possono trasformare in meglio il mondo.

Per realizzare ciò occorre combattere clientelismo e corruzione, applicando concretamente le necessarie sanzioni.

Ma, forse, il desiderio di equità, onestà, giustizia, di coinvolgimento e attenzione per la comunità ed il territorio, di desiderio di partecipazione per contribuire alla crescita del proprio Paese sono solo i vagiti disperati e inascoltati di chi vive di illusioni?

Per i nostri giovani dobbiamo credere nel cambiamento, volerlo, desiderarlo ed agire concretamente e correttamente per realizzarlo: solo così ogni pensiero collettivo di trasformazione potrà diventare una realtà assicurata.

Franca Fabrizio