La libertà liberata

È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi.

Padmé Amidala

 

La più importante delle festività civili e repubblicane, a distanza di settantaquattro anni dall’evento di cui si celebra la memoria, ancora porta i segni delle divisioni che condussero al dramma che si vorrebbe concluso il 25 aprile 1945. Quella contrapposizione è rimasta, sorda e strisciante, talvolta percossa da sussulti virulenti e sanguinosi, a lungo nella storia repubblicana italiana, a indicare che la frattura non è ricomposta, perché i lembi di questa ferita non si è voluto– coscientemente – avvicinarli per medicare e cicatrizzare per sempre il profondo taglio. La data di oggi è chiamata “festa”, ma è una celebrazione di una vittoria di una parte sull’altra, la vendetta delle vittime contro i loro aguzzini. Si continua, a sinistra, nell’esaltazione delle gesta partigiane, a far valere la proprietà morale della data, mentre, da destra, si gilssa ponendo più l’accento sul ruolo dell’intervento armato dei liberatori anglo-americani, ma ovunque si evita con cura di affrontare il nodo gordiano di un’italianità, di una europeità, parziali e per questo monche e incapaci di riempire la totalità del sentimento di appartenenza ad una terra, una cultura, un futuro condiviso.

Ad una distanza temporale da quei fatti che appare più come un’era geologica che come tre quarti di secolo, si continua a celebrare la contrapposizione contro un nemico antico e sconfitto, quando le energie che animarono il moloch nazifascista si sono disperse e condensate altrove, e dalle loro nuove tane hanno ripreso il lavoro.

La libertà riconquistata che si celebra oggi va osservata sotto la lente del presente, e più che ricordare il giorno della sconfitta dei suoi nemici, è utile rimembrare come la libertà sia andata perduta. E se è facile discernerlo quando questa viene tolta in un sol giorno, molto più difficile è quando la libertà si spegne lentamente, soffocata dalle mire di potere di pochi e l’indifferenza e l’ignoranza di tutti gli altri.

La libertà, proprio come ciascuno di noi, muore un po’ ogni giorno e non è con la celebrazione di gesta e vittorie antiche che si difende e conserva, ma con la coscienza della sua fragilità, della sua natura collettiva e del fatto che chi opera per la sua riduzione o la sua scomparsa non per forza ha lo stesso volto di allora, né gli stessi metodi: solo il medesimo scopo.

Non è sulle ceneri ancora tiepide della guerra civile italiana che dobbiamo difendere la libertà riconquistata, ma nelle strade di ogni giorno, nelle scelte di ogni giorno, nella vita quotidiana di ciascuno.

Buon 25 aprile a tutti.