il Referendum del 17 Aprile

Domenica prossima si voterà per il referendum sulle trivellazioni, che riguarderà anche le elettrici e gli elettori valdostani. Senza sottostimare i risvolti legislativi del problema, al Conseil de Direction dell’UVP preoccupa anzitutto l’attitudine centralistica e impositiva dello Stato verso le Regioni interessate dalle prospezioni petrolifere nel Mediterraneo. Per un’evidente attitudine autonomistica, l’UVP invita – come metodo – i cittadini a rispondere attivamente all’iniziativa referendaria, partecipando di conseguenza al voto per affermare un diritto costituzionale e propone – come merito – un voto favorevole (un sì in favore del referendum), che sia anche una risposta politica a certe imposizioni irrispettose della democrazia locale e delle sue prerogative.

A beneficio di una comprensione ricordiamo,ora più in dettaglio, come il referendum riguardi le trivellazioni o meglio le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare, più precisamente nelle acque territoriali italiane (entro le dodici miglia dalla costa).

Oggi in Italia non si possono ottenere permessi di ricerca o prospezione né concessioni di coltivazione di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa. Eppure in quelle aree off limits alcune società continuano le loro attività. Lo consente il comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 152 del 2006, sostituito dal comma 239 dell’articolo 1 della legge di Stabilità (del 28 dicembre 2015) che permette a chi ha già ottenuto una concessione di rinnovarla continuando l’attività ‘per la durata di vita utile del giacimento’. Se prima le concessioni di coltivazione avevano una durata di 30 anni (prorogabile per periodi di 10 e 5 anni) e i permessi di ricerca di 6 anni (anche questi prorogabili), la legge statale di Stabilità del Governo Renzi ha decretato che i titoli già rilasciati non abbiano più scadenza.

Il referendum è stato voluto da 9 Regioni – quasi tutte a guida Pd – (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Non propone un alt immediato né generalizzato ma chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. La domanda che troveremo sulla scheda chiederà se dal testo delle Norme in materia ambientale attualmente in vigore si vogliano togliere le parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

Votando “ SI” quindi tutte le attività petrolifere entro le 12 miglia dalla costa, senza più eccezioni, andranno progressivamente a cessare.

Come è accaduto per altri referendum, il quesito appare di portata limitata ma il significato della consultazione popolare è più ampio: in gioco ci sono il rapporto tra energia e territorio, il ruolo dei combustibili fossili, il futuro del referendum come strumento di democrazia.

Union Valdôtaine Progressiste