Emilio Fede de nos atre…
Lettera aperta a Piero Minuzzo

 gerandin

Caro amico Piero,
ho letto con grande interesse il tuo editoriale dell’ 11 giugno, titolato “La ricreazione è finita”, su AostaCronaca.it.
Ho trovato suggestiva la tua analisi politica e, indubbiamente, mi sono soffermato a leggere il tuo pensiero finale a me dedicato.
E, così, in modo “strettamente personale” ci tengo a fornirti alcuni elementi della mia personale storia politico-amministrativa che vorrai certamente restituire ai tuoi lettori.

Come tu hai ben ricordato ho iniziato ad occuparmi d’amministrazione comunale nel lontano 1980, proprio a Brusson, in qualità di consigliere; avevo 23 anni, ed era il periodo in cui si parlava di Piano regolatore; è stata l’occasione per innamorarmi dell’Union Valdotaine, di cui mi sento onorato di aver condiviso principi ed ideali, oggi venuti meno per specifiche responsabilità.
Nel principio della continuità amministrativa e certamente anche grazie alla mia appartenenza politica, come tu ben mi ricordi, fui eletto Sindaco di Brusson nel 1990 e nuovamente nel 1995; nel 2000 mi ripresentai capolista e venni rieletto Sindaco, malgrado la contrapposizione della mia lista con quella marcatamente unionista, nata su volontà di Rollandin; non lo ritenni un dispetto, per il semplice motivo che ho sempre rispettato visioni ed opinioni diverse, anche all’interno di un movimento importante come l’Union Valdotaine.
Nel 2005 e 2010 ho continuato a far parte dell’Amministrazione comunale di Brusson e ciò mi ha permesso di ricoprire anche il ruolo prestigioso di Presidente del CELVA e del CPEL; per chi crede nella validità del sistema degli enti locali, come me, non può esserci ruolo più ambito e carico di soddisfazioni. Personalmente, non ringrazierò mai abbastanza i Sindaci ed i Presidenti che hanno avuto fiducia in me!

In tutti questi anni ho cercato di far crescere il sistema delle Autonomie Valdostano; l’ho fatto portando avanti le mie idee e confrontandomi sempre, con tutta franchezza, con i rappresentanti istituzionali di turno. Pur ripensando attentamente alla mia storia passata, devo dirti caro Piero, che non mi sento e non mi sono mai sentito un Dor (denominazione origine Rollandin), ma neppure un Antirollandiniano.
Non mi sento in debito, ma neppure a credito con Rollandin.
Semplicemente ho una visione diversa sul futuro della Valle d’Aosta, su come si fa amministrazione trasparente, su come dare speranze ai giovani e su come uscire da una crisi occupazionale ed economica senza precedenti.
Forse faticherai a credermi, ma ti posso certificare che non mi sento neppure Ogv (organismo geneticamente Vierinizzato); è nella mia natura rivendicare sempre la libertà di portare avanti i principi e gli ideali in cui credo. Il giorno che non sentirò più questa volontà e libertà d’azione, sarò io stesso a mettermi alla “retraite”!

A differenza tua, non ti dirò che non hai capito nulla.
Mi limito a sottolinearti che in questo difficilissimo periodo per la Valle d’Aosta, nessuno di noi sente il bisogno di un Emilio Fede “regionale”.
Che il male e il bene siano sempre distribuiti fra le parti e riconosciuto, ma non voler vedere i mali che il sistema “rollandiniano” ha creato, significa essere in mala fede, o ancora peggio essere assoldati al suo potere.
Quando parli di “politichini”, tu che ami dire le cose con il proprio nome, dovresti ricordare ai tuoi lettori che tu ne hai fatto parte per 5 anni, e che in quanto “politichino”, sempre tu, ti sei portato a casa una lauta indennità e diaria, molto più alta di quella attuale; ricordagli pure che te ne sei andato con la liquidazione del vitalizio e parliamo di oltre 300.000 euro, dico bene? Ma forse, il tutto ti era dovuto in quanto tu facevi politica seriamente..!!

Elso Gerandin