Meglio del faraone

Rinasce dalle proprie ceneri un nuovo Governo Rollandin, così l'Imperatore, con i suoi 36 anni di lungo corso, ha ormai superato persino il faraone più longevo dell'antico Egitto, il celebre Ramsete II. Speriamo non gli venga in mente di costruire una piramide con apposita società di scopo... Questo avviene dopo una crisi istituzionale di una settantina di giorni, per mancanza dei numeri nella maggioranza non solo per i voti segreti con franchi tiratori ma per esplicita "rottura" (ma poi le poltrone hanno fatto un miracolo) di chi dissentiva. Nell'occasione si sono visti buchi nello Statuto sulla "forma di governo" e nella legge applicativa che si "lascia" troppo interpretare, Ora eccoci al rimpasto, che sembra il gioco della scopa delle feste da ragazzini, specie durante i "lenti". Ci si muoveva nella zona da ballo e uno doveva toccarti e darti la scopa, sino a che - finita la musica - restava uno da solo e faceva la penitenza. In questo caso, entra per i posti apicali Ego Perron, che conquista finalmente un Assessorato ed esce, fra gli applausi dei supporter ma comunque esce (in francese si direbbe viré), Joël Farcoz. Per il resto qualche rivolgimento (in Stella Alpina sale la componente ex repubblicana e scende quella già democristiana) e nulla di più sostanzioso, perché il leader resta sempre maximo, cioè il "condottiero supremo". Non è un complimento nella mia ottica, ma una constatazione, di cui avrei fatto volentieri a meno, se... Il "se" è assieme facile e inutile, perché - come ben si dice - la Storia non si scrive con i se e con i ma e, aggiunge la saggezza contadina, non si piange sul latte versato. Ma, guardando il latte per terra e chi è rimasto in sella e chi sotto di lui galoppa a suo vantaggio, non si può non pensare a chi, nella maggioranza, con diversi livelli di coinvolgimento, ha flirtato con l'opposizione, pensando - senza riuscirci per mancanza di coraggio - ad un post Rollandin. Che poi Renaissance, cioè tutta la minoranza rimasta tale - ahimè - anche ora, abbia avuto qualche sbandamento, anch'esso di vario genere, servirà solo a chi ne scriverà come lezione e senza strascichi, perché ci sono valori superiori ai personalismi. La cronaca è, intanto, sotto gli occhi di tutti, compresi certi contorcimenti dialettici, che ieri ho ascoltato in Consiglio Valle da parte di alcuni eletti mutevoli e oscillanti, che dopo mille dichiarazioni di grande nobiltà son tornati all'ovile. Altri, silenti ma complici di questo passaggio politico, dopo aver predicato il punto e a capo, li ho visti terrei in volto, appena finiti sul banco della Giunta, al posto di esibire un sorriso smagliante ed questo per loro un triste presagio. Per contro, questo clima tetro - per quanto difficile sia stato digerire questa rentrée - è un buon auspicio per l'intera opposizione, che sono certo che saprà fare squadra. Per giungere ad un cambiamento, perché necessario e salutare per la nostra stessa autonomia. Parafrasando Edmund Burke, pensatore britannico di origine irlandese del Settecento: "Una Regione priva dei mezzi per operare qualche cambiamento è priva dei mezzi per conservarsi". In periodo di riforme istituzionali essere deboli e tremebondi fa davvero paura!

Sperando nel girone di ritorno..

Trovo che la vacanza, che come tutte le cose belle termina troppo in fretta, consenta quel distacco che permette di vedere le cose con la giusta distanza. Così, sul far della sera, l'arrivo - con uno scarno sms - filtrato dall'ondivaga ricezione del segnale telefonico, mi annuncia ieri, poco prima dell'aperitivo, la fine della crisi politica in Valle d'Aosta. Ma non c'è da brindare. La settimana prossima, dopo circa tre mesi, Augusto Rollandin - ormai il più longevo dei governanti del mondo, visto che iniziò nel 1978, pur con qualche pausa non voluta - succederà a sé stesso. Nel volgere di poche settimane, abbiamo assistito a diverse fasi nello svolgimento dei fatti. In sintesi: Rollandin cade per scelta di un consigliere, Leonardo La Torre, che annuncia la fine di un'epoca e spiega urbi et orbi - in interviste che resteranno almeno negli annali - che mai più voterà un Governo Rollandin. Amen. Pure gli assessori si dimettono, ma Augusto no. La motivazione è "spirito di servizio". Viva commozione in merito... Pare che sulla stessa posizione critica ci siano in partenza - e c'è pure chi li ha incontrati in gruppo - un drappello scalpitante di unionisti pronti, finalmente, a dimostrare che "quelli della battaglia interna..." non erano un'invenzione fantasy, ma esistevano veramente. Una breve primavera la loro. Stella Alpina, democristianianissima congerie di ex, osserva e gioca con gli uni e con gli altri, pensando di fatto - ma non è un giudizio morale - ai fatti propri. L'opposizione, che si è fatta un mazzo in Consiglio per contrastare il Potere, mai come in questi anni solitario, si aggrega e offre un'alternativa, chiamandola speranzosa "Renaissance". Ma c'era già chi pensava e lavorava - usando anche il "divide et impera" con grande perizia - alla propria Resurrezione, altro che "passo indietro", che diventa un aggressivo "passo doble"! Sapendo anche che fra i leoni del suo Movimento non ci sono, come coraggio, dei "cuor di leone": più che ruggire, quando è il momento, fanno le fusa a chi li accarezza benevolo, usando il perdono prima della zampata letale che prima o poi li colpirà. Nel tempo, l'entente UVP-Alpe e PD scricchiola, perché - mentre si lavora al secondo piano di Piazza Deffeyes sulla Giunta nuova, restyling della vecchia con qualche old entry - queste ultime due forze politiche ricevono qualche promessa di cambiamento, che li fa finire sotto il riflettori, ma lo spettacolo è altrove e la luce si spegne presto. Anzi, si spegne quasi in contemporanea con il ritorno di chi non era mai uscito. Il silenziosissimo Rollandin, cui vengono inviate lettere cartacee e persino inattese attestazioni di simpatia sul Web che hanno almeno messo allegria, ha preparato, invece, con gli ingredienti a disposizione, il rimpasto. La Rete - a parte i fedelissimi del Nostro (con la n, non mi scappi un refuso!) che sembrano i devoti alla Madonna - se la ride in attesa di vedere, come tutti, l'"effetto che fa", come direbbe il grande Enzo Jannacci. Il Consiglio Valle della settimana prossima promette di essere interessante: segnalo di fare attenzione alle orecchie per lo sgradevole rumore di chi si arrampicherà sui vetri. O forse in molti sceglieranno il sicuro porto del silenzio pudico. Penso che da parte degli elettori ci sarà buona memoria di tanti comportamenti, restando sempre valido il detto "ride bene chi ride ultimo". Sul terreno restano morti e feriti (finti, perché la politica è una guerra simulata), contenti e delusi, scorrono champagne e valeriana. Tutto torna grossomodo come prima e chi vivrà vedrà, perché la Legislatura è lunga e forse la telenovela non è finita. Per me - fatemi fare il serio almeno in una frase - la sconfitta è la Valle d'Aosta, ridotta come ben sappiamo e le vicende valdostane diventano esemplari della decadenza. Sportivamente, speriamo nel girone di ritorno. L'UVP si tiene ben allenata, senza tentennamenti sulla propria collocazione...

Resettare è meglio…

Sarà che sono distante per qualche giorno dalla Valle d'Aosta, per cui è legittimo che non capisca bene, ma confesso che certe dichiarazioni che leggo incominciano a stufarmi, anche se - come atteggiamento mentale di questi tempi - avevo deciso di essere zen. Ma esiste una linea gialla, oltre la quale penso che sia bene esprimersi, perché ci sono circostanze in cui non è vero che il silenzio è d'oro. Il masochismo, tratto da una sintesi qualunque, può essere così definito: "condizioni psichica per la quale il piacere e il soddisfacimento personale sono legati a condizioni di sofferenza fisica e umiliazione esercitati sulla propria persona da se stessi o da altri". Esiste anche una versione politica di questa malattia. La vedo esercitare da qualche esponente - spero minoritario - di quella che fino ad oggi è l'opposizione politica al Governo Rollandin, nel quadro di un progetto politico definito, non a caso viste le condizioni difficili in cui ci troviamo in Valle d'Aosta, "Renaissance". Tutto bene sino alle elezioni europee, che hanno permesso una campagna elettorale in comune. Poi, subito dopo, PD e Alpe hanno iniziato degli incontri con l'UV, che sono suonati per l'opinione pubblica come una "conventio ad excludendum" verso l'UVP. Cos'è la "conventio ad excludendum"? Anche qui prendiamo una definizione qualunque: "è una locuzione latina con la quale si intende definire un accordo esplicito o una tacita intesa tra alcune parti sociali, economiche o politiche, che abbia come fine l'esclusione di una determinata parte terza da certe forme di alleanza, partecipazione o collaborazione". Insomma: d'improvviso qualcuno - chi in buona fede e chi no - scopre che bisogna avere anche in Valle una "grande alleanza" e che, in sostanza, si può trattare senza la forza politica più importante dell'opposizione, con cui si era stipulato un patto che pareva solido, l'UVP. Perché? Lo spiega per prima una consigliera di Alpe: se si lavora per togliere di mezzo Rollandin è bene, specularmente, disfarsi di Laurent Viérin, perché ripropone un antagonismo Rollandin-Viérin, di cui bisogna liberarsi. Per cui gli altri fondatori di UVP, me compreso, sono dei pupazzi decerebrati. Ringrazio chi lo pensa, compreso qualche "maître à penser", che non si espone come abitudine, ma detta en cachette la linea. E il PD? Sembra con qualcuno perseguire una "nouvelle vague", che parrebbe già essere stata decisa a tavolino da tempo, con tappe di avvicinamento a Piazza Deffeyes, grossomodo con gli stessi inquilini di oggi. Posizione che Fulvio Centoz aveva già espresso addirittura al congresso UVP, senza alcun timore da neofita (sulla lettera a Rollandin di ieri non dico nulla, perché immagino sia apocrifa...). Insomma, un affresco con colpi di pennello di masochismo allo stato puro e di trasformismo che non gioverebbe a nessuno. Non si può certo buttare a mare un progetto politico serio in cambio di un "prêt-à-porter", un vestitino confezionato apposta per essere eleganti in vista di una poltroncina in politica o nella propria carriera, all'ombra dello stesso Potere che si è combattuto sino a pochi giorni fa. Sarebbe masochista farlo e lo sarebbe anche non denunciare il possibile scenario, perché va bene essere pazienti, ma proprio passare per fessi non è entusiasmante e gli schiaffoni non mi fanno godere per niente. Va chiarito, infine, come non possa stare in piedi - perché questo sì è un comportamento da seppellire - una "politica dei due forni" di antica memoria. Espressione inventata da Giulio Andreotti per descrivere come si dovesse comportare la DC negli anni Sessanta per acquistare il pane (cioè fare la politica più congeniale ai propri interessi alleandosi con altre forze), servendosi appunto di uno dei due forni che aveva a disposizione, a seconda delle opportunità: il forno di sinistra (socialisti), il forno di destra (liberali, eventualmente anche i missini). Comportamento che risulterebbe facile trasporre nella Valle d'Aosta d'oggi e che consentirebbe di giocare un po' qua e un po' là, a seconda delle circostanze e delle convenienze. Usarlo oggi sarebbe un inganno verso i valdostani, che seguono con stupore il gran bailamme, e si tratterebbe di un errore politico nel solco del sempre valido "divide et impera" (dividi e comanda). Per cui, per favore, si riparta dal confronto, sale della democrazia, per il bene della Valle d'Aosta, resettando il sistema, se quel che si vuole è il Rinascimento.

I fantasmi come alibi

Ho creduto, sin dall'inizio di questo percorso, nel cambiamento. Non a parole, ma attraverso atti concreti e rinunce, che valgono, secondo me, soprattutto in politica, molto più dei vuoti proclami e degli slogan. Ho abbandonato nel 2012 l'Assessorato, per coerenza, scegliendo volutamente la via più difficile, rompendo con un sistema che mi garantiva carriera e successo, per collocarmi coscientemente contro quella che ritenevo una degenerazione del sistema stesso, che non condividevo. Non ho rivendicato nessun posto di responsabilità, né all'inizio di questa legislatura, quando la coalizione chiese ruoli istituzionali di primo piano, né nelle trattative di Renaissance per ricoprire un ruolo di primo piano nell'eventualità di un futuro governo del cambiamento, di queste settimane. Ho sempre rifiutato, assieme all'UVP, in questo anno, malgrado le lusinghe, i facili compromessi. Perché credo realmente in questo cambiamento, che è fatto prima di tutto, proprio dalle persone e dai loro comportamenti. E che si misura nei momenti delle scelte. Rivendico, però, la possibilità di esercitare un ruolo politico in Valle d'Aosta e in Consiglio, anche se questo forse può dare fastidio a qualcuno. Rivendico la possibilità di portare le mie sensibilità nell'agone politico, anche se questo può dare fastidio alle frustrazioni di chi, probabilmente, nutre astio e rancori, nei miei confronti, per altri motivi e da un punto di vista personale. E che- cosa che fa sorridere - dice di combattere proprio i personalismi. E la rivendico, questa possibilità di "esistere" politicamente, malgrado questa voglia di essere messo nell'angolo, se non altro, per rispetto nei confronti dei 7.749 elettori che mi hanno votato, e dei 13.843 votanti dell'UVP, proprio in nome della democrazia da tanti sbandierata. A me pare, piuttosto, che la lotta spartitoria Rollandin-Viérin, nella quale vengo oggi tirato in ballo senza motivo ed in modo pretestuoso, da qualcuno invocata, sia piuttosto un alibi che si sta costruendo per giustificare la voglia di emergere a tutti i costi, e di trovare una collocazione. E di trovarla vendendola come cambiamento, ed in nome di un presunto rinnovamento, che invece non è che voglia di occupare un posto, degna della vecchia politica, adducendo inesistenti fantasmi e mascherandoli in lotta contro il male. E proprio per questo, qualcuno, che dice di combattere i personalismi, li crea ad arte forse per farsi strada, prendendosela con le persone, invece di affrontare la politica per quel che dovrebbe essere: lealtà e coerenza, piuttosto che ambizione a tutti i costi, cercando ogni alibi utile per giustificarne gli obiettivi da raggiungere, sbandierando questi inesistenti fantasmi utili per creare i presupposti del proprio disegno. D'altronde, quand on veut tuer son chien, on dit qu'il a la rage.

Laurent Viérin


La politica dei cama-leoni

Siamo alla politica della disperazione

Fa sorridere la posizione del Presidente UV, Ennio Pastoret, che si scopre, in queste ore, grande sostenitore del PD, per l'inizio di un "nuovo percorso" politico, che evidentemente oggi fa gola per recuperare i numeri perduti e mantenere a tutti i costi il potere. Il PD, Renzi, e un centro sinistra che ora piacciono tanto a Pastoret & C., decisamente di più di quando, nel 2010, in tanti alzarono la mano - Pastoret compreso - per votare a favore dell'illuminato accordo con il PDL, che avrebbe dovuto coprire la Valle d'Aosta d'oro, e i cui risultati sono invece oggi sotto gli occhi di tutti. Accordo scellerato che portò l'UV a destra, segnando l'inizio del nostro allontanamento dalla linea del Movimento, che vide poi la nascita dell'UVP. Una repentina inversione di marcia che ha dell'incredibile e che per certi versi fa tenerezza, soprattutto se si pensa ai violenti attacchi di questi mesi nei confronti del progetto delle forze di opposizione. Un progetto dei 17, di forte rottura con questo sistema, con visioni nettamente diverse su metodi, contenuti e gestione della Valle d'Aosta, sfociato nel documento della Renaissance, i cui punti sono per noi irrinunciabili. Siamo alla politica della disperazione e dell'essere pronti a qualsiasi azione pur di non perdere il potere e le poltrone, evidentemente unico modo, per loro,  per mantenere consenso. Un vecchio modo di fare politica, nel dire tutto ed il contrario di tutto a distanza di poco tempo pur di stare a galla, che predilige la scaltrezza piuttosto che la coerenza, e che distingue, in questi passaggi, leoni da cama-leoni.

Laurent Viérin


Il voto europeo premia la Renaissance

Il coraggio di essere stati presenti

Ci vorrà la giusta dose di digestione dei dati per dare forma a commenti organici sulle elezioni europee appena concluse. Per sgombrare il campo da furberie: in Valle d'Aosta spicca, anzitutto, la bassa affluenza alle urne e dunque il forte astensionismo. Infatti, anche rapportata al dato italiano del 58,6%, il 49,58 significa quasi 10 punti in meno rispetto alle Europee di cinque anni fa. Inoltre il 5,89 di schede nulle e lo 3,09 di bianche fa scendere a poco più del 40% il numero dei valdostani che si sono espressi sulle liste presentate. Ciò non stupisce, pensando che i due partiti della maggioranza regionale, Union Valdôtaine e Stella Alpina, non avevano presentato in nessuno dei modi possibili una propria lista e conseguente candidatura. Credo che sarà una scelta - questa sì furbesca - di cui pagheranno il prezzo e il coraggio di partecipare premierà, invece, UVP e sui alleati. Cominciamo dai voti di lista, che qui evoco per comodità, lasciando da parte chi ha avuto percentuali bassissime:
  • Pd 21.854 voti 47,07%

  • M5S 9096 voti 19,59%

  • Forza Italia 4765 voti 10,26%

  • Tsipras 3569 voti 7,69%

  • Lega Nord 3170 voti 6,83%

  • Ncd 1491 voti 3,21%

Non mi azzardo nel confronto con le elezioni europee del passato, perché troppo difficile "a caldo" e sconsiglio, per ragioni evidenti, la comparazione con le elezioni regionali, per non dire delle politiche. L'alleanza di una parte di Renaissance (UVP, Alpe e PD), considerate le circostanze, ottiene sulla lista PD un risultato a mio avviso assai rimarchevole, che dev'essere festeggiato (e che dimostra l'importanza di unità della coalizione nella crisi politica valdostana in corso) e lo stesso candidato Luca Barbieri può essere soddisfatto, essendo un volto nuovo, del suo esito di 8128 preferenze (non conosco al momento il dato della Circoscrizione). Il resto di Renaissance, in Valle il Movimento Cinque Stelle, ottiene un buon risultato rispetto al quadro italiano e lo stesso vale per le preferenze in Valle di Manuel Voulaz (2354). All'area progressista va anche ascritto il risultato della Lista Tsipras e del suo candidato, Andrea Padovani, con 1578 voti personali. La Destra, divisa in Forza Italia e Ncd, immagino pensasse a dati migliori, mentre sono davvero bassi e lo stesso vale per la Lega, che aveva una candidata arpitanista-indipendentista, Zeudi Zoso, che si ferma a 732 preferenze. A livello nazionale, detto del fallimento dei sondaggi e dei risultati come si percepivano da Twitter e Facebook, conta la grande vittoria del PD e la fortissima fiducia nei confronti di Matteo Renzi. Male Grillo, non solo rispetto alle speranze della vigilia, disastro per Berlusconi, non male la Lega, mentre altri come Tsipras e Ncd superano di poco lo sbarramento. In Europa, con l'astensionismo mediamente elevato, sembrano prevalere i popolari sui socialisti e entrano al Parlamento europeo molti partiti antieuropeisti (un terzo dei seggi), come l'Ukip inglese, ma poteva andare peggio. Spicca poi il "caso francese" con il Front National dei Le Pen primo partito e Hollande e i socialisti in crisi storica. Sabato prossimo, come da annuncio qui sul Sito, parleremo con calma di Europa e del suo futuro.

Luciano Caveri


Lavorare per la formazione

Pensando al livello penoso in Italia del dibattito sulle elezioni europee e a una certa sordina sul confronto politico sul tema anche in Valle d’Aosta, vien da riflettere su un punto assieme dolente e importante per il futuro di una piccola comunità come la Valle d’Aosta. Un popolo, senza ombra di dubbio, pensando all’uso giuridico del termine, perché se questa specificità non esistesse, allora non ci sarebbe stata ragione per avere l’autonomia speciale. Mentre il decreto luogotenenziale del 1945, che è vigente nel quadro complessivo dell’ordinamento valdostano, è chiaro nel suo inizio: “La Valle d’Aosta, in considerazione delle sue condizioni geografiche, economiche e linguistiche del tutto particolari, è costituita in circoscrizione autonoma con capoluogo in Aosta”.
Poi, in seguito, nascerà la Regione autonoma, mai come oggi posta nel vortice sia dei tagli finanziari che la scuotono in profondità già in periodo di crisi economica sia di incerte riforme costituzionali che possono minare uno Statuto "octroyé. Ricordo come, senza scadere nel determinismo storico, questa autonomia non è campata in aria, ma è comunque il risultato di una storia millenaria. Certi valori e certe idee dovrebbero essere naturalmente radicate e non…sradicate. Ci pensavo, giorni fa, ragionando su certi formalismi identitari che sono maturati in una storia degli Stati Uniti d’America infinitamente più breve della nostra, ma dove – qualunque sia la provenienza dell’americano di oggi – viene coltivata con senso civico e impegno morale. Poi, nella loro logica costituzionale, ognuno può dire quel che vuole, ma ci sono insegnamenti e consapevolezze che maturano malgrado la brevità del loro percorso storico. Ma, come dicevo, questa campagna elettorale porta al centro dell’attenzione – e pure, temo, non ce ne fosse bisogno – il dato centrale della conoscenza e della consapevolezza delle questioni in discussione attorno al ruolo, dentro e fuori, della nostra autonomia speciale. Più volte, in questi anni, ho insistito sulla necessità di una formazione più approfondita dei diversi capisaldi della nostra autonomia. Non è una questione di indottrinamento, non esiste un “libretto rosso” da studiare a memoria, non c’è una storia “ufficiale” su cui impratichirsi. Nulla di tutto questo, perché è ovvio – come partenza – che l’autonomia è un fenomeno complesso e su molti elementi le interpretazioni o le visioni possono essere plurime. Tuttavia esistono elementi di base, di conoscenza, senza i quali per molti l’autonomia è come un villaggio del Far West degli “spaghetti western”: solo facciata. Questa logica di un’autonomia speciale come “gigante dai piedi d’argilla”, fatta di Generali senza truppe, è per me una visione preoccupante. L’”idem sentire” deriva da conoscenza storiche e giuridiche, fatemi dire persino geografiche, che diano alla cittadinanza valdostana un senso pieno e anche accogliente rispetto a chi voglia “diventare” valdostano. Anche, se il caso, “diversamente valdostano”, ma partecipando ad un dibattito consapevole rispetto al quadro locale, nazionale ed europeo in cui siamo a pieno titolo inseriti. Senza queste consapevolezze, che son fatte di conoscenze, rischiamo un oblio e una mollezza di argomentazioni che possono fare di noi persone senza volto e senza identità. Noi, come UVP, lavoreremo - in momenti aperti a tutti, senza tessera di partito in tasca - a momenti di formazione che aiutino a capire e, nel dibattito, arricchiscano ciascuno di noi.

Luciano Caveri


Non scordare l’Europa ..

..e avere lo sguardo lungo

Capisco quanto sia difficile l'esercizio in politica di guardare vicino e, nello stesso tempo, lontano. Ma in questi giorni tocca farlo e lo sguardo più lungo bisogna averlo verso le elezioni europee, che ormai incombono. Non bisogna distrarsi sul punto. Il nostro Movimento ha scelto l'alleanza con Alpe e Partito Democratico nella lista Nord-Ovest del PD. Altre formule, come l'apparentamento, non sono state tecnicamente possibili. Resta il grave vulnus, da risolvere in futuro, di una rappresentanza garantita. Sarebbe giusto che ci fosse almeno un parlamentare europeo per ciascuna Regione. Il candidato Luca Barbieri presenterà in queste settimane il programma congiunto. Si tratta, con proposte concrete, di ribadire l'europeismo della Valle d'Aosta, pur con tutte le critiche e i distinguo su come si sia sviluppato sino ad oggi il processo d'integrazione europea. Ci vogliono modifiche profonde per un'Unione europea che svolti verso un federalismo e una sussidiarietà che somigli ad una matrioska in cui il livello più grande non voglia schiacciare il livello più piccolo. L'altra battaglia da combattere è contro l'indifferenza che rischia di sfociare in astensionismo. Caratteristica che già colpisce tutte le consultazioni elettorali,ma che - sentita l'Europa distante se non ostile - rischia questa volta di picchiare ancora più dura. Come se i cittadini si volessero spogliare della loro cittadinanza europea e sarebbe davvero un peccato. Insomma: guardiamo distante a questa cornice europea, che non a caso viene vista come aspettativa seria anche da popoli come scozzesi e catalani, che cavalcano la speranza dell'indipendenza.

Luciano Caveri


Il 25 aprile e il dovere della memoria

Il 25 aprile è un giorno da festeggiare e l'approssimarsi del 70esimo anniversario dei fatti del 1945 dovrà essere un'occasione utile anche per i valdostani. L'antifascismo per me non è un fatto ideologico, ma serve anche oggi come chiave interpretativa per il presente e riferimento per il futuro. La Resistenza è stato un fenomeno importante per la Valle d'Aosta e chi nell'area autonomista ha disconosciuto certe radici lo ha fatto con una scelta grave, cui noi dell'UVP non compartecipiamo affatto. Anzi, ci sono idee e principi cui è bene abbeverarsi periodicamente, evitando eccessi retorici. Propongo qui alcuni luoghi comuni emergenti nella valutazione di quel periodo storico, fondativo della stessa attuale autonomia speciale. A) "è esistito un fascismo "buono", che ha fatto un sacco di cose giuste e interessanti, ma poi a un certo punto..". Questa vulgata si è rafforzata nel tempo, alimentata dall'oblio della realtà e dalla propaganda, ad esempio di quella parte di neofascismo "sociale" che vive di nostalgie di un "regime" inesistente, buono solo per i gonzi. Va bene che la storia la scrivono i vincitori, ma i vinti non possono cambiare la realtà; B) "Erano tutti ragazzi sia i partigiani che i repubblichini, entrambi idealisti". Non ci siamo proprio, perché con questa logica - se a vincere fossero stati i nazifascisti - avrebbe vinto il volto di una dittatura feroce, razzista e liberticida, per cui sarebbe ora di distinguere che - con approcci diversi e pure contraddittori - combatté per la libertà e chi no. Il "volemose bene" mi repelle; C) "ma se si condannano fascismo e nazismo va condannato anche quanto ha fatto di male il comunismo". È un caso classico di cambio di argomento: parlo di una cosa e la forza della polemica mi porta su di un altro tavolo. Personalmente non ho difficoltà e dire e a scrivere del comunismo, ma quando parlo della Liberazione parlo di altro. Chi crede nel federalismo personalista ha sempre espresso repulsione per qualunque forma di dittatura; D) "ma anche fra i partigiani, spesso comunisti, ci sono state violenze e ruberie". Anche questa vicenda diventa punto di forza per chi tende a sminuire la vicenda complessiva della Resistenza. Bene fa chi ricostruisce certi orrori e storture della lotta partigiana e chiede verità e chiarezza su parti oscure, ma questo non cambia l'esito finale. Il revisionismo sano non è distruttivo; E) "è passato tanto tempo, basta con queste storie". Esemplare è questa affermazione, sempre più forte con il passare del tempo. Come se la Storia mutasse magicamente con l'invecchiamento. Mentre i fatti vanno scolpiti nella memoria proprio per non dimenticare come certe brutte bestie possono risorgere dalle proprie ceneri. Io oggi vedo in Europa fantasmi totalitari che mi fanno paura; F) "bisogna lavorare per la pacificazione in una logica armonia fra destra e sinistra". Anche in questo caso la smemoratezza dovrebbe essere la soluzione, come se il tempo avvolgesse tutto nella nebbia. La Resistenza è stato un fenomeno che è andato dalla monarchia ai comunisti e nel caso valdostano ha assorbito un ampio mondo autonomista assente nel resto d'Italia. Ma questo non vuol dire ex post "sbianchettare" i fatti. Resta, di fondo, la consapevolezza di quanto il tempo trascorso e che trascorrerà cambierà la percezione per le nuove generazioni. Ma mi auguro che ci sarà sempre qualcuno che custodisca certi valori, perché ne va della democrazia che, tirata da tutte le parti come una coperta corta, è sempre meglio di qualunque forma di totalitarismo. Se lo ricordi chi, in Valle d'Aosta, confonde la legittima lotta politica contro lo Stato per le molte miserie contro l'autonomia speciale - in periodo democratico - e pure le speranze federaliste annesse e connesse con la ben diversa Resistenza contro il nazifascismo. Per evitare parallelismi inopportuni sarà opportuno che, per il futuro, legga qualche libro di storia. Aiuta.

Luciano Caveri


Un Congresso riuscito

Per il futuro della Valle

Ritorno, a qualche giorno di distanza, mentre il ricordo si sta decantando, al primo e atteso Congresso dell'Union Valdôtaine Progressiste. Ho apprezzato il clima intenso dei lavori su temi e argomenti politici di grande spessore, che si è mischiato a momenti spensierati, com'è avvenuto nella conviviale pausa per il pranzo. Vorrei ricordare due punti del mio intervento a beneficio di chi c'era e di chi non c'era. Il primo è stato l'uso del celebre "mito della caverna" di Platone, ispirato dalla singolare circostanza che - a causa di un pilone di cemento nel salone - dei Segretari dell'Union Valdôtaine, Ennio Pastoret, e della Stella Alpina, Maurizio Martin, sentivo la voce ma vedevo solo le loro ombre sullo sfondo, in un gioco immaginifico. E delle ombre, come ricorda Platone, bisogna diffidare. Perché? Perché lui immagina, nel suo racconto, che delle persone imprigionate da sempre in una caverna vedano solo ombre riflesse sulla parete, frutto di oggetti trasportati all'esterno, le cui sagome vengono proiettatela sul muro a causa di un fuoco che si trova alle spalle delle persone intrappolate. Quindi - storia interessante anche per il nostro mondo, pieno di immagini ingannevoli - quel che vedono è fasullo. Sarà una persona che riesce ad uscire dalla caverna, dapprima abbagliata, a spiegare poi ai suoi compagni, del tutto scettici in prima battuta per la forza dell'abitudine e la paura dell'inganno, che il mondo vero e libero esiste davvero e non c'entrava nulla con quella riproduzione fittizia che vedevano sulla parete della loro prigione. Magnifica metafora di chi, nella politica valdostana, è ancora vittima di una situazione fasulla e ingannevole, da cui vale la pena di liberarsi, avendone forza e consapevolezza: altrimenti si resta schiavi e "ombre". Ricordando, tra l'altro, che il triste Carlo Dossi scriveva, a rafforzamento del ragionamento: "Il falso amico è come l'ombra che ci segue finché dura il sole". Il secondo passaggio è la forza dei film western, che fossero americani o spaghetti-western, con le loro banalizzazioni salvifiche - impresse nella formazione giovanile nei cinema di paese - del pistolero buono che sconfigge quello cattivo (ritrovabili anche nel fumetto formativo "Tex Willer") per non dire, cosa di chi vergognarsi ancor oggi, dell'adesione infantile alla rappresentazione degli indiani come giusta preda di cowboy e giubbe blu. Ma restava, comunque, quella frase del Capo indiano, da cui emergeva un'antica saggezza, apprezzata briciola del relativismo culturale che poi trionferà, come consapevolezza: "Io non avere lingua biforcuta". Dovrebbe essere questo ammonimento, nell'attuale fase politica, un punto di riferimento certo, almeno lo spero. Tutto il resto del discorso contava meno e quel che conta è stato l'affresco di idee e di proposte: un punto di partenza per il molto lavoro da fare in futuro e per il futuro della Valle d'Aosta.

Luciano Caveri