Uscire dall’angolo

Bisogna rassegnarsi: non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Il detto è sempre valido.

Mi riferisco alla scelta di UVP di lanciare la Costituente Valdostana: un pensatoio per la nostra comunità che offra, con gli apporti più vari (un tempo si sarebbe detto “pluralisti”), una risposta seria e consapevole ad un’autonomia speciale sotto attacco e che sembra avere poca capacità di difesa in chi oggi incarna i ruoli apicali delle nostri Istituzioni. Progetto ambizioso che sembra, invece, per chi ne semplifichi e banalizzi la portata, una sorta di mezzuccio per raggiungere il Potere.
Sarebbe scegliere una strada ben tortuosa, quando invece – se quello fosse lo scopo – ci sarebbe mille altre scorciatoie. Avvilente solo pensare che come dei Machiavelli da quattro soldi mettessimo la faccia in operazioni di alto livello per poi volare a bassa quota.

Ma non bisogna badare a chi non vuole sentire e distorce i nostri pensieri. Quel che conta è la nobiltà di una scelta di uscire dal terreno della “politique politicienne”, una palude piuttosto sgradevole di questi tempi, in favore della “Politique”, che dovrebbe avere una logica di “rassemblement” delle migliori energie, senza troppo guardare le etichette.

Da questa visione di insieme, come dalla cima di una montagna, dove l’aria sia pura e frizzante, credo potrebbero sortire risultati importanti. Parlare di “autodeterminazione” è semplicemente seguire la strada coerente del federalismo, che prevede che – nel mercato della politica e delle istituzioni – ognuno disponga del suo pezzo di sovranità. Altrimenti, è ovvio che siano altri a scegliere per te e tu sia suddito e non protagonista delle decisioni.

Credo che i “progressisti” vogliano invece proporre e condividere, nelle discussioni apposite, le soluzioni per il futuro, uscendo dall’angolo in cui ci siamo cacciati sul ring attuale con un boxeur – lo Stato – che ci mena come dei tamburi, in barba alle logiche costituzionali e di patto politico del dopoguerra.

Luciano Caveri