Settembre di inquietudini

Riparte pian piano la politica, ammesso che si sia mai fermata. Ma è vero che l’estate distrae.

Settembre è un punto e a capo, il vero inizio di un periodo di ripartenza, molto più di quanto lo sia il passaggio previsto dal calendario fra un anno l’altro. Una volta per la Valle d’Aosta era anche l’occasione per qualche pensiero su sé stessa, ma la Festa della Valle d’Aosta del 7 settembre è morta in culla, malgrado le sue buone ragioni storiche e istituzionali, perché indicata in sostanza come cosa inutile avendo il torto primigenio, se si scava sulla soppressione, di essere una mia idea. Per altro ogni promessa di mantenerne i tratti distintivi in occasione dell’anniversario di fine febbraio dell’emanazione dello Statuto non è mai stata mantenuta.

Potrei elencare analoghe questioni, più prosaiche e meno simboliche, da mettere in evidenza come molte occasioni perdute, ma si è scelta la logica di cancellare idee e proposte, senza mai approfondirle per una logica di arroganza cieca e nociva.

Malgrado le grandi promesse e le dichiarazioni elettoralistiche, resta su diversi punti che potrebbero essere spiegati con minuzia, ma anche come impressione generale, che lo stato dell’Autonomia si sia sgradevolmente degradato in questi anni e la colpa non sia del solo contesto esterno, ma anche di errori e incapacità tutte valdostane e me ne dolgo sinceramente e osservo conseguenze gravissime già presenti e all’orizzonte.

Mi limito perciò a qualche pensiero. Il primo riguarda l’interlocuzione con il Governo Renzi, che – reinserito nel giro della maggioranza regionale il PD con l’ottenimento del Sindaco di Aosta e di un Assessore regionale in cambio di un rafforzamento al claudicante Governo regionale – in realtà sembra non servire molto. Pensiamo all’Ordinamento finanziario che ha continuato a subire batoste incredibili che rendono problematico il mantenimento di un livello di servizi, specie nel Welfare valdostano e l’uso delle forbici già in atto ormai tocca la carne viva e non il superfluo. Lo dimostrano le cifre che sono spietate e tristemente indiscutibili rispetto ad ogni operazione propagandistica.

Idem per la Buona Scuola: non essendo passata nessuna norma specifica in legge, si sono firmati accordi futuri e non si capisce bene ora che cosa si aspetti, a parte creare le solite Commissioni. Sfugge se la Regione sceglierà la strada di una propria legislazione o, come si dovrebbe, cercherà di ottenere almeno una norma di attuazione in materia, ma i tempi dovrebbero essere rapidi per non trovarsi cornuti e mazziati (specie gli insegnanti precari da stabilizzare). Altro esempio: non c’è ancora la riforma costituzionale votata definitivamente (poi ci sarà il referendum confermativo nella primavera 2016, se si terranno i tempi e il Senato non modificherà il testo) assai antiregionalista e basata su un centralismo statale e un rafforzamento dei poteri del Premier preoccupante, e già lo Stato ha preso il boccino in mano per riformare gli Statuti di autonomia con una propria Commissione che – se ho capito bene – vorrebbe scrivere in fretta un testo di legge unificato (buono per tutte le autonomie speciali) da inviare in Parlamento per la riforma degli Statuti. Con il clima attuale – anche se si promette concertazione – è un pericolo rosso, specie perché il testo costituzionale non sarebbe ancora in vigore con quel principio d’intesa sui contenuti dei nuovi Statuti, che tra l’altro varrebbe – autentica bizzarria – una tantum e solo per la prima volta.

Vogliamo poi dire del Casinò di Saint-Vincent? Chi ha distrutto la macchina in questi anni si presenta oggi, come in altri casi, come il Salvatore, cambiando vertici che purtroppo propongono documenti che sembrano il “copia e incolla” di quanto già detto. La soluzione principale non sembra essere quella di capire che cosa fare con giochi e clientela, se non proponendo aria fritta, ma – specie pensando a KPMG, società di revisione, che segnala dubbi su certe scelte di copertura del bilancio – tagliare il costo del lavoro come strada maestra per non collassare. Come strategia pare debole…

Insomma. brutta storia nel solito clima generale di intimidazione e di “campagna acquisti” che finisce alla fine per essere un esercizio inutile, perché le cose vanno male, molto male. Non basta neppure più la plastica immagine del Titanic che cola a picco a causa dell’urto violento contro un iceberg. Qui l’immagine da utilizzare è ancora più triste ed è quella di una nave alla deriva che va infine a fondo per l’incapacità dell’equipaggio e non per un brutto scherzo del destino.

Questo accresce i nostri doveri.

Luciano Caveri