Pensieri da “bella statuina”

Non è stato possibile intervenire

Preciso, se mai ce ne fosse bisogno, che questi sono miei pensieri, ben sapendo che UVP dovrà discutere coralmente degli esiti che verranno dal Congresso dell’Union Valdôtaine, senza far processi alle intenzioni, ma facendo anche attenzione a chi spariglia le carte con astuzia.
Non mi è mai venuto un dubbio alla Nanni Moretti in “Ecce Bombo” e cioè: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce”.
Mi riferisco all’invito ricevuto per i festeggiamenti dei 70 anni dell’Union Valdôtaine e alla scelta se andarci o non andarci, oltretutto – concedetemi almeno una battuta – in quel Grand Hôtel Billia di Saint-Vincent che, visti i costi di ristrutturazione e l’esito mediocre del business, era già in partenza una location inquietante.
Penso, tuttavia, che si dovesse dimostrare educazione ed esserci, anche se questo non significa affatto farsi fregare dalla nostalgia e da certi bei ricordi. Mi fa piacere, devo dire, che il mio ruolo sia stato ricordato nella ricostruzione del settantennio e ho visto con piacere tanti amici.
Mi spiace solo, andandoci, di aver svolto il ruolo di “bella statuina”, visto che non è stato possibile intervenire, malgrado l’appello della vigilia al dialogo sul futuro dell’autonomia. Ma così non è stato, essendo stata scelta – ed era certo legittimo farlo – una manifestazione solo a carattere celebrativo, puntata più sul “come eravamo” che su quel che siamo.
Perciò non può sfuggire come cinque Presidenti della Regione unionisti viventi e invitati (Mario Andrione, Dino Viérin, Robert Louvin, Charles Perrin e chi vi scrive) abbiano tutti lasciato il Mouvement ed è rimasto il solo Augusto Rollandin in carica e ciò si commenta da solo. Il Presidentissimo ha profittato dell’occasione per un’ apertura al dialogo, parlando persino di “réunion” nell’area autonomista, termine – quello di “réunir” coniato, come noto, da UVP – , per cui sarà interessante seguire l’evoluzione, ma si sa bene che tra il dire e il fare…
Torno al punto: dell’UV sono stato esponente per tanti anni in ruoli significativi, sino alla scelta dolorosa ma doverosa di andarmene nel 2013 con l’adesione all’Union Valdôtaine Progressiste non perché irriconoscente o per qualche colpo di testa, ma per proseguire a coltivare ideali e speranze che non ritrovavo più dov’ero prima per un’assenza di confronto su temi essenziali e per un simulacro di democrazia interna. Per altro, mentre si manifestava la crisi di modelli economici e iniziava la spinta antiautonomista contro la Valle, vedevo una leadership – sempre vincente in termini elettorali – ma del tutto spenta e incapace a reagire a eventi così gravi. I fatti attuali dimostrano che non ero una Cassandra rompiballe o un invidiosetto con sete di potere (questa era la vulgata di regime).
A due anni di distanza, infatti, l’Union Valdôtaine resta in mano ad una sola persona, che dimostra ormai di non saper adeguarsi ad un mondo che cambia e la Valle d’Aosta, con un pifferaio magico al comando, rischia di cadere nel baratro del darwinismo politico. Diceva Charles Darwin: “Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente ma la specie che risponde meglio al cambiamento”.
Farà sorridere questo accostamento, allora valga a maggior ragione la frase del celebre politico francese Jean Monnet:” Les hommes n’acceptent le changement que dans la nécessité et ils ne voient la nécessité que dans la crise”. Per cui va bene riaggregare e semplificare l’area autonomista, ma questo non può significare aver fatto un percorso di rottura con metodi e comportamenti e poi far finta di niente.
Bisogna, invece, avere un progetto e aggregare chi ha dimostrato onestà e impegno disinteressato non giocando sui tavoli a seconda del proprio tornaconto. Altrimenti tutto resterebbe come prima e” l’embrassons-nous” sarebbe un pretesto per lanciare la palla nel campo avversario.
Viene da pensare alla frase di Totò: “Siccome sono democratico, comando io”.
Di questo si pensa di discutere?

Luciano Caveri