Non spegniamo quella luce

Bisogna continuare a cercare, perché la politica che si ferma, come sconfitta, non ha futuro.

Bisogna continuare a cercare, perché la politica che si ferma, come sconfitta, non ha futuro.

E forse si può pensare anche in termini poetici.

L’argent permet d’acheter bien des choses :
Une maison, mais pas un foyer.
Un lit, mais pas le sommeil.
Une montre, mais pas le temps.
Un livre, mais pas le savoir.
Un spectacle, mais pas la joie.
Un emploi, mais pas le respect.
Des relations, mais non l’amitié
Un médicament, mais pas la santé.
Du sang, mais pas la vie.
Le plaisir, mais pas l’amour.
Les plus belles choses de la vie ne peuvent pas être achetées!
L’argent, c’est simplement parce qu’on lui donne de l’importance,
qu’il a de l’importance.

Comodo direte voi che a scrivere questa poesia sia un figlio dell’alta borghesia francese, Dominique Marie François René Galouzeau de Villepin, accorciato in Dominique de Villepin, uomo politico, énarque, diplomatico e pure scrittore e poeta.
Lui, che di soldi ne ha parecchi, può giustamente fissare dei limiti al denaro. Ma in realtà mi sento di sottoscrivere la riflessione che non sempre i soldi fanno la felicità. Anche se poi verrebbe voglia di farsi il verso da soli con il solito Woody Allen che così spernacchia: “Se il denaro non può dare la felicità, figuriamoci la miseria!”.
Ma veniamo al tema: la Valle d’Aosta si è ritrovata con un taglio impressionante delle proprie risorse finanziarie, che ha dimezzato il bilancio regionale in pochi anni. Conosco a menadito le vicende dei rapporti finanziari degli ultimi trent’anni e ho vissuto da protagonista certi momenti essenziali a difesa della nostra autonomia finanziaria. Che sia chiaro questo: il mantenimento di quote elevate di trasferimenti con meccanismi solidi di difesa del nostro ordinamento finanziario ha sempre significato – nel mio caso nel lavoro parlamentare e quando ero Presidente della Valle – lavorare duro nell’interlocuzione politica e nella diplomazia a Roma. Sapendo che mai nessuno ti regala niente e certi risultati passano per la credibilità che riesci a dimostrare. Tutto poteva crollare in un attimo per errori e incuria, come sta avvenendo oggi con un effetto valanga ben osservabile, specie quando non regge – nel tentativo di mascherare il tracollo – quella copertura svolta della propaganda e si svela in modo nitido l’esistenza di un cerchio magico di politici amici che digerisce qualunque scelta, anche le più nefaste, con atteggiamento remissivo e persino servile.
Certo questa situazione di difficoltà delle finanze pubbliche valdostane – le cui cause potranno essere ricostruite nei passaggi più recenti appena possibile – obbliga ad una riflessione seria.
Da una parte l’attuale scelta di tagli lineari, fatti con la motosega e non con raziocinio, pone il problema di rifondare un sistema accanto – perché va bene prendersela nella giacca, ma qualche reazione di autodifesa sarebbe logica a tutela dell’autonomia – ad una necessaria rinegoziazione dei sacrifici eccessivi che lo Stato ha imposto alle casse regionali, inaspriti dal Governo Renzi con un colpo di grazia attraverso il solito pretesto del Patto di Stabilità. Cambiare il sistema vuol dire riflettere sul funzionamento dell’amministrazione pubblica in Valle e fissare delle priorità per il futuro. Avere cioè un programma chiaro e non navigare a vista, persino con la logica che fa venire i brividi di chi – approssimandosi la fine della sua carriera politica – oscilla fra l’ “après moi le déluge!” e il “muoia Sansone con tutti i Filistei”.
Dall’altra, pensando che su 70 anni di autonomia almeno la metà sono stati vissuti con risorse limitate e un riparto fiscale altalenante, si tratta di supplire – come da poesia iniziale – a risorse ridotte con le idee che devono avanzare a braccetto con gli ideali. Ecco perché la politica deve fare la sua parte e ci vuole una classe politica preparata, evitando che certe logiche elettoralistiche portino a posti di responsabilità persone che prendono voti ma che vagano nel vuoto degli obiettivi o persino ignorano scientemente cosa sia il famoso bene comune. Oggi bisogna invece far prevalere progetti e proposte che consentano di usare il cervello e meno, perché non c’è più, il portafoglio gonfio.
Una rivoluzione mica da ridere, ma è una delle poche chance per evitare che l’autonomia si riduca al lumicino e alla fine venga spenta con facilità, come può avvenire con un soffio sulla flebile fiamma di una candela.

Luciano Caveri