Non essere più complici del sistema

una presa di coscienza e un po' di coraggio

Alla vigilia della ripresa autunnale, i primi problemi tenuti sistematicamente nascosti in questi mesi, iniziano, purtroppo, ad emergere. La “polvere sotto al tappeto” , infatti, da noi denunciata e che si è tentato goffamente di celare, alla vigilia degli appuntamenti elettorali primaverili, si sta infatti manifestando, mettendo a nudo la reale situazione nella quale chi gestisce oggi il potere a palazzo ha posto la Valle d’Aosta. Problemi che si manifestano in tutta la loro drammaticità e che connoteranno l’autunno valdostano con ulteriori tensioni, mettendo ulteriormente alla prova la tenuta della già claudicante e lacerata maggioranza a palazzo.
I problemi del Casino che cola a picco senza nessuna strategia di rilancio, e che oggi si accorge di avere esuberi di personale, dopo una campagna elettorale fatta di assunzioni e promesse di lavoro. O l’indebitamento della Valle d’Aosta, voluto per sostenere a tutti costi le grandi opere, mentre si fanno morire cultura e turismo, agricoltura e sociale e si mortificano i nostri enti locali. Scelte sbagliate e superate, assunte da una sola persona, ma avvallate dalla complicità di chi è nel sistema, e che continuano malgrado il momento di cambiamento che viviamo. Scelte a volte anche incomprensibili, che privilegiano i grandi gruppi ed i grandi interessi, spesso provenienti da fuori Valle, a scapito dell’economia locale, mettendo in ginocchio certi settori produttivi e rendendo preoccupante la situazione finanziaria della Regione. Per non parlare dei problemi di legalità e la presenza di fenomeni di criminalità organizzata, ed inchieste ad esse connesse, che toccano i vertici delle Istituzioni e lo stesso Presidente della Regione. Oppure la drammatica emergenza lavoro, i sacrifici richiesti ed i tagli operati in tutti i settori, mentre gli emolumenti ed i benefit nelle società partecipate continuano, assieme al mantenimento dell’ottavo assessorato, come se niente fosse. Accanto a questo il Governo regionale, che ha millantato alcuni ricambi come elementi di novità, agisce in realtà con la politica vecchia maniera. Affidando incarichi e distribuendo poltrone ai soliti noti, senza valutazioni di titoli e competenze, richieste invece in qualsiasi concorso. Personaggi che spesso cumulano un numero incredibile di incarichi e collezionano bonus e stipendi da più parti, gravando sulla comunità e limitando le possibilità per i giovani e le professionalità presenti in Valle d’Aosta. Emolumenti che si cumulano e che, nella maggior parte dei casi, servono a tenere a bada lo spirito critico o la capacità di dissentire dal sistema, che alla fine addomestica – per non dire che compra – e sopisce le intelligenze, o la voglia di pensare, di tanti. Un sistema che conviene ed accontenta molti, anche chi, in realtà, sarebbe consapevole della necessità di cambiare le regole e combatterne la deriva. Ma che non lo fa, non per convinzione, ma perché ne fa parte. Perché vi appartiene. E soprattutto perché ne beneficia. E che finisce per diventarne complice. O che eroe lo diventa, ma solo dopo aver perso l’amata poltrona o i vantaggi che il potere distribuisce. O, peggio ancora, che eroe non lo è, ma finta di esserlo per ottenere ancora maggior benefici dal sistema stesso.
Accanto a questo tipo di complicità, consapevole ed ipocrita, esiste un altro tipo di complicità, meno cosciente ma altrettanto grave, a mio avviso. Fatta da chi vuole combattere la degenerazione del sistema, ma che non trova il coraggio o la forza per farlo. E che deve essere cosciente, oggi, che è giunto il momento di smarcarsi, prima che sia troppo tardi. E questo, consapevoli che abbiamo sicuramente partecipato in tanti alla costruzione del modello Valle d’Aosta, che oggi è da rivedere e rilanciare, ma non alla sua degenerazione, che è venuto il tempo di combattere. Ed è proprio questa degenerazione, che abbiamo rifiutato, assieme alla perdita di principi e valori, che è all’origine del nostro percorso, intrapreso con l’obiettivo di cambiare il modo di agire e concepire la politica. Ed oggi siamo sempre più convinti della bontà delle nostre scelte, fatte con coerenza, ed abbandonando ciò che garantiva certezza e convenienza, ma che ci faceva sentire complici di questa deriva. Non si è trattato di rinnegare il passato o di avere posizioni diverse, ma, bensì, di una scelta consapevole. Continuando, al di fuori del sistema, le battaglie portate avanti, al suo interno, in questi anni, ma che non hanno modo di esistere quando ci si confronta con certi metodi e certe mentalità. Metodi incarnati da chi si è impossessato di un Movimento, patrimonio di tanti, e che lo ha usato per i propri interessi personali, allontanando o isolando chi dissentiva, e che oggi si è impadronito anche delle Istituzioni, portandole alla deriva. Ma che nessuna battaglia interna, che ancora qualcuno insegue, e che spesso si rivela essere un semplice palliativo o un facile alibi, per tranquillizzare le coscienze o mascherare la convenienza, riuscirà ad arginare. A causa di una lotta senza speranza nei confronti di chi occupa ogni angolo e possibilità di libertà. Che controlla e gestisce, che addomestica e sopisce. Che compra, anche. E che mortifica. La battaglia interna, che non ha quindi possibilità di incidere e che finisce addirittura per alimentare e giustificare l’esistenza del sistema stesso, arrivando a far diventare complice del sistema e delle sue scelte scellerate, accanto a chi lo è veramente, anche chi vi si oppone. Una lotta che poi si affievolisce, quando la complicità si diffonde, facendo prevalere la rassegnazione e l’abbandono sulla voglia di lottare. Una lotta, quindi, che va condotta rompendo gli schemi e che oggi, attraverso le nostre scelte, è iniziata, ed ha sicuramente limitato il potere di chi gestisce questo sistema in modo arrogante. Ma che deve continuare in quanto non ancora sufficiente ad incidere sul rilancio effettivo della nostra comunità. Ed in questo senso il nostro percorso di cambiamento deve crescere, consolidandosi sulla base della bontà delle idee che proporremo nelle Istituzioni e alla gente. Lo faremo rivolgendoci a chi è consapevole che questo sistema non reggerà le sfide del futuro e preoccupati per la situazione generale nella quale la Valle si trova. A chi ha ancora a cuore il destino ed il bene della nostra comunità: tra la gente, nei movimenti e nelle Istituzioni. E saremo sicuramente pronti a condividere il nostro percorso di cambiamento anche con chi appartiene ancora al sistema ma che non ne condivide l’azione, la gestione ed i metodi. E questo perché il nostro ruolo è di “réunir”, riunire chi ancora crede realmente nei valori nei principi. Ma anche perché il nostro obiettivo non è di distruggere ma di cambiare, costruendo un’alternativa a questo modo di governare, attraverso consenso consapevole. Coscienti che si possa crescere privilegiando proposte ed idee ad una visione basata esclusivamente sul tornaconto e la convenienza, o puramente elettorale e clientelare. Convincendo con il proprio lavoro e non con l’elargizione di privilegi. Un’alternativa per rilanciare la Valle d’Aosta e la nostra comunità, che merita sicuramente uno sviluppo e prospettive diverse. Ma saremo disponibili a condividere questo nostro percorso esclusivamente con chi, tra questi, avrà il coraggio di denunciare apertamente i limiti e la deriva del sistema, decidendo di non esserne più complice e smarcandosi nettamente dalla sua degenerazione, come lo abbiamo fatto noi stessi. E rileviamo la necessità di farlo in fretta, prima che sia troppo tardi. E di farlo, soprattutto, alla luce del sole, uscendo dall’ombra, dall’ambiguità e dall’ipocrisia. In caso contrario, nessun accordo sarà possibile, disinteressati, come siamo, agli inciuci nascosti sottobanco per occupare a tutti i costi posti di potere, che sono lontani dal nostro modo di essere e di pensare. Altrimenti un altro percorso avrebbe contraddistinto questa nostra avventura di cambiamento, nella quale abbiamo deciso di anteporre principi ed ideali all’interesse privato e ai vantaggi personali. Chiediamo quindi una presa di coscienza e un po’ di coraggio, a chi ha ancora un minimo di amore per questa nostra Valle d’Aosta, convinti che non si possa combattere la degenerazione di un sistema, continuando ad esserne complici o continuare a delegare ad altri il cambiamento che vogliamo portare.

Laurent Viérin