Noi guardiamo ad Aosta

per un'alternativa seria

Si avvicina il silenzio elettorale, prima dell’apertura delle urne e bisogna ancora scrivere di politica, specie quando ti accorgi che la posta in gioco non è solo negli equilibri per cui si vota, ma scava scava c’è ben altro sotto la superficie dell’appartenenza.

Per chi segua la politica valdostana, la mappa delle elezioni comunali è quasi del tutto chiara in ciascuno dei 68 Comuni dove si voterà, piccoli o grandi che siano. Per me, che sono dell’Union Valdôtaine Progressiste, ci sono alcuni Comuni dove, se prevarranno elementi di cambiamento, allora c’è da sperare. Lo dice “Todo Cambia”, testo di Julio Numhauser, nella canzone interpretata da Mercedes Sosa con una bella melodia. Che, tradotta dallo spagnolo, suona così: “Cambia ciò che è in superficie, cambia il profondo, cambia il modo di pensare, cambia tutto in questo mondo”.

Per carità, so bene, avendolo vissuto, come esista anche nella più piccola competizione elettorale una logica di drammatizzazione ad uso dell’accensione dell’interesse popolare. A maggior ragione quando il partito più grande anche in Valle d’Aosta sta diventando, elezione dopo elezione, quello del “non voto”.

Ma il “caso Aosta” dimostra come gli astensionisti, almeno nella parte intrisa di distrazione, dovrebbero drizzare le orecchie per capire come dietro a questa elezione comunale ci sia non solo quella stessa competizione per cui si vota, ma ben altro che l’Hôtel de Ville. Varie circostanze hanno, infatti, perché di questo si tratta, cementato un accordo fra l’indomito Augusto Rollandin e l’astuto Matteo Renzi.

Sparita la foto dalla sua scrivania di Presidente della Regione di Silvio Berlusconi, con manovra da prestigiatore, campeggia ora l’immagine sulle piste di sci di Courmayeur del giovane toscano, personaggio degno della penna del suo conterraneo Collodi.

A Renzi, che salirà in Valle per il comizio di chiusura, interessa il destino della piccola Aosta? Direi che al Fiorentino (Tocqueville usa la definizione “politique florentine” come la politica dell’inganno…) interessa, semmai, l’operazione in corso del sostegno che verrà dal Partito Democratico all’agonizzante maggioranza in Regione della logora Giunta Rollandin. Come faccia il PD valdostano a farsi stampella del rollandinismo, di cui ha detto peste e corna sino a ieri, sarà difficile da spiegare, se non con un comportamento bipolare. Ma prepariamoci a espressioni come “senso di responsabilità”, “punti d’intesa in un momento difficile”, “in assenza di alternative di governo” che dovrebbero commuovere i valdostani. Più prosaicamente in gioco ci sono poltrone, incarichi e – vedremo se sbaglio – qualche cos’altro che si svelerà molto presto.

Ma non esiste solo il lato PD della faccenda, ma c’è anche l’elettorato unionista, che si trova svenduto il ruolo di Sindaco della Città per traffici di livello superiore. E con un accordo con quel PD che, attraverso esponenti di spicco, spinge da tempo sull’abolizione delle autonomie speciali. Chissà che gusto c’è a mettere la testa nella ghigliottina del proprio boia.

Ecco perché sarebbe bene che ad Aosta questo progetto venisse stoppato dagli elettori e si scegliesse nella coppia Andrione-Piassot un’alternativa seria.

Luciano Caveri