No alle “larghe intese”

Perché evitare certe sirene

Spero che si concretizzi presto una nostra “scuola di politica”, perché – giunto in questa fase della mia vita – trovo che sia divertente trasferire cosa ho imparato e confrontarmi su come la pensino gli altri.
Riflettevo, in questi giorni, su quanto sia cangiante la politica ed è vero che non finisce mai di stupirti. Assomiglia, in certi alti e bassi, ai percorsi del gioco dell’oca, con il suo originale movimento a spirale. Chi gioca sa di dover zigzagare, come in un labirinto, con diverse possibilità dovute al caso. Rientrano, nelle variabili per chi si appassioni alla politica, anche delle brutte sorprese. Capita – lo dico in senso astratto – di avere un “alleato” che ti spara nel sedere (dicesi “fuoco amico”) o qualche “nemico” che si fa seduttivo (definita “campagna acquisti”) anche nella politica valdostana.
Penso che debba sempre prevalere il senso di responsabilità e bisogna sempre guardare alla prospettiva futura, evitando di cadere nei rischi delle liti di pollaio, che talvolta ammorbano le piccole comunità. Ci sono oggi cose molto concrete da risolvere e va ribadito che l’insieme dei problemi che si stanno abbattendo sulla Valle d’Aosta non sono di poco conto e prevedono idee per costruire, sapendo che il biasimo, se manca l’alternativa a quanto contestato, non serve a nulla. Alla fine di molte serate cerco di mettere su un piatto della bilancia le critiche e dall’altra le controproposte, altrimenti barbottare non serve.
Non convince, in questo frangente, un generico appello al fronte comune, genere “larghe intese”, per risolvere le questioni e bene ha fatto l’UVP a dirlo forte e chiaro contro le sirene che cantano per attirarci per farci solo del male. Non si può dare credito a chi ha costruito una montagna di bugie prima delle elezioni regionali, per evitare il patatrac. Intendiamoci: nessuno ha mai preteso che l’Union Valdôtaine, divenuto strumento del solo Augusto Rollandin, facesse autocritica. Non appartiene al carattere dell’uomo (e di chi lo segue per fede o per paura) ed è normale che, prima delle elezioni, si esibissero le cose buone e si tacessero le cose cattive. Ma esiste un limite oltre al quale si costruisce, a beneficio degli elettori, un mondo fittizio, come i villaggi di cartone – solo facciata – in cui giravano gli spaghetti western. La logica è stata: seppelliamo la verità.
Solo qualche mese dopo le elezioni si rappresenta finalmente la realtà non più artefatta, contando sulla smemoratezza dei valdostani e sui cinque anni che ci sono da qui alle prossime elezioni regionali. Troppo gli elettori si fanno ancora abbindolare e si limitano, se cornuti e mazziati, allo sterile esercizio del mugugno.
Di fronte alle difficoltà si incomincia ad evocare l’idea – astuta nella sua esplicitazione – di proporre di mettersi “tutti assieme” a difesa dell’autonomia in liquidazione. Chi non ci stesse, verrebbe catalogato nella terribile categoria dei traditori. Insomma: chi comanda sceglierebbe la musica da suonare e a quella bisognerebbe adeguarsi, senza alcuna preventiva condivisione, con la spada di Damocle – cui sottrarsi – di sentirsi dare dei traditori, se non ci si allinea.
In sintesi: troppo comodo. È bene – come UVP – pazientare, mantenere i nervi saldi e non farsi distrarre dallo scopo finale: un ritorno alla democrazia.