La nave fantasma

In letteratura, nel cinema ma persino nella realtà – con il ritrovamento avvenuto di navi intatte misteriosamente vuote – si è alimentato il mito della “nave fantasma”. Si tratterebbe di una nave misteriosa e sinistra, il cui equipaggio sarebbe – come per una maledizione – formato esclusivamente da fantasmi.

L’immagine corrisponde tristemente alla situazione attuale del governo della Valle d’Aosta, che sembra sempre più sui temi seri del nostro avvenire e nelle difficoltà del presente come una nave abbandonata alla deriva, senza rotta precisa e il cui Capitano e il suo equipaggio sono ormai ridotti, nella loro azione politica e amministrativa, a dei fantasmi. Così la piccola Valle d’Aosta, che un tempo poteva vantare eccellenze e credibilità, oggi viene vista dall’esterno – che siano Roma, Bruxelles, le altre Regioni, il mondo dell’economia e della finanza – come una nave ormai abbandonata. Solo la cappa di paura e di omertà impedisce ad una parte di esprimersi su quanto è ormai un’evidenza, ma la consapevolezza cresce ogni giorno di più perché rassegnarsi sarebbe letale.

Questa situazione è, infatti, gravissima e chi oggi propone un cambiamento non lo fa per sete di potere o per capriccio e basta – per quel che ci riguarda – fare dell’UVP una caricatura. Esiste una voglia di alternativa che noi oggi siamo in grado di incarnare, voltando pagina e lavorando su basi nuove.

Chi si troverà a prendere in mano la “cosa pubblica”, dopo questi anni del “ritorno” del Presidente Augusto Rollandin – con il quale ogni compromesso sarebbe ormai una compromissione – lo dovrà fare ricostruendo quanto è stato distrutto. Sarà difficile e faticoso e la sfida implicherà energie e tempo. Ma non esiste alternativa e bisogna farlo per senso patriottico e di responsabilità, perché in gioco c’è l’autonomia speciale della Valle d’Aosta e il futuro nostro e dei nostri figli.

Chi si abbevera al sempre più ristretto cerchio magico del potere assoluto che avvelena la Valle cerca sempre di buttare in vacca ogni discorso sullo stato della Valle d’Aosta, usando furberie, battute e osanna al Capo e descrivendo chi si propone un’alternativa alla stregua di bande di arrivisti rosi da ambizioni e rivalse. Chi lo fa difende status quo e prebende, per lo più immeritate e dunque la difesa è comprensibile: lo si fa per sopravvivere.

Ma bisogna continuare a lavorare per portarla in porto questa nave fantasma per ripartire con serietà e competenza.

Luciano Caveri