La chiamavano “endroumia”

sveglia!

Lo ha scritto con chiarezza il mio amico Massimo Cacciari: il filosofo veneziano denuncia la deriva centralista della riforma costituzionale che ha avuto giorni fa il primo voto. Titolo e sottotitolo dell’editoria dell’Espresso in edicola sono fulminanti: “E Renzi corre su un treno fermo: è l’impressione che dà visto che le sue riforme, a partire dal Senato, faranno risparmiare solo spiccioli. I benefici maggiori li porterebbe un vero federalismo dal basso. A cui nessuno pensa. Per non disturbare il manovratore”. Dice poi nel testo articolato: “La stagione che attraversiamo sembra assumere ogni giorno di più un segno opposto: tutto si svolge attorno all’esecutivo, le istanze centralistiche prevalgono ovunque”.
Fatemi dire che un segno esemplare di questa genuflessione sono i Sindaci dell’Union Valdôtaine che scrivono a Roma, bypassando la Regione autonoma, per avere denaro per opere pubbliche al Princeps Matteo Renzi, che con le regole di Bilancio prosegue lo strangolamento finanziario della Valle.

È bene ricordare che fu mio zio, Severino Caveri, l’autore della definizione di un rischio per i valdostani e cioè che l’autonomia speciale, placebo rispetto ad una vera svolta federalista (la stessa che. Cacciari in modo solitario agita oggi) agisse come una narcosi sui valdostani. In francoprovenzale si adoperava lo spettro dell'”endroumia” e cioè di un addormentamento della coscienza di un popolo. In mancanza di una vera libertà ci si sarebbe infine accontentati di quanto concesso, “octroyé”, come appunto lo Statuto di autonomia.

Oggi, senza immaginare che tutto sia perduto perché sarebbe una resa, spiace constatare che nella stagione delle riforme il silenzio di troppi può essere davvero interpretato come un torpore o, in alcuni, persino come una cosciente sudditanza. Il valore dell’autonomia speciale non è un dogma, lo diventa se all’autonomia ci si crede, anzi la si considera sempre non un punto di arrivo su cui sedersi, bensì un punto di partenza verso nuovi e ambiziosi traguardi politici.

Oggi il dibattito sul futuro della Valle non corrisponde alla realtà dei fatti. Nel senso che negli ultimi anni si è assistito ad uno svuotamento di parti consistenti dell’autonomia in un clima di rassegnazione e di ribellione al disegno centralista con un impegno da minimo sindacale. Si è trattato per i vertici della Regione di fare un po’ di “cinema retorico e propagandistico” nelle occasioni ufficiali, ma senza incidere davvero nei rapporti politici. Un atteggiamento passivo, timidamente difensivistico, che ci ha messo all’angolo, come avviene per un pugile inerme, colpito da un pugile aggressivo che sta per ottenere la vittoria per “K.O.” tecnico.

Sarà bene scaldare l’ambiente e dare il segno di un epoca di mezzo, che come tutti i momenti di passaggio è lastricato di rischi e trappole. So bene quanto oggi sia difficile difendere un’autonomia intrisa di un cesarismo, che mette in difficoltà chiunque creda in un insieme di valori e di idee, venduti sul mercato di una logica, come si intitolava una vecchia commedia, “Les affaires sont les affaires”. Ma non ci può per nulla rassegnare ad uno spegnimento di quell'”esprit autonomiste”, che aveva ragioni storiche e culturali a fondamento di una politica svolta a servizio della nostra comunità.

“Servizio”: parola caduta in prescrizione, come certi reati e che sembra suonare estranea, mentre è la chiave della gestione della cosa pubblico, patrimonio da mantenere e che può evaporare in un batter di ciglia. Da cui bisogna ripartire. La serietà e l’impegno collettivo sono un antidoto contro veleni e miasmi, che ci possono togliere il respiro e pure soffocarti.

Dopo l’estate bisognerà riflettere molto su come riportare la politica al centro, specie con i miasmi centralisti romani. Da una parte questo deve avvenire con l’impegno, per chi dissente dall’attuale linea di governo, dentro le istituzioni, anzitutto il Consiglio Valle, forte nella difesa dei propri poteri e prerogative. Dall’altra vanno trovare modalità nuove per comunicare ai valdostani rischi e opportunità di questo momento di transizione. Cavalcare gli avvenimenti e più importante che trovarsi trascinati da fatti e circostanze.

Luciano Caveri