Il Dodo e l’autonomia speciale

Capita di far dei ragionamenti partendo da una notizia che serve come appiglio.
Leggevo ieri del celebre professore di microbiologia Frank Fenner, 95 anni, che sostiene il funesto evento della scomparsa, entro il prossimo secolo, della razza umana. Temo di non poter garantire di essere presente per banali ragioni di età. Le due cause decisive dovrebbero essere l’esplosione demografica e i consumi fuori controllo, ma l’innesco dovrebbero avvenire a causa delle conseguenze derivanti dai cambiamenti climatici. L’esempio in piccolo, citato come esemplare oggi per il pianeta, è la catastrofe ecologica che causò la scomparsa della civiltà e degli abitanti dell’isola di Pasqua. Vedremo, sperando che abbia torto.
Per altro, va detto che Il cambiamento incombe su tutto. Ricordate la celebre frase? “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. A pronunciarla fu il famoso chimico, biologo, filosofo settecentesco Antoine-Laurent Lavoisier.
Ci pensavo rispetto al regime di autonomia della Valle d’Aosta, che esprime in epoca contemporanea – con pregi e difetti – un antico desiderio di libertà dei valdostani lungo la storia millenaria. Ultimamente, a fronte di mille difficoltà, ogni tanto – a proposito di specie estinte – mi viene in mente il Dodo. La vicenda è nota: l’animale viveva nell’isola Mauritius nell’Oceano Pacifico. Era uno strano uccello con un corpo pesante, quasi senza coda, becco robusto ma con delle ali molto .piccole e perciò non poteva volare
Nel 1599 sbarcò sull’isola – eravamo nel tempo delle esplorazioni- un ammiraglio della marina olandese con la sua nave. La specie Dodo non ebbe il tempo di adattarsi (parola chiave l’adattamento) a questa invadente presenza. Lungo la “rotta delle Indie”, Mariutius divenne quasi un passaggio obbligato per le navi olandesi e portoghesi in transito. Preda dei marinai che li cacciavano per mangiarseli, i goffi Dodo erano facili da catturare. In seguito l’isola divenne sede di una colonia penale olandese e, oltre ai detenuti vennero importati maiali e arrivarono con le navi anche i ratti. Rapidamente questi animali si moltiplicarono sull’isola e trovarono nelle uova di Dodo (uno per covata) un facile nutrimento.
Così avvenne la estinzione del Dodo: nel 1681, dopo appena 82 anni dalla sua scoperta, non vi era più alcun Dodo vivente. Fine della loro storia.
Potrebbe – in un parallelo possibile fra un animale e istituzioni politiche – estinguersi la nostra autonomia speciale? Basta una norma costituzionale di abrogazione, magari resa più rapida da un voto di fiducia…, e voilà che purtroppo il gioco è fatto. E il clima va in questo senso per tante circostanze esogene, ma anche per ragioni endogene, frutto di quanto cioè avviene nel sistema valdostano e di cui è bene parlare.
Troppe cose stanno andando a rotoli in questi tempi cupi, creando un terreno fertile per chi ci vuole male, oltreché far star sempre peggio i valdostani. La crisi economica è diventato il paravento utile per giustificare incapacità e errori di chi comanda in Regione. La crisi è dunque l’utile strumento per spersonalizzare le responsabilità politiche gravi e ripetute, come se una nuvola mefitica di provenienza esterna fosse la causa Paradiso perduto.
Com’è grave, di conseguenza, la distrazione di larga parte di cittadinanza, non calcolando per sottrazione chi partecipi al sistema clientelare nei suoi lati più o meno oscuri e pensando a come il voto non sia più la cartina di tornasole del livello di libertà, ma semmai della sottomissione, dell’interesse e pure di legami con poteri esterni alla Valle d’Aosta.
Per cui la transizione istituzionale in corso o coinciderà con un cambiamento vero e non con formule risibili di allargamento della maggioranza o l’autonomia rischia di la fine del Dodo, buona per essere esposta – opportunamente imbalsamata – fra le cose che furono.

 

Luciano Caveri