Étienne Andrione per cambiare

Esiste in ogni équipe un direttore d'orchestra designato

Non si può non annotare ancora qualche pensiero sulle elezioni comunali e vorrei farlo, questa volta, senza dimenticare come – con l’elezione diretta del Sindaco ad Aosta – sia importante riflettere sulle personalità di chi si candida. Le elezioni sono un gioco di squadra, ma esiste in ogni équipe un direttore d’orchestra designato, che ha un ruolo essenziale.
Non cadrò nel giochino di dire degli altri candidati, perché ognuno è libero di farlo, ma mi sia consentito oggi di dire perché credo con assoluta sicurezza che la candidatura espressa dall’Union Valdôtaine Progressiste sia la migliore.
Étienne Andrione appare sulla scena della politica con la candidatura a Sindaco per la città di Aosta. Esiste di certo nella politica una componente ereditaria, che agisce “malgré nous” e in questo caso il riferimento al papà Mario, Presidente della Regione che ha governato a lungo la Valle, è scontato. Ho conosciuto bene il papà, che era amico del mio, malgrado avesse sostituito Severino ai vertici della politica valdostana, ma si sa che spesso i delfini lo fanno. Per alcuni anni seguii da giornalista il suo lavoro e anche quell’inchiesta giudiziaria che lo mise come un mostro in prima pagina per poi chiudersi con un fuoco di paglia in Cassazione. Per lui non c’è stata riabilitazione vera e la riconoscenza per il ruolo politico forte che ebbe in anni cruciali per l’autonomia valdostana, ma si sa che in Valle d’Aosta c’è troppo spesso una carenza di memoria.
Étienne entra nell’agone della politica elettiva dopo molti anni dall’uscita di scena del papà, avvenuta oltre trent’anni fa e lo fa con una sua personalità e senza un diretto legame ereditario.
Certo ha l’allure paterna e l’air de famille, condivide la profonda cultura e l’oratoria brillante e a tratti sferzante. Ma lo fa come un Andrione 2.0 con una sua personalità, convinzioni e analisi della realtà frutto di un suo percorso personale, che lo ha portato a lavorare per la Fondation Chanoux e ad azioni già politiche, ma non partitiche, nel solco dell’autonomismo valdostano. Lo ha sempre fatto con una vena anticonformista e senza tabù rispetto al rischio di essere parrucconi nel leggere la realtà valdostana. Non nascondo di avere avuto da lui qualche critica, debitamente corrisposta, ma penso che questo sia stato naturale in chi abbia il coraggio delle proprie idee e non finga. Ma il tempo ha consentito di conoscerci meglio e devo dire che una collaborazione su di una trasmissione TV – in un ambito che nulla aveva a che fare con la politica ma con la storia in una logica pluralista – mi ha confermato il suo spessore umano e culturale.
Quando si è cominciato a pensare alle comunali di Aosta, sono stato fra i primi a sperare che Andrione fosse dalla partita. E sono contento che questo sia avvenuto: lo deve ai valdostani che hanno bisogno di persone serie e oneste in politica.
Ora Étienne si trova in ballo e balla con capacità e intelligenza, deludendo chi ha giocato sul suo côté imprevedibile e sul suo presunto intellettualismo, mostrando invece determinazione e desiderio di capire senza presunzione.
Spero che gli aostani – che si beccano pure i big nazionali in occasionale tournée – capiranno che l’occasione è da non perdere per evitare che Aosta cada nella trappola che si sta preparando.
Non sarebbe nulla di buono per l’autonomia valdostana.
Ecco perché scegliere UVP, Étienne Andrione, la sua Vice Daniela Piassot e i candidati della Lista.

Luciano Caveri