Emile Chanoux, d’abord

Bisogna, mai come ora, mantenere i nervi saldi e pensare che è necessario fare in modo che il popolo valdostano capisca contro ogni operazione di fumisteria e controinformazione.
Anche io, come molti, ho il mio latinorum, ma non lo uso “alla Azzeccagarbugli” (il personaggio manzoniano stereotipo del leguleio da strapazzo, che vuole confondere le acque), ma perché spesso certe espressioni che arrivano da un passato remoto mi sembrano più efficaci di tante espressioni contemporanee. E’ il caso di “primum vivere, deinde philosophari” («prima si pensi a vivere, poi a fare della filosofia»). Si tratta di un ben noto richiamo ad avere maggiore concretezza e a una maggiore aderenza agli aspetti pratici della vita. Una espressione di successo nel suo uso, che viene in genere attribuita al filosofo inglese Thomas Hobbes (1588-1679), trattandosi invece probabilmente di un modo di dire molto più antico. Non c’è da stupirsi: nell’evoluzione del pensiero umano è bene non buttare mai via niente ed è del tutto naturale che una frase di successo finisca poi per rimbalzare durante i millenni.
Anche in politica, nella Valle d’Aosta di oggi, questo “primum vivere” sembra aver sostituito dentro l’aula del Consiglio Valle la frase di Emile Chanoux, che suona così: «Il y a des peuples qui sont comme des flambeaux, ils sont fait pour éclairer le monde ; en général ils ne sont pas de grands peuples par le nombre, ils le sont parce qu’ils portent en eux la vérité et l’avenir». Frase piena di suggestioni e foriera anche di gravi responsabilità, sia perché bisogna essere degni di tanto insegnamento sia perché suona come un ammonimento per chi viene eletto consigliere regionale.
La sostituzione della frase con il “primum vivere” è avvenuta all’inizio della Legislatura, quando la maggioranza regionale Union Valdôtaine-Stella Alpina si è trovata, su 35 consiglieri eletti, con 18 consiglieri come maggioranza. Tentata sin dall’inizio e poi in varie fasi successive, una campagna acquisti nelle file dell’opposizione, il Governo Rollandin (con il Presidente, Augusto, politico dagli anni Settanta del secolo scorso) vivacchia dallo scorso anno. Il percorso è di guerra fra gli attacchi delle opposizioni e le ripetute fucilate, neppure risolte da un recente rimpasto di governo, di franchi tiratori. La coperta, tirata da una parte o dall’altra, è sempre corta, ma la maggioranza e il suo Presidente non deflettono e tengono duro nella logica della resistenza attiva e passiva, sopra e sotto, oggi e per sempre.
Le Istituzioni, per capirci quelle auspicate proprio dal martire Chanoux, passano in secondo piano. Si vive questa vita spericolata, sempre borderline, ammantandola da una generosa scelta di restare “per il bene dei valdostani”. Nel frattempo la credibilità della politica viene fatta a pezzi e la stessa opposizione, malgrado la strenua lotta per affermare valori democratici e metodi diversi, rischia di finire nel tritacarne di un’opinione pubblica stremata.
Per questo è bene che si operino dei distinguo e non lo dico per fare il difensore d’ufficio, perché anch’io – pur rotto a molte esperienze della politica – confesso un certo affaticamento. Per la semplice ragione che, ad esempio sulle dimissioni di chi viene sfiduciato, penso sempre – che sia Presidente della Regione e del Consiglio – che debba essere il buonsenso e non una pistola puntata alla tempia a fare decidere le persone. Se non lo fanno, per resistere ad oltranza e al di là di ogni ragionevolezza, senza pensare ad una via giudiziaria che non è la soluzione, ci vuole una sanzione politica, che vuol dire anche distinguere, pur con tutte le difficoltà possibili, fra chi è dalla parte della ragione e chi, invece, dalla parte del torto.
Che tutti ci ragionino e l’estate non può essere da questo punto di vista come una boccata d’ossigeno per chi aria non ne merita più. Che chi ha coraggio e forza per farlo contribuisca a voltare pagina per rimettere nell’aula di Piazza Deffeyes la frase di Emile Chanoux.
Per noi dell’UVP non sono solo parole.

Luciano Caveri