Du sublime au ridicule

Un metodo di potere al capolinea

È capitato a tutti gli eletti di cercare modi per evitare che “franchi tiratori” abbattessero, nel segreto del voto, la propria maggioranza.
Si è sempre trattato di soluzioni piuttosto grottesche e abbastanza inefficaci: penso che quando si manifestano dei problemi è meglio affrontarli, piuttosto che studiare marchingegni e soprattutto oliare la ghigliottina. Anche perché, nel tempo, chi ha accumulato cadaveri incomincia ad avere la casa infestata di fantasmi e non basteranno per liberarsene i Gosthbuster. Specie quando i fantasmi sono, in realtà, avversari politici in carne ed ossa, che non si limitano a criticare chi comanda, ma anche la rete che si è creato attorno ed un sistema di poteri ormai per nulla corrispondente al mondo in cui viviamo. Roba che puzza di naftalina e non è un fatto generazionale, ma di visione del futuro.

Tornando alla questione dei “franchi tiratori”, ricordo come crescendo della foga del controllo, nella scorsa Legislatura, il Capogruppo dell’UV, Diego Empereur, mi chiese, da lì in poi, di non partecipare al voto “per controllare se sei tu a votare in modo difforme”. Chiesi al Presidente del Consiglio d’allora, Albert Cerise, oggi spesso ricordato da chi al tempo lo trattava a pesci in faccia, che fu tranchant: ogni forma di controllo del voto è illegittima e viola la libertà dell’eletto. Mi sembra un caposaldo rispetto ai diritti del consigliere regionale e delle regole democratiche.

I fatti sono noti e c’è chi torna sul luogo del delitto: il Capogruppo dell’UV, Ego Perron, ha spiegato a “La Stampa” (per poi, come dirò, rettificare) di un sistema di controllo reciproco, che avrebbe reso impossibile sgarrare e, dunque, addio segretezza. Per cui, alla fine, la patata bollente dei “franchi tiratori” era stata così rilanciata, con un gran calcio, nella parte del campo della maggioranza, la Stella Alpina (che ha reagito seccatissima del “j’accuse”). Perron, che è stato anche boxeur, tira un pugno diretto al naso dei preziosi alleati della risicata pattuglia della maggioranza sul filo del rasoio.

Non so e non mi interessa se in questa dichiarazione “urbi et orbi” di un metodo sistematico di controllo del voto, poi mutata prudenzialmente e in corso d’opera in un sistema di semplice comunicazione per evitare sbagli, ci siano aspetti contrari alla legge. Visto che la dichiarazione è stata pubblica, prima con affermazioni senza sfumature e dopo con certi chiarimenti, io osservo solo il fatto politico.

E il fatto politico è che l’attuale maggioranza stenta ad andare avanti, ha un menu di problemi da incubo che si allunga di ora in ora, continua ad avere meccanismi decisionali opachi e – dulcis in fundo – un leader che tiene duro, come ha sempre fatto anche nei momenti più bui e nessuno può negargli questa capacità di non piegarsi alle peggiori circostanze, ma ora appare quantomeno logorato e solo. E’ sulla cima di un castello, che mai come ora appare fatto di carte.

Intanto, sull’autonomia speciale, si stringe una rete e qualcuno – Roma in primis – comincia a mettere alle nostre istituzione un cappio al collo e non è un buon segno. La capacità di difesa è nulla e resto convinto che certe profferte verso l’UVP di “grandi alleanze” siano solo uno sgambetto. Sil destino degli attuali equilibri, come un epitaffio – vale la frase di Napoleone Bonaparte: “Du sublime au ridicule, il n’y a qu’un pas”. Parole sante.