Contro la politica affaristica

In odio degli Schettino

Una democrazia debole, come quella italiana, deve stare appiccicata all’Europa, per avere una garanzia, che eviti che l’Italia vada alla deriva – politicamente, s’intende – nel Mediterraneo.
Questa logica continentale è stata un antidoto efficace in favore della pace nel dopoguerra, dopo millenni di guerre sanguinose. Chi ragioni oggi in termini nazionalistici perde quella cornice comunitaria, che vuol dire mettere assieme le proprie forze, ciascuno con le proprie capacità. Anche in economia, beninteso.
Io sono da sempre favorevole alla libertà di mercato, ma questo non significa un ultraliberismo, basato su una concezione della concorrenza spietata e priva di regole e di controlli e soprattutto esistono settori nei quali il ruolo del settore pubblico va mantenuto.
Ci pensavo rispetto a due casi di attualità. Il primo: “Alitalia” sta per essere acquisita da “Air France-KLM”. Doveva già capitare anni fa, ma allora – specie con Silvio Berlusconi che fa il liberista e il colbertiano, a seconda dei propri vantaggi – si lanciò la “cordata italiana”, che oggi ha le pezze nel sedere. A me di avere una compagnia aerea di bandiera non interessa affatto: io volo con chi è capace. I traffici di “Alitalia” su Fiumicino contro Malpensa, sono stati indegni e frutto di un capitalismo italiano malato, che ha in testa solo il settore della costruzioni. Per cui volo con un’altra compagnia europea con grande piacere e mi inchino ogni volta alla capacità dei tedeschi di “Lufthansa”.
L’altro caso del giorno riguarda “Telecom”, comprata dagli spagnoli. Non mi metto a discettare sulla vecchia “SIP”, che era un presidio sul territorio e non una società dei furbetti del quartierino, per i quali la clientela e pure la qualità degli impianti conta poco. Il problema sono, semmai, i giochini societari e finanziari. Un Paese serio fa attenzione alle telecomunicazioni, specie per l’ampio raggio delle attività ormai connesse. Lo fa in particolare per la Rete, cioè l’hardware, l’infrastruttura fisica, quella costruita per decenni sono al cosiddetto ultimo miglio, che collega case e attività produttive. “Telecom”, negli ultimi anni, ha lasciato tutto andare a ramengo. Mentre questi “capitani coraggiosi”, che si sono fatti privatizzare un settore decisivo, parlavano di tecnologie ultramoderne, in una realtà come la Valle d’Aosta abbiamo visto il degrado nella manutenzione e una desertificazione del territorio.
Questo non e capitalismo rampante, è capitalismo d’accatto, fatto attraverso reti di amicizia e di interessi. Lo diciamo per l’Italia e un giorno scopriremo che in molte nostre partecipate regionali il virus si è sparso e la scelta di certi partner negli affari non è stata fatta per il mercato, ma per ragnatele che un giorno saranno chiare.
Così mentre “la nave va”, con combriccole di Francesco Schettino, cresceva sfiducia e la preoccupazione. L’orizzonte resta cupo e l’unica rivoluzione possibile è quella civile, degli onesti. In Valle d’Aosta, per questo, dobbiamo restare un punto di riferimento contro la politica affaristica.