Che il federalismo non dorma

L’imminente referendum scozzese e la grande manifestazione per l’indipendenza della Catalogna rilanciano in Europa il tema dell’autodeterminazione dei popoli. Tacciono le autorità valdostane e questo imbarazza.
Noi non siamo imbarazzati e diciamo con chiarezza che siamo con gli scozzesi e con i catalani e con gli altri popoli che chiederanno oggi e domani di esercitare un diritto fondamentale per chi creda nel federalismo. Non si tratta né di essere bombaroli o velleitari nelle proprie richieste, ma di ribadire che il diritto all’autodeterminazione esiste nelle carte delle Nazioni Unite e il quadro europeista attuale è nato e si è sviluppato nel solco del riconoscimento ad ogni popolo europeo del diritto alla propria libertà di scelta. Non sarebbe immaginabile, come sta facendo la Spagna di oggi, fare orecchi da mercante, nascondendosi dietro a problemi di diritto costituzionale, che sono solo una copertura. Anche se – su questo bisogna essere onesti – non esistono scorciatoie in questa materia e la scelta referendaria è la chiave di volta, la cui legittimità appunto non può essere negata lungo la strada giusta, che è quella giuridica e non del vaneggio protestatario o peggio delle scelte violente ormai sparite anche laddove sopravvivevano. Questo ragionamento complessivo è da fare con chiarezza, a fronte di un’Italia in cui si assiste ad un arretramento del fronte del regionalismo, specie quello più avanzato delle autonomie speciali. Un quadro di garanzie e di “patto”, pur politico e non giuridico, perché quello sarebbe già stato federalismo, che si sta sgretolando e non solo per colpa di Roma. Perché anche un cattivo utilizzo della propria autonomia speciale ad Aosta può diventare un elemento grave di deterioramento della credibilità. Ma resta chiaro che oggi ogni attacco e vilipendio allo Statuto d’autonomia, svuotato e calpestato nei suoi valori fondanti, apre la strada a scelte diverse e anche più forti. Non si tratta di usare toni minacciosi o ricattatori, ma di constatare che una Repubblica, nata su valori condivisi, deve essere rispettosa di quanto a suo tempo stabilito. Senza usare, invece, quei toni e quei metodi che si sono diffusi in questi anni di continuo bombardamento politico e mediatico contro i “privilegi” e rispetto ai quali si è vista da noi – pensiamo solo ai tagli finanziari e agli impedimenti alla spesa – una reazione governativa debole e a Roma  una deludente assenza dei parlamentari valdostani.
Il dibattito deve restare vivo per evitare di dare l’impressione che il federalismo valdostano dorma ormai sonni tranquilli.

Luciano Caveri