La Giunta regionale taglia anche sui disabili

Ennesimo colpo al Welfare valdostano e alle famiglie della nostra Valle, che riguarda ulteriori complicazioni burocratiche e tagli per il servizio trasporto per disabili, finora fiore all'occhiello dei servizi di assistenza. Una scelta che lascia increduli e che dimostra insensibilità umana e cinismo politico. Mentre per i bambini degli asili nido la protesta di genitori ed operatori del settore ha costretto l’Ass.re Fosson e la maggioranza UV, Stella Alpina e PD ad una parziale retromarcia, per altro del tutto insufficiente, ora si colpisce chi non ha gli strumenti per protestare, le fasce più deboli della popolazione, disabili ed anziani con problemi motori. Ci sono invalidi e persone anziane che segnalano con disperazione di aver ricevuto dall’assessorato una lettera assai complicata e dai toni perentori e minacciosi. E questa sarebbe la sensibilità sociale della Giunta regionale? Dopo aver cancellato quest’estate i soggiorni marini per disabili, la Giunta regionale fa cadere l’ultimo velo sulla presunta sensibilità umana e sociale di cui fino ad ora si erano voluti ammantare. Eppure servizi di questo tipo, dovrebbero essere ricompresi tra quelli garantiti per l'assistenza e l'integrazione della persona diversamente abile. Uno dei tanti diritti che tuttavia, in periodo di tagli indiscriminati, rischiano di non esserlo più. Un altro servizio, insomma, che viene messo a rischio, o comunque pesantemente ritoccato e limitato, che loro chiamano risparmio e che noi chiamiamo macelleria sociale. In altri termini, da un lato l’Amministrazione non è in grado di produrre alcuna entrata, dall’altro spreca in modo irresponsabile e fa gravare la sua inadeguata gestione solo sulle fasce più deboli. asterebbe eliminare, le spese inutili che abbiamo più volte segnalato per garantire ai più deboli l’erogazione dei servizi essenziali. Finalmente abbiamo capito qual è la sensibilità di sinistra imposta dal PD alla Giunta regionale.

Union Valdôtaine Progressiste


Comunicato Stampa

del 23 settembre 2015

Viva e spontanea reazione della popolazione valdostana, che si oppone all'affossamento in corso del Welfare valdostano, e lo fa con una raccolta firme contro l'iniquo taglio all'importante supporto per le famiglie che sono i servizi per la prima infanzia. Gli eletti UVP, nell'esercizio del loro mandato negli Enti Locali, sottolineeranno e sosterranno questa iniziativa per fermare una riforma assurda, che colpisce gravemente i cittadini. A livello comunale, ogni singolo gruppo, mediante gli strumenti democratici in suo possesso, porterà la questione nel proprio Consiglio, dove dovrà essere discussa collegialmente, come dovrebbe essere ogni questione di questa rilevanza sulla comunità. Ai cittadini sarà utile conoscere come e se avrà votato il proprio Sindaco. Noi, come tutti i valdostani, conosciamo bene la situazione economica delle casse pubbliche, non discutiamo sul fatto che si debbano ottimizzare i servizi, ma tagliare senza giudizio, per bilanciare altre scelte compiute alle spalle dei cittadini incolpevoli, a cui oggi si vuole scaricare il ripianamento dei buchi di bilancio, ben sapendo quali saranno le conseguenze, oltre che un danno è una beffa per chiunque abbia un po' di buon senso. Ribadiamo che il nostro impegno sarà quello di proporre ogni possibile soluzione che tuteli le famiglie e la qualità della loro vita e, soprattutto, di essere ben saldi nell'intenzione di non voler far andare alla deriva la nostra Valle d'Aosta.  

Gli amministratori comunali dell'U.V.P.


Crolla il sistema solidaristico e protettivo del Welfare valdostano

Nel corso dell'ultima riunione del Celva infatti la maggioranza dei Sindaci, molti forse volontariamente assenti (30%), ha dato il proprio “si” alla riforma regionale che prevede la riduzione del numero di educatori ed un cospicuo aumento delle rette negli asili nido, aumenti terribili per le famiglie, esattamente come terribili sono quelli relativi alle rette per gli anziani nelle microcomunità. Qual è il confine etico oltre il quale una amministrazione pubblica non si deve spingere? E’ questa la rotta giusta? La Giunta si è interrogata sulle ricadute sociali ed economiche di questa riforma? Noi pensiamo di no e crediamo che contrariamente a quanto si sta facendo, vadano invece incrementati i sevizi rivolti ai bambini e sostenute le opportunità lavorative delle donne come segnale di piena emancipazione femminile. Inaccettabile anche la giustificazione data dall’Assessore Fosson per questo provvedimento, che viene adottato per "far cassa" e tappare per così dire i buchi di un bilancio regionale ormai al collasso. Ci pare peraltro sconcertante il classicismo ma anche il pressapochismo di quella maggioranza di Sindaci che hanno avvallato questa proposta chiedendo poi, nel timore di una fuga da parte degli utenti, di penalizzare anche il servizio regionale delle tate familiari. Tolta la Giunta regionale che l’ha proposta e i Sindaci succubi del sistema, che l’hanno votata, è chiaro a tutti, che questa riforma è sbagliata e che il repero di somme e l'ottimizzazione di spesa non saranno tali da giustificare una scelta così scellerata nei confronti della comunità valdostana. Questo pesante aumento delle rette infatti è un’enormità, se pensiamo che la crisi economica non accenna a diminuire, il potere di acquisto si riduce sempre di più e le famiglie impegnate a far quadrare con fatica l'economia domestica e che purtroppo non hanno una forte rete parentale alle spalle, saranno costrette a pagare rette esagerate pur di mantenere il posto di lavoro. Ed è del tutto evidente che ciò creerà ulteriore disoccupazione, inciderà pesantemente sul salario indiretto dei lavoratori, limiterà l’organizzazione quotidiana delle famiglie e ancor più penalizzerà il ruolo della donna. Come Union Valdôtaine Progressiste chiediamo a gran voce un passo indietro. Vorremmo tanto essere smentiti dai fatti, ma pensiamo che questa riforma sia solo uno dei tanti “ben serviti” che ci riserverà nel breve futuro la Giunta regionale, che segue un solo percorso: rendere perfettamente inservibili gli asili pubblici e le Microcomunità per anziani. Ed intanto, fin da ora, invitiamo i cittadini valdostani a rivolgere al proprio Sindaco una domanda: che voto ha espresso sulla riforma, se favorevole o contrario.  È un esercizio che crea consapevolezza su chi ci rappresenta.

Union Valdôtaine Progressiste


Mai più soli

Il 3 Ottobre è una data da ricordare, un anno fa morivano oltre 360 migranti, a meno di un miglio dalle coste di Lampedusa. Alcuni di loro non hanno tutt’oggi un nome sulla bara e le salme non sono ancora state restituite alle famiglie. Il Sindaco dell’isola, Giusi Nicolini, l’anno scorso, mandava un telegramma al premier Letta nel quale lo invitava a raggiungerla sulla banchina, a contare insieme a lei i morti; un messaggio forte, crudo, ma necessario; perché non si può rimanere indifferenti davanti a una tragedia di tale portata. Nemmeno se è trascorso un anno, nemmeno se si abita in Valle d’Aosta, una regione tra le più a Nord d’Italia e lontana dalle coste del mare, nemmeno se, ed è notizia si questi ultimo giorni, il Comune di Aosta, per raggiungere un saldo finanziario il più vicinopossibile all’obiettivo del “Patto di stabilità”, con una serie di determine, ha ridotto i costi, oltre che degli altri importanti servizi per anziani e bambini, del “Servizio Migranti”. L’argomento inoltre è di grande attualità anche a livello statale, il ministro degli Interni Alfano ha sottolineato infatti l’intenzione del governo di andare verso un superamento dell’operazione Mare Nostrum, in favore dellaFrontex Plus. Direzione questa che, come suggerisce il nome stesso, non rientra certamente nell'ottica di salvaguardare le vite umane ma piuttosto in quella di difesa della frontiera. Sorpassata finalmente la Bossi-Fini, a dimostrazione del fatto che le politiche repressive non portano ad alcun risultato nel delicatissimo tema dell’immigrazione, questo è il momento di fare importanti riflessioni sulla presa in carico della problematica a livello globale. Non è più possibile rinviare il problema o far finta di non vedere. L’appello deve arrivare forte e chiaro a tutti, l’orroreè troppo grande. Anzi, l’invito è proprio quello di recarsi nei posti dove ogni anno arrivano più di centomila persone in cerca di accoglienza. Dove le operazioni di soccorso hanno più importanza di quelle di “difesa”. Luoghi dove, parlo per esperienza personale, gli aspri odori della vita purtroppo si mischiano a quelli dolciastri e nauseanti della morte. La conoscenza del contesto nel quale viviamo poi è altrettanto importante, anche per prevedere, il più possibile, le ondate di migranti che fuggono dalla guerra. I miliziani jihadisti dello Stato Islamico ad esempio stanno avanzando proprio in questo periodo in Siria e decine di migliaia di curdi in fuga si sono già riversati in Turchia. Ripeto: in Turchia, non dall'altra parte del mondo, Secondo l'agenzia Onu per i rifugiati almeno 70mila hanno attraversato le frontiere di recente e l'Onu si sta muovendo per aiutare la Turchia a far fronte all'enorme flusso di rifugiati. Lo spirito deve essere a mio avviso proprio questo: fare fronte comune, cambiare le regole che non sono più applicabili, per esempio è da rivedere anche il regolamento di Dublino, compresa la seconda versione, – che identifica lo stato europeo competente per la decisione su una domanda d’asilo, dando però, in alcuni casi, l’avvio ad una sorta di crudele “lotteria dei destini”, come nel caso di un ceceno separato dal suo bambino, mentre al neonato è stato riconosciuto lo status di rifugiato in Austria, il padre è stato rispedito in Polonia per l’applicazione di un sistema che prevede che le persone vengano respinte d’autorità nel primo paese in cui sono entrate in Europa –. La si finisca infine di pensare agli immigrati come a figli di un dio minore che, pur contribuendo attivamente all'economia – in quanto il Bel paese ha un indice di natalità bassissimo pur essendo uno stato con necessità produttive elevate, motivo per cui gli immigrati “servono”, meglio (purtroppo a causa della normativa che li riguarda) se non regolari; questi ultimi formano infatti un’importante riserva di forza lavoro a basso costo - non godono degli stessi diritti dei cittadini italiani. L’unica soluzione possibile: non lasciare mai più solo nessun paese, nell'emergenza come nella quotidiana accoglienza dei migranti, fare della politica dell’immigrazione una politica finalmente comunitaria e soprattutto riconoscere l’altro da sé come diverso ma con eguali diritti, perché questo importante riconoscimento risponde ai basilari e fondamentali principi di umanità.

“Non nobis solum nati sumus”

Cicerone

 

Noemi Epiney


Badanti: ulteriori tagli dei sostegni per le famiglie valdostane

Circa una settimana fa ci è stata trasmessa la bozza dell'allegato alla delibera di Giunta regionale con cui verrà modificata la modalità di intervento finanziario per la definizione dell'importo degli "assegni di cura per l'assistenza alternativa all'istituzionalizzazione”: in parole povere il contributo per le/i badanti di cui tanto si parla in questi giorni. Il documento è già stato discusso in seno al CELVA ed approvato con parecchi mal di pancia da parte di numerosi Sindaci. A noi Consiglieri viene invece sollecitato un rapidissimo passaggio in V Commissione, prima dell'approdo in Consiglio, rimproverandoci anche il fatto che, doverosamente, abbiamo richiesto il tempo necessario per analizzarlo ed eventualmente modificarlo in senso migliorativo………………..che impiccioni questi Consiglieri di minoranza!!! Inutile dire che il trattamento finanziario è decisamente peggiorativo rispetto a quello precedente: si tratta di un taglio tra il 30% e il 50% del contributo. Inoltre un aspetto, a mio avviso, molto penalizzante è quello per cui, con le modifiche proposte, si esclude la possibilità di dare il sostegno economico qualora l'assistenza domiciliare all'anziano venga fatta da un familiare. A tal proposito il testo in oggetto prevede espressamente che l'assistenza che dà diritto all'assegno venga fornita solamente "da assistenti personali regolarmente iscritti all'albo regionale e che siano assunti per un minimo di 30 ore settimanali". Cercheremo in commissione di capire la ragione di tale esclusione ed, eventualmente, di porvi rimedio. Quanto al timore espresso dai Sindaci, e cioè che tale taglio implichi un maggior ricovero in strutture assistite, non credo che sia questa un’ eventualità possibile: infatti anche i contributi per il pagamento delle rette subiscono una rimodulazione verso il basso con il rischio che le famiglie, non riuscendo a pagare la quota mensile, ricorrano sempre meno a tali strutture (analogamente a quanto si è verificato per gli asili nido). Un altro aspetto da considerare è quello che prevede l'inserimento di tutte le rendite INAIL, estere e non, nell'ISEE ai fini del calcolo del reddito dell'utente. Se è vero che le restrizioni del bilancio regionale comportano inevitabilmente una rimodulazione delle prestazioni assistenziali, richiedendo anche uno sforzo maggiore agli utilizzatori dei servizi, ci si chiede però se prima di ridurre drasticamente i fondi per le politiche sociali, non sia il caso di contenere altri settori ma, soprattutto, se non sia arrivato il momento di rivedere l'impianto generale delle politiche di sostegno alla famiglia.

Nello Fabbri