La Constituante, occasione di confronto

Piccola premessa: Mi fa piacere che aumentino le adesioni per una riflessione sul futuro istituzionale della Valle in un puzzle complesso fra riforme costituzionali e minacce crescenti sull’autonomia valdostana: dimostrazione che può esistere, anche nel calore delle dispute politiche, un interesse superiore cui richiamarsi.
Ho fatto sinora il moderatore della Constituante nella prima uscita pubblica a Cogne. Ho cercato di farlo in modo garbato, sapendo che ci sono tante sensibilità in gioco ed è più importante trovare una sintesi che lasciare libero spazio alle proprie fantasie e speranze, massaggiando il proprio ego. Poi si vedrà in vista dei prossimi incontri e delle successive manifestazioni e del cammino che verrà prescelto per giungere ad una riflessione sul futuro istituzionale della Valle. Sapendo che non si è di fronte ad uno scenario in cui si è i soli protagonisti, ma ogni forma di autodeterminazione deve fare i conti con il contesto politico e costituzionale in cui si è inseriti. Una sovranità, per così dire, limitata e spetta alla negoziazione politica ampliare gli spazi di libertà in cui muoversi. Bisogna farlo con circospezione e senza sbagliare le mosse e, nel limite del possibile, condividendo il più possibile e sapendo che la palla andrà infine al Consiglio Valle. Di queste cose me ne occupo per un reale interesse e non per chissà quale vantaggio recondito. Ho avuto la fortuna di fare molta pratica di riforme costituzionali e di studiare la materia. Ho anche avuto il piacere di verificare che ci sono tante persone in Valle che capiscono come certi temi - apparentemente aridi o distanti - sono invece delle basi giuridiche decisive. Chi ne vuole prescindere prende un abbaglio o percorre strade populiste a fondo cieco. Capisco che attorno a questa iniziativa ci siano chissà quali dietrologie: ognuno commenta come vuole, per fortuna, e personalmente sono il primo a togliere al titolo "Constituante" ogni eccesso di presunzione. Ho letto, però, delle articolesse spassose in questi mesi e spesso sono dei mantra che leggo da anni. Ci sono persone fissate che girano sempre in tondo, come avviene in certi balli ipnotici. Inutile fermarli e discutere con loro: hanno una loro idea fissa e a quella si attengono, uniformando il mondo attorno a loro ad un "pensiero unico"(o "stupendo", come cantava Patty Pravo). Ma una critica vale la pena di essere ripresa. Mi riferisco a chi concepisce la Storia come grandi movimenti di folla e rimprovera alla Constituante di essere una sorta di élite intenta a scrutare il proprio ombelico. No folla, no party: verrebbe voglia di scherzarci sopra. Penso, invece, che un pensatoio sia propedeutico all'esatto contrario e cioè ad un tentativo molto pratico di scrivere documenti resi per una volta comprensibili, fuori dal linguaggio dei giuristi e dei politologi, che sappia offrire alla riflessione di tutti degli argomenti difficili. Non è impossibile farlo e anzi questa volta è necessario arrivarci in modo onesto e solleticando i cervelli e non le pance, che è esercizio sempre più facile. La posta in gioco sono il nuovo perimetro dell'Autonomia speciale. Sapendo che siamo in una fase in cui nessuno regala niente a nessuno e in cui rifarsi a un passato rassicurante non serve a nulla. I legami pattizi o i diritti acquisiti attirano come mosche chi ama i revisionismi spiccioli e rozzi. È più facile distruggere che costruire e dunque, impostando qualunque ragionamento, o hai una comunità che ti segue e ti supporta oppure una volta uscito dalla trincea rischi di trovarti in una terra di nessuno dove ti sparano gli uni e gli altri. Io penso che ci sia tutta la possibilità per lavorare bene e devo dire che già i primi passi mi hanno arricchito. Anzi devo dire di avere avuto la consapevolezza - mi ripeto - che sono tanti a volersi esprimere e non solo rifacendosi, come facciamo tutti, ai Padri fondatori e alla storia passata. Ma che ci sia voglia di attualizzare e rendere contemporanei certi pensieri che rischiano, pur nobili che siano, per essere considerati importanti ma che potrebbero apparire - anche a torto - come anacronistici e polverosi. Questo perché tutto deve essere sempre contestualizzato e fatto proprio qui ed oggi, come un seme che dà vita ad una pianta che si rinnova. Non viviamo in un museo ma in un mondo dinamico da capire e da conoscere per fare le mosse giuste. Evitando quel rischio evocato da Georges Bernanos: "La réforme des institutions vient trop tard, quand le coeur des peuples est brisé".  

Luciano Caveri


Pour une Constituante Valdôtaine

Alessia
 
Quella di ieri è stata una giornata importante. Ed è andata bene!
Una data storica in un luogo simbolo. Il 10 gennaio 1946 si riuniva il primo Consiglio Valle d'Aosta. Cogne, paese liberato dai partigiani, simbolo della lotta per la libertà.
Ieri 10 gennaio 2015 a Cogne si è fatta politica. Il mondo politico valdostano era pressoché presente al completo e si è ragionato su come si può oggi rilanciare la nostra Autonomia attraverso un percorso organico e serio di riforma da sottoporre e condividere con le Istituzioni e soprattutto con la comunità valdostana.
Quella comunità valdostana che ha partecipato attivamente alla mattinata di ieri: giovani, intellettuali, storici, rappresentanze sindacali, la società civile e ovviamente (e per fortuna) gli addetti ai lavori.
Una serie di interventi con oratori di eccellenza che con i loro contributi hanno lavorato sui due volets dei diritti e delle responsabilità, Etienne Andrione, Mauro Caniggia, Diego Joyseusaz, Giuliano Morelli, Liliana Bertolo, Luciano Saraillon, Massimo Tringali, il senatore Cesare Dujany e gli ospiti Franco Jacop Presidente del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, coordinatore delle Assemblee delle Speciali e Lorenzo Baratter capogruppo del PATT del Trentino Alto Adige. È poi seguito un ampio dibattito libero e intenso nelle suggestioni e riflessioni.
Questo primo appuntamento è servito anche per spiegare che non vi era dietro all'idea lanciata da UVP alcuna volontà di speculazione politica e per valutare insieme il proseguirsi dell'iniziativa. Questa è una grande occasione per lavorare in maniera concreta e nel rispetto del pluralismo e di tutte le sensibilità presenti in Valle sul futuro della nostra autonomia, per fare anche una sana autocritica e soprattutto per le forze politiche e' un'opportunità per non sottrarsi al compito di proporre idee e di guidare la comunità in un percorso che la veda nuovamente protagonista sul tema dell'autonomia.
Questo e' il momento dell'entusiasmo per mettersi subito al lavoro che si concretizzerà entro il prossimo mese.
Chi vuole lavorare ha infatti trovato il posto giusto. Sia per chi si è già iscritto formalmente alla Costituente, sia per coloro che ieri si sono detti interessati ad esserci.
Nascerà formalmente nelle prossime settimane un Comitato promotore che in una logica pluralistica e aperta studierà un percorso per giungere a una proposta entro la data simbolo del 26 febbraio, quando nel 1948 lo Statuto d'autonomia venne votato dalla Costituente.
 
Alessia Favre - Presidente dell'UVP

La Constituante Valdôtaine

Si ricorda l’appuntamento di Sabato 10 gennaio, a Cogne, presso il Centro Congressi Maison de La Grivola, per lanciare il nuovo progetto della Costituente valdostana. La mattinata di lavori ruoterà attorno ai temi:
  • L’autonomie des droits dans le triangle Aoste-Rome-Bruxelles
  • L’autonomie des devoirs et des responsabilités (les thèmes de la communauté, du système d’autonomie, de la famille, de la langue et de la culture)
La giornata sarà articolata come segue: Ore 8.30 Accoglienza e registrazione dei partecipanti Ore 9.00 Inizio manifestazione:
  • Oratori ufficiali
  • Interventi nel dibattito
  • Conclusioni
Ore 14.00 Pranzo convenzionato presso il Petit Hotel (prenotazioni entro Venerdì 9 gennaio 2015 ore 15:00 al numero 0165 610033 oppure ai cellulari 348 4035282 e 333 3914168)

Pour une Constituante Valdôtaine

Aoste, le 19 décembre 2014

Ces jours derniers, UVP a lancé, après un ample débat au sein de ses organes, la proposition d’une ″Constituante valdôtaine″. Un choix qui émane de la simple considération que ces dernières années et tout particulièrement ces mois derniers, l'autonomie spéciale a été menacée, limitée, bafouée et, au Val d’Aoste même, souvent dépréciée ou amoindrie. Les exemples peuvent être les plus variés et peuvent concerner la spoliation de pouvoirs et compétences du Statut, le manque de respect ou l'absence de promulgation de dispositions d'application, les coupures constantes à la répartition fiscale, la manipulation du Pacte de stabilité et ainsi de suite. La législation ordinaire aussi, désormais amplement appliquée avec l'utilisation du décret-loi, lèse souvent nos prérogatives. Si l'on ajoute à cela les comportements et prises de position les plus diverses, y compris dans la presse, il y a vraiment de quoi se demander ce qu'il en sera du "pacte politique" sur lequel repose notre organisation actuelle, telle qu'elle a été forgée dans le deuxième après-guerre. Et même la réforme constitutionnelle en cours, tout en maintenant formellement les spécialités du Val d’Aoste dans l'article 116, se révèle très ambiguë, car le projet apparaît dans son ensemble anti régionaliste et comme une véritable marche arrière par rapport à la réforme précédente du Titre V de 2001. Par ailleurs, on ne parle plus de l'obligation du principe de l'entente pour chaque modification du Statut, comme garantie pour notre communauté. D’autre part, au Val d’Aoste également les principes et les raisons d’être de notre Autonomie, notre identité, le sens d’appartenance ainsi que l’éthique de la responsabilité envers la communauté valdôtaine, sont souvent oubliés, en provoquant, de cette façon, une chute des fondements de notre culture autonomiste, un affaiblissement de ses valeurs constituantes et une assimilation nuisible à des modèles délétères. C'est la raison pour laquelle nous voudrions ébaucher le projet d'une Constituante, qui permettrait aux Valdôtains de s'exprimer sur nos droits, devoirs et responsabilités. Qu'il s'agisse d'une proposition ouverte, cela est attesté par le fait que, dès le départ, nous avons proposé une journée d'approfondissement pour le 10 janvier prochain à Cogne, à laquelle seront invitées des personnalités et responsables politiques de divers horizons pour permettre un débat franc et en rien préconstitué. L’idée est de diviser en deux la journée. La matinée consacrée à l'Autonomie des droits, dans le triangle Aoste-Rome-Bruxelles, tandis que l'après-midi se déclinera autour de l'Autonomie des Devoirs et des Responsabilités, sur les thèmes de la communauté, du système d'autonomie, de la famille, de la langue et de la culture. C'est là un parcours in itinere, à développer dans une logique constructive et pluraliste. Voilà pourquoi nous voudrions compter sur votre précieuse collaboration, selon les formes et les modalités que vous estimerez les plus opportunes.

Union Valdôtaine Progressiste


Pour l’Autodétermination de la Vallée d’Aoste

Ayant pris acte de la situation exceptionnelle d'attaques concentriques et répétées contre les Instutions valdôtaines et l'Autonomie spéciale, tous les deux fondées sur une loi constitutionnelle et sur une logique politique avant la nature d'un pacte; Insistant sur le fait que cette action qui lèse les Droits et les Libertés des Valdôtains n'est pas toujours suivie d'une réaction efficace de notre Autonomie elle-même, qui apparaît aujourd'hui affaiblie même en son propre sein; Rappelant que les défis du futur de notre Autonomie ne peuvent aller sans une nouvelle approche ou cohésion et partage identitaire porteraient à une réelle défense, selon les principes fédéralistes, de l'Autonomie, y compris le droit à l'Autodétermination des peuples; Le Conseil de Communautés de l'UVP estime que, sur la base d'un projet fédérateur, la seule voie à suivre pour la promotion des droits du Peuple valdôtain et de son identité réside dans un parcours politique de rassemblement des différentes énergies et sensibilités autonomistes qui donnent vie à une Constituante valdôtaine , Donne mandat au Conseil de Direction, à la Commission politique et à tous ses élus à l'effet d'employer tous les moyens nécessaires, dans le dialogue avec les différents sujets politiques, les communautés locales, le monde de la culture et toute autre expression de la démocratie valdôtaine, pour affronter ce nouveau défi pour le Peuple valdôtain et lancer avec force un nouveau projet politique.

Vallée d'Aoste, le 2 décembre 2014


Communiqué de Presse
du 1/12/2014

L'Union Valdôtaine Progressiste, lors de la réunion de son Conseil de direction à Verrès ce soir, a décidé d'entreprendre un nouveau défi pour le Peuple valdôtain: une nouvelle constituante valdôtaine. Et ce pour lancer avec force un nouveau projet politique qui, en rassemblant et fédérant les différentes énergies et sensibilités autonomistes de notre communauté, soit en mesure de réagir et défendre réellement les intérêts de la Vallée d'Aoste et des valdôtains, face aux attaques de plus en plus rudes contre nos droits et nos libertés. A ce propos une conférence de presse est convoquée pour présenter ce projet d'avenir et novateur, mercredi 3 décembre 2014, à 16 heures, au siège UVP de Charvensod,87 lieu-dit Pont-Suaz. Réunir. Réussir. Rassembler.

Federalismo, malgrado tutto

Per fortuna, in questi tempi grami per la forma di Stato, non ci sono solo in giro dei pentiti del federalismo. La nouvelle vague centralista  non investe, infatti, il filosofo veneziano Massimo Cacciari. Nella sua rubrica su L'Espresso ribadisce quel che noi federalisti diciamo da tempo, tristemente inascoltati. Ecco Cacciari all'attacco : "Assumere la vittoria del "no" a testimone di un mutamento di clima a proposito di micro-nazionalismi, indipendentismi e secessioni può voler dire soltanto insistere testardamente nel rifiutare di comprenderne le cause storiche e sociali, o ignorare come affrontarle". Contro questa anacronistica visione "statocentrica" attacca Cacciari: "Sotto la pressione opposta e complementare delle potenze globali e del l'esplodere dei movimenti, fra loro diversissimi, alla ricerca di identità locali e nazionali, la via da percorrere non poteva che essere quella di un autentico federalismo, sia all'interno di ciascun Stato, che a livello dell'Unione. Non si è voluta neppure riconoscerla. La crisi economica, per sua natura fattore di scelte accentratrici, sembra averla definitivamente affossata. Col risultato che quelle che potevano essere governate, ancora due decenni fa, come rivendicazioni volte a ottenere un nuovo foedus, appunto, fra governo centrale e autonomie nazionali, regionali e locali, si sono trasformate in lotte dichiarate per una completa indipendenza". Poi, più avanti, un vaticinio per il futuro, dopo la notizia certa dell'indizione del referendum in Catalogna, e quello che viene definito - gioisco e condivido - "il suo esito scontatissimo". Ecco Cacciari: "Comprenderanno le nostre nobili e antiche famiglie socialdemocratiche, popolari, gaulliste, che il vecchio Stato, col suo potere indivisibile e i suoi sacri confini, vive una crisi irreversibile da cui non si uscirà mai attraverso una sua riproduzione allargata su scala europea? L'unità politica europea diverrà un'idea spettrale, travolta da indipendentismi di ogni tipo, se finalmente non sapremo declinarla in chiave federalistica". Poi, in chiusura, ricorda la "questione settentrionale" e la necessità, "perché non crepi l'intero Paese", che ci sia il federalismo. Applaudo convintamente e fischio tutti gli spergiuri che, al primo stormir di fronde, sono passati dal federalismo presunto al centralismo rampante. È singolare che nello stesso numero del settimanale sia il vecchio Direttore Eugenio Scalfari, nel suo "Il vetro soffiato", che pone lo stesso problema da un'altra visuale. Così dice, in un articolo ricco di suggestioni: "Questo delle piccole patrie è un sentimento che si va diffondendo in Europa sia con motivazioni di sinistra che di destra". E aggiunge più avanti: "Il localismo non rinnega la società globale ma ne delinea in diversi spicchi. La globalità è la scorza dell'arancia, la localizzazione si identifica con gli spicchi che compongono, uniti insieme, la polpa del frutto". Poi la conclusione, dove non si parla di federalismo, ma mi domando di cos'altro potrebbe trattarsi. Scalfari: "Ci troviamo insomma di fronte ad un duplice respiro del mondo: si allargano e si restringono i polmoni, aumenta il disagio di globalizzazione e resuscitano le piccole patrie. Quando fenomeni del genere sì mettono in moto eventi piccoli possono avere conseguenze impreviste e catastrofali. Perciò occorre non disconoscere il bisogno delle piccole patrie ma tener vivi i valori che aumentano lo spirito di umanità, di compassione e di fraternità della specie in tutte le sue varianti affinché esse apportino maggiore ricchezza e non guerre, negazioni e rovine". Io riconosco nelle parole di Cacciari, ma anche nella visione umanista di Scalfari il disegno per la Valle d'Aosta di domani, ripartendo da idee e valori, offuscati in Valle in questi anni.

Luciano Caveri


Che il federalismo non dorma

L’imminente referendum scozzese e la grande manifestazione per l’indipendenza della Catalogna rilanciano in Europa il tema dell’autodeterminazione dei popoli. Tacciono le autorità valdostane e questo imbarazza.
Noi non siamo imbarazzati e diciamo con chiarezza che siamo con gli scozzesi e con i catalani e con gli altri popoli che chiederanno oggi e domani di esercitare un diritto fondamentale per chi creda nel federalismo. Non si tratta né di essere bombaroli o velleitari nelle proprie richieste, ma di ribadire che il diritto all’autodeterminazione esiste nelle carte delle Nazioni Unite e il quadro europeista attuale è nato e si è sviluppato nel solco del riconoscimento ad ogni popolo europeo del diritto alla propria libertà di scelta. Non sarebbe immaginabile, come sta facendo la Spagna di oggi, fare orecchi da mercante, nascondendosi dietro a problemi di diritto costituzionale, che sono solo una copertura. Anche se – su questo bisogna essere onesti – non esistono scorciatoie in questa materia e la scelta referendaria è la chiave di volta, la cui legittimità appunto non può essere negata lungo la strada giusta, che è quella giuridica e non del vaneggio protestatario o peggio delle scelte violente ormai sparite anche laddove sopravvivevano. Questo ragionamento complessivo è da fare con chiarezza, a fronte di un’Italia in cui si assiste ad un arretramento del fronte del regionalismo, specie quello più avanzato delle autonomie speciali. Un quadro di garanzie e di “patto”, pur politico e non giuridico, perché quello sarebbe già stato federalismo, che si sta sgretolando e non solo per colpa di Roma. Perché anche un cattivo utilizzo della propria autonomia speciale ad Aosta può diventare un elemento grave di deterioramento della credibilità. Ma resta chiaro che oggi ogni attacco e vilipendio allo Statuto d’autonomia, svuotato e calpestato nei suoi valori fondanti, apre la strada a scelte diverse e anche più forti. Non si tratta di usare toni minacciosi o ricattatori, ma di constatare che una Repubblica, nata su valori condivisi, deve essere rispettosa di quanto a suo tempo stabilito. Senza usare, invece, quei toni e quei metodi che si sono diffusi in questi anni di continuo bombardamento politico e mediatico contro i “privilegi” e rispetto ai quali si è vista da noi – pensiamo solo ai tagli finanziari e agli impedimenti alla spesa - una reazione governativa debole e a Roma  una deludente assenza dei parlamentari valdostani.
Il dibattito deve restare vivo per evitare di dare l'impressione che il federalismo valdostano dorma ormai sonni tranquilli.

Luciano Caveri


Comunicato stampa UVP – Riforme: preoccupazione per l’arretratezza politica della Valle d’Aosta

15937291 Aosta, 11 luglio 2014 Comunicato stampa Gruppo consiliare Union Valdôtaine Progressiste Riforme: preoccupazione per l'arretratezza politica della Valle d'Aosta In questa stagione di Riforme, il Gruppo consiliare UVP nota con preoccupazione come la Valle d’Aosta sia, in questa fase storica, in una posizione di arretratezza politica. Da una parte non si può che lamentare la mancanza di coinvolgimento del Consiglio Valle nella discussione parlamentare in corso, giunta ormai nell’aula del Senato, su materie significative come il nuovo Senato e la revisione della parte riguardante il regionalismo, che comprende anche il futuro delle autonomie speciali. Oramai la logica è quella del “comunicato stampa” e non della discussione e soprattutto della presenza dei Parlamentari valdostani negli organi istituzionali preposti, il Consiglio Regionale e la Prima Commissione "Istituzioni e Autonomia", che sono garanzia e presidio dell’ordinamento valdostano. In secondo luogo, l’approvazione ieri di un’importante norma d’attuazione del Friuli-Venezia Giulia, da parte del Consiglio dei Ministri, in materia di ordinamento finanziario e fiscale, mostra come ormai ci siano due velocità fra le autonomie speciali. La Valle d’Aosta, come dimostra anche la discussione aperta dalla Sardegna sulle deroghe al Patto di Stabilità, è purtroppo diventata – ma lo era già da tempo rispetto a Trento e Bolzano – il fanalino di coda per assenza di capacità di interlocuzione politica da parte del Governo Rollandin. Noi proseguiremo, attraverso la nostra azione in Consiglio e con lo stimolo politico del nostro Movimento, la battaglia per riportare nella nostra comunità una discussione democratica sul destino della Valle d’Aosta contro la logica della rassegnazione, che sembra ormai caratterizzare la maggioranza regionale a detrimento dell’avvenire della Valle d’Aosta.

Poco rispetto e nessun coinvolgimento

Lunedì inizia l'iter parlamentare delle riforme Costituzionali che avranno grande incidenza anche sulla nostra Regione. Prendiamo atto con rammarico che, da parte dei Parlamentari valdostani, che dovrebbero rappresentare tutta la Valle d'Aosta, non c'è stato nessun tipo di condivisione e coinvolgimento degli organi istituzionali della nostra Regione. Malgrado i grandi proclami, infatti, e gli impegni assunti, né il Consiglio Valle né tantomeno la prima commissione consiliare, che si occupa di riforme, sono state coinvolte, nelle ultime settimane, su questi temi e sulle ultime novità, che incideranno, per i prossimi anni, anche sul futuro della nostra comunità. Un atteggiamento poco rispettoso nei confronti della comunità che si dovrebbe rappresentare e delle Istituzioni del territorio, che denota scarsa attenzione e superficialità nell'affrontare temi di tale portata, che dovrebbero essere portatori della condivisione tanto sbandierata. La vicenda dei benefici ottenuti da altre Regioni a Statuto Speciale, e purtroppo non dalla Valle d'Aosta, come quelli del Friuli di questi giorni, che seguono la deroga al patto di Stabilità per la Sardegna e le norme sulla fiscalità ottenute da Trento e Bolzano, dimostra come chi sta operando con coinvolgimento e determinazione sul proprio territorio riesca poi ad ottenere importanti risultati per i propri cittadini, a fronte , invece, dei scarsi risultati ottenuti per i valdostani.

Laurent Viérin