La déchetterie et les bonnes intentions

#fridaysforfuture

Se è vero che l'uomo non ha scelto il pianeta terra per vivere, è altrettanto valido asserire che sia proprio la terra ad ospitare il genere umano. I dubbi marzulliani non c'entrano; il senso civico unito ad un'attitudine primitiva di autoconservazione -anche se reconditi- dovrebbero spingere l'uomo a tenere comportamenti rispettosi della tutela ambientale, se non altro per spirito di sopravvivenza. Non sempre è così. Direttamente o indirettamente i rifiuti influenzano la nostra salute e il nostro benessere. La loro mala-gestione, pensiamo ad esempio alle discariche non regolamentate, può rivelarsi un problema tanto quanto la loro classificazione e il riutilizzo dei materiali può invece diventare una risorsa: è il metodo con cui se ne opera la gestione a fare la differenza. Riguardo al riscaldamento globale, dobbiamo mettere in forza comportamenti consapevoli per produrre meno gas come ridurre l'uso di autoveicoli, ma anche di navi e aerei, pensare alla posa di impianti di teleriscaldamento, favorire l'isolamento degli edifici abitativi. Nonostante l'Assessore all'ambiente fornisca dati secondo cui le condizioni climatiche nella nostra regione siano decisamente meno preoccupanti rispetto a quelle a livello internazionale (rapporto CO2/persona: Italia -->11 tonnellate a persona; VdA-->1 tonnellata a persona), in Valle d'Aosta i mutamenti climatici si stanno comunque percependo da alcune annate. Uno dei settori più a rischio è senza dubbio l'agricoltura, che evidenzia sempre più spesso l'esplosione di caldi anomali fuori stagione o la comparsa di gelate, dannose poichè incentivate dalla misera copertura nevosa dei terreni. Il turismo, invece, a causa dello scarso innevamento, è diventato mesto testimone della scomparsa di stazioni sciistiche di media montagna. Greta Thunberg -e il suo staff- sono impegnati in questi giorni nelle piazze di tutto il mondo a denunciare l'incremento della febbre terrestre, il riscaldamento globale, dovuta alle emissioni di gas serra. L'invito del movimento di Fridays for future, oltre a promuovere qualunque iniziativa volta a salvaguardare l'ambiente che ci ospita, è diretto a sensibilizzare le azioni dei governi nei paesi sviluppati, per farle incidere laddove la scienza e gli attivisti hanno finora fallito. Una grande sfida raccolta anche dagli studenti valdostani, che venerdì 15 marzo scorso hanno partecipato compatti al grido di preoccupazione, percorrendo le vie del centro storico di Aosta. Nello stesso giorno in cui si è tenuto il corteo, si sono inoltre svolti i lavori della 18a sessione del Comitato interparlamentare formato da Valle d'Aosta, (presenti i Consiglieri Regionali Distort, Daudry, Lucianaz e Pulz), Fédération Wallonie-Bruxelles e Jura: fra gli oggetti dei lavori spiccava un tavolo che ha espresso sensibilità alle tematiche legate alla salvaguardia dell'ambiente, alle sfide lanciate dal cambiamento climatico e alla tutela del paesaggio. Una grande movimentazione, insomma, destatasi a supporto delle nuove generazioni che esprimono la propria maturità e preoccupazione per il futuro al grido di "un'aria più pulita da respirare". Come dare loro torto?

Au revoir, Ida

L’histoire de chaque individu vit grâce aux lieux, aux affections, aux idées, aux projets; nous devons donner à cette histoire la liberté de bouger, car après de nombreuses années, c’est nous la voie de nos histoires.

Due righe sul processo di Madrid

L'arma giudiziaria contro un reato d'opinione

Yo soy un preso político, no un político preso Jordi Cuixart     Nell'epoca della condivisione massiccia, quasi totale, dei dati, le censure o i tentativi di insabbiamento e minimizzazione stridono con un suono insopportabile. Eppure poco ci si cura di quanto accade in questi giorni a Madrid, dove sono processati membri del governo, del parlamento catalano e della società civile. Le accuse sembrano uscire da un libro di storia risorgimentale (oppure da cronache dell'India britannica o del Sudafrica dell'apartheid): ribellione, sedizione, malversazione. Il centralista, post(?)franchista e - nonostante i socialisti al governo - conservatore governo spagnolo sta utilizzando lo strumento giudiziario anche e sopratutto per finalità politiche. I settori dell'arco costituzionale sono presenti anche in sala: sul banco dell'accusa si trovano Vox e il Partido Popular mentre su quello degli imputati si trovano i catalani. Il dato davvero rilevante, al di là del dramma umano che stanno vivendo gli imputati, i quali rischiano pene durissime sostanzialmente per reati d'opinione, è il seguente: Madrid sta utilizzando (e confidando possa essere efficace quale ultima ratio) un processo come strumento per sottomettere e neutralizzare un dissenso di massa di una parte della sua popolazione. La Spagna sta giocando con il coltello dalla parte del manico una partita che spera di vincere facilmente, ma molti elementi possono sfuggire di mano, diventando dei boomerang letali. Innanzitutto perché i capi di accusa siano tali i fatti devono essersi svolti violentemente, ma è stata immortalata dagli obiettivi di migliaia di persone l'evidenza che l'unica violenza (brutale e fascista) è stata quella della polizia nazionale spagnola. In secondo luogo, anche se Madrid riuscisse a dimostrare qualche episodio violento da parte dei protestanti catalani, nulla potrà cancellare l'analogia tra i moti di disobbedienza civile, di non-violenza e di partecipazione trasversale della società catalana e gli episodi storici di Gandhi, Martin Luther King, Mandela. Episodi questi che le spesso ipocrite democrazie si pregiano di commemorare e celebrare come capisaldi del processo democratico e libertario dei popoli, ma che quando avvengono troppo vicino ai cancelli di casa o - addirittura - sul pianerottolo, queste democrazie temporeggiano, osservano preoccupate e sperano come gli ignavi sperano: che si torni allo status quo quanto prima e con meno trambusto possibile. I governi di tutto il mondo faticano a cogliere il segno del tempo che viviamo: i metodi di condivisione di idee e di diffusione del consenso hanno già abbandonato i paradigmi storici: partiti, politici classici, giornali generalisti, televisione, radio. La trasmissione politica ha perso la sua verticalità (il Capitano leghista infatti persiste saggiamente nel dipingersi uomo qualunque, solo primus inter pares) ed è ormai quasi completamente orizzontale. Gli opinion makers, i tanto declamati influencers non debbono attendere elezioni o referendum per salire e scendere dalla ribalta. Il consenso (e il dissenso) è ora fluido, istantaneo, non mediato: la descrizione perfetta del contrario di un politico. Madrid sta giocando il ruolo del reazionario vieux genre in un epoca in cui non si può più controllare l'opinione pubblica, la si può al massimo inquinare con fake news e contro-influencers, ma sulla lunga distanza ciò che non evapora è il reale sentimento diffuso. E siamo sicuri che le vittime di questo triste episodio di stato di polizia in Spagna saranno riabilitate dalla storia e dall'opinione pubblica globale, quali eroi moderni contro il potere affetto da un male fuori tempo massimo.

Aperto il termine per la presentazione delle domande di autorizzazione di nuovi impianti viticoli

Sono aperti i termini per la presentazione delle domande di autorizzazione di nuovi impianti viticoli ai sensi dei decreti ministeriali n. 12272 del 15 dicembre 2015, n. 527 del 30 gennaio 2017 e n. 935 del 13 febbraio 2018; i termini sono concernenti il sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli di cui al Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio recante l’organizzazione comune dei mercati di prodotti agricoli e il sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli. Le domande, come previsto dalla circolare AGEA n. 0012599 del 14 febbraio 2019, dovranno essere presentate in modalità telematica nell’ambito del SIAN entro il 30 marzo. La relativa compilazione dovrà avvenire presso l’Assessorato, Struttura Produzioni vegetali, sistemi di qualità e servizi fitosanitari, in località La Maladière – Rue de la Maladière, 39, a Saint- Christophe, nei seguenti giorni e orari: martedì e giovedì dalle 9 alle 14 o su appuntamento (per informazioni 0165/275212 - 275293). I richiedenti dovranno presentarsi con il fascicolo aziendale validato dal centro di assistenza agricola di competenza, dal quale dovrà risultare una superficie aziendale in conduzione pari o superiore a quella richiesta per i nuovi impianti.

Due righe sul processo di Madrid

L'arma giudiziaria contro un reato d'opinione

Yo soy un preso político, no un político preso Jordi Cuixart     Nell'epoca della condivisione massiccia, quasi totale, dei dati, le censure o i tentativi di insabbiamento e minimizzazione stridono con un suono insopportabile. Eppure poco ci si cura di quanto accade in questi giorni a Madrid, dove sono processati membri del governo, del parlamento catalano e della società civile. Le accuse sembrano uscire da un libro di storia risorgimentale (oppure da cronache dell'India britannica o del Sudafrica dell'apartheid): ribellione, sedizione, malversazione. Il centralista, post(?)franchista e - nonostante i socialisti al governo - conservatore governo spagnolo sta utilizzando lo strumento giudiziario anche e sopratutto per finalità politiche. I settori dell'arco costituzionale sono presenti anche in sala: sul banco dell'accusa si trovano Vox e il Partido Popular mentre su quello degli imputati si trovano i catalani. Il dato davvero rilevante, al di là del dramma umano che stanno vivendo gli imputati, i quali rischiano pene durissime sostanzialmente per reati d'opinione, è il seguente: Madrid sta utilizzando (e confidando possa essere efficace quale ultima ratio) un processo come strumento per sottomettere e neutralizzare un dissenso di massa di una parte della sua popolazione. La Spagna sta giocando con il coltello dalla parte del manico una partita che spera di vincere facilmente, ma molti elementi possono sfuggire di mano, diventando dei boomerang letali. Innanzitutto perché i capi di accusa siano tali i fatti devono essersi svolti violentemente, ma è stata immortalata dagli obiettivi di migliaia di persone l'evidenza che l'unica violenza (brutale e fascista) è stata quella della polizia nazionale spagnola. In secondo luogo, anche se Madrid riuscisse a dimostrare qualche episodio violento da parte dei protestanti catalani, nulla potrà cancellare l'analogia tra i moti di disobbedienza civile, di non-violenza e di partecipazione trasversale della società catalana e gli episodi storici di Gandhi, Martin Luther King, Mandela. Episodi questi che le spesso ipocrite democrazie si pregiano di commemorare e celebrare come capisaldi del processo democratico e libertario dei popoli, ma che quando avvengono troppo vicino ai cancelli di casa o - addirittura - sul pianerottolo, queste democrazie temporeggiano, osservano preoccupate e sperano come gli ignavi sperano: che si torni allo status quo quanto prima e con meno trambusto possibile. I governi di tutto il mondo faticano a cogliere il segno del tempo che viviamo: i metodi di condivisione di idee e di diffusione del consenso hanno già abbandonato i paradigmi storici: partiti, politici classici, giornali generalisti, televisione, radio. La trasmissione politica ha perso la sua verticalità (il Capitano leghista infatti persiste saggiamente nel dipingersi uomo qualunque, solo primus inter pares) ed è ormai quasi completamente orizzontale. Gli opinion makers, i tanto declamati influencers non debbono attendere elezioni o referendum per salire e scendere dalla ribalta. Il consenso (e il dissenso) è ora fluido, istantaneo, non mediato: la descrizione perfetta del contrario di un politico. Madrid sta giocando il ruolo del reazionario vieux genre in un epoca in cui non si può più controllare l'opinione pubblica, la si può al massimo inquinare con fake news e contro-influencers, ma sulla lunga distanza ciò che non evapora è il reale sentimento diffuso. E siamo sicuri che le vittime di questo triste episodio di stato di polizia in Spagna saranno riabilitate dalla storia e dall'opinione pubblica globale, quali eroi moderni contro il potere affetto da un male fuori tempo massimo.

EUSALP – Nuove opportunità per la Macro Regione alpina: strategie e agenda montagna UE per i territori alpini

Luigi Bertschy, Assessore agli Affari europei, politiche del lavoro, inclusione sociale e trasporti è intervenuto, il 28 febbraio a Milano, all’evento di lancio della Presidenza italiana di EUSALP, appuntamento di particolare importanza poiché rappresenta il passaggio formale dalla Presidenza tirolese dell’anno 2018 a quella italiana del 2019. EUSALP è una strategia bottom up fortemente voluta dalle Regioni per coordinare più efficacemente, a livello territoriale, parte delle loro politiche e affrontare insieme le numerose sfide che si presentano. La strategia alpina punta a promuovere una gestione sostenibile dell’energia e delle risorse naturali e culturali e ad aumentare lo sviluppo del territorio, favorendo una mobilità sostenibile, una rafforzata cooperazione tra i Paesi partecipanti, nonché lo sviluppo di servizi ed infrastrutture di comunicazione. Lo sviluppo della competitività, con una particolare attenzione all’imprenditoria giovanile, e la promozione della creazione di nuove opportunità di lavoro, soprattutto nei settori della green economy e delle nuove tecnologie fanno parte dei temi concreti, a livello macroregionale, del programma di presidenza italiana di EUSALP. L’Italia intende, inoltre, affrontare tematiche ambientali, idee e tecnologie innovative per conciliare sviluppo economico e salvaguardia del patrimonio naturale, e tematiche macroregionali, quali la riduzione del gap tra le aree urbane, più forti e sviluppate, e le aree rurali, più deboli e marginalizzate. “Rappresento una piccola Regione di montagna – ha sottolineato Bertschy nel suo intervento – che nell’ambito di EUSALP ha assunto la leadership del gruppo di azione 5, incentrato sull’accessibilità alle infrastrutture digitali e ai servizi di base EUSALP, che promuove gli smart villages quali modalità innovative di erogazione dei servizi di interesse generale e di sviluppo dei villaggi alpini, tramite l’attuazione di nuovi modelli organizzativi supportati dalle tecnologie digitali, permettendoci di creare quelle opportunità che sono indispensabili per creare equità sociale e sviluppo, e per far crescere i nostri territori. Le Alpi, da un lato, sono caratterizzate da una grande ricchezza di paesaggi naturali e di beni culturali, ma dall’altro lato continuano a soffrire di una marginalizzazione socioeconomica che, in determinati ambiti, ne impedisce lo sviluppo. La Valle d’Aosta presenta dei deficit infrastrutturali nell’ambito dei traporti, dovuti principalmente alla sua localizzazione geografica e alla sua conformazione morfologica. A questo proposito, considerata la strategicità del settore dei trasporti e dell’accessibilità, la Valle d’Aosta spera di poter trovare in EUSALP un’alleanza forte per costruire politiche strategiche per lo sviluppo della mobilità, in particolare nell’ambito del trasporto ferroviario a beneficio delle popolazioni montane”. Bertschy ha infine ricordato i due eventi che saranno organizzati in Valle d’Aosta in questo anno di Presidenza italiana di EUSALP. Il primo, che è patrocinato dall’Istituto europeo degli Itinerari culturali del Consiglio d’Europa si terrà al Forte di Bard i prossimi 2 e 3 aprile e rappresenterà l’occasione per promuovere nuovi itinerari culturali legati a EUSALP. Il secondo, che si terrà a Courmayeur i prossimi 23 e 24 maggio, avrà come focus principale la tematica degli smart villages, quali modalità innovative di erogazione dei servizi di interesse generale e di sviluppo dei villaggi alpini, tramite l’attuazione di nuovi modelli di organizzazione dei servizi.

De quoi parle-t-on

J'ai prononcé mon premier discours comme président de l'Union Valdôtaine Progressiste pour frapper ceux qui m'écoutaient dans la salle de la Maison communale de Pontey et les gens qui auraient lu mes mots les jours suivants sur la presse. Je pense qu'il y en avait besoin. Mon intervention à propos de la langue française est née d'un double sentiment. D'une part, c'était la frustration d'un valdôtain relativement jeune qui se trouve impuissant à assister à une marginalisation progressive du français dans la vie réelle, en raison de facteurs sociaux qui semblent insurmontables de nos jours. D'autre part, je suis contrarié de voir ce langage réduit à un simple artifice rhétorique: un langage cérémoniel utilisé pour sacraliser les événements parrainés par l'administration publique, donner de l'autorité aux discours des hommes politiques et, au pire, baptiser avec un nom - à la fois exotique et local, et ça c'est de la schizophrénie - une nouvelle entreprise ou un studio professionnel. Ce n'est pas l'enfant qui crie que le roi est tout nu qui doit être jugé, à mon avis. La bataille pour le français n'a pas été perdue lundi 25 février, la semaine dernière ou il y a dix ans. La guerre a été perdue dans la seconde moitié des années quarante du siècle dernier. C’était à cette époque le moment historique pour décider si une Vallée, encore largement francophone malgré les ravages du fascisme, vigoureuse et optimiste et qui aurait pu prendre en main sa propre destinée, aurait voulu ou non (re)devenir une terre francophone, quel que soit l’État qui administrait ses frontières. Je suis sûr que, si seulement nous avions choisi différemment quand les temps étaient propices, la communauté calabraise, vénitienne, piémontaise et chaque immigrant auraient appris le français avec conviction et engagement, précisément parce qu'il aurait été essentiel pour vivre dans la Vallée. Nous ne voulions pas des écoles françaises, à une époque où la scolarité avait encore un pouvoir énorme pour façonner une société. Et puis le procès de l'histoire est connu: télevision, presse locale complètement en italien, etc. Nos cousins ​​tyroliens ont mieux résisté. Et ce n’est pas la garantie internationale autrichienne qui a fait la différence: les Tyroliens eux-mêmes étaient ceux qui voulaient continuer à parler allemand. De manière têtue et courageuse, même parfois avec une certaine arrogance mais que je justifie pleinement. Ceux qui s'aventurent au nord de Bozen comprennent immédiatement qu'ils se trouvent dans le Tyrol. Je ne pense pas que, si nous masquions les panneaux de toponymie sur les routes, un voyageur pourrait être sûr d'être dans la Vallée d'Aoste. Mes paroles brisent mon cœur autant que le vôtre, mais nous ne pouvons pas nous contenter d'un bovarisme suicidaire et attendre que les prochaines générations effacent progressivement l'héritage meurtri de nos pères, pendant que nous continuons, aveugles et sourds, à parler français parmi nous, dans un club toujours plus retréci. Je préfère alors regarder la réalité et attirer l'attention de ceux qui veulent m'entendre pour résoudre les problèmes les plus urgents: avant tout la recomposition du parti autonomiste unitaire. Nous devons réunir les Valdôtains, inclure tous ceux qui auraient pu être des autonomistes convaincus et généreux, mais qui ont été inhibés par l'attitude élitiste de certains environnements politiques, sociaux et de travail. Il est notre devoir de créer un nouveau sentiment de communauté qui ne peut plus être fondé uniquement sur le paradigme fantôme d'une francophonie exclusive. Le prix à payer est assez modeste si nous pensons à l’avenir que nous pourrions réaliser pour notre terre et pour notre peuple. En fait, il s’agit de reconstituer notre peuple et seulement ensuite de se réapproprier de nos langues, car la voie contraire n’est pas passable. Nous ne pouvons pas prétendre que les gens parlent notre langue lorsqu'ils se sentent étrangers chez eux ou indifférents à l'histoire de leur pays. Aussi difficile que puisse être la montée, le sommet peut être atteint. Avant 1975, presque personne ne parlait le catalan à Barcelone, tout comme aucun des futurs Israéliens ne connaissait un mot en langue hébraïque avant 1948. Mais il doit être clair que ce n’est que par un effort collectif qui puisse englober tous les Valdôtains que nous pourrons décider de l’avenir linguistique de nos enfants. Mîmo discours per noutra lenva, que ironiquement l'est bien plles en santé que lo français. L'arpitan l'a poncor teriat son derir flo renque perqué de dzins, de valdôtens, l'empleyont tcheuts les dzorns, et euncor des ans et des ans de glorieusa museïficachon l'ant pos pu empêtcher y valdôtens de lo predzer deun leur fameuille, avouec les amis, y travaille. L'arpitan l'est euncor an lenva vehiculéra, per notra chance. Et l'est renque per cen que l'est euncor en via. Dz'i eun ami, mon ayadzo, que l'est pos neyssu en Veulla: sa fameuille veunt di Sud de l'Italie. L'est en trein de faire un cours de patoué, perqué lo comprend tot, mais lamerie estot lo predjer à modo. Voilà la soluchon: n'ens fauta de bailler y dzins l'interêt per notres lenves pllestout que nos entortzeiller comme de vioux macacos à predzer lo français (et de temps en temps lo patoué) come se nos suchons les derirs elves noblos deun lo pays dis hommos.   Avouec humiltot et amour per notra tera, Giuliano Morelli  

Il discorso di insediamento del nuovo Presidente

Un progetto per gli Autonomisti e per il futuro della Valle

In un discorso diretto, senza perifrasi, il neo Presidente, eletto dall'assembleariunita per il Congresso straordinario dell'UVP, ha invocato una presa d'atto realista della situazione attuale e ha lanciato tre sfide fondamentali per il futuro dell'area autonomista e per la Valle d'Aosta. Morelli ha sottolineato la necessità di una sigla nuova che «parli con una voce sola e dica una cosa alla volta» e che non sia l'ennesimo, fallimentare cartello elettorale pronto a dividersi alla prima difficoltà. Il Presidente ha quindi criticato l'uso cerimoniale e retorico del francese che oggi, in Valle, è ridotto al rango di latinorum e che allontana l'elettorato che da questo uso elitario della lingua francese si sente escluso. In ultimo Morelli ha spaziato sulle sfide future che ci attendono a livello globale e conseguentemente anche tra le nostre montagne: sfide, alcune, che non possono neppure essere previste, ma che solo cambiando la forma mentis sociale e economica della Valle potranno essere affrontate e delle quali potranno essere colte le grandi opportunità.

Legge elettorale: approvato nuovo testo. Limite mandati, preferenza unica e confermato spoglio centralizzato

Nella seduta del 19 febbraio 2019, con 33 voti a favore e un voto contrario (ADU-VdA), il Consiglio Valle ha approvato un testo di legge in materia di elezioni del Consiglio regionale. Il provvedimento è stato predisposto dalla prima Commissione "Istituzioni e Autonomia" Il testo, oltre a introdurre la preferenza unica, rende definitivo lo scrutinio centralizzato dei voti, istituendo complessivamente otto poli, di cui uno nel Comune di Aosta e uno in ognuna delle Unités des Communes valdôtaines, fatta eccezione per le Unités Mont-Rose e Walser che costituiscono un unico polo. Riguardo alla rappresentanza di genere, la percentuale in ogni lista di candidati sale dal 30 al 35 per cento. Per quanto concerne le liste dei candidati, queste devono comprendere ciascuna un numero di candidati non inferiore a 21 (prima era 18) e non superiore a 35; le firme necessarie per la loro presentazione devono essere non meno di 900 (prima era mille) e non più di 1400 (prima era 1500). Infine, viene dato mandato alla Giunta regionale di valutare la percorribilità del voto e dello scrutinio elettronico. È stato inoltre istituito il limite di tre mandati consecutivi.  Per il Capogruppo di UVP, Jean-Claude Daudry, «questo testo non può essere banalizzato né sminuito, perché tratta di questioni che il mondo autonomista segue da anni in quest'Aula. Con questa proposta si dà forza allo spoglio centralizzato, così come si irrobustiscono tre principi fondamentali: l'universalità del voto - ogni cittadino deve sempre avere la possibilità di recarsi alle urne con il minor sforzo possibile -; il principio della segretezza - grazie all'introduzione della preferenza unica e dello spoglio centralizzato, tenendo comunque sempre conto del territorio della nostra regione che ha realtà diffuse; il principio dell'integralità - il voto deve essere verificabile. Anche con l'introduzione del voto elettronico, che è al vaglio con questa proposta di legge, si dovranno garantire quei principi del voto che approviamo oggi con questo testo.»  

Accordo Regione/Sav: gratuità dell’autostrada da Verrès a Châtillon per chiusura notturna della ‘’Mongiovetta’’

A seguito dell’ordinanza del Compartimento Anas della Valle d’Aosta che ha determinato la chiusura al traffico sulla strada statale 26, nel tratto della ‘’Mongiovetta’’ (dal km 69+600 al km 71+750), il Governo regionale, ha chiesto alla Sav di garantire il traffico locale sull’autostrada A5. La società autostradale ha risposto positivamente alla richiesta del Governo regionale, nelle due direzioni, tra il casello di Verrès e il casello di Châtillon, per tutto il periodo dei lavori che determinano la chiusura del tratto della statale 26, in orario notturno (dalle 22 alle 6.00). Per usufruire della gratuità gli utenti dovranno utilizzare la pista manuale con addetto o la pista Telepass. Non verranno rimborsati i passaggi effettuati con Via Card o Carta di Credito.

Skyway, il 5% del fatturato sarà investito in attività di immagine e promozione

L'Assessore ai trasporti, Luigi Bertschy, nella seduta consiliare del 5 febbraio, ha esposto le azioni di marketing che saranno messe in atto per le prossime stagioni estiva e invernale da parte di Skyway Monte Bianco. "Per quanto riguarda le azioni di marketing, per la prima volta, insieme al piano strategico, è stato redatto un piano di marketing che prevede un investimento del 5% del fatturato in attività di immagine e promozione. Sono previsti vari eventi, tra i quali il giro d’Italia, che per la prima volta prende il nome di una funivia, un allineamento comunicativo quali il sito, pagine social, comunicazione interna, e una attività di webmarketing nonché la definizione di accordi commerciali". 

Promozione Fontina: Viérin, importante tutela marchio e prezzo prodotto

"Un Comitato di indirizzo, a regia regionale, che possa monitorare e sviluppare in forma coordinata tutte le azioni per il sostegno, promozione e valorizzazione del prodotto della Fontina Dop". E' l'obiettivo annunciato dall'Assessore regionale all'agricoltura, Laurent Viérin, durante i lavori consiliari di mercoledì 6 febbraio, rispondendo ad un'interpellanza sulla tutela e la strategia promozionale della Fontina Dop. "Questo è un dossier comune che ha necessità oggi di essere tutelato, promosso e rilanciato in modo coordinato tra il Consorzio produttori e Tutela della D.O.P. Fontina  la Cooperativa Produttori Latte e Fontina, privati e Amministrazione regionale. L’azione congiunta si deve basare su tre assi principali quali la tutela del marchio, la tutela del prezzo del prodotto e la sua promozione, coordinata e sinergica tra i vari attori del territorio. Nel tempo, abbiamo messo in campo numerose iniziative che vanno proprio nel solco della valorizzazione delle nostre eccellenze, in particolare quella della Fontina DOP, come il Modon d’Or, oltre ad eventi a cui prenderemo parte come il “Chesee” di Bra, e alle iniziative con il Consorzio Tartufo di Alba per abbinare il tartufo alla Fontina, senza dimenticare l’importante opportunità e il valore aggiunto dei mercati transfrontalieri di Svizzera e Francia. Non posso che confermare il nostro impegno a mantenere alta l’attenzione su questo dossier, che rimane per noi prioritario".