Rassemblement Valdôtain

L'unica via di riscatto per una Valle d’Aosta in ginocchio

I recenti ultimi fatti che coinvolgono l’ufficio del Presidente della Regione nonché Prefetto hanno di fatto messo la parola fine ad una legislatura a dir poco travagliata, complessa ma anche inadeguata con attori che dovrebbero vedere l’aula del Consiglio regionale dalla tribuna riservata al pubblico e non seduti su quelle comode poltrone; se poi penso che qualcuno ha ricoperto la carica di assessore in uno dei settori strategici della Valle – con risultati che non abbiamo visto ma vissuto in negativo – allora chiedo a gran voce che cali al più presto il sipario sulla XIV Legislatura regionale.

Il mio amico, Luciano Caveri che non manca occasione per “riprendermi” con il sorriso per il fatto che non sempre ho simpatizzato con le sue idee scrive sul suo blog: “ Oggi, dopo certe storie che lasciano l’amaro in bocca, ma confermano solo i tanti sospetti su metodi e comportamenti, digeriti pure con complicità e indifferenza da una parte dell’elettorato, dimostrano che certi addii erano fondati. Molti – conclude Luciano – che oggi si scandalizzano e si vestono con panni nuovi dov’erano?”. Non voglio certo vestire i panni della vittima (cosa chi in famiglia spesso mi rimproverano) ma sicuramente in quella affermazione rientro pure io; sono stato iscritto all’Union Valdôtaine dal 1989 fino a due anni fa, credo di aver dato qualcosa al Movimento e nello stesso tempo ho ricevuto qualcosina, sicuramente poco rispetto a quel porto di mare dove ignoti arrivavano, ottenevano e se andavano verso altri lidi, sbeffeggiando chi come me e tanti altri, allora adolescenti andavano in giro a mettere manifesti per perorare la causa unionista.

Si, ho voluto, ho creduto che un cambiamento ci poteva essere all’interno di quella casa, ci ho creduto davvero, ho combattuto ma non ce l’ho fatta -nel mio piccolo- perché il comando, vertice, andava e voleva andare in tutt’altra direzione, e quella direzione ha portato dritto, spedito verso il burrone. Gli addii dall’Union Valdôtaine che nel tempo ci sono stati: Robert Louvin, Dino e Laurent Vierin, Luciano Caveri su tutti non sono per me scivolati via in maniera indolore così come i loro ripetuti inviti a voler seguire assieme a loro un progetto nuovo di rilancio mi avevano fatto vacillare e non poco; tenuto conto che, all’interno dell’UV la sensazione di non essere gradito cresceva sempre di più (con delle punte elevatissime dal 2008 in poi) ma, malgrado tutto e soprattutto senza la presunzione di essere chissà chi ritenevo, il cuore diceva che bisognava rimanere lì e così è stato fino a quando la misura non è arrivata al colmo ed ecco che grazie a Dino prima e Laurent poi la presa di coscienza che un certo modo e certi metodi andavano cestinati, il passaggio in UVP è diventata la logica conseguenza: senza l’ambizione di chissà cosa come sicuramente qualcuno penserà (soprattutto in quel di Cogne dove risiedono molti professorini) ma, la voglia di fare politica liberamente con il proprio pensiero, aperti al confronto ma sempre nell’interesse solo ed esclusivo della propria Regione e nulla più!

Come non condividere, come non appassionarsi per quando uscito ieri dal Conseil de Direction del mio Movimento: il Rassemblement Valdôtain! La Casa comune degli Autonomisti! Finalmente la possibilità di riunire competenze, eccellenze, il meglio che sa offrire la Valle d’Aosta in tutti i settori strategici. Basta con i dirigenti “lacchè”, basta con le medaglie al merito verso coloro che arrivano, fiutano il terreno e poi si schierano a seconda di dove si muove il gallo in cima al campanile! Tutti attori, tutti protagonisti, tutti responsabili, solo così si potrà portare la Valle d’Aosta fuori dal pantano in cui si trova e ridare fiducia, entusiasmo e nuova linfa. Siamo stati troppo in silenzio in questi anni, abbiamo concesso troppo a chi non meritava nulla, ci siamo piegati, mettendo da parte il nostro orgoglio, i nostri pregi e anche i nostri difetti.

Adesso, è giunta l’ora, è giunto il momento del riscatto ,della “resettazione” con buona pace di chi non capisce, fa finta oppure non vuol capire. Tempo scaduto, arrivederci a mai più!

Il corso del destino e della storia chiede questo: lo dobbiamo a noi stessi, alle generazioni future. Lasciare un mondo migliore di come lo abbiamo trovato. Si parta dunque con le fondamenta della Casa comune degli Autonomisti dalla quale dovranno assolutamente rimanere fuori gli opportunisti e tutti quelli che hanno navigato e portato la Valle al disastro totale.

Réunir. Reussir, adesso si può, adesso si deve, subito!

Andrea Portigliatti


Riflessioni post-congresso

Riceviamo e pubblichiamo

Venerdì 23 giugno scorso, ho partecipato in veste di iscritto, al Congresso straordinario di UVP per l’elezione della nuova presidente in sostituzione di Gigi: era per me il primo Congresso a cui partecipavo e devo dire che ho raccolto delle sensazioni molto positive! Innanzitutto il clima famigliare: quel concetto di grande famiglia che Alessia Favre rivendica con orgoglio: in UVP non sei un numero – come eravamo in altri Movimenti/o abituati ad essere – ma una testa pensate che in libertà esprime il proprio pensiero: questo significa fare parte di un Movimento politico: una comunità d’intenti che assieme lavora per unire, per rendere ancora più forte il credo e l’azione Progressista: oggi più che mai la Valle d’Aosta ne ha davvero tanto bisogno! UVP sente il peso della responsabilità in questo momento eccezionalmente storico per la nostra Regione; e lo fa assumendosi le proprie responsabilità, mettendoci direttamente la faccia come ha fatto notare Sandro Nogara; un no forte e convinto alla politica dello scaricabarile, del doppiogiochismo, dell’arroganza e della presunzione al quale assistiamo da qualche mese da parte di molti attori che hanno contribuito – e non poco – allo sfascio della Valle. Serietà e pronta assunzione di responsabilità: è questo il messaggio che esce da Fénis dunque, tutti insieme con la presidente, Elisa Bonin a lavorare per il bene della nostra Regione. Avrei voluto esprimere direttamente dalla tribuna del Congresso questi pensieri e concetti ma, vige in me la buona regola che quando ci si presenta in un contesto nuovo si debba prima di tutto ascoltare in rigoroso silenzio: credo, spero che in futuro non mancheranno le occasioni di poter dare il mio contributo all’interno della grande famiglia di UVP, una famiglia che oggi più che mai deve essere l’interprete fedele di quanto scriveva e preconizzava Emile Chanoux: “La semence doit mourir dans la terre pour produire la plante”. Noi siamo, noi rappresentiamo quella pianta sana, libera che dal sacrificio di un uomo giusto che ha dato la vita per la Valle d’Aosta non dobbiamo tradire mai. Réunir, Réussir!

Andrea Portigliatti


La Terra dei Veullatsu

Report ed impressioni di un’amministratrice progressista

Villeneuve è un comune di 1300 abitanti circa esteso su quasi 9 km quadrati, il cui borgo medioevale e’ sito ai piedi del promontorio roccioso detto della “Becca”, sul quale si erge il castello di Châtel-Argent (1008 d.C.); il paese è dislocato quasi per intero all’envers, destra orografica della Dora Baltea, alimentata in loco dai torrenti zonali Savara, Verrogne e Montovert. Oltre all’esposizione al sole a cadenze alterne ed alla presenza di alcune zone soggette a dissesti rocciosi e a nevralgie idrogeologiche, (tutti messi in debita sicurezza), nelle vicinanze dei corsi d’acqua citati, complice la costante presenza di umidità, si riscontrano di frequente fenomeni come brina/gelo d’inverno e condensa d’estate. Altre caratteristiche che contraddistinguono un versante fresco, umido e tendenzialmente meno favorito come quello di Villeneuve, sono le poche distese coltivabili che consentono una ridotta produttività agricola, e la presenza di boschi, a partire dalla frazione alta di Champlong-Dessus, in avanti. Detta premessa era necessaria per far capire come, quando si abita un paese non proprio vocato d’embléé turisticamente, sia controproducente giudicarlo solo per le sue criticità o per le sue carenze, tanto quanto si riveli importante imparare a conoscerlo per poi essere in grado di agire con metodo sia come amministrazione che come privati, sfruttandone le risorse disponibili al fine di gestirlo e migliorarlo rendendolo più produttivo e meglio vivibile ai residenti, in primis, ed ai visitatori poi. Progresso significa, infatti, guardare oltre le semplici risorse esistenti sia naturali che strutturali per dare a tutti una concreta prospettiva di vita e sviluppo. A questo proposito ricordo con piacere come una decina di anni fa, (sono amministratore comunale da tre legislature), l’allora Sindaco mi avesse delegata a curare l’organizzazione di tre edizioni estive della Cronoscalata Off Road d’Argent: gara motociclistica che si sviluppava per 7 Km circa, lungo la strada poderale che dalla frazione di Champlong Dessus mena al bosco di Poignon. È stato singolare come evento in quanto vi si sono iscritti piloti di enduro di fama mondiale quali Passeri e Gerini; inoltre la coreografia zen del bosco, combinata ad un evento sportivo hard-race come quella competizione, è stata impagabile ed ha permesso di connotare diversamente una zona che fino ad allora era frequentata da qualche raccoglitore di funghi o da qualche sparuto appassionato di trekking. Sempre a Champlong Dessus, il 14 luglio prossimo, transiterà, lungo la strada sterrata che si collega con la frazione Chevrère di Valsavarenche, il corteo delle bici per il 54° Giro della Valle: una nuova sfida dell’attuale amministrazione per promuovere sport, turismo e indotto correlato nel nostro piccolo comune. La località sopra-menzionata, oltre ad evidenziare la naturale predisposizione territoriale agli sport all’aria aperta, è anche luogo dove da due anni a questa parte partecipo con gli abitanti che si adoperano vicendevolmente per fare il pane, ridando così vita al vecchio forno frazionale che era rimasto chiuso una trentina d’anni, per poi venire restaurato grazie ad un finanziamento europeo. Altro esempio di utilizzo a fini promozionali del nostro territorio è lo svolgimento annuale lungo il letto della Dora Baltea di gare di canoa organizzate da una cooperativa in collaborazione con il comune, la realizzazione di un Parco Avventura che si sviluppa poco lontano dalla base di Rafting di Chavonne, nonché l’evento puntuale all’inizio del mese di giugno, sempre in sinergia con comune ed associazioni territoriali, di una gara podistica che valorizza il sentiero sterrato del Tor de la Becca. Un impiego ottimale delle risorse del borgo storico di Villeneuve è invece stato raggiunto da quando la Proloco locale, sempre in concorso con l’amministrazione, promuove l’apertura al pubblico delle antiche cantine scavate nella roccia della “Becca”, (barmè, dove venivano stipate le scorte di dispensa familiari), che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Caratteristica della Fiha di Barmè, che si svolge ogni 16 di agosto, è la degustazione dei vini autoctoni, occasione anche per mettere in mostra il prodotto della nostra viticultura eroica. Attualmente lavoro per il gruppo che ha superato con successo le ultime elezioni del 2015: abbiamo l’agio di poter contare su un “pacchetto” di grandi opere già eseguite nel tempo quali il percorso ciclo-pedonale che collega il borgo alla zona del moderno campo sportivo con annessa piscina, l’area verde di Chavonne, il distretto socio-sanitario che da pochi mesi annovera anche il servizio di “Sportello Sociale”, il parco giochi in fondo al borgo con posteggio sottostante, un ulteriore posteggio pluripiano nei pressi delle scuole ecc. Strutture che ci impegniamo giornalmente a far funzionare per rendere possibile e fattibile nel concreto lo sviluppo dell’indotto economico-turistico già esistente, in grado di portare giovamento alla comunità intera in termini di occupazione e di volume di affari. Dispensiamo inoltre le nostre energie di amministratori per valorizzare i servizi, le attività di controllo alla regolare manutenzione e pulizia del decoro urbano e paesaggistico, per tutelare i negozi storici e le botteghe artigiane: tappezzeria, pasticceria, farmacia, macelleria, calzolaio ecc., affinché -come sta succedendo in tanti borghi della nostra regione- non scompaiano. Riguardo alle vie di comunicazione, sono in fase di avvio i lavori per la nuova rotonda ANAS, la cui progettazione ha impiegato tempi epici; lavori che finalmente contribuiranno a mettere in sicurezza e a dare decoro all’ingresso al nostro paese. “La Veulla”, come veniva chiamato una volta Villeneuve, storicamente era già un territorio d’importanza strategica per le vie di comunicazione; ai Romani ad esempio interessava controllarne le strade che portavano verso la Gallia, mentre nel 1300 era sede di uno fra i più sontuosi ospedali-ospizio della Valle d’Aosta, con già allora 13 posti letto; più tardi, nel 1800, davanti alla farmacia vi era uno spazio dedito espressamente alla sosta della diligenza Aosta-Courmayeur. Ad oggi il mio “compito” (non abbiamo deleghe nell’attuale legislatura) è incentivare il turismo culturale, possibilmente a costo zero: un impegno arduo che si realizza anche in collaborazione di volontari o di associazioni presenti in paese e che ci vede impegnati:
  • nella valorizzazione dei percorsi pedonali per riscoprire il borgo di Villeneuve (in occasione dei barmè ad esempio);
  • nella calendarizzazione e gestione de “il Salotto Letterario” in collaborazione con una casa editrice valdostana, evento previsto nei mesi di luglio ed agosto che permetterà la presentazione a cadenza settimanale di libri da parte dei propri autori sotto forma di incontri-aperitivo presso gli esercizi commerciali di Villeneuve, abbiamo inoltre promosso l’evento in occasione dell’ultimo Salone del Libro di Torino;
  • nell’ospitalità ai pittori dell’Associazione Artisti Valdostana per il mese di luglio ed agosto in Casa Bakita nella piazza centrale;
  • nella riscoperta e valorizzazione di un percorso archeologico, (Villeneuve era una fra le più vaste necropoli neolitiche d’Italia, si sono trovati reperti risalenti al 3000 a.C.), in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, ma questo è un progetto appena iniziato.
Mi trovo stagionalmente a consultare e verificare le percentuali di analisi di TurismOK, (portale del turismo in VdA), questo al fine di lavorare per rendere Villeneuve un comune maggiormente accessibile dal più ampio target di visitatori possibile: perché sia una meta a misura di single e di famiglie, affinché torni quel paese dove fermarsi, e non sia solo luogo di transito e/o dormitorio, motivo che ne ha determinato la forte presenza multietnica, già a partire dagli anni ’80. Condivido con gli eletti del Movimento una riflessione: ho avuto modo, come tanti di noi, di sperimentare sulla pelle cosa significhi quello che molti definiscono “vincere le elezioni”, ossia nella maggior parte dei casi poter portare avanti nel tempo i propri programmi per vederli realizzare, sia cosa voglia dire “perdere le elezioni”, ovvero assistere talvolta allo stravolgimento o all’eliminazione asettica dei propri progetti, non venire ascoltato, attuare con il proprio gruppo una strategia di vigilanza e controllo sulle mansioni svolte da altri amministratori coniugata al contempo ad un atteggiamento continuo di disponibilità nell’accogliere le richieste dei propri concittadini; disponibilità mitigata, ahimè, dalla consapevolezza che senza la volontà politica della maggioranza i progetti che si potevano concludere sarebbero stati ben pochi. Ricordiamoci che come amministratori, prima di rendere conto agli elettori, è importante saper rendere conto a sé stessi delle promesse fatte in campagna elettorale, degli impegni presi, del lavoro assicurato di volere e di dovere svolgere per la comunità; l’esito delle elezioni successivo a queste prove orali di fiducia è senz’altro un grande spartiacque che ne determina la creazione ufficiale delle fazioni di governo (maggioranza -minoranza), ma non devono cambiare in ogni caso l’atteggiamento propositivo ed il potenziale che, come candidati all’amministrazione, eravamo decisi a voler dare al nostro paese ed alla comunità residente: ecco perché credo sia importante lavorare sempre e comunque. Molto più educativo (anche se antipatico), devo dire, è stato spendersi per la comunità occupando un posto in minoranza: una lezione di vita che mi ha forgiato in tenacia, contribuendo a confermarmi di non dare mai niente per scontato; bref, la dimostrazione che dalle aspettative disattese, (chiamiamole pure con il loro vero nome, delusioni!), si rinasce più forti e più accorti comunque, e naturalmente non solo in ambito amministrativo.

Mirena Vaudois


Il “coming out” dei Sindaci dell’Union Valdôtaine

Un repentino risveglio di coscienza

Il silenzio è stato finalmente rotto. I Sindaci dell’Union Valdôtaine  chiedono maggiori risorse per il welfare, lamentano difficoltà di cassa per gli Enti Locali e si preoccupano di ciò che accadrà riguardo all'occupazione nel settore correlato. Ben venga questo “coming out”, anche se tardivo; non si può dire che lo stesso accadde quando la precedente maggioranza regionale scippò ai Comuni valdostani ingenti risorse, sotto forma di risparmi accumulati negli anni, oppure in occasione della stangata sulle rette degli asili nido, e ancora quando fu aumentata la percentuale di rapporto bambini - educatori, che portò alla perdita di occupazione ed alla riduzione della qualità dei servizi riferiti alla prima infanzia. Ora, siamo ben felici di un repentino risveglio di coscienza, chiediamo però rispetto. Il gioco delle parti funziona fino a quando non diventa una presa in giro nei confronti di tutti i cittadini valdostani. Auspichiamo che in un prossimo futuro possa esserci una collaborazione costruttiva tra tutti gli amministratori: la democrazia vive ed è in salute solo se ogni istituzione svolge il suo ruolo senza ombre di parzialità. Lanciamo questo invito a tutti i Sindaci di buona volontà che, orientati al bene comune, abbiano il desiderio di mettere da parte inutili provocazioni per costruire insieme il futuro delle nostre comunità.

Les Élus du Territoire de l’ Union Valdôtaine Progressiste


En Mémoire de Ercole

L'Union Valdôtaine Progressiste exprime toute sa tristesse et son chagrin pour la perte de Ercole,

Ami progressiste, bon Administrateur, Homme qui aimait la vie et ses défis,

en présentant les plus  sincères et affectueuses condoléances à sa famille et à ses proches.

La voués dé Dounah

Un impegno di comunicazione e di trasparenza

È da poco nata la seconda edizione del giornale cartaceo “La voués dé Dounah” che riassume l'attività amministrativa avvenuta nel periodo aprile 2016 - aprile 2017. La realizzazione è stata a totale carico nostro e di alcuni cittadini che hanno voluto contribuire. La distribuzione è già stata avviata e a giorni sarà coperto tutto il territorio comunale. Questo strumento comunicativo nasce innanzitutto per rispettare l’impegno di comunicazione e trasparenza assunto dal nostro gruppo nei confronti della cittadinanza e da una presa d’atto che non sempre quello che facciamo, le proposte che cerchiamo di portare avanti non sempre superano le mura della sala consiliare. Da qui la necessità di creare uno strumento per informare i cittadini di quanto accade a livello di amministrazione comunale. I cittadini devono sapere che non sono molti gli strumenti a disposizione di una minoranza, anche perché i consigli comunali a Donnas vengono utilizzati principalmente per ratificare passaggi burocratici obbligatori e quindi il dibattito politico talvolta è ridotto ai minimi termini e viene sollecitato prevalentemente dalle nostre interrogazioni o mozioni. Certo non abbiamo la presunzione di pilotare le scelte della maggioranza, ma almeno vogliamo far presente la nostra visione della realtà e, a nostro parere, chiunque è dall'altra parte della barricata dovrebbe saper ascoltare o chiedere un punto di vista diverso. Spesso i problemi del nostro comune potrebbero essere condivisi, ma manca il più delle volte la disponibilità al confronto, non solamente con noi ma con l’intera cittadinanza. Emblematici i casi citati: la diretta del Consiglio comunale in diretta streaming bocciata; i Consigli richiesti in seduta “aperta”, mai concessi, forse per impedire alla gente di intervenire; gli avvisi del consiglio comunale strappati dalle bacheche comunali e la petizione popolare cestinata. A volte si ha come l'impressione che alcuni eletti si credano degli “eletti”. Per noi la “vera politica” è un’altra: informare e invitare tutti ad interessarsi e a collaborare per il bene della “cosa pubblica”. Il giornale, come strumento informativo, si aggiunge alla nostra pagina Facebook e ad alla periodica newsletter.

i consiglieri comunali di Donnas: Fabio Marra, Gino Agnesod, Dalle Paola e Lea Costabloz


Ritorno al Futuro

Recuperare un alimento sano

Nel corso degli ultimi 50 anni, abbiamo assistito ad un progressivo aumento della capacità di produrre cibo, grazie alle conoscenze acquisite ed alle innovazioni tecnologiche sia meccaniche sia biologico-chimiche; nel contempo sono venuti a diminuire la quantità di forza lavoro, il tempo e la fatica assegnati alla coltivazione. Produrre grano su grandi superfici e in pianura è diventato molto facile: negli anni ‘80 le rese globali di cereali aumentarono del 125%, il riso nel 1999 incrementò del 132%, mentre il grano del 91%. Coltivare grano in montagna non aveva più valore economico, per questo il “giallo” che a luglio/agosto imbiondiva le colline e parte della piana della Valdigne lasciò il posto a prati, ma soprattutto ad incolti. Da più parti, ormai, si afferma che il grano che usiamo ai giorni nostri ed i suoi derivati sono nocivi alla salute dell’uomo. Addirittura il famoso cardiologo americano William Davis dice: “Basta col pane quotidiano, pasta, biscotti, cereali ma anche orzo, crusca e cuscus. Basta eliminare totalmente il grano per vivere una vita sana” (ndr: lo dice riferendosi al grano coltivato oggi. Non è contrario al grano coltivato come una volta). Secondo alcune teorie, la quasi “epidemica” diffusione della celiachia è causata proprio dalle graduali modifiche che il nostro ben noto cereale ha subito nel corso degli anni. Da un punto di vista puramente tecnologico, sembra che l’arricchimento della farina in glutine faciliti il lavoro di produttori di pane e pasta, aumentandone la resa, ma compromettendone le qualità organolettiche, funzionali e nutrizionali. In alcune zone in della Valle d'Aosta, ma soprattutto nei comuni di La Salle e Morgex, sta soffiando un vento nuovo, un vento che riporterà alla tradizione del passato, così lontana dagli interventi di selezione e modifiche genetiche operate dagli uomini negli ultimi decenni. Ed è proprio sulla scia di questo vento nuovo che sta trovando spazio la coltivazione del grano antico. La storia è iniziata circa quattro anni fa, quando una ventina di appassionati ha costituito l'associazione "LO GRAN", beneficiando del progetto europeo “Produits d'Hauteur” ALCOTRA 2007/2013 e di un contributo finanziario elargito dal comune di Morgex, oltre ad una autotassazione, per poter disporre di tutti i macchinari necessari alla produzione e coltivazione del frumento. Un’operazione sicuramente anacronistica e soprattutto antieconomica considerando che Confragricoltura prevede che, per il 2017, il prezzo del grano all’ingrosso sarà di circa 180,00/tonnellata. Grano che proviene principalmente dai grandi paesi produttori come Canada e Stati Uniti, che ha un elevato contenuto di glutine e importanti tracce di glifosato – potente erbicida- dannosissimo per la nostra salute. In un panorama alimentare dominato dai derivati del frumento, la questione della qualità non è di secondaria importanza. Come spiega Pier Luigi Rossi, medico specialista in scienza dell’alimentazione: «Queste farine con alto contenuto di glutine hanno inevitabili ripercussioni sul nostro intestino che non è cambiato di pari passo con il grano. Si produce un cibo commerciale non adatto alla digestione, e il mancato assorbimento intestinale causa patologie degenerative e funzionali sul sistema gastrointestinale. E si fa credere mediante pubblicità che dispepsia e altre malattie intestinali possano essere corrette/guarite con uso di yogurt e altri prodotti finalizzati al recupero del benessere e della salute dell’intestino». La scelta di acquistare prodotti bio non serve a rimediare a queste problematiche se non vengono utilizzate farine di varietà vecchie o antiche. Il recupero delle cultivar è stato per l’associazione “LO GRAN” il primo passo da compiere. Alcuni soci sono andati a frugare nei granai di famiglia, altri hanno preferito rivolgersi all’Institut Agricole Régional dove sono conservati dei grani antichi della Valle. Altri ancora hanno scelto una selezione di frumento ottenuta in Svizzera sempre da grani antichi; il tutto con l’unico scopo ti portare in tavola un pane a basso contenuto di glutine e con la consapevolezza di un ritorno ad un alimento sano.

Elvio Fosseret


L’esperienza amministrativa di una giovane Progressista

A due anni dalle ultime elezioni comunali a Donnas

Sono entrata in politica circa due anni fa, forse era scritto nel destino oppure è stato uno scivolare lentamente verso quell'interesse per “la cosa pubblica” e soprattutto per il mio paese…Donnas. Premetto che appartenevo già al gruppo territoriale dell’Union Valdôtaine Progressiste e che, mettermi in lista, sia stata un’esperienza comunque significativa. La campagna elettorale si è rivelata impegnativa per una donna che si cimenta per la prima volta con la politica e, anche se non ha dato i risultati sperati perché non abbiamo vinto le elezioni comunali, mi ha permesso di entrare in minoranza nel mio comune. Interpellanza, mozione, voto di sfiducia, sospensione del consiglio erano termini di cui non avevo del tutto la conoscenza, ma che hanno trovato una puntuale risposta sia attraverso la lettura dello Statuto Comunale sia con la partecipazione diretta ai consigli del mio comune. Vero è che “essere dall’altra parte della barricata”  trattasi sì di un’esperienza positiva  ma anche difficile, soprattutto nel momento in cui alcune proposte in cui uno crede non vengono  accolte dalla maggioranza. Ho capito che bisogna avere una buona preparazione psicologica, ancora prima che politica, per entrare “nell’arena” del consiglio comunale e puntare sulla continua mediazione con la maggioranza. Ancora occorre amare il proprio paese, essere disponibili ad ascoltare la gente che incontri  per la strada e avere la volontà di partecipare alle manifestazioni sul territorio comunale, non per il gusto di apparire ma piuttosto perché in esse viene custodito il segreto del tempo che passa. Ma come fare per avvicinare i cittadini alla politica? La soluzione, secondo il mio punto di vista la si troverebbe da un lato tentando un approccio con la gente comune attraverso il dialogo libero e spontaneo e dall’altro favorendo la partecipazione degli stessi alle assemblee pubbliche in cui il cittadino si sentirebbe maggiormente ascoltato e capito. Da questi presupposti nasce il nome della mia lista “Libertà e partecipazione”.

Paola Dalle Amministratrice comunale a Donnas


Zone Franche fra storia ed attualità

Inizio di una riflessione sulle Zone Franche

Succede con una certa periodicità. Le Zone Franche suscitano dibattiti che sempre più sovente entrano nelle vertenze politico-economiche delle Regioni, in Italia ma – ad ampio respiro – anche nel resto d'Europa. L'argomento non è secondario, al contrario, per quanto attiene la Regione Autonoma Valle d'Aosta che nello Statuto Speciale vede l'articolo 14 ad esso espressamente dedicato quale accordo Costituzionale. Esso recita: «Il territorio della Valle d'Aosta è posto fuori dalla linea doganale e costituisce zona franca. Le modalità d'attuazione della zona franca saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato» così come poi trattato dalla legge n.623 del 3 Agosto 1949 in attesa che fosse attuato il regime economico. Purtroppo la Zona Franca regionale valdostana non è mai stata concordata né varata ed è rimasta argomento in sospeso fino ad oggi. Affrontata più volte e sollecitata dai parlamentari valdostani succedutisi nel corso delle legislature, la questione è restata infatti inattuata. Emblematico l'intervento del deputato Corrado Gex in aula in un discorso del 13 dicembre 1962 in cui l'onorevole ricordava come, nonostante lo Statuto Speciale, l’argomento Zona Franca fosse stato sostanzialmente non trattato nel corso delle tre legislature precedenti. Più volte i vari Governi avevano proferito in aula promesse rimaste disattese. Destino, purtroppo, anche della quarta legislatura nonostante il forte impegno di Gex e del senatore Federico Chabod ed in seguito di altri quali Giovanni Fillietroz, ad esempio. Poche e parziali concessioni succedanee si sono lentamente dissolte nel tempo. Nella comune tradizione economica, le zone franche (o più attuali “No Tax Area”) sono da sempre individuate in zone a svantaggio industriale o geografico. Lo scopo della “No Tax Area” è proprio quello di sostenere regioni che - per cause geografiche ed infrastrutturali - risultano poco appetibili per le imprese. Questa filosofia ha condotto, in Europa, alla creazione di “No Tax Area” per le Isole Canarie, per l’isolato Stato del Nevada, del New Mexico, o delle Isole del Canale della Gran Bretagna. In Italia le concessioni in tal senso sono state assai parziali. Due esempi sono dati da Livigno e da Campione d'Italia dove, fra l'altro, registriamo anche l'esistenza di un Casinò. È un errore comune quello di limitare l'istituzione di una Zona Franca con l'unico scopo di favorire lo scambio ed i consumi. Di solito i controlli sono molto puntuali e la possibilità di acquistare merci non è così estesa per i compratori. Essa di per se dovrebbe superare il mero concetto mercantilistico, ma sarebbe bene agisse più in profondità favorendo la creazione di aziende in quelle zone che registrano difficoltà strutturali, abbiamo visto accesso e comunicazioni, per consolidare localmente un volano produttivo di ricchezza e non di mero trasferimento della stessa. Ad esempio uno status economico simile, potrebbe favorire l'ingresso di aziende in grado di utilizzare energia a minor costo. Nel contempo anche la movimentazione delle merci dovrebbe, però, poter contare su una rete accessibile e poco costosa per tutto ciò che trova trasformazione o produzione sul territorio. Produzione, lavorazione ed “esportazione”. Più volte si è richiesta l'istituzione di regimi economici siffatti proprio con l'intento di puntare sulla generazione locale di ricchezza. Un regime di importazione agevolata con tariffe o “dazi” ridotti o nulli in temporanea importazione, potrebbe ad esempio favorire la localizzazione di settori industriali in grado di effettuare operazioni di semilavorazione o di “easy packaging” per merci già in fase di stato avanzato di lavorazione. Ecco che abbiamo fatto un passo avanti nel concetto di “Zona Franca”la quale non a caso di per sé risulta anche un concetto meritevole di progressione tecnica, oltre la sola area dedicata al minor costo dei prodotti ed al consumo finale. Sia chiaro, l'evoluzione del concetto non spiazza affatto quello basilare, semplicemente lo completa, mantenendolo ed allargandolo. Un provvedimento del genere trova una nuova definizione in Zona Economica Speciale (ZES) invocata oggi a gran voce un po' da tutte le parti in Italia: la Sardegna, che trova difficoltà di ordine logistico alla localizzazione di imprese con inevitabili ricadute sull'occupazione e sul ritardo economico, i porti (Trieste e Genova) e la stessa Lombardia la quale, in teoria, dovrebbe meno risentire di queste problematiche. Il caso valdostano, tuttavia, presenta aspetti diversi: innanzi tutto di diritto, essendo la questione richiamata nello stesso Statuto Speciale, secondariamente per la peculiarità del territorio il quale potrebbe essere favorevolmente sfruttato stante la posizione in “cuore” all'Europa stessa, in ultimo per la necessità di rompere quell'avvitamento intrapreso da diversi anni, ormai, con l'affievolirsi dei vantaggi che l'autonomia dovrebbe comunque salvaguardare. Con il Governo Centrale occorre, dunque, riprendere il dialogo necessario per l’attuazione dell’art. 14 dello Statuto Speciale. La questione non permette, infatti, ulteriori ritardi e rinvii se intendiamo iniziare a porre un freno alla spirale di contrazione economica in cui la Valle d’Aosta è entrata in questi ultimi 8 anni. I settori primari dell'economia, infatti, rappresentano solo un aspetto della ricchezza del territorio, importante, da sostenere e difendere in un contesto ambientale davvero aspro, con inevitabili ricadute sui costi sostenuti dal settore, ma di base. Quelli terziari tradizionali a loro volta vanno potenziati, soprattutto con l’intrapresa degli operatori locali seppure con una regia regionale, con strategie che promuovano la fruibilità del territorio durante tutto o quasi il corso dell'anno, ed esempi di terziario montano avanzato ne esistono molti sulle Alpi, ma il grosso della ricchezza di un territorio sta nella produzione o nella lavorazione di prodotti che, nel corso di un tempo assai ristretto, abbiamo perso. E che è necessario provare a recuperare.

Maurizio Moscatelli


Manifestazione di riconoscenza ad Osvaldo Ruffier

Riceviamo e pubblichiamo

In politica, come nella vita chiedere scusa è diventato sempre più difficile, vuoi per una sottile forma di orgoglio personale, vuoi perché ormai ci sentiamo sempre più forti e invincibili, sempre con la verità in tasca. Per me non è così o almeno, in questa fase, in questo momento sento il bisogno di scusarmi con una persona e di farlo pubblicamente: sto parlando di Osvaldo Ruffier. Si torna indietro nel tempo: erano gli anni in cui ero presidente della sezione di Cogne dell’Union Valdôtaine mentre Osvaldo era sindaco, un sindaco come non pochi, sempre disponibile, la porta del suo ufficio era aperta per tutti e con tutti – “Cogneins” di origine e di adozione – diceva sempre quello che pensava, senza vendere fumo come siamo purtroppo abituati, ieri come oggi. Unionista fin dall’inizio, idealista convinto nella sua semplicità, moralità e integrità: perché essere unionista ieri e progressista oggi era ed è per Osvaldo innanzitutto vivere, condividere, portare avanti un ideale, sempre; perché unionista si nasce, si sente dentro, si vive nella mente ma soprattutto nel cuore e su questo Osvaldo Ruffier ha dato e da una lezione a tutti, compresi quelli dell’ultima ora! Come non ricordare le sue battaglie contro la chiusura della Miniera nel 1978, le tante porte a cui ha bussato senza avere risposta, le trasferte a Roma pagate a sue spese per difendere e tutelare i tanti posti di lavoro (tra cui quello del mio papà), allora seriamente in pericolo, così come la gestione a pochi anni di distanza di due emergenze – tragedie come l’alluvione del 2000 e tutto ciò che ne conseguì da quel drammatico 30 gennaio 2002 quando su Cogne si riversò una pressione mass-mediatica senza precedenti per un tragico fatto di cronaca che tutti tristemente ben conosciamo. Nel secondo caso ci furono anche dei violenti attacchi alla sua persona ai quali, la popolazione di Cogne rispose in massa difendendo il proprio Sindaco attraverso la firma di una petizione in segno di solidarietà così come a difesa di Ruffier intervennero i vertici istituzionali di allora della Regione e l’allora Parlamentare europeo. Ci fu, al contrario il silenzio dei Parlamentari valdostani dell’epoca, ma anche questo particolare non stupì più di tanto… Per il sottoscritto, la più bella delle “lotte” politiche combattute sicuramente è stata quella per le regionali del 2003 assieme alla cara e compianta Joëlle Cuneaz, e Rolando Jeantet, suo delfino politico e naturale successore alla guida del comune di Cogne se, le imposizioni esterne non ci avessero obbligato a prendere altre strade… La comunità unionista “Cogneintze” era unita e compatta nel portare la sua candidatura alle elezioni regionali ed eravamo convinti che tutta la Comunità Montana Grand-Paradis non si sarebbe lasciata scappare l’occasione di avere un galantuomo come suo rappresentante. La realtà purtroppo fu ben diversa, la sua candidatura non divenne certezza perché la persona Osvaldo Ruffier dava (e da) fastidio perché non “manovrabile” e questo – ieri come oggi – disturba e così ce ne tornammo a Cogne con le ossa piegate... piegate ma non certo spezzate! Pagine belle ma anche passaggi nebulosi e poco corretti di cui, io per primo mi assumo le responsabilità, come ad esempio il cambio in corsa alla guida del Comune sempre nel 2003, un cambio che non fece bene ne all’uscente, ne tanto meno all’entrante sindaco. Furono anni di divisione e di profondo astio personale – non ancora del tutto superati – con l’inserimento di terze persone che poco o nulla capivano di politica ma soprattutto di come si amministra un comune, (La legislatura 2005-2010 passa agli annali del comune di Cogne come la più disastrosa, confusionaria e improduttiva della storia amministrativa locale), tutti fattori che inevitabilmente portarono alla cocente sconfitta alle comunali del 2010, così come la sua progressiva e voluta estromissione dalla sezione fino alla sua uscita dall’Union Valdôtaine che ha – nei fatti – anticipato quella di tanti, compresa la mia. Uscite cariche di tristezza e di malinconia ma di certo portatrici di nuovi e più esaltanti stimoli politici perché tutto nasce da dove un qualcosa finisce e se qualcosa termina non è certo per arroganza o per inerzia ma perché – malgrado tutto- la schiena è ancora bella dritta e quelle pacche fasulle date sulle spalle la sera dei risultati elettorali che stavano a significare: “Bravo, è andata bene ma adesso ci pensiamo noi, non ti preoccupare!” sono stimolo a ripartire più forti e determinati che mai! A distanza di tanto tempo dunque è venuto il momento di chiedere pubblicamente scusa a un galantuomo nel senso proprio della parola, chiedere scusa a una persona semplice, profondamente intelligente e lungimirante, che ha amato e ama Cogne come nessuno, che ha vissuto e interpretato il suo ruolo di amministratore come un Servizio nel senso proprio della parola. Chissà se da quella scatola ormai vuota, tristemente stuprata da ideali e principi qual è oggi Avenue des Maquisards tra i tanti rimpianti e gli errori commessi in tanti anni, un giorno non ci sia spazio anche per il trattamento riservato a Osvaldo Ruffier… Anche e soprattutto per questo che oggi si sente il bisogno di chiedere scusa a Osvaldo…  

Andrea Portigliatti

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