Chi siamo oggi?

Da forza di lotta a forza di governo

Per dirlo occorre ricordare il nostro percorso, da dove siamo partiti, con quali obiettivi e con quale spirito, perché come dice la frase del Buddha "tutto ciò che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato". Ebbene sono stati anni intensi questi, per certi versi tutt'altro che facili, ma certamente importanti, per non dire decisivi, per la costruzione del nostro progetto. Abbiamo esordito il nostro percorso politico mettendo nero su bianco i nostri ideali e i valori a cui fare riferimento e dichiarando sin da subito, anche con una certa dose di aggressività, che ci ponevamo come obiettivo quello di cambiare il modo di fare politica in Valle d'Aosta. Abbiamo rivendicato una voce nello scacchiere politico valdostano e ci siamo presi con lavoro e fatica, dopo il grande exploit delle elezioni politiche ed il buonissimo risultato delle elezioni regionali, il nostro spazio. Un prova dopo l'altra, una competizione elettorale dopo l'altra, ci siamo radicati. I ragionamenti all'interno del movimento sono continuati e con essi la voglia di lavorare per la nostra comunità, senza mai dimenticarci quanto detto agli esordi della prima fase, di cui sono stata testimone anche io negli anni alla presidenza del movimento, quando abbiamo cercato di costruire sinergie lungimiranti per il futuro. UVP non è nata come anti-politica, né come semplice voce di dissenso, ma con la ferma convinzione che ad ogni critica vada sempre accompagnata una proposta. In quest'ottica, in occasione del rinnovo delle cariche amministrative, abbiamo cercato di costruire sul territorio liste civiche capaci di raccogliere le differenti sensibilità presenti in UVP. Ove è stato possibile abbiamo presentato progetti nuovi, nel segno del rinnovamento ma al tempo stesso della concretezza, e cercato di dare risposte serie alla comunità di riferimento. In alcuni casi abbiamo vinto, in altri vi siamo andati vicini, ma ciò che più conta è che oggi siamo rappresentati nella quasi totalità dei comuni della Valle e possiamo dire di avere pressoché su tutto il territorio i nostri rappresentanti che, insieme ai gruppi che abbiamo costituito, sanno porsi quali ‘points de repère’ per i cittadini. A livello regionale il percorso condotto con sapienza e coraggio dai nostri eletti ha permesso al nostro movimento di non restare nell'angolo dove qualcuno ha cercato a lungo di metterci e di avanzare proposte e progetti che già in occasione dell'ultimo documento di bilancio hanno saputo tradursi in atti amministrativi e politici di rilancio concreto per settori fondamentali dell’economia valdostana. Oggi siamo forza di governo. Oggi UVP, insieme ai nostri alleati, è al centro di un progetto politico nuovo che, se lavorerà bene, potrà davvero fare la differenza per la nostra comunità. Ma per farlo occorre tradurre la nostra azione politica in cambiamenti, occorre dare risposte, occorre puntare al massimo. Il grande Aristotele era solito ricordare: "siamo quello che facciamo costantemente. L'eccellenza non è dunque un atto ma un'abitudine". Ed è con questo spirito che dobbiamo lavorare ora, rimboccandoci le maniche e rinnovando ogni giorno con le nostre azioni quanto al tempo della fondazione di UVP abbiamo scritto alla base del manifesto del nostro movimento. Per questo rinnovo l'invito a lavorare a tutti noi progressisti e a coloro che a vario titolo e con le proprie singole forze, tempo e capacità , abbiano voglia di contribuire alla buona riuscita di un progetto che può rivelarsi "eccellente". Lavoriamo ora e ne raccoglieremo i frutti. Lo dico con l'orgoglio di fare parte di una grande squadra dove vi assicuro c'è posto per tutti ma anche con la profonda consapevolezza di poter contribuire a qualcosa di importante. Réunir, réussir!

Alessia Favre


Accenti

Woll Disni: la Valle spiegata ai bambini

Per risollevare le sorti del Casinò qualcuno dice che bisognerebbe riaprire il casino…


Tre domande ai neo-Presidenti dell’UVP

Interviste di Mirena Vaudois

I recenti avvenimenti politici sfociati nella formazione di un nuovo governo regionale hanno prodotto anche una piccola rivoluzione in casa UVP che, nel suo statuto, prevede l’incompatibilità tra la carica di presidente e quella di assessore regionale. Luigi Bertschy divenuto Assessore Regionale alla Sanità ha così rassegnato le sue dimissioni da Presidente UVP lasciando a voi due, Silvana Cerise e Fabio Marra, vicepresidenti, il compito di dirigere il movimento fino al congresso. Le Progressiste nel presentarvi, ha pensato di rivolgervi alcune domande:

Silvana Cerise

Nata ad Aosta il 1° gennaio 1952  - Ha ricoperto la carica di dirigente di secondo livello presso la Presidenza del Consiglio regionale sino al mese di giugno 2015 e poi collocata in quiescenza. E’ attualmente componente del Consiglio di Amministrazione del fondo complementare Fopadiva e del Consiglio Direttivo Confederale del SAVT (Syndicat Autonome Valdôtain des Travailleurs). Profonda conoscritrice ed amante della montagna, d’inverno pratica lo sci da discesa e d’estate si dedica al trekking.
  Cosa significa questa carica politica dal tuo personale punto di vista? Innanzitutto va precisato che questa nuova carica politica è una carica di transizione che dura sino alla convocazione del congresso organizzativo che eleggerà il nuovo Presidente. E’ sicuramente una carica molto impegnativa che condivido con la preziosa collaborazione di Fabio Marra. Dicevo, è una carica impegnativa perché arriva in un momento in cui l’UVP, assumendosi la responsabilità di avviare una nuova fase politica, si trova al centro dello scenario politico regionale impegnata a dare rilancio alla Valle d’Aosta ed alla sua Autonomia. Stiamo percorrendo una nuova fase del nostro percorso politico più delicata e impegnativa che necessita del sostegno e dell’aiuto costante di un numero sempre maggiore di progressisti, perché la politica non si fa solo con buoni progetti, ma si fa anche con i numeri.   Che idea ti sei fatta dell’attuale situazione politica valdostana? Au cours de ces dernières années, le contexte socio-économique de la Vallée d’Aoste s’est très rapidement transformé en raison d’une crise économique générale, de changements rapides sur le plan social, les forts attaques à notre Autonomie, notamment à celle financière, ont causé répercussions négatives au système fédéraliste valdôtain. Face à ces changements, l’UVP a su s’affirmer au centre de l’échiquier politique valdôtain avec des propositions progressistes novatrices en termes de thèmes et d’idées. A’ la conclusion d’une phase de consultation politique très lourde, qui s’est déroulée dans ces derniers mois, une nouvelle cohésion politique et sociale est née et un nouveau projet politique a été déposé pour donner un nouvel élan à la Vallée d’Aoste et à notre Autonomie. Je suis sûre que dans cette nouvelle situation politique valdôtaine nous devons abandonner toute logique de division et retrouver une unité des sensibilités, des énergies et des intelligences valdôtaines autonomistes et progressistes, en donnant priorité en tout ce qui nous unit, dans l’esprit d’une lutte valdôtaine commune pour défendre les idéaux et les principes que les pères fondateurs de notre Autonomie nous ont transmis.   Quali sono gli scenari che prevedi per il futuro del Movimento e per quello della Valle d’Aosta? Sono convinta che per salvaguardare e ulteriormente promuovere il futuro dell’Autonomia valdostana e per far fronte all’attuale stato di crisi sia imprescindibile rilanciare la proposta, peraltro già da noi avanzata con la “Constituante valdôtaine”, di ricostruzione e rafforzamento di un fronte autonomista, progressista coeso e determinato, in grado difendere le prerogative e i diritti dei valdostani. L’UVP deve saper ridare valore alla Politica e saper recuperare la fiducia dei cittadini delusi che non credono più nelle istituzioni, deve porsi con umiltà all’ascolto della comunità e dimostrare che la buona politica si può e si deve ancora fare. La Valle d’Aosta necessita in questo momento di un modello di governance improntato a una maggiore condivisione unito alla massima trasparenza dell’azione politica-amministrativa e di una visione prospettica a medio e lungo termine che sia in grado di dare le risposte che la comunità si attende da troppo tempo.

Il caso CVA

Ha destato scalpore nelle ultime settimane la pubblicazione della relazione finale della Commissione Consiliare di inchiesta sulle intricate vicende legate all’acquisto delle turbine nella maggiore delle partecipate della nostra regione, la CVA. Al di là di ogni gossip giornalistico e fuori da ogni intento scandalistico si impongono alcune riflessioni essenziali per la politica valdostana che non possono essere eluse, anche perché lo sfruttamento delle acque e le relative politiche dell’energia sono strategiche per la vita e lo sviluppo della comunità valdostana e la compromissione in qualsiasi modo di questi settori non può e non deve essere tollerata. A scanso di ogni fraintendimento precisiamo subito quali erano i compiti della commissione di inchiesta, citando letteralmente il mandato che la commissione aveva e che a suo tempo fu approvato: “verificare e approfondire le modalità con le quali CVA S.p.A. ha proceduto all’acquisto di turbine e altro materiale proveniente dalla Cina al fine di verificare la qualità delle forniture aggiudicate”. Evidentemente, se il Consiglio Regionale decideva di insediare una commissione di inchiesta con questo fine, è stato perché un qualche clangore di turbina zoppicante era giunto fino a palazzo. Che il motore facesse un rumore strano è confermato dalle conclusioni stesse della commissione che riportiamo per intero in calce a questo scritto e che sono di per sé parlanti. Ci preme però di dire ancora una volta che noi vediamo nell’energia, nella sua produzione, nella sua distribuzione e nel suo utilizzo non solo uno dei motori fondamentali della economia valdostana, ma anche uno dei fondamenti per la realizzazione completa della sua emancipazione e della sua autonomia. Per questo non permetteremo che questo settore finisca in mani sbagliate buone soltanto ad arraffare e indifferenti alle sorti della Valle d’Aosta.

Conclusioni

A conclusione del lavoro svolto la Commissione ritiene di evidenziare quanto segue:
  • La Direzione di C.V.A. si è affidata, per la fornitura di materiale per il rifacimento di diverse centrali idroelettriche, ad una società esterna (WGP), sconosciuta e inesperta nel settore, costituitasi soltanto nell’agosto 2008, che a sua volta rappresentava un’azienda (CWTW), altrettanto sconosciuta, che non aveva mai fornito questo genere di materiale in Europa.
  • La Dirigenza di CVA operava inoltre con affidi diretti anche per cifre importanti, per un totale di circa sessanta milioni di euro. Non risulta chiaro il motivo per cui non si sia trattato direttamente con l’azienda che produce tale materiale idroelettrico, soprattutto successivamente all’emanazione del decreto del Ministro delle Politiche europee del 5 agosto 2010, considerato che i “sondaggi” volti all’individuazione di un fornitore in Cina in grado di soddisfare le esigenze aziendali furono condotti da personale dipendente da C.V.A., personale che continuò a seguire tutte le fasi di lavorazione in Cina, anche dopo la scelta di utilizzare un intermediatore, data l’inadeguatezza della WGP sotto l’aspetto tecnico.
  • La dirigenza di CVA ha deciso di espletare un numero limitatissimo di prove di rendimento certificate sul materiale acquistato in Cina per il rifacimento delle centrali idroelettriche, pur nella consapevolezza dell’inesperienza di WGP. In particolare, sulla fornitura di 39 giranti sono state eseguite solamente 3 prove certificate di rendimento. Tale mancanza risulta ancora più grave se si considera quanto disposto con i contratti di fornitura del materiale, che, nel caso specifico della fornitura delle giranti, prevede l’effettuazione di prove di rendimento certificate entro 12 mesi dalla messa in esercizio delle stesse.
  • Alla Commissione risulta inspiegabile un simile comportamento da parte della dirigenza di un’azienda partecipata che in quanto tale dovrebbe tutelare gli interessi del proprio datore di lavoro (della comunità valdostana/della Regione), ponendo in essere tutte le azioni necessarie a garantire l’acquisto di materiale performante, anche e soprattutto alla luce di un notevole investimento di risorse economiche.
  • Dalla consultazione della documentazione in possesso della Commissione è inoltre emerso che nei contratti per l’acquisto di materiale dalla WGP e quindi dalla CWTW venivano richiesti rendimenti più bassi rispetto a quanto venisse richiesto nei contratti di fornitura stipulati in anni precedenti. Tale indicazione contrattuale appare in netto contrasto con quanto sostenuto da sempre dalla dirigenza di CVA in merito ad una continua e puntuale ricerca di performance migliori rispetto al passato per le centrali idroelettriche valdostane. La Commissione si è domandata se la richiesta di rendimenti inferiori nei contratti di fornitura di giranti dalla WGP e quindi dalla CWTW non sia in correlazione con la consapevolezza che il materiale cinese non fosse in grado, per le carenze di tipo tecnologico sopra richiamate, di raggiungere certe prestazioni.
  • La Commissione ritiene di poter individuare, alla luce degli approfondimenti posti in essere, una responsabilità riconducibile alla dirigenza di CVA S.p.A. (con particolare riferimento al Direttore della Gestione degli impianti), ma comunque con l’accordo di tutta la dirigenza tecnica e legale, relativamente alle anomalie riscontrate sia in merito alle modalità con le quali si è proceduto all’acquisto di turbine e altro materiale proveniente dalla Cina, sia in relazione alla qualità delle forniture aggiudicate e sia in relazione alla modifica o al cambio delle normali procedure di approvvigionamento attuate prima dell’avvento di WGP.
  • La Commissione, nella consapevolezza dei poteri alla stessa attribuiti, fa rilevare che la complessità delle operazioni effettuate nella triangolazione CVA-WGP-CWTW richiederebbe competenze specifiche in materia tecnica, economica, giuridica, doganale e fiscale, che esulano dal ruolo dei commissari e ritiene che ulteriori approfondimenti possano essere compiutamente svolti soltanto da esperti a servizio degli organi preposti ai controlli.
  • La Commissione tiene a precisare che quanto sopra rappresentato sia da ricondursi esclusivamente ad una parte della dirigenza di C.V.A. e non all’azienda in quanto tale: i Commissari desiderano infatti esprimere il proprio apprezzamento nei confronti di tutto il personale tecnico e amministrativo che opera all’interno dell’Azienda.

Fiorenzo Corradin


Convocation du Conseil des Communautés

Le Conseil des Communautés

de l'Union Valdôtaine Progressiste est convoqué

 lundi, le 27 mars 2017 – 20h30

à Châtillon

auprès de l' Ancienne Salle de l' Hôtel Londres, rue Chanoux.


Comunicato Stampa congiunto

UVP, ALPE, SA, MOUV, PNV

I movimenti politici UVP, ALPE, Stella Alpina, PNV e MOUV prendono atto con favore delle dichiarazioni di Andrea Padovani, che entrerà in Consiglio regionale nell’ambito del procedimento di surroga a partire dalla prossima adunanza, venerdì 10 marzo. I movimenti esprimono apprezzamento per il sostegno alla mozione costruttiva che rappresenta un passo verso il cambiamento, e si augurano che altri eletti in aula e altre sensibilità politiche possano aderire a questa proposta, per tornare a dare speranza ai cittadini valdostani e rispondere alle urgenze. UVP, ALPE, Stella Alpina, PNV e MOUV ritengono inoltre che i tredici consiglieri di UV, PD, insieme ai transfughi di EPAV abbiano dato oggi un segnale inequivocabile di comportamento irresponsabile. Abbiamo assistito oggi a una minoranza che ha impedito il regolare funzionamento del Consiglio regionale, pretendendo di continuare a governare la nostra Regione senza avere né la forza né i numeri necessari. L’assenza del Presidente della Regione e Prefetto è espressione di spregio per le Istituzioni e nasce da freddi calcoli politici o da altri interessi. UVP, ALPE, Stella Alpina, PNV e MOUV sostengono la mozione costruttiva per dare una risposta immediata alla crisi provocata dalle dimissioni di gran parte della Giunta. Il sostegno alla mozione e al segnale di cambiamento da parte del consigliere entrante Andrea Padovani conferma che la mozione ha i numeri per essere approvata, garantendo la governabilità e la possibilità di affrontare i problemi più urgenti per i tutti i Valdostani, dall’agricoltura, all’edilizia, dal Casinò al comparto industriale. Il Consiglio regionale di venerdì sarà l’occasione per chiudere questa fase difficile, per ripartire e per dare risposte concrete alle domande dei valdostani

Migranti: un’idea di progetto per uscire dal “vuoto”

Una serata di discussione e approfondimento

L’UNION VALDÔTAINE PROGRESSISTE

Vi invita alla serata

MIGRANTI: UN’IDEA DI PROGETTO PER USCIRE DAL “VUOTO”

Il modello SPRAR: Esperienze e buone prassi


GIOVEDÌ 16 FEBBRAIO 2017 h. 20.45 Aymavilles – Cave des Onze Communes
Dott. Giuseppe TRAINA Tutor territoriale per Lombardia, Piemonte e Liguria – Servizio centrale dello Sprar Nadia NORO Coordinatore gruppo di lavoro UVP “Migranti” Alessandro GLAREY Sindaco del comune di Champorcher Fabio MARRA Vice-presidente UVP

Formazione politica

Les Collectivités Locales et leur rapport avec la Région

Venerdì 10 febbraio 2017

avrà luogo un nuovo appuntamento di formazione aperto a tutti organizzato dall'UVP, avente a tema

Les Collectivités Locales et leur rapport avec la Région

L'incontro si svolgerà dalle ore 18,30 alle ore 20,00 presso la Sala riunioni de La Gabella a Jovençan. È richiesto a tutti i partecipanti un cenno di conferma all'indirizzo segreteriauvp@gmail.com

Migranti: un’idea di progetto per uscire dal “vuoto”

Un sistema ordinato e istituzionalizzato è l’unica via d’uscita per affrontare, con maturità e serietà, il tanto stigmatizzato tema dei Migranti. La comunità è consapevole delle cause profonde che costringono queste persone a lasciare il proprio Paese in condizioni d’incertezza e a rischio della propria vita.  Non avendo la possibilità di agire per rimuovere tali cause, è dovere comunque di ogni istituzione, ciascuna per il ruolo che le compete, attivarsi per lenire gli innegabili impatti che il fenomeno dei flussi migratori produce sulle comunità che accolgono i migranti. Le ricadute sono maggiori poi nelle situazioni in cui i numeri degli ospitati sono sproporzionati rispetto alla   popolazione residente. Occorre pensare e programmare in termini di modello, far uscire l’accoglienza dalla dimensione privata per entrare in quella pubblica.  I Comuni devono avere voce in capitolo sul numero e la tipologia di migranti che sono disposti ad ospitare, sulle modalità dell’accoglienza. È tempo di delineare un’assunzione di responsabilità da parte degli Enti Locali su cui oggi ricadono le scelte di altri. In VdA, ad oggi, l’accoglienza è gestita solo attraverso i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) definiti sulla base delle indicazioni della Prefettura. Occorre che le Amministrazioni locali si approprino nuovamente delle strategie e degli interventi di welfare,  contestualizzandole con le caratteristiche e le peculiarità del territorio. Questo vorrebbe dire dare la possibilità al Comune di scegliere la tipologia di progetto di accoglienza da realizzare individuando i destinatari da prendere in carico; creare un sistema che sia fondato sui piccoli numeri, che permetta l’applicazione di criteri di proporzionalità in relazione alla popolazione del territorio, per facilitare la gestione, il controllo ed i processi d’integrazione, sulla scorta delle esperienze pregresse di Regioni virtuose in tale ambito. Il modello valutato dal Gruppo di lavoro, costituito ad hoc dall’UVP, è lo SPRAR: un servizio coordinato dal Ministero degli Interni in collaborazione con ANCI che è stato attivato espressamente per gli Enti Locali, in  un quadro di  trasparenza amministrativa,  e che si può organizzare rispettando le particolarità geografiche e demografiche della nostra Regione. Si tratta di un servizio che  rimette la governance in  mano  al  Sindaco, che può quindi tornare a decidere, insieme alla sua comunità, i numeri,  le modalità e  i soggetti da coinvolgere per  organizzare l'accoglienza sul suo territorio. Charvensod, 03/02/2017

Il gruppo di lavoro UVP


A proposito di Casinò

in tempi non sospetti, l'UVP sosteneva che...

Nell'ottobre 2013 UVP pubblicava un articolo a firma Dino Viérin che riproponiamo qui di seguito:  

La politica che, secondo Aristotele, deve essere intesa quale “arte, scienza del governo e dell’amministrazione della “polis” per il bene dell’intera comunità” è “un insieme di decisioni e di provvedimenti con cui i governanti amministrano la cosa pubblica nei vari settori e secondo diverse prospettive ideologiche”. (Sabatini Coletti . Dizionario della lingua italiana).

Affinché l’attività politica, esercitata in qualunque campo pubblico nel rispetto di regole predefinite e con senso etico, onestà e trasparenza in vista del raggiungimento di un diffuso benessere tra i cittadini, possa conseguire le finalità di cui sopra occorrono un preciso progetto politico , delle priorità chiaramente enunciate e delle scelte coerenti e tempestive effettuate sulla base di una cognizione reale della situazione. In particolare poi, bisogna evitare che la sua gestione si traduca in arricchimento personale o di pochi, tramite intrecci clientelari molto spesso illegali a discapito degli interessi dell’intera collettività, fatti salvi gli amici che hanno contribuito alla sua realizzazione o i soggetti da fidelizzare. In caso contrario, in particolar modo, quando per finalità personali o elettorali, si nasconde o si mistifica la realtà ritardando le azioni necessarie per la soluzione dei problemi, se ne snatura il significato e la funzione trasformandola in cattiva politica. E, parafrasando l’editoriale di Franco Bruni pubblicato sulla Stampa del 14 settembre u.s., la cattiva politica ha un prezzo.

Emblematica, al riguardo, è la situazione della Casa da gioco di Saint-Vincent. L’assenza di una chiara e condivisa strategia aziendale, scelte gestionali contraddittorie e artifizi contabili utilizzati per abbellire il bilancio e nascondere lo stato reale dei conti, l’affannosa ricerca di alibi e di capri espiatori per giustificarne i risultati negativi ed, infine, la conseguente totale mancanza di assunzione di responsabilità sia politiche che gestionali hanno, infatti, non solo causato o aggravato lo stato di crisi in cui versa la casa da gioco, ritardato le azioni necessarie per farvi fronte, ma ne impediscono oggi, a causa della pervicace volontà di nascondere la realtà dei fatti, la definizione di quelle azioni necessarie ed indispensabili per un suo effettivo rilancio.

La mancata enunciazione della “mission” attuale e del modello di casa da gioco con una esplicita indicazione della direzione, delle misure e delle modalità con cui si vuole sviluppare la sua attività ha comportato una navigazione a vista. La conduzione societaria attuata dall’Amministratore unico è stata quindi fondamentalmente inerte, priva di valide strategie commerciali, sostanzialmente trascurata nei riguardi dell’albergo (penalizzato peraltro, a favore della casa da gioco, dalla contrazione dei costi per ospitalità e dalla ripartizione della capitalizzazione dei costi di personale) e deficitaria sia in termini di competenza nella gestione aziendale che nelle specifiche problematiche di gioco. Negativo risulta, infatti, essere pure il giudizio riguardante le scelte di gestione del gioco concernenti, ad esempio, la logistica dei tavoli, la conduzione della partita, l’apertura e la chiusura dei tavoli, il servizio al cliente e, ultimamente l’accorpamento dell’offerta del gioco “lavorato” su un solo piano della casa da gioco e la realizzazione di un “privé” sotto forma di “open space”. Nessuna particolare strategia commerciale è stata formulata e attuata, salvo quella – nefasta - di ridurre in modo rilevante nel 2010 le spese per ospitalità e di avviare una operazione di trasporto gratuito con autobus e omaggio di un voucher per cena e 20 euro di fiches, con il risultato di accentuare ulteriormente la caduta dell’incasso medio per cliente e il deterioramento della qualità della clientela. Il fallimento delle azioni di marketing e vendita ed il connesso peggioramento della qualità del cliente si sono tradotti in un continuo e progressivo calo degli incassi, passati dai 102.257.480 € del 2008 ai 76.680.925 € del 2012, con una previsione di poco superiore ai 60 milioni di € per il 2013, e con una diminuzione dell’incasso medio per cliente passato dai 182 € del 2008 ai 135 € del 2012 e previsto ulteriormente in calo anche per l’anno in corso. Anche gli ingressi sono diminuiti, pur se in misura inferiore rispetto agli incassi, passando dalle 610.000 presenze del 2010 alle 567.000 del 2012. E ciò, nonostante l’apertura, nel 2011, delle sale slots ai Valdostani che ne ha drogato il risultato. Il fatto che la diminuzione dei clienti sia, di molto, più contenuta rispetto a quella degli incassi, evidenzia peraltro, a dimostrazione ulteriore del fallimento summenzionato, che la flessione degli introiti è causata non tanto da una perdita di clientela quanto piuttosto dal deterioramento della sua qualità con una contribuzione agli introiti continuamente in diminuzione.

Per far fronte a tale mancanza di qualità e ai pessimi risultati della conduzione aziendale, il piano industriale 2014-2016 individua nel mercato del lusso e nei nuovi mercati, in particolar modo quello cinese e russo, il target di riferimento per le future azioni promozionali. Tale documento, secondo la pregevole analisi che ne ha fatto Chantal Bernini, risulta peraltro essere alquanto lacunoso relativamente ad alcuni punti fondamentali quali l’analisi della clientela, le strategie di marketing, commerciali e di vendita, i nuovi mercati, nello specifico, quello cinese, e la comunicazione. Ma è soprattutto sul piano del posizionamento del prodotto e del legame con il territorio che si evidenziano le criticità maggiori. “Come si può infatti immaginare di trasformare Saint-Vincent in una destinazione luxury, in presenza di una manchevolezza di base dei servizi e dell’ambientazione di altissimo profilo? I clienti che desiderano e ricercano prodotti di lusso devono poter contare su una rete di servizi di lusso attualmente del tutto (o sporadicamente ) assenti in Valle d’Aosta. L’opportunità di trasformare il complesso in una destinazione esclusiva e lussuosa appare quindi ancora una chimera e la struttura ipotizzata risulta non solo completamente scollegata, ma anche direttamente ed in modo sleale in concorrenza con le strutture ricettive del territorio e, soprattutto, manchevole in termini di servizi lussuosi ed esclusivi”. In sintesi, “nel piano si presenta un mercato in crisi per tutti i prodotti del Saint-Vincent Resort & Casinò (casinò, ricettività, congressi) e si effettua un mero elenco di miglioramenti tecnici, gestionali, amministrativi, architettonici, ma non si costruisce il prodotto, non si comunica dove saranno conquistati i futuri clienti, con quali modalità, attività di incentivazione, con quali risorse umane e con quali budget specifici”.

I risultati negativi connessi alla mancanza di valide strategie, frutto di discutibili scelte politiche e gestionali, sono peraltro stati deliberatamente edulcorati e, per evitare l’assunzione di qualsiasi responsabilità, si è fatto continuamente ricorso ad alibi ed attenuanti di diversa natura. E così, il bilancio 2010 si è chiuso con un utile di € 3.743.157, grazie alla citata riduzione dei costi per ospitalità (fattore strategico, ora finalmente riconosciuto come tale nel piano industriale, che ha influenzato direttamente gli incassi) pari a € 7.384.025. Il bilancio 2011 si è chiuso con un utile di € 3.344.610 solo con l’artifizio contabile dell’inserimento di € 4.540.067 quali imposte anticipate attive, senza le quali il bilancio avrebbe chiuso con una perdita di circa 1,2 milioni di euro. Il bilancio 2012 si è chiuso con una perdita di € 24.743.000, ridotta a € 18.624.000 ancora grazie alla contabilizzazione di imposte anticipate attive per € 6.884.000. A tal fine, considerato che l’inserimento in bilancio della voce “imposte anticipate attive” è fondato, secondo i principi contabili, sulla ragionevole certezza che le stesse saranno recuperate nel corso degli esercizi successivi e cioè che in tali esercizi esisteranno redditi imponibili (utili) di ammontare non inferiore all’ammontare delle differenze che si andranno ad annullare e visto la perdita del 2013, quella annunciata del 2014 e che difficilmente negli esercizi immediatamente successivi potranno configurarsi degli utili, sarebbe interessante conoscere in base a quali considerazioni il Collegio sindacale abbia certificato l’attendibilità dei bilanci.

Se poi, si considera che nel bilancio 2012 sono stati capitalizzati costi per lavori interni e di personale per quasi 5 milioni di euro, appare evidente come la perdita della gestione caratteristica sia ancora più elevata e che anche i costi di gestione siano in realtà aumentati rispetto all’anno precedente. Infine, per completare la fotografia reale della casa da gioco, occorre considerare il pesante livello di indebitamento della stessa e, alla luce del ricorso all’anticipazione del sistema creditizio (per il pagamento degli stipendi?) nelle more dell’ottenimento, dopo il prestito di 50 milioni di euro, di un ulteriore finanziamento di 10 milioni di euro da parte di Finaosta, conoscere, per evitare il default, lo stato della liquidità nonché l’attuale e il futuro fabbisogno finanziario del Casinò de la Vallée.

Invece di affrontare con lucidità la situazione nella sua realtà, evitando di perdere inutilmente tempo prezioso, si è poi fatto continuamente ricorso, come degli struzzi, all’alibi delle gestioni precedenti, come se 5 anni non fossero ormai trascorsi e senza, peraltro, mai effettuare dei confronti seri basati su dati omogenei, vedasi, ad esempio, le percentuali di riparto degli introiti e gli ingressi depurati dalle presenze dei valdostani. Per finalità personali o elettorali, si è sempre negato, rilasciando ottimistiche dichiarazioni sulla solidità dell’azienda, la gravità della situazione o si sono ufficialmente smentiti gli esuberi di personale, esuberi in seguito, ad elezioni effettuate, confermati. Si sono, inoltre, artatamente ingigantiti i disagi derivanti dai lavori di ristrutturazione o le conseguenze della crisi del mercato del gioco e, ora, si cerca di colpevolizzare i lavoratori, facendone il capro espiatorio del dissesto aziendale.

Il Piano industriale 2014 -2016, più un’esposizione di buoni intendimenti da realizzare invece che di progetti concreti illustrati analiticamente e corredati da conteggi di costi e benefici, indica infatti, quasi quale unica misura per uscire dalla crisi, la riduzione del costo per il personale da effettuare con dei licenziamenti mascherati sotto la forma di improbabili pre-pensionamenti. Una proposta formulata per far fronte a degli esuberi di circa 150 persone definiti come “strutturali”, presentata nello stesso momento in cui si afferma la volontà di “estendere progressivamente l’orario di apertura delle sale da gioco” e che fa seguito ad una analoga proposta già presentata nel 2009, ma che, visto i risultati, non ha inciso sulle vere cause del dissesto. E ciò, nonostante che, in precedenza ed in particolare sempre in periodo elettorale, si sia proceduto, con una evidente contraddizione, a nuove assunzioni, stipula di contratti a termine, fatto ampio ricorso ai contratti di somministrazione, organizzato corsi con illusorie e false promesse di assunzione rivolte ai giovani partecipanti. Una proposta, inoltre, che sembra non concernere il costo globale dei quadri e dei dirigenti (circa 8 milioni di euro) e che stride con la corresponsione, a fronte di consistenti perdite d’esercizio, di ingenti premi di risultato, riferiti all’esercizio 2012, all’amministratore unico e ai dirigenti aziendali, diretta conseguenza della colpevole indicazione di obiettivi minimali ed in evidente contrasto, oltre che con il comune senso della decenza, con quanto lo stesso piano afferma in merito agli incentivi e altri premi variabili che devono “ essere riconosciuti (e pagati) solo al verificarsi della disponibilità effettiva di risorse economiche e quindi di un utile” . Una proposta, infine, che, con la ventilata esternalizzazione delle casse, della manutenzione, degli operai, degli elettricisti, dei falegnami e del garage, evidenzia la fallimentare politica di gestione del personale condotta dal 2008 ad oggi. Un fallimento riconosciuto dallo stesso Piano, ove si ammette, importante elemento da approfondire per capire le reali dinamiche del personale, che l’incidenza del costo del personale, malgrado gli esodi del 2009, sia passato dal 61% del totale ricavi nel 2008 al 69% attuale, con una incidenza del 71% dei costi operativi ed un incremento del 14% del costo pro-capite!

Le previsioni del Piano industriale 2014 – 2016 appaiono, d’altra parte, molto azzardate, se non sovrastimate, sul versante dei ricavi e sottostimate sul versante sia dei costi del personale (i “risparmi” derivanti dalla forzata riduzione del personale dovrebbero essere depurati dai costi per indennità varie, previdenziali e dei promessi pre-pensionamenti) che degli altri costi di produzione. Di fatto, apportando parziali e ridotte correzioni alle previsioni e calcolando con maggior precisione i costi di produzione, sic rebus stantibus, risulta difficilmente ipotizzabile, a meno di interventi di contabilità creativa, un ritorno all’utile di gestione nel prossimo triennio. Il “supposto beneficio” indotto dai licenziamenti sarà infatti non solo insufficiente a riportare in pareggio il bilancio, ma del tutto inutile, se non addirittura controproducente, se non sarà accompagnato da precise ed efficaci iniziative commerciali atte a conseguire realmente un forte sviluppo degli incassi.

Le prospettive future della Casa da gioco, in assenza di radicali interventi sul management e sui criteri di gestione, della valorizzazione, all’interno degli organici esistenti, delle persone più dotate di capacità tecniche ed operative nonché di azioni mirate intese a recuperare qualità nella clientela, sono, in conclusione, allarmanti. E, se poi l’unica speranza di ripresa sarà affidata unicamente a un auspicato effetto positivo derivante dall’apertura delle nuove strutture del Billia e delle sale da gioco ristrutturate, difficilmente la stessa potrà concretizzarsi. Tanto più che le scelte di ristrutturazione, fatta astrazione dei costi, degli sprechi e degli aspetti architettonici, stanno già sollevando grandi perplessità, all’interno della stessa casa da gioco, fra i dipendenti tecnici.

Preoccupate per tale situazione, considerata la rilevanza che la casa da gioco di Saint-Vincent riveste sia sul piano occupazionale che sul piano promozionale e turistico per l’intera Valle d’Aosta, le forze politiche di opposizione (Uvp, Alpe, Pd-Sinistra vda e M5 stelle), nel mese di luglio scorso, avevano presentato la proposta di costituzione di una commissione consiliare ad hoc. Tale commissione, con il coinvolgimento dell’intero Consiglio Valle, avrebbe dovuto esaminare le problematiche relative al mercato del gioco ed, in particolare, la gestione del nostro Casinò e formulare, entro gennaio 2014, delle proposte per suo il rilancio. La proposta è stata respinta dalla maggioranza UV e Stella Alpina con motivazioni pretestuose. Ancora una volta, invece che dare delle risposte alla comunità, la “cattiva” politica si è così preoccupata unicamente di difendere l’azione politica e gestionale di singole persone, di evitare che, in trasparenza, si evidenziassero le connesse responsabilità, rifiutando il coinvolgimento e il confronto, e impedendo, per non disturbare il manovratore, quasi che si trattasse di un’azienda personale, che si potesse fare chiarezza sullo stato reale della situazione.

Tutto ciò ha un prezzo! Che stanno pagando i lavoratori della Casa da gioco, le attività commerciali ed alberghiere di Saint-Vincent e Châtillon, la comunità valdostana nel suo complesso.

Mentre altri...

Dino Viérin

ecco perché è necessario un taglio netto con il passato: nuovo progetto e nuova governance per il futuro del Casinò!