Célébrés les anniversaires de l’Autonomie et du Statut spécial

Bonsoir et merci d’être ici à célébrer la Fête de la Vallée d’Aoste, la Fête de notre Autonomie et de notre Statut spécial.
Merci pour partager avec nous la joie d’applaudir les nouveaux Chevaliers et Amis qui vont être décorés d’ici peu.
Une cérémonie qui partant du passé nous permet de renouer nos liens avec le patrimoine historique et politique de notre histoire pour nous projeter au-delà du présent et pour regarder au futur avec de nouvelles perspectives.
Une cérémonie qui nous rappelle ce patrimoine d’idéaux qui porta à la Libération et dont découla notre Autonomie valdôtaine.
Un juste hommage doit donc être rendu aujourd’hui à ces hommes et à ces femmes qui ont eu le courage de résister à l’oppression, qui ont eu l’audace de lutter pour rendre à la Vallée d’Aoste et aux Valdôtains ces libertés civiles fondamentales et pour bâtir une nouvelle ère de coexistence démocratique.
Fiers, courageux, engagés, visionnaires. Tels étaient ces hommes et ces femmes. Fiers de leur identité violée par une dictature uniformisatrice.
Courageux de défendre leurs droits en dépit de leur vie même.
Engagés dans l’élaboration d’un projet politique nouveau.
Visionnaires dans leur capacité d’en ressentir les potentialités.
Autant de sentiments qui encore aujourd’hui devraient être à la base de notre action en faveur de la Vallée d’Aoste.
Allora oggi, nel momento in cui ricordiamo la promulgazione del nostro Statuto speciale, facciamo nostri questi sentimenti.
Ritroviamo il coraggio della nostra identità di Valdostani, riscoprendo quei valori che hanno marcato la nostra comunità.
Valori quali l’amore per la nostra terra e per la nostra cultura, valori quali il rispetto, la tenacia, la fierezza, l’audacia, il senso del dovere, la solidarietà, l’accoglienza.
Rinnoviamo quel senso di appartenenza ad un popolo di montagna, fiero del proprio particolarismo, ma che ha saputo aprirsi e vuole continuare ad aprirsi al mondo.
Perché essere Valdostani non significa rinchiudersi in un avaro localismo, ma è avere la consapevolezza delle proprie radici per meglio confrontarsi con gli altri ed essere preparati alle sfide contemporanee.
Ritroviamo la consapevolezza della nostra Autonomia.
Ricordiamo il sacrificio dei nostri padri per ottenere l’Autonomia.
Un’Autonomia che, negli anni, abbiamo saputo dimostrare – e lo dico con tutta l’umiltà necessaria – di meritare.
Perché il nostro sistema di autogoverno è stato laboratorio di tutela e di sviluppo del territorio, di garanzia e di qualità dei servizi essenziali, di valorizzazione del patrimonio culturale, di promozione della democrazia di prossimità.
Perché per noi Valdostani, Autonomia ha sempre significato assunzione di responsabilità e non concessione di un privilegio.
La responsabilità di assumere delle decisioni per il proprio territorio e per la propria gente e farsene carico.
Nel bene e nel male.
A chi oggi guarda al nostro sistema autonomista e alla nostra specialità con il sospetto con cui si guarda alle eccezioni, noi dobbiamo dire che la nostra eccezione dovrebbe diventare regola.
Perché ispirata alla rappresentatività territoriale, alla gestione responsabile delle nostre risorse, del nostro territorio, delle nostre istituzioni.
Infine, ritroviamo nell’Autonomia la capacità di visione che hanno avuto i nostri padri fondatori.
Capacità di visione per interpretare le esigenze di un mondo che si trasforma continuamente e a grande velocità e che dopo la crisi economica non sarà più lo stesso.
A noi spetta la capacità di reinventare un modello sempre meno fondato sull’intervento pubblico e sempre più orientato alla valorizzazione del capitale umano e imprenditoriale.
Non abbiamo bisogno di grosse imprese, abbiamo bisogno, invece, di dimostrare di essere capaci di fare rete tra territorio, servizi, prodotti, attività e sapere.
Investire, insomma, sul valore della nostra terra, della nostra identità.
Reinventare un modello significa puntare sui giovani, sul loro entusiasmo e sulle loro competenze.
Un coinvolgimento che deve cominciare dalle Istituzioni, sia sul fronte della formazione scuola-lavoro, sia sotto il profilo dell’educazione alla cittadinanza attiva.
Ma per reinventare ci vuole anche una nuova visione politica.
Una visione concreta e realista.
Capace di analizzare le criticità per trasformarle in opportunità.
Capace di affrontare concretamente i problemi senza nasconderli.
Capace di essere realista nelle sue scelte senza alimentare false illusioni.
Una visione che per attuarsi ha bisogno di solidità.
Il momento è difficile, le lacerazioni all’interno del Consiglio regionale sono evidenti, ma credo che la politica abbia il compito e il dovere morale di concentrarsi sui problemi della comunità superando le divisioni e i personalismi.
La democrazia si sostanzia proprio nella capacità di promuovere un dibattito reale tra sensibilità diverse, che si riconoscono comunque in un reciproco rispetto e dovere di ascolto.
Un rispetto e un ascolto che, attraverso una mediazione, trovano delle sintesi per risolvere i problemi, per rispondere alle attese dei cittadini, per approvare delle leggi giuste.
Ritroviamo quindi lo spirito dei padri fondatori della nostra Autonomia per riscoprire quella capacità di costruire, di essere propositivi e positivi.
Quella capacità che consenta ai nostri concittadini di ritrovare fiducia, speranza e concretezza.
Nous le devons à notre Autonomie. Pour qu’elle soit de plus en plus une Autonomie du devenir, une Autonomie dynamique, participée et transparente.
Une Autonomie comme idéal de liberté, d’auto-gouvernement, de justice et de solidarité.
Autonomie comme facteur de protection de notre territoire, de notre particularisme, de nos langues et de nos cultures.

Vive l’Autonomie
Vive la Vallée d’Aoste!