Un unico grande trail per il 2017

Aosta, 21 settembre 2016
Comunicato stampa Gruppi consiliari Union Valdôtaine, Union Valdôtaine Progressiste, Stella Alpina e PD-Sinistra VdA

Un unico grande trail per il 2017

Alla luce del dibattito riguardante il 4k-Alpine endurance trail Valle d’Aosta e il Tor des Géants, i gruppi consiliari UV, UVP, SA e PD-SVdA sono impegnati a lavorare affinché nel 2017 si realizzi un unico grande evento che faccia crescere ancora il prestigio internazionale di questo tipo di competizioni e, quindi, della Valle d’Aosta. I gruppi consiliari di maggioranza ritengono necessario che nell’organizzazione di questo evento siano create le giuste sinergie evitando il più possibile i finanziamenti pubblici. Una sola manifestazione sportiva consentirebbe di unire le forze per caratterizzare ancor di più l’offerta promozionale e sportiva della Valle d’Aosta.

TOR e 4K: facciamo correre il buonsenso

Ora che le due gare, 4K e Tor des Géants, sono arrivate entrambe al traguardo, è tempo di bilanci.
È innanzitutto doveroso ringraziare, per l'opera svolta, tutti i volontari che si sono attivati, per lo più a favore di entrambe le manifestazioni, a testimonianza che nel momento del bisogno la nostra gente sa sempre mostrare le migliori qualità di solidarietà e di unità d'azione. È grazie alla loro presenza nei diversi punti di presidio, con lunghi turni, a volte doppi per problemi di mancanza di cambi dovuti alla carenza di personale volontario, che i due eventi si sono svolti regolarmente. Organizzare quindi due manifestazioni del tutto analoghe, sostanzialmente sugli stessi percorsi e a distanza di pochi giorni, si è dimostrata una scelta insensata, che ha allontanato la gente, i volontari ed ha danneggiato il territorio regionale e gli sportivi. La competizione doveva esserci sì, ma tra i concorrenti di un’unica gara e non tra gare. Purtroppo non è stato così per quest’edizione bisestile (sarà un caso?). Così NON dovrà essere per l’edizione 2017. Ora prima di promuovere nuove edizioni forse sarebbe il caso di verificare le disponibilità dei volontari, perché il rischio il prossimo anno sarà quello di trovarsi senza assistenza. Inoltre è fondamentale che i rappresentanti in Consiglio Valle lavorino affinché prevalga il buon senso e si ritorni a dialogare e lavorare tutti insieme per l’organizzazione di un’unica manifestazione sportiva che possa riportare quella magia, quel fascino e soprattutto quell'entusiasmo che in tutti questi anni abbiamo sempre vissuto grazie al Tor des Géants. Questa dovrà essere la sintesi di entrambe le esperienze e delle migliori professionalità al fine di arrivare ad un grande evento, che abbia il minimo impatto sul bilancio regionale e che dovrà rappresentare l’eccellenza della Valle d’Aosta conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.

Monterosaski, la svolta

È stato approvato oggi, all'unanimità, un ordine del giorno, presentato da noi del Gruppo UVP in Consiglio Regionale, che chiedeva discontinuità in merito alle nomine e agli indirizzi di Monterosa Ski, per arrivare ad una forte riorganizzazione in questa importante società partecipata. Una società strategica e fondamentale per lo sviluppo turistico della Valle, che ha però vissuto in questi mesi e in questo ultimo periodo criticità non solo economiche, ma anche gestionali e di risultati. Monterosa ski merita quel rilancio che è consono e proporzionato al potenziale del territorio che rappresenta, con azioni precise e mirate per valorizzare questo comprensorio, assieme alle attività e gli operatori, e in sinergia con personale da motivare maggiormente, creando squadra e stimoli. Questo rilancio potrà arrivare anche e soprattutto con questa discontinuità. Esprimiamo quindi soddisfazione per questo ordine del giorno, approvato in modo trasversale, che porta un cambiamento, da noi tanto auspicato, e che speriamo sia l'inizio di un percorso di regole e indirizzi diversi nell'ambito della gestione delle società partecipate, risorse e opportunità della nostra Valle d'Aosta.

Laurent Viérin


Turismo in Valle d’Aosta: cronaca di una crisi

“Stato di calamità per il settore turistico”, a lanciare l'allarme, in questi giorni, è il Presidente dell’Associazione degli Albergatori della Valle d'Aosta, in merito alla crisi che sta colpendo il settore turistico, in questa disastrata estate valdostana. Siamo sempre stati abituati a considerare il turismo come parte integrante, per vocazione naturale, dell’economia turistica della nostra regione, immutabile come il bel tempo ed il cielo cristallino della nostra Valle, come qualcosa di cui si beneficia, come si gode di una giornata di sole: sdraiati beatamente a pancia in su, come i contributi regionali che, in qualche modo, arrivano a fine anno. E allora come mai, in questi ultimi anni, tutte le nostre credenze, da quelle metereologiche a quelle economiche, stanno vacillando? In fondo abbiamo le Vette più alte d’Europa, buon cibo, buon vino, castelli e manieri, l’Aosta Romana, Parchi Naturali e molto altro. La verità è che siamo i primi ad essere schiavi di questi cliché, a confondere l’amore per la nostra terra ed il suo innegabile patrimonio con un comodo spirito immobilistico. La verità è che il mondo cambia e gira, anche se noi restiamo fermi, finché non ci svegliamo un bel giorno e scopriamo che anche l’ultima, imperdibile, roccaforte dell’economia locale, vacilla. Certo, alcune delle cause sono esterne, e non dipende certamente da una nostra negligenza il fatto che si aprono nuove frontiere verso terre esotiche a basso prezzo, sempre più in competizione con le vacanze tradizionali della “montagna” e del “mare”. E’ altresì vero che ci sono cause interne così lampanti e sconcertanti da non dover nemmeno essere ricordate, se non per inciso: primi fra tutti i costosi investimenti fatti in passato in infrastrutture, dalle sale polivalenti in ogni paese, a impianti di risalita anche nelle località più amene, a nuove Spa che hanno fagocitato altre offerte di benessere già presenti nella medesima località, – tranne ovviamente ciò che serviva veramente: un collegamento ferroviario degno di questo nome. Tutto ciò a svantaggio della costruzione di un prodotto turistico, investimenti in marketing e in comunicazione, che pur sempre, e sino a prova contraria, rimangono “le anime del commercio”. Scelte che stridono parecchio con tendenze nuove e importanti come il turismo ambientale, che stanno andando sempre di più a sostituire il turismo tradizionale delle località balneari, montane o città d’arte. Ci sono però degli aspetti meno evidenti in questa crisi che si ricollegano in modo diretto a quella che è la struttura stessa del tessuto dell’economia valdostana: la frammentazione in piccole medie imprese (elemento di ricchezza della nostra società ma insufficiente a reggerne da sole l’intero peso), l’immobilità informatica orientata ai New Media (o sarebbe forse meglio parlare di arretratezza), e infine ma sicuramente collegata ad esse, l’incapacità di coordinare a livello regionale e a livello privato attività serie di investimenti e operazioni di ampio respiro. Insomma, le montagne ci sono ancora, così anche i castelli, i Parchi e l’Aosta Romana, ma quello che comincia a scarseggiare, a quanto pare, sono i turisti: e se, come dice la stragrande maggioranza degli economisti, le fasi di crisi sono quelle in cui si deve investire, il lavoro – soprattutto quello di coordinamento regionale e di politica turistica - in Valle d’Aosta sicuramente non manca. E invece manca, quindi qualcosa non va. Il turismo è un’industria in crescita in tutto il mondo, perché in Valle d’Aosta non riusciamo a considerarla un’industria fondamentale e strategica? Cominciando da una seria politica regionale turistica, da organizzazione moderna ed efficiente, da chiarezza di obiettivi e da un’unica e forte regia centralizzata? Perché questo colpevole silenzio a livello centrale, quando invece gli operatori richiedono risposte, soluzioni e l’indicazione di un nuovo percorso di sviluppo? Non abbandoniamo il Turismo, che potrebbe essere ancora un traino per l’economia della nostra regione, se non per convinzione almeno per convenienza! Fa male vedere, invece, che i gridi di allarme lanciati dagli operatori lasciano indifferenti i vertici del turismo, la Valle d'Aosta è anche loro, il futuro no, quello ce lo riprenderemo.

Chantal Bernini


Monterosa in chiaroscuro

Nell’ultima adunanza del Consiglio regionale, prima della pausa estiva, era iscritto all’ordine del giorno il disegno di legge, presentato dalla Giunta regionale, recante disposizioni per favorire il consolidamento patrimoniale della Monterosa S.p.a. La discussione e l’approvazione di tale disegno di legge, a causa delle note vicende politiche che hanno ulteriormente certificato “l’effritement” della maggioranza Union Valdotaine-Stella Alpina, sono stati rinviate a settembre. Al riguardo, pare in ogni caso necessario porsi alcune domande in merito sia alla situazione reddituale della società suddetta sia, in generale, alle scelte operate dalle società partecipate dalla Regione ed ai comportamenti dei loro “managers”. La scarna relazione al disegno di legge in oggetto nulla dice infatti relativamente alla situazione economica della Monterosa S.p.a. (risultati economici degli ultimi anni) ed alle cause che hanno determinato le perdite gestionali, evitando in tal modo di mettere in luce sia la vera natura del provvedimento (salvataggio aziendale) sia le connesse responsabilità. Né, tantomeno, la stessa relazione indica quali correttivi si intendano apportare alle politiche aziendali per evitare il riprodursi di risultati economici negativi. Sarebbe quanto meno opportuno, al fine di una ponderata valutazione sul provvedimento, avere i dati di pre-chiusura relativi al presente esercizio sociale, atteso che lo stesso si è chiuso al 30 giugno 2014. Il timore è quello di apprendere o di scoprire che, nonostante il piano di salvataggio, consistente nella conversione di mutui in capitale sociale, la società non è in grado di sostenere il rapporto tra costi e ricavi correnti. I risultati economici negativi derivano infatti da:
  1. Valutazioni errate in merito alla sostenibilità degli investimenti effettuati che, nonostante perizie che saranno fatte ad hoc per allungarne la vita utile e diminuire in tal modo l’incidenza degli ammortamenti sul conto economico, l’azienda non era allora e non è oggi in grado di sostenere;
  2. Una politica clientelare di assunzioni “pilotate” con un organico sovra-dimensionato. Vedasi, in particolare, gli stagionali, confermati nel numero nonostante il continuo accumularsi di risultati economici negativi. In proposito, c’è da aspettarsi che il Presidente/amministratore delegato in scadenza di mandato  ed in attesa della nomina assembleare,  per la convocazione dell’assemblea dei soci, utilizzerà artificiosamente, il dettato normativo previsto dall’articolo 2364, comma 2°, del codice civile che consente, unicamente peraltro, - “quando lo richiedano particolari esigenze relative alla struttura e all’oggetto della società” il deferimento dell’approvazione del bilancio oltre i quattro mesi, ricadendo così in piena stagione invernale (presumibilmente a gennaio) ad assunzioni clientelari già avvenute e ulteriori disastri compiuti;
  3. La totale assenza di scelte e decisioni manageriali capaci di assicurare l’economicità della gestione o, peggio ancora, scelte antieconomiche, a causa e della totale acquiescenza alle indicazioni del Presidente della Regione e della convinzione che, comunque, senza responsabilità alcuna, le perdite saranno comunque ripianate dalla Regione.
  Ed è proprio quanto si propone, anche se in forma diversa – passaggio di debiti a capitale - con il summenzionato disegno di legge. Salviamo cioè, una volta ancora, il soldato Ryan, diamo una medaglia al Presidente/Amministratore delegato della società e, soprattutto, evitiamo accuratamente di parlare di responsabilità di alcun genere e di dare delle indicazioni per un radicale cambiamento di gestione aziendale! Un Presidente/Amministratore delegato, peraltro, che, nonostante la presenza di un Direttore generale lautamente retribuito (compenso  tra i più elevati fra tutte le società di impianti a fune) non si accontenta di percepire, per i brillanti risultati ottenuti, un compenso annuale di 90.000€ , ma che si auto attribuisce e si autoliquida, pur avendo assunto l’incarico in qualità di commercialista, un rimborso chilometrico per le  spese di trasferta anche  dal luogo di residenza alla sede di lavoro! L’attribuzione di indebiti benefits non tassati pare comunque essere una prassi consolidata tra gli amministratori delle società partecipate dalla Regione se si considera, ad esempio, che anche il Presidente/Amministratore delegato della Pila S.p.a., società in utile, con un compenso annuo di 30.000 €, in modo illegittimo, utilizza a fini personali l’automobile concessa ad uso esclusivamente aziendale. In entrambi i casi, oltre all’irregolarità nell’attribuzione del compenso o nell’utilizzo del bene, ci sono pure evidenti implicazioni di natura fiscale (deducibilità delle spese e compenso in natura}, e conseguenti irregolarità, in capo sia ai soggetti interessati sia agli organi delle rispettive società. Ma, su questi argomenti, ci riserviamo successivi approfondimenti.