Un NO progressista alla Riforma Costituzionale

Le Conseil des communautés de l’Union valdôtaine progressiste

A l’issue du débat interne entre ses adhérents, signataires et sympathisants portant sur le projet de réforme de la Constitution italienne soumis à référendum le 4 décembre prochain;

Considère que sa prise de position, refusant toute instrumentalisation du référendum à des fins de politique politicienne, doit être établie uniquement sur la base des contenus de la dite réforme ainsi que sur les retombées sur notre autonomie;

Considère également que, même si, pour l’instant, cette réforme ne nous concerne pas, s’appliquant au Val d’Aoste uniquement après révision du Statut spécial d’autonomie, nous ne pouvons ignorer le cadre de référence qu’elle défint et qui, forcément, représentera les limites de notre action future;

Souligne que la modalité de l’expression du vote – à prendr e ou à laisser dans sa globalité une modification de 47 articles de la Constitution – ne permets pas de partager les aspects positifs présents dans la réforme de ceux négatifs;

Réaffirme que le fédéralisme comme forme de l’organisation de l’Etat ainsi que la promotion des autonomies et de la démocratie à tous les différents niveaux, aux termes de l’article 3 de ses Statuts, demeurent le fondement de son action politique et représentent les points de repère influant sur sa décision;

Estime, à cet égard, que les modifications concernant le Titre V de la Constitution représentent non seulement un abandon de toute idée de fédéralisme,mais aussi une centralisation des pouvoirs en faveur de l’Etat au détriment des Régions et, au sein de l’Etat, en faveur du Gouvernement au détriment des citoyens et de leur représentativitéparlementaire. Et ce, à plus forte raison, si nous considérons aussi les conséquences de la nouvelleoil électorale;

Considère, en effet, que la nouvelle répartition des compétences Etat/Région et l’introduction de la clause de suprématie, en affaiblissant fortement laforme de l’Etat sur base régionale, transforment les Régions en des organes sans une autonomie réell et privées de garanties leur assurant des pouvoirs et des responsabilités sur le plan financier et fiscal;

Considère, en outre, que le choix du nouvel Sénat, confus même sur le plan du dépassement du bicaméralisme, ses pouvoirs et sa composition, avec des Sénateurs non élus directement par les citoyens, privés de fonctions essentielles en matière de sauvegarde des autonomies et exerçant leur mandat à temps limité, est loin de représenter unvéritable organe de représentativité territoriale.

Par ailleurs, le Conseil des Communautés:

Manifeste ses craintes quant à la portée réelle du principede l’entente prévu pour la révision du Statut, tout en appréciant son insertion dans le texte constitutionnel;

Considère, à ce propos, que l’incertitude des procédures réglementant son application, la nature de sa durée ainsi que les marges de notre action pourla révision du Statut, compte tenu de la radicale réduction de l’autonomie des autres Régions, de laclause de suprématie et d’un Sénat malveillant à notre égard, rendent cette entente indéfinie dansas validité et faible dans son efficacité;

Sollicite les Valdôtaines et les Valdôtains à être extrêmement vigilants, au vu des différentes prises de position portant sur la suppression des autonomies spéciales et la création de macro-régions, quant ’au futur de notre autonomie;

Estime que, le texte actuel de la Constitution nous donnant plus de garanties pour éviter cette hypothèse néfaste, il serait incompréhensible de donner notre approbation à sa modification et, en tant que fédéralistes et autonomistes convaincus, nvite, partant, les électrices et les électeurs valdôtains à refuser, comme ils l’ont déjà fait en 2006, cette réforme centralisatrice en votant NON au référendum du 4 décembre prochain.

Jovençan, le 24 octobre 2016

Le Conseil des Communautés de l’Union Valdôtaine Progressiste


Decisi e Indecisi… tutto parte da noi!

di Lorenzo Tota

Dalla parte del cittadino.

Ormai il cittadino, in alcuni casi, per non essere polemici e negativi, quando tratta la politica ha un po’ la visione della polizza assicurativa, ossia, avrò preso in considerazione tutto, oppure le clausole che ho firmato e pagato mi tuteleranno nel tempo senza avere cattive sorprese? Io immaginavo, da ragazzo speranzoso, in tenera gioventù che il politico fosse una persona migliore di me, con delle capacità migliori delle mie e delle attitudini alla gestione spiccate; ebbene non è sempre così! A volte ci si domanda come alcuni di loro possano occupare spazi gestionali così importanti o come possano con le loro competenze (limitate o anacronistiche) rappresentare qualcuno…ma una consapevolezza ancora più grande è come possano alcuni soggetti occupare per così tanto tempo lo scenario della politica, domande a cui forse non voglio dare una risposta… Tuttavia viviamo un periodo dove si parla di riforme, di modifiche alla costituzione, e di risparmi gestionali della politica… fantastico… ma sarà poi cosi chiaro all’uomo della strada cosa fare in sede di referendum il 4 dicembre 2016? La prova a cui siamo sottoposti è ardua, il presidente Renzi per altro ottimo comunicatore e venditore di intenti ci comunica che bisogna votare per il SI, e mai come adesso abbiamo raggiunto una possibilità di svolta. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma si è spiegato tutto in maniera obiettiva al cittadino che non ha le idee chiare? Il senato delle regioni questo sconosciuto; mi è parso di capire che nel caso passi il “SI” la composizione del nuovo Senato che continuerà a chiamarsi Senato della Repubblica, sarà composto da 95 eletti dai Consigli Regionali, più cinque nominati dal Capo dello Stato e che resteranno in carica per 7 anni. I senatori saranno dunque così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. Questi ultimi andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: "Cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti". In oltre il senato avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo e non potrà più votare la fiducia al governo; tuttavia avrà la possibilità di proposta di modifica sulle leggi. Bene, mi domando, al di là del criterio di nomina, come un sindaco di una città importante possa esercitare ruolo sia di sindaco che di senatore? Il sindaco è sicuramente una nomina a tempo pieno… si rischia di fare il primo cittadino part time e il senatore precario…nomina per altro che dovrebbe osservare gli equilibri politici ossia non in base al peso politico sul territorio ma in maniera equilibrata fra tutte le varie fazioni. Godranno naturalmente di Immunità parlamentare e non godranno di indennizzo, vorrà mica dire che dovranno recarsi a Roma a proprie Spese? Titolo V: sono riportate allo Stato competenze come l’energia e le grandi reti di trasporto. Su imbeccata del Governo, la Camera potrà approvare leggi nei campi di competenza regionali "quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale". Quindi? Dove finisce la competenza regionale in materia e dove inizia quella della regione autonoma Valle d’Aosta… Risposte work in progress… Presidente della Repubblica. Lo eleggeranno i 630 deputati e i 100 senatori (via i rappresentanti delle Regioni previsti oggi). Nei primi quattro scrutini servono i due terzi dei voti, nei successivi quattro i tre quinti; dal nono basta la maggioranza assoluta. Referendum. Serviranno 800.000 firme. Dopo le prime 400.000 la Corte costituzionale darà un parere preventivo per far si che il referendum possa essere ammesso. Potranno riguardare o intere leggi o una parte purché essa abbia un valore normativo autonomo, ossia questa parte non deve intaccare nel suo concetto altre parti della legge. Condivido altrimenti si creano delle complessità dal quale diventa difficile districarsi. Ddl iniziativa popolare: Salgono da 50.000 a 250.000 le firme necessarie per presentare un ddl di iniziativa popolare. La camera dovrà proporre i tempi per prenderla in esame, regola che oggi non esiste. Riassumendo i vari concetti, ci troviamo a dover decidere su cose che in parte si delineano in corso d’opera vedi Titolo V ma che tuttavia penso trovino anche un consenso, vedi riduzione dei costi della politica, abolizione di enti inutili come il CNEL (la Gabanelli a Report gli aveva dedicato una trasmissione)… A questo punto si delinea una partita a scacchi nel tempo dove il referendum, qualora passasse il SI, indicherà un inizio della partita, dove non possiamo permetterci di finire in parità…dobbiamo far vincere la sensatezza delle cose…Abbiamo bisogno di crescere come cittadini, come aventi diritto al voto, e come VALDOSTANI! Cordialmente,

Lorenzo (Enzo) Tota


Considerazioni sul Referendum costituzionale

di Ezio Chenuil

    1. Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente DISPOSIZIONI PER IL SUPERAMENTO DEL BICAMERALISMO PARITARIO?
 
    1. Approvate LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI?
 
    1. Approvate IL CONTENIMENTO DEI COSTI DI FUNZIONAMENTO DELLE ISTITUZIONI?
 
    1. Approvate LA SOPPRESSIONE DEL CNEL?
 
  1. Approvate LA REVISIONE DEL TITOLO V DELLA II PARTE DELLA COSTITUZIONE?
Se la scheda del quesito referendario si presentasse così non mi farei dei grossi problemi a votare SI al secondo, al terzo ed al quarto quesito; risponderei NO (con un NO grosso come una casa) al primo ed al quinto, e vi spiego anche il perché con alcune considerazioni:
    1. Il fatto che la Camera dei Deputati ed il Senato rappresentino un doppione è un dato di fatto, anche se sono rappresentative di un elettorato diverso: la prima rappresenta tutto l’apparato elettorale e può eleggere chiunque dal momento in cui diventa maggiorenne fino alla morte, mentre il secondo è votato da un elettorato oltre i venticinque anni ed il candidato deve avere una età oltre i quarant’anni, ciò dovrebbe indicare una maggiore esperienza e di conseguenza un maggiore maturità civica. Il Senato dovrebbe quindi rappresentare una maggiore responsabilità ed esperienza civica, sia nell’elettore che nell’eletto. Dovrebbe rappresentare una minor dipendenza politica dalle segreterie politiche. Attenzione parlo al condizionale! La realtà è molto diversa e quindi potrei anche dire di sì ma alla condizione che i SENATORI vengano scelti con regolari elezioni e quindi scelti dai cittadini. Non sono disposto a delegare nessuno a scegliere per me. Ecco a il risultato del ragionare sulle cose, al sistema che ci viene riproposto posso solo rispondere NO.
 
    1. Sulla riduzione del numero dei parlamentari sarei certamente d’accordo, meglio sarebbe se si eliminassero la metà dei deputati e la metà dei senatori come proponeva Renzi prima di diventare il Presidente del Consiglio. Ma accontentiamoci di un modestissimo risultato e quindi dire di SI.
 
    1. Al contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni potrei dire anche SI se… Ecco c’è un se. Se oggi i Senatori lavorando a tempo pieno (circa quattro giorni a settimana) devono circondarsi di dirigenti e consulenti superpagati per capirne qualcuna, pensiamo cosa succederà se gli stessi fossero impegnati solo un paio di giorni al mese a svolgere delle mansioni che dovrebbero essere così piene di responsabilità come legiferare? Aumenterebbero a dismisura il numero di dirigenti e consulenti (magari funzionari di partito) che preparerebbero tutto il lavoro e gli eletti dovrebbero solo fare la salutare ginnastica ad alzare il braccio per approvare o bocciare secondo le direttive di partito. A ripensarci, ragionando sulle cose direi di NO. Il SI ci sarebbe per un senato delle Regioni con Senatori eletti direttamente dai cittadini. Il quesito letto d’istinto chiede un voto affermativo ma poi conoscendo i politici italiani è meglio dire NO.
 
    1. L’abrogazione del Cnel è l’unica domanda che troverebbe un SI incondizionato. Peccato che tra i mille Enti Inutili ne abrogano uno solo!
 
  1. La revisione del Titolo V della Costituzione ci farebbe tornare indietro di oltre quarant’anni, torneremmo ad uno Stato accentratore come già l’abbiamo conosciuto prima degli anni ’70. Se già allora non funzionava e si è cambiato non capisco perché invece di far funzionare le cose vogliamo tornare indietro. Coloro che si schierano per il sì, ci dicono che le regioni non funzionano e sprecano soldi dovrebbero ricordarsi che anche prima della nascita delle Regioni l’Italia era piena di debiti e proprio per migliorare le cose si aveva decentrato. Il sistema non funziona? Si modifica ma non si accentra! Accentrare vuol dire allontanare dal cittadino le istituzioni, rendere i cittadini responsabili impossibilitati ad ogni minimo controllo e costringerli a subire. MA FORSE E’ CIO’ CHE IL GOVERNO VUOLE! Se poi come Valdostani siamo VERI FEDERALISTI non possiamo minimamente prendere in considerazione una riforma accentratrice.
Per quel che riguarda la Valle d’Aosta e la clausola di salvaguardia dell’accordo preventivo invito tutti a non fidarsi perché c’è un’altra clausola da non dimenticare ed è quella “INTERESSE PREMINENTE DELLO STATO”. Ricordiamoci di quel che è successo al momento della costituzione dell’E.N.E.L. negli anni ’60. Già allora lo Stato si è appropriato dello sfruttamento delle acque per la produzione dell’energia idraulica, anche se il nostro Statuto ce le assegna, già allora il nostro Consiglio Regionale aveva ricorso contro tale abuso alla Corte Costituzionale e la Corte ha poi sentenziato già allora che era tutto legittimo e proprio perché l’”INTERESSE DELLO STATO ERA PREMINENTE”. Chiudo sperando di aver portato alcuni punti di riflessione aggiungendo un piccola frase: NON ERA MEGLIO UNA RIFORMA DELLO STATO IN MODO FEDERALE?

Tcheneuy (Ezio Chenuil)


Il Dibattito sulla Riforma Costituzionale

di Mirena Vaudois

Vorremmo provare a costruire con Voi qualche ragionamento all’interno del dibattito sulla Riforma Costituzionale instaurato in questi ultimi tempi, anche perché tutti i cittadini saranno chiamati, a breve, a fare una scelta importante sull’argomento. Il “Referendum” non è una materia ferma, ma soggetta, oltreché a giudizi e manovre partitiche, anche ad interpretazioni: non tutte così semplici o assimilabili di primo acchito. Questo fatto potrebbe contribuire ad alimentare un senso intrinseco di inferiorità dovuto al non capirne esattamente tutti i passaggi (o meglio: questo è quello che talvolta succede a noi), mitigato dal fatto che la proposta di Riforma Costituzionale sia tutt’ora argomento principe di discussione, oltreché fra gente comune, anche fra costituzionalisti e legiferanti. Nonostante la volontà di scoprire quanti più elementi possibili sull’argomento, non è semplice decidere; la nostra anima progressista è combattuta fra il

Sì:

pensiamo ad impegnarci con disponibilità, aperti alle proposte come al confronto ed alla partecipazione, il tutto in un’ottica di rinnovamento, di pari passo all’impegno per una costante difesa dell’autonomia: questa attitudine dovrebbe valere anche per l’apertura ad un campo innovativo come quello di una Riforma/Rivoluzione Costituzionale;   e il

No:

non fidarsi significa decidere di non correre molti rischi, questo è certo; da progressisti ma con una visione più “chiusa” saremmo tentati di conservare il poco di Autonomia Speciale che ci rimane, di accontentarci della situazione attuale cercando di trarne il meglio; la conseguenza sarebbe il non progredire venendo a perdere la possibilità di cambiare norme importanti a livello legislativo, anche locale. Entrambe le scelte, oltre ad essere difficili, presuppongono consapevolezza. Non crediamo inoltre sia la scelta da esprimere al Referendum il problema più grave; per spiegare la “reticenza” di talune persone ancora indecise credo sia il caso di assodare il valore dato al proprio “concedere la fiducia” e, stabilito questo, chiedersi se davvero lo Stato e la Riforma Costituzionale meritino questo nostro atteggiamento di fede oppure no. Saremo d’accordo in tanti ad affermare che sia necessario riformare lo stato ad oggi ed allo stesso tempo le istituzioni e gli organi debbano non solo essere aggiornati, ma possibilmente venire a costare di meno! Ci si aspetterebbe, a questo punto, che le promesse fatte come contropartita all’assenso a questo nuovo strumento di cambiamento denominato Riforma, trovassero non solo auspicio, ma concretezza. Quali promesse?
  • Senato: fine bicameralismo, è un dato importante se si considera l’auspicato conseguente snellimento delle procedure di approvazione delle leggi ed il ridimensionamento numerico dei componenti, (“…ma dal punto di vista economico il sistema monocamerale può comportare costi esterni elevati e meno argine alla corruzione” secondo il parere di Buchanan e Tullok, esperti in economia, parere riportato da F. Bruno nella RES-PUBLICA Sole24Ore 08/10/16), e ancora (…"ci dicono di voler abolire la navetta delle leggi tra camera e senato…in realtà si allungano i tempi della produzione legislativa; infatti si introducono sei diversi tipi di leggi e di procedure che ricadono su ambedue le camere" secondo Raniero La Valle nel discorso La Verità sul Referendum tenuto il 16/09/16 a Messina). L’incertezza regna inoltre nel determinare quelli che saranno gli effettivi costi decisionali, uniti -tra negoziazioni politiche e compromessi vari- alle differenze tra le intenzioni del legislatore e l’effettiva Riforma prodotta dal Parlamento (…"ci dicono per esempio che la sua prima virtù sarebbe il risparmio sui costi della politica…secondo la Ragioneria Generale dello Stato il risparmio si ridurrebbe a 58 milioni che si otterrebbero togliendo la paga ai Senatori, mentre resterebbe il costo del Senato", sempre secondo Raniero La Valle).
  • Fra le competenze legislative: in riferimento al Titolo V°, con la Clausola di Supremazia, il Parlamento potrà incidere in materie non di competenza statale (è da capire ancora se verrà applicata alle regioni a Statuto Speciale come la Valle d’Aosta).
  • Novità assoluta mai prevista prima: il Principio d’Intesa ovvero l’accordo tra Stato e Regioni che permetterebbe la revisione e modernizzazione del nostro Statuto (certo, il principio funzionerà previa intesa fra stato e regioni, e di questo non abbiamo ancora certezza).
  • Il 7 ottobre scorso la Provincia Autonoma di Trento ha divulgato il “Manifesto delle speciali nella carta di Udine”, dove si dichiara che “Le autonomie speciali non hanno nulla da temere dalla Riforma Costituzionale, anzi: è una grande occasione per aggiornare i loro statuti ai mutamenti economici e sociali, è un modo per porsi al servizio di una idea corretta di autogoverno e di regionalismo ad assetto variabile”; (siamo critici nel giudicare il significato della presentazione di detta Carta per due ragioni almeno: 1) temiamo che l’assetto menzionato, in quanto “ variabile”, possa dare l’alibi ai governanti di turno di interpretare alla loro maniera le intenzioni politiche del periodo; 2) la Valle d’Aosta viene menzionata nella sua natura di Regione a Statuto Speciale nel Manifesto, anche se non vi è stata una rappresentanza politica effettiva a prendere parte ai lavori).
Quelli menzionati sono alcuni esempi che ci hanno colpiti, in ogni caso ci pare di capire, e non nascondiamo di trovare difficoltà ad accettarlo di buon grado, che per tante proposte e tecnicismi presentati dalla Riforma, sia possibile che non corrisponda con certezza assoluta l’effetto desiderato, bensì potrebbero verificarsi situazioni o ingerenze (quelle riportate fra parentesi ndr) per ritardare, variare o sortire effetti anche diversi da quelli a priori paventatici. Quello che sappiamo con sicurezza, invece, è che Il nostro voto sarà in tutta semplicità PURO (nelle sue declinazioni Si/No), e non avrà la possibilità di essere rivisto in un secondo tempo. Tanti personaggi fanno “outing” in questo periodo sui significati della Riforma, per questo motivo l’elettore deve essere in grado di saper discernere i canti delle sirene dalle informazioni corrette. Il 4 dicembre l’Italia andrà alle urne; il futuro è vicino, ma ad oggi possiamo solo immaginarlo, sperando che vada tutto secondo i patti: impegniamoci dunque ad “investire” (proprio come quando ci si accinge ad acquisire un bene durevole) al meglio – o alla meno peggio – ma sempre con grande senso di responsabilità, la nostra scelta sulla Riforma Costituzionale.
VILLENEUVE, 20 ottobre 2016

Vaudois Mirena

Per il Groupe Progressiste Villeneuve Condiviso e sottoscritto dai membri del Groupe: Vittorio Dupont Giuliano Morelli Roger Chuc

Contributo al dibattito sulla Riforma Costituzionale

di Elisa Bonin

Pur essendo un argomento molto difficile cerco comunque di esprimere il mio pensiero a riguardo e condividerlo con tutti i progressisti interessati al dibattito. Mi è parso di capire che la riforma costituzionale che sarà oggetto referendario dovrebbe concernere due aspetti essenziali del sistema costituzionale. In primis il rapporto tra Parlamento e Governo, la disciplina del procedimento normativo, i procedimenti di iniziativa popolare. In breve, la “macchina amministrativa”. In secondo luogo, quello che a mio avviso ci tocca più da vicino, il rapporto tra lo Stato e le regioni e gli enti locali.

Innanzi tutto credo sia chiara e facilmente condivisibile la necessità di aggiornare le istituzioni pensate per una realtà che ormai è profondamente diversa e cambiata da quella delle origini. Detto questo dovremmo, a mio parere, concentrare la nostra attenzione sulle ripercussioni che la riforma potrebbe avere sul sistema Valle d'Aosta e, più in particolare, sulla nostra Autonomia.

Sembrerebbe essere una riforma per noi vantaggiosa vista la presenza del principio dell'intesa e da un lato sarebbe sciocco farci “sfuggire di mano” un occasione attesa da così tanto tempo. “Solo questo” varrebbe un sì. D'altro canto l'impianto così centralista della riforma mi fa dubitare sulle reali intenzioni di salvaguardia nei confronti delle autonomie speciali e, in aggiunta, mi chiedo con chi e in che termini andremo a negoziare. In poche parole, saranno disposte le altre regioni, deprivate di ogni potere ad accordarci quanto chiediamo?

Altra questione. Se ho capito bene i membri del nuovo Senato saranno eletti dai Consigli regionali sulla base di liste di consiglieri e sindaci e i nuovi senatori saranno aggregati in gruppi parlamentari secondo i partiti di appartenenza, e non secondo i territori di provenienza. Questo mi sembra un punto di debolezza, il Senato infatti rischierebbe, qualora prevalgano lotte e logiche politiche di diventare una “Camera di serie B”, passatemi il termine, però con minori importanza e poteri e soprattutto slegata dal territorio.

In fine credo che un consigliere regionale sia innanzi tutto espressione di un territorio limitato, cui rimane legato per la sua carriera politica. Lo stesso vale per il sindaco. Avendo, a riforma approvata pochi senatori, ogni regione sarà rappresentata a mio avviso a macchia di leopardo e ben pochi territori avranno voce nel Senato con il rischio concreto che tutti gli altri non l’avranno. Non vorrei che il Senato si trasformi in una camera dei localismi. Tutto questo non vale forse un no?

Come potete vedere non ho le idee ben chiare e so bene di non essere stata esauriente. So anche, vista la difficoltà dell'argomento di aver scritto qualche inesattezza e prego, a questo proposito, chi più competente di me in materia di correggermi o chiarirmi ulteriormente le idee.

Ringrazio Uvp per questo spazio di dibattito interno.

Un caro saluto a tutti i progressisti.

Elisa Bonin



Alcune riflessioni dell’uomo della strada

di Sergio Enrico

Premesso che non conosco sufficientemente l'argomento e che non sono un esperto (come la maggior parte della gente comune) ma alcune considerazioni voglio farle ugualmente. Mancano due mesi al referendum e bisogna decidere cosa votare. Le modifiche alla Costituzione sono tante e sarebbe stato molto meglio suddividerle in quesiti distinti, però ciò non è stato fatto e allora, considerato che sono sempre andato a votare, e anche questa volta ci andrò, una scelta bisogna farla. Una prima domanda che mi sono posto è: sono soddisfatto di come funzionano l'Italia e la Valle d'Aosta ad oggi? Direi proprio di no. Come spesso faccio provo a capire cosa potrà succedere nei due casi. Ad oggi abbiamo una proposta , che ha aspetti positivi e aspetti negativi, su cui però dobbiamo decidere. Per il SI la maggior parte di chi sostiene il Governo, per il no dall'estrema destra all'estrema sinistra. Da una parte una proposta, dall'altra parte solo un no ma senza nessuna proposta (e sarebbe anche impossibile vista la disomogeneità dei proponenti). Mi immagino i seguenti scenari: vince il SI
  • stabilizzazione del Governo Renzi
  • un maggior disponibilità da parte dell'Europa verso l'Italia
  • modifiche costituzionali che dovranno essere attuate con vari scombussolamenti
  • inizia una nuova battaglia tra Valle d'Aosta e Stato per ridefinire competenze
vince il NO La cosa più probabile è una caduta (o almeno un forte indebolimento) del governo Renzi e ritorno a elezioni. Probabile un ulteriore periodo di caos con possibili effetti:
  • la vittoria alle elezioni dei 5 stelle (però l'attuale esperienza di Roma non dà molta fiducia sulle capacità di governo)
  • un irrigidimento dell'Europa verso l'Italia
  • non si faranno modifiche alla Costituzione per almeno altri 5 anni
  • per la Valle d'Aosta non cambiano le regole, ma ci basta questo? le regole che abbiamo ci hanno dato i risultati che volevamo?
Certamente il principio dell'intesa sarebbe un buon punto per la Valle d'Aosta, e penso che nelle condizioni attuali sia anche possibile ottenerlo con le giuste garanzie. In tutte e due i casi la cosa importante per la Valle d'Aosta è quella di riuscire a diventare autonoma dal punto di vista economico. L'autonomia è una cosa che dobbiamo conquistarsi con il lavoro quotidiano, non ce la regala nessuno. Creare un tessuto economico più liberale, che sia in grado di camminare con le proprie gambe senza "oppressione pubblica". Sono valutazioni personali e non hanno alla base un'analisi approfondita dell'argomento (che io e la maggior parte delle persone però non siamo in grado di fare). Lo scambio di opinioni che abbiamo durante gli incontri e sul sito internet è importante perché ci permette di ascoltare il pensiero di molti per decidere al meglio, su come comportarsi nella fase del voto.

Sergio Enrico


Luci e ombre sulla riforma costituzionale

di Nello Fabbri

Qualche luce e molte ombre caratterizzano la riforma costituzionale su cui saremo chiamati ad esprimerci. Sarà dunque importante considerare con attenzione ciò che ci viene chiesto con questo referendum mettendo sul piatto della bilancia i pro e i contro dei contenuti, senza farci condizionare da partigianerie o pregiudizi sulle persone.

Sull'impronta accentratrice della riforma, soprattutto se non verrà modificata la Legge elettorale, ancora sub judice, non vi è ombra di dubbio; è sufficiente considerare la drastica riduzione delle materie concorrenti e il principio cosiddetto di supremazia (anche se già esistente e di non così facile applicazione), per rendersene conto.

Vengono ridotti alcuni meccanismi di compensazione tra maggioranza e minoranza ma contemporaneamente si snellisce l'azione sia di governo che legislativa e si potenziano gli strumenti di democrazia diretta.

Inoltre con la riforma si introduce quell'attesissimo principio di "intesa" la cui mancanza aveva bloccato la revisione e l'attualizzazione del nostro Statuto, considerata necessaria e non più procrastinabile.

Rinunciare a questa possibilità, che è la parte per noi più interessante della modifica referendaria, rischierebbe di farlo diventare sempre più obsoleto, mentre uno Statuto più attuale è lo strumento con cui riaccendere l'entusiasmo per l'Autonomia che ultimamente sembra essere in declino.

Certamente l'attuazione del principio dell'intesa resta un passaggio ad alto rischio considerando il diffuso sentimento di neo-centralismo e di scarsa considerazione per l'azione politico/amministrative attuata dalle Regioni.

Questo unico ed incerto motivo dell'intesa è sufficiente per aderire alla riforma?

E come potremo ancora dirci autonomisti e federalisti di fronte all'opinione pubblica se per ragioni un po’ egoistiche avvallassimo la riforma ?

Affrontiamo dunque un quesito complesso e mi auguro quindi di leggere altre opinioni sul nostro sito per poter poi esprimere una convinta posizione comune.

Fabbri Nello Consigliere regionale UVP


Alcune riflessioni sulla riforma e sul referendum

di Maurizio Moscatelli

Non siate titubanti e chi ha tempo per una riflessione non attenda. Il 4 Dicembre in fondo non è poi così lontano e per allora la domanda vera sarà: in base a cosa metterò una croce su “si” o “no” sotto una formula contorta e ammiccante che ci chiede in distillato cosa vogliamo farne della nuova riforma costituzionale? Per quanto abbia letto e ascoltato, alla fine, almeno per quanto mi riguarda, ancora non ho deciso cosa sia meglio. O meno peggio. E la cosa cambia, eccome. La mia impressione è che l'approccio generale non ponga in ballo che vi sia il destino istituzionale futuro dello Stato e di tutto ciò che ne fa parte, ma piuttosto che in realtà l'argomento del contendere sia Boschi, Renzi, Verdini si oppure no. Così stessero le cose, la mia decisione sarebbe semplice. Ma c'è ben altro sul piatto, e di più serio ed impegnativo. Lasciarsi distrarre da una volpe che fugge a destra, ci fa perdere di vista il Cervo che si staglia sulla collina. La riforma costituzionale non è una formula modaiola, gli articoli della Costituzione non sono pin up da passerella ma la base del sistema democratico del nostro Paese, così come lo abbiamo vissuto fino ad oggi e nel quale siamo cresciuti, culturalmente, eticamente, ecumenicamente, moralmente. Difesi dall'insieme di leggi nate da un big bang resistenziale semirivoluzionario da cui, come galassie, stelle, pianeti e sistemi solari, si è sviluppata la base delle nostre leggi, la Costituzione appunto, ed i codici sottostanti. Teniamocela dunque stretta stretta così come è, no? Ma il fondamento delle leggi è stato formulato con equilibrismi pesi e contrappesi che emanavano da un'Italia frazionata in dualismi sostanziali da qualunque parte la si volesse osservare: nord/sud, socialismo e liberismo, libertà e reazione. Un Nord guerriero e operaio che si è aiutato da solo ed ha patito l'impatibile per la sua Resurrezione e un sud liberato fin dal 1943 che solo a Napoli ha mostrato quella voglia di libertà entrando direttamente in campo e rischiando in proprio, mentre è ben storicamente noto chi e come abbia prima favorito lo sbarco in Sicilia degli alleati, e poi gestito la situazione sul campo. E neanche tanto estraneo all'Armistizio. Tant'è che, forse non è mai stato detto apertamente, l'autonomia della Sicilia è l'unico atto amministrativo firmato da Re Umberto I, sotto pressione americana, un minuto prima di metter piede sull'aereo per Cascais. C'è mica stato bisogno di dibattito in aula. Ecco perchè esistono fin dall'inizio due camere di egual peso e di egual misura impegnate nella fase legislativa e amministrativa, il che di fatto ha paralizzato in non poche occasioni l'opera di governi, sovente caratterizzata da equilibrismi al di la le leggi della fisica. La garanzia, in fondo, era data dalla presenza di veri uomini di governo di spessore -culturalmente ed eticamente – in grado di mettere al vento un sistema già all'epoca ritenuto perfezionabile. Il costo per mantenere gli equilibri è costato e carissimo. Anche e soprattutto in termini di vittime e di sangue versato, L'esigenza di adeguare la Costituzione al tempo, deriva proprio da queste motivazioni 1) superare gli equilibrismi del passato che oggi appaiono non attuali non esistendo più il sistema di partiti  originario 2) afferire dunque maggior governabilità (ma è sinonimo di stabilità?) 3) fare in modo che l'assenza di statisti e uomini di governo di stesso spessore etico/culturale in grado di gestire equilibri ormai alle spalle, possa trasformarsi in un clamoroso handicap. Già Nilde Iotti, alla fine degli anni 70, sosteneva in alcune storiche interviste disponibili sul sito  Rai, che proprio per questo motivo fosse necessario metter mano alla Costituzione nella sua parte seconda, non certo la prima, al fine di superare proprio la dicotomia Camera-Senato riducendo il numero dei senatori e mutando al Senato la propria funzione legislativa in funzione di controllo. Da allora, e parlo di Nilde Iotti, sono passati 36 anni e le considerazioni sono ancora attuali. E allora ben venga l'adeguamento costituzionale, come lo preferisco definire. Finita lì? Manco per l'anima, perché la madre di tutte le domande è: stabilito che un adeguamento sia necessario, è questo quello corretto, il migliore, che continua a difendere la filosofia democratica? Perchè ricordiamoci che la democrazia, e una vera autonomia, è la formula di governo più rivoluzionaria che si possa immaginare. A questo siamo chiamati a rispondere come italiani e come valdostani, il che assume valenza ancor più di rilievo. Non dobbiamo chiederci egoisticamente cosa cambia per il nostro territorio, ma cosa cambi ANCHE per il nostro territorio. Abbiamo una divisa, ma anche una brigata di appartenenza. Il superamento del bicameralismo perfetto c'è. Quanto è perfetto e quanto ancora soggetto a miglioramento? Non è che si possa mettere mano alla Costituzione un giorno si e uno no. L'organizzazione del Senato, le nomine e le rappresentanze ad esso destinate soddisfano esigenze di rappresentativà, governabilità, equilibrio, giustizia? E la possibilità di aggregazione territoriale amministrativa fino a formare regioni allargate paragonabili a veri e propri Stati è un'insidia nascosta? La “clausola dell’intesa” inserita nel testo, metterà al riparo l’autonomia della Valle d’Aosta dai tagli di competenze e di ruolo che subiranno le regioni ordinarie? Non pochi giuristi hanno  posto l'accento sulla potenziale doppiezza di questa clausola, stante il fatto che gli articoli 117 comma 4 e 120, stabiliscono la cosiddetta “supremazia” dello Stato sulle Regioni e la possibilità di sostituirsi agli organi regionali “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. Che fare, dunque? Nobile quanto antica domanda che non si esaurisce in questa breve riflessione. Almeno per quanto mi concerne, continuerà a ronzarmi in testa fino al 4 Dicembre. E tutti insieme dovremo, nel frattempo, dipanare ogni nebbia e prendere una posizione convinta e ragionata favorita da un comune e franco confronto. Il momento è sostanziale per quanto riguarda il contesto nazionale in cui siamo immersi e di conseguenza per il territorio valdostano su cui vantiamo non solo storia e tradizioni, ma soprattutto un percorso di autonomia amministrativa che abbiamo visto, nostro malgrado, affievolirsi senza arrestarsi negli ultimi 8 anni e le cui ricadute iniziamo ad intuire, ma ancora a non comprendere del tutto. Se ci saranno memorie storiche per l'eccezionalità di questo impensabile, fino almeno al 2008, evento in un così relativamente corto periodo storico che sta riposizionando le lancette della nostra storia indietro di oltre 60 anni, cerchiamo di comprendere insieme quale possa essere l'indirizzo più indicato per evitare ulteriori indebolimenti su un territorio caratterizzato da bellezze inenarrabili ma anche da difficoltà strutturali, prima fra tutte l'accessibilità dalla quale discendono le altre, capaci di imbrigliare ulteriormente la specialità regionale faticosamente riconosciuta, insieme alla Costituzione attuale, fin dall'inizio della nostra Repubblica. Questa volta si, dopo serrate negoziazioni, incertezze, prese di posizioni e stringenti dibattiti parlamentari.

Maurizio Moscatelli


Confusione sulle ragioni del Sì e del No

di Andrea Portigliatti

Un saluto a tutti! Innanzitutto, mi complimento per questo modo diretto di comunicare tra vertice del Movimento e la base; per il sottoscritto questa rappresenta una più che apprezzata novità! Venendo al tema del confronto, ammetto di essere in stato confusionale! In un primo momento ero fortemente convinto per il SI referendario, tanto che ho firmato la raccolta firme referendaria promossa dal Partito Democratico; rileggendo con attenzione le principali modifiche, piano piano sono emersi dei dubbi, in modo particolare sul ruolo del nuovo Senato della Repubblica; non tanto sulla partecipazione dei nuovi eletti, (la vicina Francia nel suo assetto conferma che un amministratore comunale o di regione può essere anche rappresentate della seconda camera), ma il ruolo operativo di Palazzo Madama lascia qualche sospeso nel giudizio complessivo finale che porterà a schierarmi definitivamente. Però, (c'è sempre un però), votare NO significa lasciare la situazione così com'è, dunque il principio del bicameralismo perfetto che tradotto significa: tempi estenuanti per l'approvazione di una legge, un rimpallo continuo tra una camera e l'altra, un numero di parlamentari da far venire i brividi per costi singoli e mantenimenti futuri. Ho avuto occasione in passato di visitare più volte Montecitorio e Palazzo Madama, (facevo parte della Fondazione della Camera dei Deputati sciolta qualche anno fa in ossequio ai tagli delle spese di Montecitorio), e ho potuto sfiorare costi e sprechi che in un momento difficile per il tessuto economico e sociale non ci si può permettere! Per quanto riguarda la nostra regione, dobbiamo capire innanzitutto bene il valore operativo dello Statuto di Autonomia: nel corso degli anni lo stesso ha subito uno svuotamento nei suoi contenuti, dal 2008 in poi siamo all'apice del declino dello stesso che vede nell'alleanza con il Popolo delle Libertà la pietra miliare del confinamento della Valle d'Aosta da quella che una volta era una delle Regioni d'Italia più produttive con un tenore medio - alto. Quell'isola (quasi) felice che oggi non esiste più! Nel mio piccolo ho sempre sostenuto che la piena attuazione dello Statuto era ancora lontana dall'essere, in particolare la Zona Franca era lettera, contenuto morto al contrario dei nostri "colleghi" del Trentino i quali in barba a qualsiasi politica di concertazione o di "rubinetto" hanno una "Carta" attiva in tutti i suoi contenuti. Anche qua, il lavoro da fare nei prossimi anni non è poco... In conclusione: mi atterrò alla linea che il Movimento darà in merito al voto referendario, nell'interesse del paese ma soprattutto della nostra regione che ha un bisogno disperato di uscire da una situazione di stallo totale che fa paura, modi e metodi di fare politica sono vecchi, obsoleti e appartengono  al passato. I risultati che sta ottenendo l'Assessore Viérin, accompagnato dal costante lavoro del Gruppo in Consiglio Valle, fanno ben sperare per un futuro quanto diverso ma soprattutto un futuro amministrativo semplicemente normale dove ci sia la gente giusta al posto giusto; oggi non è così e i risultati (purtroppo) si vedono... Ringrazio per l'attenzione e la cortesia che avrete nella lettura del mio scritto, salutando cordialmente e se mi è permesso, amichevolmente!

Andrea Portigliatti