Zone Franche fra storia ed attualità

Inizio di una riflessione sulle Zone Franche

Succede con una certa periodicità. Le Zone Franche suscitano dibattiti che sempre più sovente entrano nelle vertenze politico-economiche delle Regioni, in Italia ma – ad ampio respiro – anche nel resto d'Europa. L'argomento non è secondario, al contrario, per quanto attiene la Regione Autonoma Valle d'Aosta che nello Statuto Speciale vede l'articolo 14 ad esso espressamente dedicato quale accordo Costituzionale. Esso recita: «Il territorio della Valle d'Aosta è posto fuori dalla linea doganale e costituisce zona franca. Le modalità d'attuazione della zona franca saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato» così come poi trattato dalla legge n.623 del 3 Agosto 1949 in attesa che fosse attuato il regime economico. Purtroppo la Zona Franca regionale valdostana non è mai stata concordata né varata ed è rimasta argomento in sospeso fino ad oggi. Affrontata più volte e sollecitata dai parlamentari valdostani succedutisi nel corso delle legislature, la questione è restata infatti inattuata. Emblematico l'intervento del deputato Corrado Gex in aula in un discorso del 13 dicembre 1962 in cui l'onorevole ricordava come, nonostante lo Statuto Speciale, l’argomento Zona Franca fosse stato sostanzialmente non trattato nel corso delle tre legislature precedenti. Più volte i vari Governi avevano proferito in aula promesse rimaste disattese. Destino, purtroppo, anche della quarta legislatura nonostante il forte impegno di Gex e del senatore Federico Chabod ed in seguito di altri quali Giovanni Fillietroz, ad esempio. Poche e parziali concessioni succedanee si sono lentamente dissolte nel tempo. Nella comune tradizione economica, le zone franche (o più attuali “No Tax Area”) sono da sempre individuate in zone a svantaggio industriale o geografico. Lo scopo della “No Tax Area” è proprio quello di sostenere regioni che - per cause geografiche ed infrastrutturali - risultano poco appetibili per le imprese. Questa filosofia ha condotto, in Europa, alla creazione di “No Tax Area” per le Isole Canarie, per l’isolato Stato del Nevada, del New Mexico, o delle Isole del Canale della Gran Bretagna. In Italia le concessioni in tal senso sono state assai parziali. Due esempi sono dati da Livigno e da Campione d'Italia dove, fra l'altro, registriamo anche l'esistenza di un Casinò. È un errore comune quello di limitare l'istituzione di una Zona Franca con l'unico scopo di favorire lo scambio ed i consumi. Di solito i controlli sono molto puntuali e la possibilità di acquistare merci non è così estesa per i compratori. Essa di per se dovrebbe superare il mero concetto mercantilistico, ma sarebbe bene agisse più in profondità favorendo la creazione di aziende in quelle zone che registrano difficoltà strutturali, abbiamo visto accesso e comunicazioni, per consolidare localmente un volano produttivo di ricchezza e non di mero trasferimento della stessa. Ad esempio uno status economico simile, potrebbe favorire l'ingresso di aziende in grado di utilizzare energia a minor costo. Nel contempo anche la movimentazione delle merci dovrebbe, però, poter contare su una rete accessibile e poco costosa per tutto ciò che trova trasformazione o produzione sul territorio. Produzione, lavorazione ed “esportazione”. Più volte si è richiesta l'istituzione di regimi economici siffatti proprio con l'intento di puntare sulla generazione locale di ricchezza. Un regime di importazione agevolata con tariffe o “dazi” ridotti o nulli in temporanea importazione, potrebbe ad esempio favorire la localizzazione di settori industriali in grado di effettuare operazioni di semilavorazione o di “easy packaging” per merci già in fase di stato avanzato di lavorazione. Ecco che abbiamo fatto un passo avanti nel concetto di “Zona Franca”la quale non a caso di per sé risulta anche un concetto meritevole di progressione tecnica, oltre la sola area dedicata al minor costo dei prodotti ed al consumo finale. Sia chiaro, l'evoluzione del concetto non spiazza affatto quello basilare, semplicemente lo completa, mantenendolo ed allargandolo. Un provvedimento del genere trova una nuova definizione in Zona Economica Speciale (ZES) invocata oggi a gran voce un po' da tutte le parti in Italia: la Sardegna, che trova difficoltà di ordine logistico alla localizzazione di imprese con inevitabili ricadute sull'occupazione e sul ritardo economico, i porti (Trieste e Genova) e la stessa Lombardia la quale, in teoria, dovrebbe meno risentire di queste problematiche. Il caso valdostano, tuttavia, presenta aspetti diversi: innanzi tutto di diritto, essendo la questione richiamata nello stesso Statuto Speciale, secondariamente per la peculiarità del territorio il quale potrebbe essere favorevolmente sfruttato stante la posizione in “cuore” all'Europa stessa, in ultimo per la necessità di rompere quell'avvitamento intrapreso da diversi anni, ormai, con l'affievolirsi dei vantaggi che l'autonomia dovrebbe comunque salvaguardare. Con il Governo Centrale occorre, dunque, riprendere il dialogo necessario per l’attuazione dell’art. 14 dello Statuto Speciale. La questione non permette, infatti, ulteriori ritardi e rinvii se intendiamo iniziare a porre un freno alla spirale di contrazione economica in cui la Valle d’Aosta è entrata in questi ultimi 8 anni. I settori primari dell'economia, infatti, rappresentano solo un aspetto della ricchezza del territorio, importante, da sostenere e difendere in un contesto ambientale davvero aspro, con inevitabili ricadute sui costi sostenuti dal settore, ma di base. Quelli terziari tradizionali a loro volta vanno potenziati, soprattutto con l’intrapresa degli operatori locali seppure con una regia regionale, con strategie che promuovano la fruibilità del territorio durante tutto o quasi il corso dell'anno, ed esempi di terziario montano avanzato ne esistono molti sulle Alpi, ma il grosso della ricchezza di un territorio sta nella produzione o nella lavorazione di prodotti che, nel corso di un tempo assai ristretto, abbiamo perso. E che è necessario provare a recuperare.

Maurizio Moscatelli


Il caso CVA

Ha destato scalpore nelle ultime settimane la pubblicazione della relazione finale della Commissione Consiliare di inchiesta sulle intricate vicende legate all’acquisto delle turbine nella maggiore delle partecipate della nostra regione, la CVA. Al di là di ogni gossip giornalistico e fuori da ogni intento scandalistico si impongono alcune riflessioni essenziali per la politica valdostana che non possono essere eluse, anche perché lo sfruttamento delle acque e le relative politiche dell’energia sono strategiche per la vita e lo sviluppo della comunità valdostana e la compromissione in qualsiasi modo di questi settori non può e non deve essere tollerata. A scanso di ogni fraintendimento precisiamo subito quali erano i compiti della commissione di inchiesta, citando letteralmente il mandato che la commissione aveva e che a suo tempo fu approvato: “verificare e approfondire le modalità con le quali CVA S.p.A. ha proceduto all’acquisto di turbine e altro materiale proveniente dalla Cina al fine di verificare la qualità delle forniture aggiudicate”. Evidentemente, se il Consiglio Regionale decideva di insediare una commissione di inchiesta con questo fine, è stato perché un qualche clangore di turbina zoppicante era giunto fino a palazzo. Che il motore facesse un rumore strano è confermato dalle conclusioni stesse della commissione che riportiamo per intero in calce a questo scritto e che sono di per sé parlanti. Ci preme però di dire ancora una volta che noi vediamo nell’energia, nella sua produzione, nella sua distribuzione e nel suo utilizzo non solo uno dei motori fondamentali della economia valdostana, ma anche uno dei fondamenti per la realizzazione completa della sua emancipazione e della sua autonomia. Per questo non permetteremo che questo settore finisca in mani sbagliate buone soltanto ad arraffare e indifferenti alle sorti della Valle d’Aosta.

Conclusioni

A conclusione del lavoro svolto la Commissione ritiene di evidenziare quanto segue:
  • La Direzione di C.V.A. si è affidata, per la fornitura di materiale per il rifacimento di diverse centrali idroelettriche, ad una società esterna (WGP), sconosciuta e inesperta nel settore, costituitasi soltanto nell’agosto 2008, che a sua volta rappresentava un’azienda (CWTW), altrettanto sconosciuta, che non aveva mai fornito questo genere di materiale in Europa.
  • La Dirigenza di CVA operava inoltre con affidi diretti anche per cifre importanti, per un totale di circa sessanta milioni di euro. Non risulta chiaro il motivo per cui non si sia trattato direttamente con l’azienda che produce tale materiale idroelettrico, soprattutto successivamente all’emanazione del decreto del Ministro delle Politiche europee del 5 agosto 2010, considerato che i “sondaggi” volti all’individuazione di un fornitore in Cina in grado di soddisfare le esigenze aziendali furono condotti da personale dipendente da C.V.A., personale che continuò a seguire tutte le fasi di lavorazione in Cina, anche dopo la scelta di utilizzare un intermediatore, data l’inadeguatezza della WGP sotto l’aspetto tecnico.
  • La dirigenza di CVA ha deciso di espletare un numero limitatissimo di prove di rendimento certificate sul materiale acquistato in Cina per il rifacimento delle centrali idroelettriche, pur nella consapevolezza dell’inesperienza di WGP. In particolare, sulla fornitura di 39 giranti sono state eseguite solamente 3 prove certificate di rendimento. Tale mancanza risulta ancora più grave se si considera quanto disposto con i contratti di fornitura del materiale, che, nel caso specifico della fornitura delle giranti, prevede l’effettuazione di prove di rendimento certificate entro 12 mesi dalla messa in esercizio delle stesse.
  • Alla Commissione risulta inspiegabile un simile comportamento da parte della dirigenza di un’azienda partecipata che in quanto tale dovrebbe tutelare gli interessi del proprio datore di lavoro (della comunità valdostana/della Regione), ponendo in essere tutte le azioni necessarie a garantire l’acquisto di materiale performante, anche e soprattutto alla luce di un notevole investimento di risorse economiche.
  • Dalla consultazione della documentazione in possesso della Commissione è inoltre emerso che nei contratti per l’acquisto di materiale dalla WGP e quindi dalla CWTW venivano richiesti rendimenti più bassi rispetto a quanto venisse richiesto nei contratti di fornitura stipulati in anni precedenti. Tale indicazione contrattuale appare in netto contrasto con quanto sostenuto da sempre dalla dirigenza di CVA in merito ad una continua e puntuale ricerca di performance migliori rispetto al passato per le centrali idroelettriche valdostane. La Commissione si è domandata se la richiesta di rendimenti inferiori nei contratti di fornitura di giranti dalla WGP e quindi dalla CWTW non sia in correlazione con la consapevolezza che il materiale cinese non fosse in grado, per le carenze di tipo tecnologico sopra richiamate, di raggiungere certe prestazioni.
  • La Commissione ritiene di poter individuare, alla luce degli approfondimenti posti in essere, una responsabilità riconducibile alla dirigenza di CVA S.p.A. (con particolare riferimento al Direttore della Gestione degli impianti), ma comunque con l’accordo di tutta la dirigenza tecnica e legale, relativamente alle anomalie riscontrate sia in merito alle modalità con le quali si è proceduto all’acquisto di turbine e altro materiale proveniente dalla Cina, sia in relazione alla qualità delle forniture aggiudicate e sia in relazione alla modifica o al cambio delle normali procedure di approvvigionamento attuate prima dell’avvento di WGP.
  • La Commissione, nella consapevolezza dei poteri alla stessa attribuiti, fa rilevare che la complessità delle operazioni effettuate nella triangolazione CVA-WGP-CWTW richiederebbe competenze specifiche in materia tecnica, economica, giuridica, doganale e fiscale, che esulano dal ruolo dei commissari e ritiene che ulteriori approfondimenti possano essere compiutamente svolti soltanto da esperti a servizio degli organi preposti ai controlli.
  • La Commissione tiene a precisare che quanto sopra rappresentato sia da ricondursi esclusivamente ad una parte della dirigenza di C.V.A. e non all’azienda in quanto tale: i Commissari desiderano infatti esprimere il proprio apprezzamento nei confronti di tutto il personale tecnico e amministrativo che opera all’interno dell’Azienda.

Fiorenzo Corradin


Appalto pulizie dell’Amministrazione regionale: il sistema non ha funzionato

Sette lotti su sette aggiudicati da ditte di fuori Valle, con ribassi anche superiori al 40% e dipendenti che si sono visti ridurre lo stipendio di quasi la metà: questo il quadro sconfortante dell'appalto del servizio di pulizia dell'Amministrazione regionale, tracciato dal Consigliere del gruppo UVP Elso Gerandin discutendo un'interpellanza nel corso della seduta consiliare del 24 maggio 2016.

«Questo appalto è stato caratterizzato da una serie di errori macroscopici che hanno comportato conseguenze nefaste - specifica il Consigliere Gerandin -: conseguenze nefaste per il bilancio della Regione, con tutte le perdite (in primis l'IVA) per il fatto che le imprese aggiudicatarie non sono valdostane; conseguenze nefaste per i lavoratori, che non hanno tutele, devono svolgere lo stesso servizio di prima con una riduzione di orario e di stipendio

«L'offerta economicamente più vantaggiosa viene considerata il metodo più garantista di un'offerta veritiera: in questo caso ci sono ribassi al 44%, evidentemente qualcosa non torna. Proprio come per il fatto che a questo appalto, a causa di requisiti stringenti, ha potuto partecipare una sola ditta valdostana, peraltro dovendo ricorrere alla creazione di un raggruppamento temporaneo di imprese con ditte di fuori Valle.»

«La nostra Regione deve essere in grado di tutelare questo importante servizio, così come le imprese locali - prosegue il Consigliere Elso Gerandin -. Ancora una volta, la Valle d'Aosta dimostra di non essere all'altezza, contrariamente ad altre Regioni ad Autonomia speciale, che per giungere a risultati tangibili hanno lavorato per ottenere norme di attuazione. Non possiamo più continuare a fermarci alla forma anziché alla sostanza.»

Il Consigliere Elso Gerandin infine lancia un invito: «L'Amministrazione regionale effettui verifiche periodiche affinché siano assicurati i diritti dei lavoratori di questo settore che non possono essere sfruttati. Mi auguro che i controlli sul regolare svolgimento del servizio siano rendicontati all'interno delle spese dell'appalto, altrimenti i danni risulteranno ancora maggiori.»


CUC: creare bandi semplificati

che rispettino professionalità e territorialità

uvologo Aosta, 8 aprile 2016 Comunicato stampa Gruppo consiliare Union Valdôtaine Progressiste

CUC: creare bandi semplificati che rispettino professionalità e territorialità

Nella seduta del Consiglio regionale del 5 aprile 2016, il gruppo Union Valdôtaine Progressiste è ritornato, per la seconda volta da inizio Legislatura, a parlare dell'attività della Centrale unica di committenza (CUC): con un'interrogazione abbiamo chiesto informazioni sui lavori e sui servizi affidati dalla CUC, dalla sua entrata in funzione nel 2014 ad oggi. «I dati – commenta il Capogruppo dell'UVP Luigi Bertschy – sono, purtroppo, impietosi per l'economia valdostana e per le ricadute sul bilancio regionale. Infatti, come riferito in Aula dall'Assessore ai lavori pubblici, dei 141 lotti aggiudicati per un valore di 76 milioni di euro, solo 14 milioni sono rimasti in Valle d'Aosta mentre 62 milioni sono stati assegnati ad operatori economici di fuori Valle, di cui 43 milioni di euro impegnati per l'acquisto dei treni bimodali. Il danno al nostro sistema economico è dunque molto evidente e urge porvi rimedio analizzando politicamente quanto sta avvenendo.» «Per migliorare l'attuale trend negativo – aggiunge Bertschy –, la CUC, che rappresenta oggi il centro di smistamento di servizi e forniture degli Enti pubblici valdostani, deve essere seguita, indirizzata e governata politicamente, creando bandi che rispettino professionalità, competenze, esperienze e territorialità. Questo ruolo spetta agli amministratori comunali e regionali che hanno la responsabilità del proprio territorio e della sua economia. Nel rispetto quindi delle normative vigenti, occorre creare le condizioni affinché le piccole e medie imprese valdostane possano partecipare, semplificando innanzitutto le procedure e privilegiando la qualità a discapito del massimo ribasso nella fornitura di beni e servizi; tutto ciò al fine di tutelare il lavoro.» «Non è sopportabile – conclude il Capogruppo – vedere ditte di fuori Valle vincere appalti, nel ramo delle pulizie e nel sociale, effettuando enormi ribassi che ricadono sui lavoratori, con riduzioni di salario e di ore di lavoro. Per noi dell'UVP, tutelare la Valle d'Aosta e la sua comunità significa adattare alla nostra realtà regole che derivano dallo Stato o dall'Unione europea. Anche questo è esercizio della nostra Autonomia.»

Riduzione dei tassi d’interesse

una battaglia dell'UVP finalmente diventata realtà

uvologo Aosta, 25 marzo 2016 Comunicato stampa Gruppo consiliare Union Valdôtaine Progressiste

Riduzione dei tassi: una battaglia dell'UVP finalmente diventata realtà

Il gruppo consiliare dell'UVP prende atto con soddisfazione della decisione del Governo regionale di riportare all'1% il tasso di interesse per i mutui contratti tramite Finaosta, ai sensi della legge regionale n. 19/2001 sulle attività turistico-ricettive. Una questione più volte sollecitata dall'UVP in Consiglio regionale e riaffermata durante la discussione del bilancio: i tassi, portati al 2%, non erano concorrenziali neppure nei confronti di quelli applicati dal mercato bancario. L'aver stabilito nuovamente l'1% è un segnale positivo nei confronti del settore turistico che va rilanciato e che rappresenta il futuro della nostra comunità. L'UVP ribadisce anche la necessità di rinegoziazione dei mutui al fine di portare a 20 anni i mutui precedentemente stipulati a 15 anni per dare una boccata di ossigeno agli operatori del settore.

Nogara: “Non mi hanno mai fornito un dato sulla resa delle centraline”

Perplessità sulla partecipata e sul ruolo di Water Gen Power

Riportiamo l'intervista al Consigliere Regionale dell'Union Valdôtaine Progressiste Alessandro Nogara fatta dalla giornalista Sonia Marchese per la testata AostaNews24
Sull’argomento CVA il consigliere dell’Uvp Alessandro Nogara non ha mai risparmiato interpellanze, interrogazioni insieme al suo gruppo e ad altri gruppi di opposizione. “Il discorso Cva va affrontato in maniera globale- afferma Nogara- Ci sono tante magagne e tante cose che non funzionano. A partire dagli appalti. Io ho cercato di farmi un’idea della situazione analizzando i vari settori. Sono partito dalle forniture cinesi” quello il grosso problema di Cva come sostiene Alessandro Nogara: "I primi interrogativi riguardavano proprio il perché hanno iniziato a rifornirsi in Cina e la spiegazione che mi ha dato Trissoldi non è così sbagliata, si poteva giustificare. La giustificazione principale riguarda il fatto che entro una certa data per poter usufruire dei certificati verdi devono poter cambiare i macchinari delle centrali, mi hanno risposto che non c’era nessuna azienda che garantiva la fornitura del materiale, al contrario i cinesi sì. Capisco questa risposta, perché sono stati presi diversi soldi dai certificati verdi. Il secondo aspetto a cui non ho avuto mai risposta riguarda la resa delle centrali idroelettriche. Quando noi abbiamo incominciato a chiedere le rese di queste centrali, subito ci hanno risposto che bisognava attendere tre o quattro anni, perché dovevano assestarsi. Passati i quattro anni, non ci hanno comunque mai fornito un dato, eppure li abbiamo chiesti tramite 116 e tramite il Presidente della Regione. Non abbiamo mai avuto un dato relativo alla resa. CVA è una partecipata, ci dovrebbe essere qualcuno che controlla e che sa. Ho sempre chiesto che qualcuno si prendesse la responsabilità di farmi avere quei dati, anche qualcuno della giunta, niente”. Non finiscono qua le gravità secondo Alessandro Nogara : "com’è possibile che impianti realizzati nel 2009-2010, dopo quattro anni vengano sostituiti. La risposta che ci danno è che hanno fatto il loro corso, quando di una resa di una turbina si parla di un lasso temporale che va dai 15 ai 20 anni. Dopo quattro anni e mezzo alla centrale di Quart abbiamo dovuto cambiare tutto il blocco” e aggiunge : “io non sono un tecnico, voglio sapere per l’interesse della CVA, che è una partecipata regionale, se questo materiale ci rende come il materiale che c’era prima e che era stato fornito da aziende austriache, svizzere e italiane. A me interessa sapere quanto rendono, non mi interessa se le comprano in Cina o altrove. Certo che se il materiale mi rende il 10 % o addirittura il 50% in meno, è un grande danno per la Valle d’Aosta. Non voglio neanche entrare nel tecnico, sono stato obbligato nelle interpellanze per cercare anche di comprendere aspetti che per un neofita come me erano incomprensibili. Girando anche nelle centraline di privati, mi sono sempre sentito dire la stessa cosa: voglio che rendano e che durino nel tempo. I materiali cinesi non garantiscono una durata e neanche una tecnica affidabile. I tecnici mi hanno detto che l’acciaio è di buona qualità, però pare che i cinesi non lo sappiano forgiare. Ho cercato di documentarmi perché dovevo capire il motivo di questo incaponimento sul materiale cinese. Non ci hanno mai fornito i dati, quindi divento sospettoso, non riesco a comprenderne il motivo. Se questo materiale funziona ed è perfetto, non vedo dove sono problemi. Invece niente. Mi hanno spiegato che CVA ha effettuato delle innovazioni che permettono a queste centrali di rendere di più rispetto a prima, perciò mi dovrei aspettare una resa maggiore. Quello che ci è sempre stato detto è che funzionano bene e che sono soddisfatti”. Il discorso cade poi su Water Gen Power “una società nata dal nulla nel 2008, con 6 mila di euro di fatturato e a detta del proprietario di questa azienda ,il dottor Bianchi, non avevano esperienza né dal punto di vista economico né tecnico”. Cosa c’entra Water Gen Power con CVA? Lo spiega Nogara e da questo si capisce anche il motivo della fornitura di materiale cinese: "Per poter accedere agli appalti si sono sempre rivolti alla Water Gen Power. Questa ditta ha usufruito degli avvallimenti , un modo per poter accedere agli appalti quando non si hanno le caratteristiche per potervi partecipare. Con la tecnica dell’avvallimento si sono appoggiati a una ditta cinese e hanno fornito questo materiale alla CVA. L’aspetto strano è che sono stati dati tantissimi appalti, a un certo punto CVA ha compartecipato dando una cifra, quindi la Water gen power è diventata una partecipata di CVA al 35% ( che a sua volta è una partecipata della Regione)” La Water gen power non ha mai fornito nessun altro ,afferma Nogara: "solo CVA e un privato per una centralina a Brusson. La Water Gen Power ha preso appalti solo in Valle d’Aosta. La partecipazione nella Water Gen Powe nasce per non acquistare direttamente . Probabilmente ora si rendono conto delle scelte non giuste e cominciano a prendere le distanze da tutti . Nel mese di settembre sono andati in Cina e hanno cercato di vendere quella partecipazione nella Water Gen Power a una ditta”.

Comunicato stampa del 08/01/2016

del Gruppo Consiliare UVP

È stato depositato oggi dal Gruppo consigliare dell'UVP, con primo firmatario il consigliere Laurent Viérin, una interrogazione a risposta immediata sul tema della zona franca, che sarà discussa nel prossimo consiglio di mercoledì 13 gennaio. Una iniziativa che richiede, a seguito dell'approvazione all'unanimità da parte del Consiglio Valle del rilancio della zona franca, quale tipo di raccordo ci sia stato tra il Governo regionale, la maggioranza ed il Consiglio Valle, con gli stessi Parlamentari della Valle d'Aosta, a seguito soprattutto delle dichiarazioni degli stessi Parlamentari, che hanno di fatto bocciato questa posposta come una "boutade", come peraltro aveva fatto Alberto Zucchi, a nome della Lega Nord Valle d'Aosta. "Dichiarazioni che stupiscono e che fanno male alla Valle d'Aosta - dichiara il Consigliere UVP Laurent Viérin, e poco rispettose del grande lavoro che esiste a monte di tale iniziativa e che si sta portando avanti in Commissione consiliare, a seguito della nostra proposta. I Parlamentari valdostani, come altri, senza aver neppure letto una riga dei contenuti di tale proposta, invece di agire in sinergia e di documentarsi, si sono invece premurati di esprimere giudizi affrettati ed approssimativi, che rischiano di vanificare il lavoro che si sta portando avanti in Consiglio Valle, su uno dei temi che unisce invece che divedere, e peraltro accolto all'unanimità dalla maggioranza e da tutte le forze politiche in Consiglio. Stupisce che proprio coloro che dovrebbero difendere a Roma le prerogative della Valle d'Aosta, raccordandosi proprio con il Consiglio Valle, come in altre occasioni, non colgano i temi importanti e basilari per la difesa dell'Autonomia della nostra Regione, ed agiscano senza nessun tipo di raccordo con le Istituzioni valdostane e la Comunità. Malgrado questo, noi continueremo a batterci realmente per la difesa dell'Autonomia in chiave moderna e la Zona Franca, come peraltro dichiarato dallo stesso Presidente Rollandin, sarà il tema da rivendicare a Roma nel 2016 per la ripresa della nostra Regione e della stessa Autonomia, ormai ridotta a carta straccia e che proprio i Parlamentari dovranno difendere a Roma. Ci auspichiamo che i Parlamentari valdostani usino, in futuro, maggiore prudenza nell'esternare dichiarazioni che rischiano di indebolire il fronte comune, creato in questi mesi, per difendere e valorizzare le prerogative della nostra Comunità, anche e soprattutto fuori dai nostri confini e che lavorino, invece, per ottenere, come per Trentino e Sud-Tirol, reali rivendicazioni di maggiore Autonomia per la nostra Regione". In Consiglio Valle il Gruppo UVP presenterà anche una risoluzione per una convocazione urgente dei Parlamentari valdostani in Prima commissione consiliare proprio su questo tema.

Per il Gruppo consiliare dell’UVP Laurent Viérin

Question time

Appreso con stupore delle dichiarazioni natalizie dei Parlamentari valdostani sulla zona franca, la cui rivendicazione è stata approvata all'unanimità dal Consiglio regionale nelle scorse settimane, su iniziativa UVP, e accolta dalla maggioranza con lo spirito del fronte comune in difesa dell'Autonomia; Preso atto con meraviglia della bocciatura da parte dei Parlamentari valdostani, a mezzo stampa, di tale proposta definita una "boutade", come aveva peraltro fatto anche Alberto Zucchi a nome della Lega Nord Valle d'Aosta; Tema della Zona franca, molto importante per la nostra Regione, oggi più che mai necessario rilanciare, e peraltro inserita nel programma di legislatura di diverse forze politiche, tra cui UV e UVP; Considerate invece le dichiarazioni del Presidente della Regione, a mezzo stampa, dei giorni antecedenti quelle dei Parlamentari, che rilanciavano questo tema per la ripresa del 2016 I sottoscritti Consiglieri interrogano il Governo per conoscere Quale tipo di raccordo ci sia stato tra il Governo regionale, la maggioranza ed il Consiglio Valle con i Parlamentari valdostani su questo importante tema, fondamentale per il futuro della Valle d'Aosta

Comunicato stampa UVP del 17/12/2015

Aosta, 17 dicembre 2015 Comunicato stampa Gruppo consiliare Union Valdôtaine Progressiste Lavazza: lavorare concretamente per dare un futuro ai lavoratori Ieri, mercoledì 16 dicembre 2015, all'inizio della seduta consiliare, il gruppo UVP ha chiesto di dare corso all'impegno assunto nell'ultimo Consiglio regionale a favore dei lavoratori della Lavazza. La risoluzione che avevamo proposto è per noi un impegno concreto a far sì che l'attenzione della politica a riguardo di questo grave problema occupazionale non scenda di livello. È necessario infatti, al di là della trattativa sindacale che ha portato alla richiesta della cassa integrazione, lavorare in maniera corale per dare un futuro ai lavoratori, a questo punto anche attraverso l'individuazione di un nuovo progetto imprenditoriale. L'Assessore Donzel e i Presidenti della seconda e quarta Commissione, La Torre e Isabellon, hanno dato pronta risposta alla nostra richiesta convocando le rispettive Commissioni. Martedì 22 dicembre prossimo, nel pomeriggio, avremo modo quindi di iniziare un percorso di lavoro che ci darà modo, pur nel rispetto degli attuali ruoli politici, di seguire da vicino questa vicenda. «Come UVP – commenta il Capogruppo Luigi Bertschychiederemo, per il futuro, che la quarta Commissione "Sviluppo economico" possa essere, da ora in avanti, maggiormente coinvolta, anche attraverso visite e sopralluoghi presso gli stabilimenti, che permettano di dare la giusta attenzione ad un settore, imprenditoriale e occupazionale, importante e fortemente in evoluzione.»

Il mutuo concesso al Casinò

Conseguenza di scelte sbagliate

La Giunta regionale ha approvato nella seduta di giovedì pomeriggio un mutuo di 20 ml di euro per il Casinò. Una scelta che ha colto tutti di sorpresa. La maggioranza l'ha tenuta nascosta nella fase di dibattito del bilancio regionale: un metodo di agire scorretto, nonché una dimostrazione di debolezza e di poca coesione. Su questo mutuo si è scatenata in questi giorni, come è normale che sia, la bagarre politica. Non può che essere cosi, soprattutto alla luce dei tagli che le ridotte risorse di bilancio hanno prodotto in tanti settori e in tanti servizi importanti per il cittadino. Per la serietà con la quale facciamo il nostro lavoro riteniamo però corretto sottolineare che questa scelta non sottrae risorse dirette al sociale, alla sanità o ai trasporti, perché nella pubblica amministrazione i servizi non possono di certo essere erogati e finanziati attraverso un mutuo. Nella valutazione di questa decisione politica è giusto anche tenere in considerazione l'importanza che questa azienda ha avuto ed ha ancora per la Valle d'Aosta. In termini economici ci è stato detto come, nonostante la crisi, l'attuale bilancio annuo (circa 66/67 ml di euro) generi ancora un volume di affari di circa tre volte superiore. Il Casinò continua ad essere importante anche sotto il profilo turistico, occupazionale e per l'indotto che crea sul territorio e, soprattutto, che può ritornare a creare. La maggioranza, responsabile dell'attuale grave situazione, ha purtroppo lungamente atteso per cambiare i vertici della Casa da gioco. Ora sono finalmente al lavoro nuovi Dirigenti che, dopo un breve periodo di gestione, hanno rilevato come sia impossibile lavorare in serenità per dare un futuro all'Azienda, vista la mancanza di liquidità. La maggioranza, per rispondere ha questa esigenza, ha deciso di concedere un mutuo a 24 mesi ad un tasso dell'1%. Se il mutuo, stante la situazione, è una formula condivisibile e forse l'unica possibile, il tasso è al contrario una scelta molto discutibile. Nel nostro comunicato stampa negli scorsi giorni lo abbiamo già specificato scrivendo: "auspichiamo che si creino le condizioni affinché questa modalità di aiuto, un mutuo e non un contributo a fondo perduto, possa essere estesa anche ad altre imprese, favorendone la ripresa". Un ripensamento sarebbe quindi opportuno, perché gli imprenditori ed i dipendenti delle imprese private hanno pari dignità dei dipendenti dell'Amministrazione pubblica e delle Partecipate regionali. L'erogazione di questo mutuo e quello che potrà accadere in futuro non cambia di una virgola il nostro giudizio negativo sull'operato della maggioranza per quanto riguarda il passato. Lo abbiamo ribadito ieri e lo sosteniamo da inizio legislatura: vanno verificate con la massima attenzione le responsabilità politiche e gestionali ed il perchè, nonostante gli ingenti investimenti, il Casinò si trovi in questa grave situazione economica. L'Assessore Perron ha dato la disponibilità ad approfondire in IV commissione la documentazione relativa ai lavori realizzati; un atteggiamento di apertura alle nostre richieste che abbiamo apprezzato. Inizia quindi un lavoro di verifica necessario ed opportuno visti i tanti piani industriali falliti e le tante inefficienze gestionali riscontrate in questi anni. Nessuno sconto quindi sulle responsabilità politiche del passato, allo stesso tempo però non vogliamo che queste responsabilità ricadano oggi sui lavoratori e sul territorio. I primi dati presentati in audizione dalla nuova Dirigenza sono finalmente in controtendenza. Il quadrimestre agosto-novembre registra infatti un saldo attivo di circa 4,7 ml di euro rispetto allo stesso periodo 2014. Un barlume di speranza si sta accendendo ed è accompagnato da un diverso atteggiamento della nuova Dirigenza. L'umiltà con la quale è stata affrontata l'audizione di ieri, unita alla determinazione e alla conoscenza dei problemi, ne sono stati una concreta dimostrazione: certo, la strada da compiere è ancora lunga e i nuovi Dirigenti non hanno nascosto le difficoltà. Concedere un mutuo, seguirne politicamente passo passo l'utilizzo, è un ultimo tentativo per non sprecare definitivamente i tanti soldi investiti precedentemente. Per queste ragioni riteniamo assolutamente più sensato provare, attraverso questo mutuo, a risanare l'azienda per poi valutarne la privatizzazione, piuttosto che vederla fallire senza nessun piano alternativo. Come gruppo UVP abbiamo fatto in questi anni battaglie in ogni settore: abbiamo riproposto i cantieri forestali, difeso i posti di lavoro negli asili nido, nella scuola, nel settore culturale, nelle microcomunità per anziani, nei settori dei trasporti, della sanità e degli impianti a fune e dei settori turistici, dei controllori regionali ed in tanti altri ambiti. Abbiamo difeso l'occupazione nelle imprese edili ed il rilancio del settore. Grazie a noi è stato azzerato il mutuo per costruire un enorme nuovo ospedale ed oggi proprio quelle risorse sono state destinate ad un piano di 50 mil di euro di investimenti che andrà a sostenere il settore edilizio e delle professioni collegate. Abbiamo affrontato e proposto iniziative anche nel settore industriale e siamo stati in prima linea nella battaglia per la Feletti e la Lavazza e ci impegneremo perché a questi ed altri lavoratori venga garantita la massima attenzione da parte della politica. Ci siamo quindi occupati del lavoratori e delle imprese in maniera trasversale e puntuale. La stessa cosa la vogliamo fare per il Casinò, sopratutto ora che i nuovi Dirigenti lavorano per eliminare sprechi e privilegi e per far crescere gli introiti. In Azienda i lavoratori hanno capito il momento e hanno accettato il taglio degli stipendi con un accordo che ha validità al 2018. E' inoltre in atto un piano di fuoriuscita del personale che permetterà di riequilibrare il costo del lavoro all'attuale fatturato. La situazione è dunque fortemente in evoluzione. Non tenere in considerazione questi aspetti, nella valutazione di questa scelta politica, non sarebbe serio e non sarebbe coerente con l'atteggiamento che abbiamo avuto nell'affrontare i tanti problemi e le tante difficoltà di questa legislatura.

Il Gruppo consiliare dell'Union Valdôtaine Progressiste


Casinò di Saint-Vincent: le pesanti responsabilità del passato

non precludano un nuovo percorso

Aosta, 10 dicembre 2015 Comunicato stampa Gruppo consiliare Union Valdôtaine Progressiste

Casinò di Saint-Vincent: le pesanti responsabilità del passato non precludano un nuovo percorso

Sin dall'inizio della Legislatura, il gruppo consiliare Union Valdôtaine Progressiste ha duramente contestato la mala gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent e il disinteresse con il quale la maggioranza regionale l'ha coperta e accettata. Con grandi battaglie politiche in Aula consiliare abbiamo denunciato l'inefficienza, gli sprechi e i privilegi del Casinò. Da subito abbiamo individuato nella figura dell'Amministratore unico e della sua dirigenza il principale motivo di tale grave situazione. Un Amministratore e una dirigenza pagati in maniera esagerata e di conseguenza poco motivati a contrastare la crisi che l'azienda viveva e che, purtroppo, vive ancora. Con il cambio di Amministrazione pare finalmente essere iniziata una nuova fase e si sta abbandonando un modello di gestione anacronistico rispetto alla crisi della Casa da gioco e della Valle d'Aosta. Un cambio di dirigenza che doveva avvenire per noi prima della ricapitalizzazione dello scorso anno, per valorizzare al meglio questa immissione di denaro e non ritrovarsi, come poi invece è avvenuto, con una nuova crisi di liquidità della Casa da gioco. Chiediamo, quindi, come già più volte ripetuto in Consiglio, che sotto questo profilo vi sia un'attenta verifica delle responsabilità della passata gestione. L'audizione di oggi, giovedì 10 dicembre 2015, in Commissione dell'Amministratore unico e del Direttore generale dimostra come il cambio di dirigenza fosse necessario. Abbiamo apprezzato la competenza e l'atteggiamento umile della nuova Dirigenza, l'illustrazione trasparente dei problemi e la presentazione di un percorso serio di lavoro per cercare di generare fiducia e avviare una possibile ripresa. I primi dati forniti indicano un'inversione di tendenza rispetto al passato e questo è un aspetto che, seppur limitato a questo breve periodo, appare finalmente positivo. Aiutare il Casinò a non fallire vuol dire evitare che falliscano anche le imprese del territorio e che vengano mortificati i tanti investimenti pubblici e privati realizzati in questi anni. L'invito è quindi di continuare in questa direzione per dare un futuro alla Casa da gioco, per provare a ridare sviluppo al territorio e ad alimentare il bilancio regionale, come succedeva in passato. Per farlo è indispensabile rendere ancora più efficace e trasparente la sua gestione, far crescere gli introiti e limitare i costi. Come gruppo UVP continueremo ad essere vigili affinché prosegua questa inversione di tendenza gestionale. Auspichiamo che si creino le condizioni affinché queste modalità di aiuto, un mutuo e non un aiuto a fondo perduto, possano essere estese anche ad altre imprese, favorendone la ripresa. La Valle d'Aosta ha bisogno di aziende che vivano e che producano, non di ulteriori fallimenti.

il Gruppo consiliare UVP