La Terra dei Veullatsu

Report ed impressioni di un’amministratrice progressista

Villeneuve è un comune di 1300 abitanti circa esteso su quasi 9 km quadrati, il cui borgo medioevale e’ sito ai piedi del promontorio roccioso detto della “Becca”, sul quale si erge il castello di Châtel-Argent (1008 d.C.); il paese è dislocato quasi per intero all’envers, destra orografica della Dora Baltea, alimentata in loco dai torrenti zonali Savara, Verrogne e Montovert. Oltre all’esposizione al sole a cadenze alterne ed alla presenza di alcune zone soggette a dissesti rocciosi e a nevralgie idrogeologiche, (tutti messi in debita sicurezza), nelle vicinanze dei corsi d’acqua citati, complice la costante presenza di umidità, si riscontrano di frequente fenomeni come brina/gelo d’inverno e condensa d’estate. Altre caratteristiche che contraddistinguono un versante fresco, umido e tendenzialmente meno favorito come quello di Villeneuve, sono le poche distese coltivabili che consentono una ridotta produttività agricola, e la presenza di boschi, a partire dalla frazione alta di Champlong-Dessus, in avanti. Detta premessa era necessaria per far capire come, quando si abita un paese non proprio vocato d’embléé turisticamente, sia controproducente giudicarlo solo per le sue criticità o per le sue carenze, tanto quanto si riveli importante imparare a conoscerlo per poi essere in grado di agire con metodo sia come amministrazione che come privati, sfruttandone le risorse disponibili al fine di gestirlo e migliorarlo rendendolo più produttivo e meglio vivibile ai residenti, in primis, ed ai visitatori poi. Progresso significa, infatti, guardare oltre le semplici risorse esistenti sia naturali che strutturali per dare a tutti una concreta prospettiva di vita e sviluppo. A questo proposito ricordo con piacere come una decina di anni fa, (sono amministratore comunale da tre legislature), l’allora Sindaco mi avesse delegata a curare l’organizzazione di tre edizioni estive della Cronoscalata Off Road d’Argent: gara motociclistica che si sviluppava per 7 Km circa, lungo la strada poderale che dalla frazione di Champlong Dessus mena al bosco di Poignon. È stato singolare come evento in quanto vi si sono iscritti piloti di enduro di fama mondiale quali Passeri e Gerini; inoltre la coreografia zen del bosco, combinata ad un evento sportivo hard-race come quella competizione, è stata impagabile ed ha permesso di connotare diversamente una zona che fino ad allora era frequentata da qualche raccoglitore di funghi o da qualche sparuto appassionato di trekking. Sempre a Champlong Dessus, il 14 luglio prossimo, transiterà, lungo la strada sterrata che si collega con la frazione Chevrère di Valsavarenche, il corteo delle bici per il 54° Giro della Valle: una nuova sfida dell’attuale amministrazione per promuovere sport, turismo e indotto correlato nel nostro piccolo comune. La località sopra-menzionata, oltre ad evidenziare la naturale predisposizione territoriale agli sport all’aria aperta, è anche luogo dove da due anni a questa parte partecipo con gli abitanti che si adoperano vicendevolmente per fare il pane, ridando così vita al vecchio forno frazionale che era rimasto chiuso una trentina d’anni, per poi venire restaurato grazie ad un finanziamento europeo. Altro esempio di utilizzo a fini promozionali del nostro territorio è lo svolgimento annuale lungo il letto della Dora Baltea di gare di canoa organizzate da una cooperativa in collaborazione con il comune, la realizzazione di un Parco Avventura che si sviluppa poco lontano dalla base di Rafting di Chavonne, nonché l’evento puntuale all’inizio del mese di giugno, sempre in sinergia con comune ed associazioni territoriali, di una gara podistica che valorizza il sentiero sterrato del Tor de la Becca. Un impiego ottimale delle risorse del borgo storico di Villeneuve è invece stato raggiunto da quando la Proloco locale, sempre in concorso con l’amministrazione, promuove l’apertura al pubblico delle antiche cantine scavate nella roccia della “Becca”, (barmè, dove venivano stipate le scorte di dispensa familiari), che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Caratteristica della Fiha di Barmè, che si svolge ogni 16 di agosto, è la degustazione dei vini autoctoni, occasione anche per mettere in mostra il prodotto della nostra viticultura eroica. Attualmente lavoro per il gruppo che ha superato con successo le ultime elezioni del 2015: abbiamo l’agio di poter contare su un “pacchetto” di grandi opere già eseguite nel tempo quali il percorso ciclo-pedonale che collega il borgo alla zona del moderno campo sportivo con annessa piscina, l’area verde di Chavonne, il distretto socio-sanitario che da pochi mesi annovera anche il servizio di “Sportello Sociale”, il parco giochi in fondo al borgo con posteggio sottostante, un ulteriore posteggio pluripiano nei pressi delle scuole ecc. Strutture che ci impegniamo giornalmente a far funzionare per rendere possibile e fattibile nel concreto lo sviluppo dell’indotto economico-turistico già esistente, in grado di portare giovamento alla comunità intera in termini di occupazione e di volume di affari. Dispensiamo inoltre le nostre energie di amministratori per valorizzare i servizi, le attività di controllo alla regolare manutenzione e pulizia del decoro urbano e paesaggistico, per tutelare i negozi storici e le botteghe artigiane: tappezzeria, pasticceria, farmacia, macelleria, calzolaio ecc., affinché -come sta succedendo in tanti borghi della nostra regione- non scompaiano. Riguardo alle vie di comunicazione, sono in fase di avvio i lavori per la nuova rotonda ANAS, la cui progettazione ha impiegato tempi epici; lavori che finalmente contribuiranno a mettere in sicurezza e a dare decoro all’ingresso al nostro paese. “La Veulla”, come veniva chiamato una volta Villeneuve, storicamente era già un territorio d’importanza strategica per le vie di comunicazione; ai Romani ad esempio interessava controllarne le strade che portavano verso la Gallia, mentre nel 1300 era sede di uno fra i più sontuosi ospedali-ospizio della Valle d’Aosta, con già allora 13 posti letto; più tardi, nel 1800, davanti alla farmacia vi era uno spazio dedito espressamente alla sosta della diligenza Aosta-Courmayeur. Ad oggi il mio “compito” (non abbiamo deleghe nell’attuale legislatura) è incentivare il turismo culturale, possibilmente a costo zero: un impegno arduo che si realizza anche in collaborazione di volontari o di associazioni presenti in paese e che ci vede impegnati:
  • nella valorizzazione dei percorsi pedonali per riscoprire il borgo di Villeneuve (in occasione dei barmè ad esempio);
  • nella calendarizzazione e gestione de “il Salotto Letterario” in collaborazione con una casa editrice valdostana, evento previsto nei mesi di luglio ed agosto che permetterà la presentazione a cadenza settimanale di libri da parte dei propri autori sotto forma di incontri-aperitivo presso gli esercizi commerciali di Villeneuve, abbiamo inoltre promosso l’evento in occasione dell’ultimo Salone del Libro di Torino;
  • nell’ospitalità ai pittori dell’Associazione Artisti Valdostana per il mese di luglio ed agosto in Casa Bakita nella piazza centrale;
  • nella riscoperta e valorizzazione di un percorso archeologico, (Villeneuve era una fra le più vaste necropoli neolitiche d’Italia, si sono trovati reperti risalenti al 3000 a.C.), in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, ma questo è un progetto appena iniziato.
Mi trovo stagionalmente a consultare e verificare le percentuali di analisi di TurismOK, (portale del turismo in VdA), questo al fine di lavorare per rendere Villeneuve un comune maggiormente accessibile dal più ampio target di visitatori possibile: perché sia una meta a misura di single e di famiglie, affinché torni quel paese dove fermarsi, e non sia solo luogo di transito e/o dormitorio, motivo che ne ha determinato la forte presenza multietnica, già a partire dagli anni ’80. Condivido con gli eletti del Movimento una riflessione: ho avuto modo, come tanti di noi, di sperimentare sulla pelle cosa significhi quello che molti definiscono “vincere le elezioni”, ossia nella maggior parte dei casi poter portare avanti nel tempo i propri programmi per vederli realizzare, sia cosa voglia dire “perdere le elezioni”, ovvero assistere talvolta allo stravolgimento o all’eliminazione asettica dei propri progetti, non venire ascoltato, attuare con il proprio gruppo una strategia di vigilanza e controllo sulle mansioni svolte da altri amministratori coniugata al contempo ad un atteggiamento continuo di disponibilità nell’accogliere le richieste dei propri concittadini; disponibilità mitigata, ahimè, dalla consapevolezza che senza la volontà politica della maggioranza i progetti che si potevano concludere sarebbero stati ben pochi. Ricordiamoci che come amministratori, prima di rendere conto agli elettori, è importante saper rendere conto a sé stessi delle promesse fatte in campagna elettorale, degli impegni presi, del lavoro assicurato di volere e di dovere svolgere per la comunità; l’esito delle elezioni successivo a queste prove orali di fiducia è senz’altro un grande spartiacque che ne determina la creazione ufficiale delle fazioni di governo (maggioranza -minoranza), ma non devono cambiare in ogni caso l’atteggiamento propositivo ed il potenziale che, come candidati all’amministrazione, eravamo decisi a voler dare al nostro paese ed alla comunità residente: ecco perché credo sia importante lavorare sempre e comunque. Molto più educativo (anche se antipatico), devo dire, è stato spendersi per la comunità occupando un posto in minoranza: una lezione di vita che mi ha forgiato in tenacia, contribuendo a confermarmi di non dare mai niente per scontato; bref, la dimostrazione che dalle aspettative disattese, (chiamiamole pure con il loro vero nome, delusioni!), si rinasce più forti e più accorti comunque, e naturalmente non solo in ambito amministrativo.

Mirena Vaudois


Il “coming out” dei Sindaci dell’Union Valdôtaine

Un repentino risveglio di coscienza

Il silenzio è stato finalmente rotto. I Sindaci dell’Union Valdôtaine  chiedono maggiori risorse per il welfare, lamentano difficoltà di cassa per gli Enti Locali e si preoccupano di ciò che accadrà riguardo all'occupazione nel settore correlato. Ben venga questo “coming out”, anche se tardivo; non si può dire che lo stesso accadde quando la precedente maggioranza regionale scippò ai Comuni valdostani ingenti risorse, sotto forma di risparmi accumulati negli anni, oppure in occasione della stangata sulle rette degli asili nido, e ancora quando fu aumentata la percentuale di rapporto bambini - educatori, che portò alla perdita di occupazione ed alla riduzione della qualità dei servizi riferiti alla prima infanzia. Ora, siamo ben felici di un repentino risveglio di coscienza, chiediamo però rispetto. Il gioco delle parti funziona fino a quando non diventa una presa in giro nei confronti di tutti i cittadini valdostani. Auspichiamo che in un prossimo futuro possa esserci una collaborazione costruttiva tra tutti gli amministratori: la democrazia vive ed è in salute solo se ogni istituzione svolge il suo ruolo senza ombre di parzialità. Lanciamo questo invito a tutti i Sindaci di buona volontà che, orientati al bene comune, abbiano il desiderio di mettere da parte inutili provocazioni per costruire insieme il futuro delle nostre comunità.

Les Élus du Territoire de l’ Union Valdôtaine Progressiste


La voués dé Dounah

Un impegno di comunicazione e di trasparenza

È da poco nata la seconda edizione del giornale cartaceo “La voués dé Dounah” che riassume l'attività amministrativa avvenuta nel periodo aprile 2016 - aprile 2017. La realizzazione è stata a totale carico nostro e di alcuni cittadini che hanno voluto contribuire. La distribuzione è già stata avviata e a giorni sarà coperto tutto il territorio comunale. Questo strumento comunicativo nasce innanzitutto per rispettare l’impegno di comunicazione e trasparenza assunto dal nostro gruppo nei confronti della cittadinanza e da una presa d’atto che non sempre quello che facciamo, le proposte che cerchiamo di portare avanti non sempre superano le mura della sala consiliare. Da qui la necessità di creare uno strumento per informare i cittadini di quanto accade a livello di amministrazione comunale. I cittadini devono sapere che non sono molti gli strumenti a disposizione di una minoranza, anche perché i consigli comunali a Donnas vengono utilizzati principalmente per ratificare passaggi burocratici obbligatori e quindi il dibattito politico talvolta è ridotto ai minimi termini e viene sollecitato prevalentemente dalle nostre interrogazioni o mozioni. Certo non abbiamo la presunzione di pilotare le scelte della maggioranza, ma almeno vogliamo far presente la nostra visione della realtà e, a nostro parere, chiunque è dall'altra parte della barricata dovrebbe saper ascoltare o chiedere un punto di vista diverso. Spesso i problemi del nostro comune potrebbero essere condivisi, ma manca il più delle volte la disponibilità al confronto, non solamente con noi ma con l’intera cittadinanza. Emblematici i casi citati: la diretta del Consiglio comunale in diretta streaming bocciata; i Consigli richiesti in seduta “aperta”, mai concessi, forse per impedire alla gente di intervenire; gli avvisi del consiglio comunale strappati dalle bacheche comunali e la petizione popolare cestinata. A volte si ha come l'impressione che alcuni eletti si credano degli “eletti”. Per noi la “vera politica” è un’altra: informare e invitare tutti ad interessarsi e a collaborare per il bene della “cosa pubblica”. Il giornale, come strumento informativo, si aggiunge alla nostra pagina Facebook e ad alla periodica newsletter.

i consiglieri comunali di Donnas: Fabio Marra, Gino Agnesod, Dalle Paola e Lea Costabloz


L’esperienza amministrativa di una giovane Progressista

A due anni dalle ultime elezioni comunali a Donnas

Sono entrata in politica circa due anni fa, forse era scritto nel destino oppure è stato uno scivolare lentamente verso quell'interesse per “la cosa pubblica” e soprattutto per il mio paese…Donnas. Premetto che appartenevo già al gruppo territoriale dell’Union Valdôtaine Progressiste e che, mettermi in lista, sia stata un’esperienza comunque significativa. La campagna elettorale si è rivelata impegnativa per una donna che si cimenta per la prima volta con la politica e, anche se non ha dato i risultati sperati perché non abbiamo vinto le elezioni comunali, mi ha permesso di entrare in minoranza nel mio comune. Interpellanza, mozione, voto di sfiducia, sospensione del consiglio erano termini di cui non avevo del tutto la conoscenza, ma che hanno trovato una puntuale risposta sia attraverso la lettura dello Statuto Comunale sia con la partecipazione diretta ai consigli del mio comune. Vero è che “essere dall’altra parte della barricata”  trattasi sì di un’esperienza positiva  ma anche difficile, soprattutto nel momento in cui alcune proposte in cui uno crede non vengono  accolte dalla maggioranza. Ho capito che bisogna avere una buona preparazione psicologica, ancora prima che politica, per entrare “nell’arena” del consiglio comunale e puntare sulla continua mediazione con la maggioranza. Ancora occorre amare il proprio paese, essere disponibili ad ascoltare la gente che incontri  per la strada e avere la volontà di partecipare alle manifestazioni sul territorio comunale, non per il gusto di apparire ma piuttosto perché in esse viene custodito il segreto del tempo che passa. Ma come fare per avvicinare i cittadini alla politica? La soluzione, secondo il mio punto di vista la si troverebbe da un lato tentando un approccio con la gente comune attraverso il dialogo libero e spontaneo e dall’altro favorendo la partecipazione degli stessi alle assemblee pubbliche in cui il cittadino si sentirebbe maggiormente ascoltato e capito. Da questi presupposti nasce il nome della mia lista “Libertà e partecipazione”.

Paola Dalle Amministratrice comunale a Donnas


Manifestazione di riconoscenza ad Osvaldo Ruffier

Riceviamo e pubblichiamo

In politica, come nella vita chiedere scusa è diventato sempre più difficile, vuoi per una sottile forma di orgoglio personale, vuoi perché ormai ci sentiamo sempre più forti e invincibili, sempre con la verità in tasca. Per me non è così o almeno, in questa fase, in questo momento sento il bisogno di scusarmi con una persona e di farlo pubblicamente: sto parlando di Osvaldo Ruffier. Si torna indietro nel tempo: erano gli anni in cui ero presidente della sezione di Cogne dell’Union Valdôtaine mentre Osvaldo era sindaco, un sindaco come non pochi, sempre disponibile, la porta del suo ufficio era aperta per tutti e con tutti – “Cogneins” di origine e di adozione – diceva sempre quello che pensava, senza vendere fumo come siamo purtroppo abituati, ieri come oggi. Unionista fin dall’inizio, idealista convinto nella sua semplicità, moralità e integrità: perché essere unionista ieri e progressista oggi era ed è per Osvaldo innanzitutto vivere, condividere, portare avanti un ideale, sempre; perché unionista si nasce, si sente dentro, si vive nella mente ma soprattutto nel cuore e su questo Osvaldo Ruffier ha dato e da una lezione a tutti, compresi quelli dell’ultima ora! Come non ricordare le sue battaglie contro la chiusura della Miniera nel 1978, le tante porte a cui ha bussato senza avere risposta, le trasferte a Roma pagate a sue spese per difendere e tutelare i tanti posti di lavoro (tra cui quello del mio papà), allora seriamente in pericolo, così come la gestione a pochi anni di distanza di due emergenze – tragedie come l’alluvione del 2000 e tutto ciò che ne conseguì da quel drammatico 30 gennaio 2002 quando su Cogne si riversò una pressione mass-mediatica senza precedenti per un tragico fatto di cronaca che tutti tristemente ben conosciamo. Nel secondo caso ci furono anche dei violenti attacchi alla sua persona ai quali, la popolazione di Cogne rispose in massa difendendo il proprio Sindaco attraverso la firma di una petizione in segno di solidarietà così come a difesa di Ruffier intervennero i vertici istituzionali di allora della Regione e l’allora Parlamentare europeo. Ci fu, al contrario il silenzio dei Parlamentari valdostani dell’epoca, ma anche questo particolare non stupì più di tanto… Per il sottoscritto, la più bella delle “lotte” politiche combattute sicuramente è stata quella per le regionali del 2003 assieme alla cara e compianta Joëlle Cuneaz, e Rolando Jeantet, suo delfino politico e naturale successore alla guida del comune di Cogne se, le imposizioni esterne non ci avessero obbligato a prendere altre strade… La comunità unionista “Cogneintze” era unita e compatta nel portare la sua candidatura alle elezioni regionali ed eravamo convinti che tutta la Comunità Montana Grand-Paradis non si sarebbe lasciata scappare l’occasione di avere un galantuomo come suo rappresentante. La realtà purtroppo fu ben diversa, la sua candidatura non divenne certezza perché la persona Osvaldo Ruffier dava (e da) fastidio perché non “manovrabile” e questo – ieri come oggi – disturba e così ce ne tornammo a Cogne con le ossa piegate... piegate ma non certo spezzate! Pagine belle ma anche passaggi nebulosi e poco corretti di cui, io per primo mi assumo le responsabilità, come ad esempio il cambio in corsa alla guida del Comune sempre nel 2003, un cambio che non fece bene ne all’uscente, ne tanto meno all’entrante sindaco. Furono anni di divisione e di profondo astio personale – non ancora del tutto superati – con l’inserimento di terze persone che poco o nulla capivano di politica ma soprattutto di come si amministra un comune, (La legislatura 2005-2010 passa agli annali del comune di Cogne come la più disastrosa, confusionaria e improduttiva della storia amministrativa locale), tutti fattori che inevitabilmente portarono alla cocente sconfitta alle comunali del 2010, così come la sua progressiva e voluta estromissione dalla sezione fino alla sua uscita dall’Union Valdôtaine che ha – nei fatti – anticipato quella di tanti, compresa la mia. Uscite cariche di tristezza e di malinconia ma di certo portatrici di nuovi e più esaltanti stimoli politici perché tutto nasce da dove un qualcosa finisce e se qualcosa termina non è certo per arroganza o per inerzia ma perché – malgrado tutto- la schiena è ancora bella dritta e quelle pacche fasulle date sulle spalle la sera dei risultati elettorali che stavano a significare: “Bravo, è andata bene ma adesso ci pensiamo noi, non ti preoccupare!” sono stimolo a ripartire più forti e determinati che mai! A distanza di tanto tempo dunque è venuto il momento di chiedere pubblicamente scusa a un galantuomo nel senso proprio della parola, chiedere scusa a una persona semplice, profondamente intelligente e lungimirante, che ha amato e ama Cogne come nessuno, che ha vissuto e interpretato il suo ruolo di amministratore come un Servizio nel senso proprio della parola. Chissà se da quella scatola ormai vuota, tristemente stuprata da ideali e principi qual è oggi Avenue des Maquisards tra i tanti rimpianti e gli errori commessi in tanti anni, un giorno non ci sia spazio anche per il trattamento riservato a Osvaldo Ruffier… Anche e soprattutto per questo che oggi si sente il bisogno di chiedere scusa a Osvaldo…  

Andrea Portigliatti


Riflessioni di un giovane Progressista

Ad un anno e mezzo dalle ultime comunali a Châtillon

Ho iniziato a sviluppare una passione per la politica sin dalla scuola superiore seppure, nella Valle d’Aosta studentesca che ho vissuto io, non si evidenziasse la presenza di molti gruppi o collettivi politici. Chi aveva un interesse come il mio era costretto a estrapolare qualcosa dai libri, interrogare i famigliari oppure farsi un’idea, quanto più oggettiva possibile, seguendo la politica locale attraverso i racconti dei media del posto. Questa passione si consolida a Torino negli anni dell’Università, periodo nel quale ho scoperto un mondo fatto di attivismo, di giovani ragazzi e ragazze, di organizzazioni, di volontari e di sognatori. Ricordo in maniera molto nitida l’insofferenza nel vedere un mondo politico così florido a Torino per poi tornare a casa nel week-end ed avere la sensazione che, per i valdostani (soprattutto per quelli più giovani) la politica venisse percepita in maniera diversa: qualcosa di strettamente legato ai giochi di palazzo, al clientelismo di provincia e all’erogazione di contributi. Quando qualcuno mi si presentò d’innanzi dicendomi “a noi piacerebbe che tu ti unissi al nostro gruppo!” la cosa mi lasciò al quanto pensieroso: se una proposta così chiara e netta mi lusingava molto, dall’altra avvertivo il rumore dei vari campanelli d’allarme che preoccupano tutti gli aspiranti politici, specie quelli prudenti, come il sottoscritto. Se mi brucio? Se schierandomi mi comprometto a livello lavorativo? Non corro il rischio di causare imbarazzo in famiglia? Se capiterà di discutere con gli amici? Riuscirò ad esprimermi all’interno del gruppo?   Questi e altri quesiti mi davano parecchio tormento. Per non parlare poi di quando si passò dall’idea di comporre una lista al deposito, vero e proprio, presso il municipio dei nomi di quelle persone che, assieme a me, avrebbero cercato di sostituirsi all’amministrazione uscente nel governo del mio comune. Tutto andò per il meglio e venni largamente ripagato per aver deciso di volermi mettere in gioco…e non è facile mettersi in gioco quando le persone di cui ci si fida maggiormente ti consigliano prudenza. Se la campagna elettorale è stata per me e per i miei compagni di lista un’esperienza fantastica nella quale ci si è sentiti veramente parte di un gruppo coeso, positivo e propositivo, da dopo le elezioni qualcosa si incrina. Noto con rassegnazione che l’emergere di egoismi, ambizioni, discussioni, personalismi e quant’altro è un fenomeno che coinvolge tutti i gruppi organizzati sulla base di gerarchie, specie se questi gruppi sono molto eterogenei. Mi trovo a dover imparare, quasi senza maestri, quale sia il ruolo di un capogruppo di maggioranza al fine di poter gestire e conciliare visioni inconciliabili di colleghi ormai arrivati ai ferri corti. Se l’aspetto più politico di questo percorso mi lascia occasionalmente deluso, come ad esempio mi succede nel vedere quanto il denigrare, lo schernire e il calunniare facciano ormai parte delle regole del gioco, pratica che, guarda caso, non è mai accompagnata da proposte concrete e desiderio di un sano e costruttivo dialogo, la parte di lavoro amministrativo è, invece, molto interessante e proficua dal punto di vista dell’apprendimento e dell’esperienza lavorativa e umana. Mi trovo a spendermi nell’organizzazione di eventi, nello studio di materie sovente anche molto complesse come la redazione di un bilancio, una gara d’appalto, un gruppo di lavoro su tematiche specifiche e su tutti i vari dossier che arrivano in comune e che vengono smistati a questo o a quell’amministratore. La parte meravigliosa di questa esperienza è sicuramente la possibilità di accrescere la conoscenza del proprio territorio, del proprio comune e delle persone che lo abitano. Ogni cittadino o ente è inserito e opera in contesti differenti, seppur molte volte minimamente differenti, ma la somma di tutte quelle esigenze, di tutte quelle richieste, di quelle proposte e, sicuramente, di tutte quelle critiche, rappresentano la voce di una comunità e sapere di essere uno di quei cittadini ai quali la comunità ha deciso di indirizzarsi beh…è, e sarà, per sempre un onore e un motivo d’orgoglio. Non so cosa mi riserverà il futuro. Il mio proposito è continuare a lavorare onestamente, guardandomi in continuazione nelle tasche per capire se ciò che faccio riempie più il portafoglio o la coscienza. Lavorerò affinché nel mio gruppo, come al di fuori di esso, si sedimenti l’idea che il discutere frontalmente, anche animatamente, ma con lealtà e rispetto, sia ciò che distingue i buoni politici, le buone persone, dagli impostori. Lasciatemi aggiungere che sarei veramente ingrato se non ringraziassi il movimento Union Valdôtaine Progressiste per la fiducia che ha riposto in me e per il fatto di avermi sempre dato voce qualora la chiedessi. All’interno dell’UVP ho conosciuto persone capaci e sincere ma soprattutto appassionate. Spero che la mia testimonianza spinga altre persone, e soprattutto altri giovani, ad avvicinarsi alla politica attiva. Non è facile. Ci vuole coraggio, testa dura e spalle larghe. In questi tempi poi a grandi sforzi corrispondono, ahimè, soddisfazioni piuttosto misere ma rimango dell’idea che l’unica battaglia che si perde veramente è quella che si ha paura di combattere.

Diego Joyeusaz