Riflessioni di un giovane Progressista

Ad un anno e mezzo dalle ultime comunali a Châtillon

Ho iniziato a sviluppare una passione per la politica sin dalla scuola superiore seppure, nella Valle d’Aosta studentesca che ho vissuto io, non si evidenziasse la presenza di molti gruppi o collettivi politici. Chi aveva un interesse come il mio era costretto a estrapolare qualcosa dai libri, interrogare i famigliari oppure farsi un’idea, quanto più oggettiva possibile, seguendo la politica locale attraverso i racconti dei media del posto. Questa passione si consolida a Torino negli anni dell’Università, periodo nel quale ho scoperto un mondo fatto di attivismo, di giovani ragazzi e ragazze, di organizzazioni, di volontari e di sognatori. Ricordo in maniera molto nitida l’insofferenza nel vedere un mondo politico così florido a Torino per poi tornare a casa nel week-end ed avere la sensazione che, per i valdostani (soprattutto per quelli più giovani) la politica venisse percepita in maniera diversa: qualcosa di strettamente legato ai giochi di palazzo, al clientelismo di provincia e all’erogazione di contributi. Quando qualcuno mi si presentò d’innanzi dicendomi “a noi piacerebbe che tu ti unissi al nostro gruppo!” la cosa mi lasciò al quanto pensieroso: se una proposta così chiara e netta mi lusingava molto, dall’altra avvertivo il rumore dei vari campanelli d’allarme che preoccupano tutti gli aspiranti politici, specie quelli prudenti, come il sottoscritto. Se mi brucio? Se schierandomi mi comprometto a livello lavorativo? Non corro il rischio di causare imbarazzo in famiglia? Se capiterà di discutere con gli amici? Riuscirò ad esprimermi all’interno del gruppo?   Questi e altri quesiti mi davano parecchio tormento. Per non parlare poi di quando si passò dall’idea di comporre una lista al deposito, vero e proprio, presso il municipio dei nomi di quelle persone che, assieme a me, avrebbero cercato di sostituirsi all’amministrazione uscente nel governo del mio comune. Tutto andò per il meglio e venni largamente ripagato per aver deciso di volermi mettere in gioco…e non è facile mettersi in gioco quando le persone di cui ci si fida maggiormente ti consigliano prudenza. Se la campagna elettorale è stata per me e per i miei compagni di lista un’esperienza fantastica nella quale ci si è sentiti veramente parte di un gruppo coeso, positivo e propositivo, da dopo le elezioni qualcosa si incrina. Noto con rassegnazione che l’emergere di egoismi, ambizioni, discussioni, personalismi e quant’altro è un fenomeno che coinvolge tutti i gruppi organizzati sulla base di gerarchie, specie se questi gruppi sono molto eterogenei. Mi trovo a dover imparare, quasi senza maestri, quale sia il ruolo di un capogruppo di maggioranza al fine di poter gestire e conciliare visioni inconciliabili di colleghi ormai arrivati ai ferri corti. Se l’aspetto più politico di questo percorso mi lascia occasionalmente deluso, come ad esempio mi succede nel vedere quanto il denigrare, lo schernire e il calunniare facciano ormai parte delle regole del gioco, pratica che, guarda caso, non è mai accompagnata da proposte concrete e desiderio di un sano e costruttivo dialogo, la parte di lavoro amministrativo è, invece, molto interessante e proficua dal punto di vista dell’apprendimento e dell’esperienza lavorativa e umana. Mi trovo a spendermi nell’organizzazione di eventi, nello studio di materie sovente anche molto complesse come la redazione di un bilancio, una gara d’appalto, un gruppo di lavoro su tematiche specifiche e su tutti i vari dossier che arrivano in comune e che vengono smistati a questo o a quell’amministratore. La parte meravigliosa di questa esperienza è sicuramente la possibilità di accrescere la conoscenza del proprio territorio, del proprio comune e delle persone che lo abitano. Ogni cittadino o ente è inserito e opera in contesti differenti, seppur molte volte minimamente differenti, ma la somma di tutte quelle esigenze, di tutte quelle richieste, di quelle proposte e, sicuramente, di tutte quelle critiche, rappresentano la voce di una comunità e sapere di essere uno di quei cittadini ai quali la comunità ha deciso di indirizzarsi beh…è, e sarà, per sempre un onore e un motivo d’orgoglio. Non so cosa mi riserverà il futuro. Il mio proposito è continuare a lavorare onestamente, guardandomi in continuazione nelle tasche per capire se ciò che faccio riempie più il portafoglio o la coscienza. Lavorerò affinché nel mio gruppo, come al di fuori di esso, si sedimenti l’idea che il discutere frontalmente, anche animatamente, ma con lealtà e rispetto, sia ciò che distingue i buoni politici, le buone persone, dagli impostori. Lasciatemi aggiungere che sarei veramente ingrato se non ringraziassi il movimento Union Valdôtaine Progressiste per la fiducia che ha riposto in me e per il fatto di avermi sempre dato voce qualora la chiedessi. All’interno dell’UVP ho conosciuto persone capaci e sincere ma soprattutto appassionate. Spero che la mia testimonianza spinga altre persone, e soprattutto altri giovani, ad avvicinarsi alla politica attiva. Non è facile. Ci vuole coraggio, testa dura e spalle larghe. In questi tempi poi a grandi sforzi corrispondono, ahimè, soddisfazioni piuttosto misere ma rimango dell’idea che l’unica battaglia che si perde veramente è quella che si ha paura di combattere.

Diego Joyeusaz