Comunicato stampa

Del Presidente UVP Elisa Bonin

Siamo lieti di vedere confermati da parte del Presidente Marquis i propositi di quel cambiamento che gli abbiamo chiesto, assieme ad altri, di assumerne la contitolarità il 10 Marzo scorso candidandolo al ruolo di Presidente, in un progetto a termine per cambiare un sistema superato e risolvere alcune urgenze. Propositi che animano UVP sin dalla sua nascita e che hanno portato ai tanti risultati di questa legislatura. Siamo felici che questi propositi siano stati trasferiti anche a chi, questa legislatura, l'aveva iniziata con altro spirito contrapponendosi a questo cambiamento che nel 2013 si auspicava. A chi oggi condivide questa direzione ci sentiamo di dire che il cambiamento oltre ad essere invocato va concretizzato, se veramente lo si vuole perseguire. Per proseguire sulla rotta del cambiamento infatti, ricordiamo che lo stesso deve prescindere dalle posizioni personali o dai posti di potere da difendere, memori che proprio dall'incapacità o dalla non volontà di riuscire a separare il proprio ruolo dalla situazione di ingovernabilità creatasi, è nato il progetto del 10 marzo contro l'uomo solo al comando. Errore grossolano che non vorremmo si ripetesse. Non vorremmo inoltre rimanere ingabbiati in un governo ed in una maggioranza che aveva il solo compito di affrontare alcuni dossier urgenti in attesa dell’autonoma definizione di progetti politici futuri. Al presidente Marquis non sarà infatti sfuggito che a questa maggioranza manca coesione politica e programmatica su temi importanti e concreti, ad esempio quello di CVA e che una crisi, prima di essere aperta da Alpe e rilanciata oggi dallo stesso Presidente in realtà era già iniziata prima dell’estate con le dimissioni di Elso Gerandin dalle Commissioni. Uvp, dal canto suo, continuerà a lavorare, con tutta se stessa come ha sempre fatto, in nome e per conto del cambiamento assieme a chi ha a cuore gli interessi e le sorti della Valle d’Aosta.

Charvensod, 30 Settembre 2017 Per l'UVP - La presidente Elisa Bonin


Conclusa la prima fase del Rassemblement

Lavorare per costruire ponti e guardare al futuro

Durante tutta l’estate si sono svolti incontri tra UVP-UV-Mouv’-Alpe  per lavorare al progetto del Rassemblement con il fine di superare le frammentazione politica dell’area Unionista, Federalista, Autonomista. Prendiamo atto che nei giorni scorsi Alpe ha lasciato il tavolo del Rassemblement bocciando un documento a cui aveva lavorato, documento carico di contenuti volti a promuovere il rinnovamento dei metodi della nostra vita politica con il fine di servire l'interesse generale. Alpe ha inoltre  annunciato  la sua volontà di aprire una crisi del Governo regionale, dimostrando così di non voler contribuire a costruire ma di preferire una politica "contro qualcuno" sulla quale continuare a fondare la sua immagine ed a giustificare la sua stessa esistenza. Con grande rispetto però non accettiamo lezioni di moralità da chi è mosso più da interessi elettoralistici e populisti ed è legato al timore di perdere posizioni acquisite, piuttosto che alla consapevolezza di ripartire da un progetto rinnovato che riunisca i valdostani. A nostro avviso, invece, chi fa politica deve lavorare per costruire ponti e guardare al futuro senza erigere barriere insuperabili ed è in questa direzione che UVP e UV stanno lavorando. Con forza,oggi, ribadiamo la validità del progetto del Rassemblement formato da UV e UVP che vede ora conclusa la sua prima fase, come avevamo peraltro concordato con le altre forze e sensibilità presenti al tavolo. Riconfermando la validità degli  impegni e dei contenuti del documento "Rassembler- Agir- Réussir”,  c’è ora la volontà da parte di UV e UVP di dar corso alla seconda fase del progetto durante la quale bisognerà lavorare congiuntamente per la definizione di un quadro di alleanze volte a definire un  percorso politico proiettato al futuro, capace di fornire proposte e prospettive alla Comunità Valdostana.  

Elisa Bonin Presidente UVP Ennio Pastoret Presidente UV


Guardare in prospettiva al futuro

Fare tutti un passo indietro per farne due in avanti

Abbiamo appreso con stupore che il documento del Rassemblement frutto del lavoro collegiale di UV, Uvp e Alpe, elaborato per quest’ultima da Patrizia Morelli e Carmen Jacquemet e sostenuto nei suoi contenuti al tavolo del Rassemblement anche dal presidente Alexis Vallet, non ha poi ottenuto l’approvazione di Alpe. È evidente che per poter guardare in prospettiva e al futuro bisogna saper, come sostenuto nei due mesi di lavoro dal presidente Vallet, "fare tutti un passo indietro per farne due in avanti". Proprio nel momento in cui questo doveva accadere Alpe non ha approvato il documento e, in contraddizione con il lavoro svolto sino a ieri, ha abbandonato il tavolo, forse per qualche logica elettoralistica oppure per il timore di perdere qualche posizione acquisita . Ci ha inoltre fatto male sentire che l'unionismo, che è un valore per tanti, costruito negli anni,  sia diventata una parola tabù. Per quanto ci concerne, invece, rimane assieme all'autonomismo in chiave moderna, un valore dal quale partire per ricostruire una forte Alleanza autonomista, progressista e federalista aperta, rinnovata e proiettata al futuro, che sappia superare l'attuale frammentazione politica e rispondere alle esigenze dei valdostani difendendo con un ampio fronte le istanze e le prerogative della nostra comunità.

Il Presidente UVP Elisa Bonin


L’educazione catalana

Ogni raid di Madrid porta mille voti in più nelle urne di Barcellona

In queste ore, mentre la polizia di Madrid pattuglia le strade di Barcellona confiscando schede elettorali e volantini, spesso con una violenza, anche fisica, che rivela un franchismo in discreta salute, assistiamo all’appello del primo ministro Rajoy che dopo aver scagliato il sasso chiede una “marcia indietro” ai catalani indignati nelle piazze che, come era prevedibile, si sono opposti ai raids della polizia nazionale. Credo sia utile ricordarci del fatto che ogni forma di legalità, ogni sistema di leggi e istituzioni, si fonda su un atto di violenza che ne sancisce talvolta l’inizio, talvolta la restaurazione, ma sempre si configura come un anno zero. Qualunque legalità, insomma, si sostituisce alla legalità precedente attraverso una violenza, uno strappo spesso sanguinolento; e questa, in maniera analoga, verrà consegnata alla Storia dal sistema di legalità successivo attraverso un sovvertimento violento delle regole fino ad allora valide e “giuste”. La nuova legalità, poi, celebra la “rivoluzione” nei canti, negli inni, nelle epopee nazionali e ricorda il regime precedente come corrotto, traditore e liberticida. Nell’epoca del politically correct in cui certi argomenti possono urtare la sensibilità (è ancora da capire di chi), la rivoluzione viene omessa, occultata o relegata ad un tempo così remoto e nebbioso da risultare del tutto innocuo. Gandhi, che riempie la bocca di chiunque voglia (o più spesso abbisogni di) autocertificarsi dalla parte dei “buoni” e dei “giusti” ‒ in una sorta di reductio ad Hitlerum al contrario, ma altrettanto efficace ‒ era considerato, negli ultimi decenni del dominio britannico in India, alla stregua di un terrorista. Un ribelle insomma, estremamente pericoloso per l’ordine pubblico, che propugnava un’agenda che aveva come fine ultimo la libertà dei popoli indiani e che coincideva quindi con la perdita di ogni potere e privilegio da parte di coloro (colonizzatori, vassalli e collaborazionisti) che fino ad allora dettavano il bello e il cattivo tempo. Gandhi ebbe l’intuizione geniale di scommettere sul fatto che il mondo occidentale fosse ormai maturo (rapidamente istruito da 5 anni di guerra mondiale) per rifiutare la violenza. Se l’indipendenza indiana fosse stata appannaggio esclusivo dei feroci e armati ribelli di Azad Hind probabilmente sarebbe arrivata solo molti anni dopo e al netto di un immane spargimento di sangue. Con la sua non violenza, Gandhi riuscì nel modo più elegante ed efficace possibile, ma il merito va condiviso con i sudditi di Sua Maestà britannica, che non si opposero in massa al dissolvimento del loro impero e lasciarono che gli indiani prendessero in mano il loro destino. Questi ultimi, di ritorno, rimasero nel Commonwealth (pur con alcune limitazioni) e mantennero buone relazioni con gli ex oppressori. Nella Catalogna del 2017 Rajoy tenta, in maniera maldestra e fuori tempo massimo, di tacciare di incostituzionalità e di dipingere i catalani come degli insurrezionalisti in manifesto contrasto con la legge. Rajoy ha dalla sua parte il fatto che la Costituzione spagnola non prevede la secessione di alcuna parte di territorio (i baschi lo sanno da lungo tempo), tuttavia la Spagna è altresì firmataria di documenti europei e internazionali che sanciscono il diritto dei popoli all’autodeterminazione: questo contrasto impone una revisione del testo costituzionale oppure la revoca dei trattati firmati da Madrid e conseguente uscita dalla comunità europea. In ultimo, il primo ministro di Madrid sottovaluta miopemente l’effetto Gandhi che una folla colorata di giovani, donne e anziani caricata dalle truppe antisommossa susciterebbe nell’opinione pubblica europea e mondiale. Ai nostri giorni la patente di fascismo è scomoda per chiunque, specie se al governo, e Rajoy maschera goffamente i suoi raid polizieschi come necessari al ripristino dell’ordine e della legalità. Una legalità ‒ che, come detto, si fonda su un atto di violenza ‒ che esercita la forza per difendere la sua integrità. Dall’altra parte c’è invece una legalità più moderna che tenta di affermarsi attraverso lo strumento democratico per definizione e che subisce, a favore di telecamera, le violenze di Madrid. Crediamo che Rajoy stia sancendo la vittoria catalana: quando uno stato ricorre all’uso manifesto della polizia contro una folla pacifica e uniforme (diversamente dalla macedonia dei fatti di Genova del 2001) è segno che è tecnicamente alla frutta. Se ci figuriamo che a distanza di quasi trent’anni la menzione delle proteste soppresse nel sangue a Tienanmen è tuttora vietatissima in Cina, comprendiamo che una nazione occidentale, membro di ONU e UE, farà molta, moltissima fatica a giustificare l’uso della violenza contro un Popolo che reclama pacificamente e con il voto democratico la propria libertà. Quando si pensa a Barcellona è difficile non guardare ad Aosta e allo stato misero in cui versa l’Autonomia valdostana, spogliata di tutto ciò che la definiva e il cui cadavere veniva litigato fino a ieri dagli eredi apparenti. Guardiamo a Barcellona e alle sue sofferenze e pensiamo alla lunga strada che dobbiamo ancora percorrere per ricomporre un fronte autonomista, per dotarlo di strumenti vigorosi ed efficaci per far ricordare ad un Popolo narcotizzato che cos’è la libertà e come si conquista.

Giuliano Morelli

Foto: Reuters

Approvata norma zona franca

Oggi c'è un gran parlare dell'approvazione, da parte dello Stato, della norma fiscale che da la possibilità alla Valle d'Aosta di modulare i propri tributi. Non è la Zona Franca che auspichiamo e di cui si parla da decenni, ma è un grande passo avanti nella rivendicazione della nostra autonomia fiscale. E ad onore del vero, visto che poi tutti sono pronti per arrivare per le "premiazioni", questa norma è frutto di un lavoro lanciato dall'UVP e portato in consiglio a dicembre 2015 e poi raccolto da tutte le forze politiche. Non per rivendicarne la paternità politica a tutti i costi come UVP ma semplicemente per ricordare il lavoro fatto da tanti nel nostro movimento e tra gli eletti di cui oggi si vedono i frutti e per il quale esprimiamo grande soddisfazione,  anche se non è che una delle battaglie che sarà necessario mettere in campo per rilanciare la nostra Autonomia, spesso bistrattata e sminuita.
Ecco il mio intervento video del 2015 che a nome dell 'UVP pone la questione, tanto per ripercorrere la genesi e le tappe che hanno portato a questo importante risultato, frutto di un lavoro serio e approfondito.
Laurent Viérin vice presidente e assessore all'Agricoltura della Regione autonoma Valle D'Aosta

Significativi passi avanti

Verso la creazione di un forte progetto unionista e autonomista

Le riunioni di questi giorni che hanno visto coinvolti i movimenti di UV, UVP, ALPE e MOUV'  hanno prodotto significativi passi avanti e siamo fiduciosi che presto si arriverà alla proposta di un documento politico da sottoporre agli organi dei rispettivi movimenti. Vi è la necessità, allo stato attuale delle cose, di concludere una prima parte del percorso politico per poter poi avviare i lavori degli ETATS GENERAUX DES AUTONOMISTES che si terranno sicuramente entro il 7 ottobre 2017. Il lavoro che stiamo portando avanti ha come fine la creazione di un forte progetto unionista e autonomista e c'è, da parte di tutti, la disponibilità a guardare avanti e sostenere questa proposta che si svilupperà in maniera trasparente e innovativa, con l’obiettivo di servire l’interesse della collettività nel solco di un autonomismo aperto, rinnovato ed inclusivo.

Elisa Bonin Presidente dell'Union Valdôtaine Progressiste

 

La Casa degli Autonomisti

L' UVP incontrerà i movimenti che hanno manifestato interesse

L'UVP durante i prossimi giorni incontrerà i movimenti che hanno manifestato interesse verso la proposta di rassemblement dell'area  autonomista.
Questi incontri ufficiali avranno come finalità la delineazione del percorso per raggiungere l'obiettivo della costruzione della casa degli autonomisti, obiettivo ambizioso e nel contempo necessario per ricompattare il fronte autonomista, ora frammentato, affinché possa dare risposte alla comunità valdostana.
Elisa Bonin
Presidente Union Valdôtaine Progressiste

La Maison des Autonomistes

Vers l'Avenir

L’UVP ha lanciato nel congresso straordinario del mese di giugno unvprogetto di ricomposizione dell’area unionista autonomista, che si rivolge a tutti coloro che, nel tempo, con coraggio, hanno rappresentato la diaspora unionista; da Vallée d’Aoste Vive a Renouveau Valdôtain, da Alpe a UVP passando da Mouv’. Un progetto di rassemblement in chiave moderna e proiettato al futuro, che chiaramente non può non rivolgersi anche all’UV, tanto più ora nel momento in cui si prende atto che il cambiamento è necessario e che è tempo di fare autocritica comprendendo che se tante diaspore ci sono state era perché qualcosa non funzionava. Un progetto che vuole essere anzitutto una presa di coscienza e un confronto tra tutte le anime unioniste e autonomiste che è stato ben illustrato in Consiglio Regionale da Laurent Viérin. È con rammarico che, leggendo il comunicato a firma del Presidente di Alpe Alexis Vallet, prendiamo atto di come sia stato banalizzato tale messaggio che, per contro, sta invece maturando in chi sente vibrare gli ideali, forse un po’ dimenticati, della grande famiglia unionista. La casa degli autonomisti non vuole essere e non sarà l’ancora di salvataggio per resuscitare un passato che, lo dice la parola stessa, non può tornare ma ha l’obiettivo di costruire un futuro che riparta da certi valori, ammesso che li si senta.  Ci eravamo illusi che in Alpe vi fossero ancora un cuore ed un’anima unionista e autonomista, che evidentemente invece sono annacquati da sensibilità diverse o sono stati dimenticati. Forse ci siamo sbagliati anche nel credere che proprio oggi, dopo aver rotto un sistema ed aver ottenuto un cambio di marcia sia possibile riunire gli unionisti che hanno creduto e credono nel cambiamento, superando personalismi e inutili rancori. Siamo molto soddisfatti che il nostro messaggio in questi giorni sia stato accolto da tantissime persone che ancora sentono certi ideali e che provano la necessità del cambiamento ma anche di rimettere insieme i valdostani. Tutto ciò anche in vista delle sfide che ci aspettano come comunità e, dal canto nostro, continueremo a lavorare sia sul versante amministrativo sia su quello politico per costruire la casa comune. Una casa che potrà rappresentare bene il sentire dei valdostani. Siamo convinti che anche Alpe saprà superare le diverse visioni interne nell'interesse di un progetto capace di superare i personalismi.

Elisa Bonin Presidente dell’Union Valdôtaine Progressiste

 

Iniziati i primi incontri del Rassemblement

Per la ricostruzione di una forte area autonomista valdostana

La scorsa settimana sono iniziati i primi incontri tra il nostro Movimento e alcune altre forze autonomiste per dare via al necessario ed importante percorso di ricostruzione di una forte area autonomista valdostana. La necessità di  mettere insieme le intelligenze e le componenti del quadro autonomista valdostano  nasce dal bisogno di dare risposte alla comunità basate sui valori autonomisti progressisti. Questi incontri sono stati un primo punto di partenza, una presentazione e condivisione degli obiettivi del progetto di Rassemblement con quelle forze politiche che hanno rotto con un sistema superato e si stanno adoperando per affrontare i bisogni urgenti della nostra comunità. Gli incontri con Alpe e Mouv’ sono stati quindi un punto di partenza e non un punto di arrivo di un percorso che dovrà necessariamente, per essere completo, mostrarsi aperto al dialogo con tutte le altre sensibilità  autonomiste. In una fase storica così delicata ed importante per la nostra comunità l’obiettivo del nostro movimento è quello di includere tutte le forze autonomiste che credono in un futuro di progresso per la Valle d’Aosta e non di escludere a priori alcun attore. Il contributo  di tutte le forze politiche autonomiste  è decisivo affinché  la “casa degli autonomisti” abbia solide fondamenta.

Rassemblement Valdôtain

La Casa comune degli Autonomisti

Il Conseil de Direction dell’UVP, riunito oggi, ribadendo la linea tracciata dal congresso straordinario e dal discorso di insediamento della neo presidente Elisa Bonin, lancia un appello ai valdostani e alla politica in generale. In questo momento di crisi delle istituzioni e anche alla luce degli ultimi fatti di cronaca di questo periodo che non rendono onore alla nostra comunità e alla classe dirigente che la rappresenta e che ledono la credibilità della nostra Autonomia, è necessario lanciare un nuovo progetto politico che riunisca le intelligenze e le sensibilità autonomiste, partendo da tutti quelli che individualmente o riuniti in aggregazioni politiche, hanno avuto il coraggio di rompere un sistema ormai superato, per ricostruire una casa comune di tutti i valdostani. È necessario riunire gli autonomisti convinti, che ritengono si debba risollevare la nostra comunità, ripartendo dai valori unionisti, valdostani e progressisti che possano ridare dignità alla politica. Un progetto politico da sottoporre agli elettori in tempi rapidi, che apra una nuova fase di reale ricostruzione progettuale con una visione di una Valle D'Aosta rigenerata. Réunir. Réussir

Charvensod, 10 Luglio 2017

Le Conseil de Direction UVP