Un Paese da fà

Grande affermazione degli autonomisti corsi

Si è svolto da poco il primo turno delle elezioni territoriali in Corsica che è stato vinto dalla lista di coalizione autonomista e indipendentista Pè a Corsica. Il prossimo turno di ballottaggio si svolgerà il 10 dicembre. Si è trattato di elezioni anticipate perché dal primo gennaio del 2018 ci sarà una riorganizzazione territoriale della Corsica: la nuova Assemblea della Collettività – formata da 63 rappresentanti – sostituirà, dopo anni di battaglie per l’unificazione, sia i due dipartimenti in cui è stata finora artatamente divisa l’isola dallo stato centrale francese che la collettività territoriale eletta nel 2015. La coalizione Pè a Corsica che riunisce tutti gli autonomisti e gli indipendentisti dell’isola si è costituita sulla base delle idee comuni dei partiti autonomisti e ha presentato un programma robusto di sviluppo dell’autonomia e dell’autogestione della Corsica che è risultato convincente e vincente. Dalla Corsica ci viene dunque una lezione importante di unità per essere convincenti. Si tratta proprio di quel ‘réunir réussir’ che sta nel DNA stesso del nostro movimento e che si rivela tanto più essenziale in questo momento in cui in Italia le autonomie sono sotto un pesante attacco. Comprendere che, in questa fase storica, essere uniti è per il movimento autonomista l’unico modo di fare avanzare il proprio Paese, è fondamentale. Chi non lo comprende non solo condanna sé stesso all’emarginazione, ma porta un grave pregiudizio al futuro stesso della nostra comunità.

Le Conseil de Direction UVP


Il Presidente Laurent Viérin sulla situazione catalana

E i recenti referendum consultivi

"Noi crediamo che resti fermo il diritto inalienabile di ogni popolo di autodeterminarsi"

Référendums populaires pour l’autonomie et l’indépendance

Catalogne, Ecosse et Kurdistan

L’Ecosse et la Catalogne ainsi que le Kurdistan irakien ont soumis à des référendums populaires leurs requêtes d’indépendance du Royaume Uni et de l’Espagne ou de proclamation d’un Etat indépendant.  Tout récemment, en Lombardie et en Vénétie, les électeurs se sont rendus aux urnes pour réclamer plus d’Autonomie pour leurs Régions, en lançant ainsi un coup de semonce en direction de Rome. Dans d’autres réalités encore, des requêtes analogues d’Autonomie renforcée avancent progressivement, comme le scrutin Corse des 3 et 10 décembre prochains. A cet égard, l’Union Valdôtaine et l’Union Valdôtaine Progressiste, forces politiques Unionistes, Progressistes, Fédéralistes et Autonomistes, se réjouissent de ce nouveau cap et des avancées dans le processus d’affirmation du droit à l’autodétermination et à l’autonomie des peuples. Par ailleurs, prenant acte, avec satisfaction, des répercussions de ces événements et que le sujet des autonomies, sujet redevenu d’actualité, est sur toutes les lèvres, souhaitent qu’un ample débat s’ouvre quant’aux opportunités et aux retombées découlant d’une Autonomie responsable et de l’application des principes fédéralistes. Principes qui devraient être à base d’une vision stratégique et politique plus ample et plus moderne visant à la redéfinition de la structure actuelle des Etats. En ce qui concerne l’idéal autonomiste, le Pays d’Aoste a largement contribué à développer les thèmes du Fédéralisme, de l’Autogouvernement et de la Subsidiarité par la pensée d’éminentes personnalités, à partir d’Emile Chanoux jusqu’à Séverin Caveri, Maria Ida Viglino et Bruno Salvadori. C’est, d’autre part, pour affirmer, sauvegarder et promouvoir ces principes que les Valdôtaines et les Valdôtains, depuis longtemps, se sont toujours battus et, en 1948, ont obtenus la reconnaissance constitutionnelle du particularisme culturel et linguistique du Val d’Aoste par l’approbation du Statut Spécial d’Autonomie. Le Peuple Valdôtain a d’ailleurs vécu des moments de graves crises économiques et il a été confronté à de grands changements démographiques, sociaux, culturels et identitaires qui, souvent, ont été accompagnés par de fortes poussées centralisatrices ainsi que par des attaques répétées à son Statut Spécial et à la mise en discussion de son Autonomie financière. L’UV et l’UVP considèrent donc que l’actualité du débat sur le thème des Autonomies est une opportunité à saisir afin de mieux partager et faire comprendre  le bienfondé de son existence ainsi que les différents principes étant à leur base et les valeurs qui la caractérisent. L’UV et l’UVP souhaitent partant qu’en Italie puisse s’accroitre davantage, et de façon positive, l’attention de l’opinion publique et des milieux politiques sur les Autonomies territoriales. Et ce, afin d’aboutir, dans un cadre fédéraliste, à leur pleine reconnaissance, tout en soulignant l’importance du respect des diversités et des spécificités culturelles et linguistiques. A ce propos, l’UV et l’UVP considèrent, enfin, que le débat politique sur les Autonomies sera l’un des sujets ainsi que des enjeux caractérisant la campagne électorale des prochaines élections politiques. Au sein du futur Parlement Italien le Val d’Aoste devra, à cet effet, être représenté par des Fédéralistes et Autonomistes convaincus étant donné que, dans les années à venir, il faudra se battre afin que soient prises ces décisions vitales lui assurant un développement durable, à partir du maintien de son identité culturelle et linguistique, fondement de son Statut Spécial d’Autonomie.

Le Président UVP Elisa BONIN

Le Président UV Ennio PASTORET


Comunicato stampa

Del Presidente UVP Elisa Bonin

Siamo lieti di vedere confermati da parte del Presidente Marquis i propositi di quel cambiamento che gli abbiamo chiesto, assieme ad altri, di assumerne la contitolarità il 10 Marzo scorso candidandolo al ruolo di Presidente, in un progetto a termine per cambiare un sistema superato e risolvere alcune urgenze. Propositi che animano UVP sin dalla sua nascita e che hanno portato ai tanti risultati di questa legislatura. Siamo felici che questi propositi siano stati trasferiti anche a chi, questa legislatura, l'aveva iniziata con altro spirito contrapponendosi a questo cambiamento che nel 2013 si auspicava. A chi oggi condivide questa direzione ci sentiamo di dire che il cambiamento oltre ad essere invocato va concretizzato, se veramente lo si vuole perseguire. Per proseguire sulla rotta del cambiamento infatti, ricordiamo che lo stesso deve prescindere dalle posizioni personali o dai posti di potere da difendere, memori che proprio dall'incapacità o dalla non volontà di riuscire a separare il proprio ruolo dalla situazione di ingovernabilità creatasi, è nato il progetto del 10 marzo contro l'uomo solo al comando. Errore grossolano che non vorremmo si ripetesse. Non vorremmo inoltre rimanere ingabbiati in un governo ed in una maggioranza che aveva il solo compito di affrontare alcuni dossier urgenti in attesa dell’autonoma definizione di progetti politici futuri. Al presidente Marquis non sarà infatti sfuggito che a questa maggioranza manca coesione politica e programmatica su temi importanti e concreti, ad esempio quello di CVA e che una crisi, prima di essere aperta da Alpe e rilanciata oggi dallo stesso Presidente in realtà era già iniziata prima dell’estate con le dimissioni di Elso Gerandin dalle Commissioni. Uvp, dal canto suo, continuerà a lavorare, con tutta se stessa come ha sempre fatto, in nome e per conto del cambiamento assieme a chi ha a cuore gli interessi e le sorti della Valle d’Aosta.

Charvensod, 30 Settembre 2017 Per l'UVP - La presidente Elisa Bonin


Conclusa la prima fase del Rassemblement

Lavorare per costruire ponti e guardare al futuro

Durante tutta l’estate si sono svolti incontri tra UVP-UV-Mouv’-Alpe  per lavorare al progetto del Rassemblement con il fine di superare le frammentazione politica dell’area Unionista, Federalista, Autonomista. Prendiamo atto che nei giorni scorsi Alpe ha lasciato il tavolo del Rassemblement bocciando un documento a cui aveva lavorato, documento carico di contenuti volti a promuovere il rinnovamento dei metodi della nostra vita politica con il fine di servire l'interesse generale. Alpe ha inoltre  annunciato  la sua volontà di aprire una crisi del Governo regionale, dimostrando così di non voler contribuire a costruire ma di preferire una politica "contro qualcuno" sulla quale continuare a fondare la sua immagine ed a giustificare la sua stessa esistenza. Con grande rispetto però non accettiamo lezioni di moralità da chi è mosso più da interessi elettoralistici e populisti ed è legato al timore di perdere posizioni acquisite, piuttosto che alla consapevolezza di ripartire da un progetto rinnovato che riunisca i valdostani. A nostro avviso, invece, chi fa politica deve lavorare per costruire ponti e guardare al futuro senza erigere barriere insuperabili ed è in questa direzione che UVP e UV stanno lavorando. Con forza,oggi, ribadiamo la validità del progetto del Rassemblement formato da UV e UVP che vede ora conclusa la sua prima fase, come avevamo peraltro concordato con le altre forze e sensibilità presenti al tavolo. Riconfermando la validità degli  impegni e dei contenuti del documento "Rassembler- Agir- Réussir”,  c’è ora la volontà da parte di UV e UVP di dar corso alla seconda fase del progetto durante la quale bisognerà lavorare congiuntamente per la definizione di un quadro di alleanze volte a definire un  percorso politico proiettato al futuro, capace di fornire proposte e prospettive alla Comunità Valdostana.  

Elisa Bonin Presidente UVP Ennio Pastoret Presidente UV


Guardare in prospettiva al futuro

Fare tutti un passo indietro per farne due in avanti

Abbiamo appreso con stupore che il documento del Rassemblement frutto del lavoro collegiale di UV, Uvp e Alpe, elaborato per quest’ultima da Patrizia Morelli e Carmen Jacquemet e sostenuto nei suoi contenuti al tavolo del Rassemblement anche dal presidente Alexis Vallet, non ha poi ottenuto l’approvazione di Alpe. È evidente che per poter guardare in prospettiva e al futuro bisogna saper, come sostenuto nei due mesi di lavoro dal presidente Vallet, "fare tutti un passo indietro per farne due in avanti". Proprio nel momento in cui questo doveva accadere Alpe non ha approvato il documento e, in contraddizione con il lavoro svolto sino a ieri, ha abbandonato il tavolo, forse per qualche logica elettoralistica oppure per il timore di perdere qualche posizione acquisita . Ci ha inoltre fatto male sentire che l'unionismo, che è un valore per tanti, costruito negli anni,  sia diventata una parola tabù. Per quanto ci concerne, invece, rimane assieme all'autonomismo in chiave moderna, un valore dal quale partire per ricostruire una forte Alleanza autonomista, progressista e federalista aperta, rinnovata e proiettata al futuro, che sappia superare l'attuale frammentazione politica e rispondere alle esigenze dei valdostani difendendo con un ampio fronte le istanze e le prerogative della nostra comunità.

Il Presidente UVP Elisa Bonin


L’educazione catalana

Ogni raid di Madrid porta mille voti in più nelle urne di Barcellona

In queste ore, mentre la polizia di Madrid pattuglia le strade di Barcellona confiscando schede elettorali e volantini, spesso con una violenza, anche fisica, che rivela un franchismo in discreta salute, assistiamo all’appello del primo ministro Rajoy che dopo aver scagliato il sasso chiede una “marcia indietro” ai catalani indignati nelle piazze che, come era prevedibile, si sono opposti ai raids della polizia nazionale. Credo sia utile ricordarci del fatto che ogni forma di legalità, ogni sistema di leggi e istituzioni, si fonda su un atto di violenza che ne sancisce talvolta l’inizio, talvolta la restaurazione, ma sempre si configura come un anno zero. Qualunque legalità, insomma, si sostituisce alla legalità precedente attraverso una violenza, uno strappo spesso sanguinolento; e questa, in maniera analoga, verrà consegnata alla Storia dal sistema di legalità successivo attraverso un sovvertimento violento delle regole fino ad allora valide e “giuste”. La nuova legalità, poi, celebra la “rivoluzione” nei canti, negli inni, nelle epopee nazionali e ricorda il regime precedente come corrotto, traditore e liberticida. Nell’epoca del politically correct in cui certi argomenti possono urtare la sensibilità (è ancora da capire di chi), la rivoluzione viene omessa, occultata o relegata ad un tempo così remoto e nebbioso da risultare del tutto innocuo. Gandhi, che riempie la bocca di chiunque voglia (o più spesso abbisogni di) autocertificarsi dalla parte dei “buoni” e dei “giusti” ‒ in una sorta di reductio ad Hitlerum al contrario, ma altrettanto efficace ‒ era considerato, negli ultimi decenni del dominio britannico in India, alla stregua di un terrorista. Un ribelle insomma, estremamente pericoloso per l’ordine pubblico, che propugnava un’agenda che aveva come fine ultimo la libertà dei popoli indiani e che coincideva quindi con la perdita di ogni potere e privilegio da parte di coloro (colonizzatori, vassalli e collaborazionisti) che fino ad allora dettavano il bello e il cattivo tempo. Gandhi ebbe l’intuizione geniale di scommettere sul fatto che il mondo occidentale fosse ormai maturo (rapidamente istruito da 5 anni di guerra mondiale) per rifiutare la violenza. Se l’indipendenza indiana fosse stata appannaggio esclusivo dei feroci e armati ribelli di Azad Hind probabilmente sarebbe arrivata solo molti anni dopo e al netto di un immane spargimento di sangue. Con la sua non violenza, Gandhi riuscì nel modo più elegante ed efficace possibile, ma il merito va condiviso con i sudditi di Sua Maestà britannica, che non si opposero in massa al dissolvimento del loro impero e lasciarono che gli indiani prendessero in mano il loro destino. Questi ultimi, di ritorno, rimasero nel Commonwealth (pur con alcune limitazioni) e mantennero buone relazioni con gli ex oppressori. Nella Catalogna del 2017 Rajoy tenta, in maniera maldestra e fuori tempo massimo, di tacciare di incostituzionalità e di dipingere i catalani come degli insurrezionalisti in manifesto contrasto con la legge. Rajoy ha dalla sua parte il fatto che la Costituzione spagnola non prevede la secessione di alcuna parte di territorio (i baschi lo sanno da lungo tempo), tuttavia la Spagna è altresì firmataria di documenti europei e internazionali che sanciscono il diritto dei popoli all’autodeterminazione: questo contrasto impone una revisione del testo costituzionale oppure la revoca dei trattati firmati da Madrid e conseguente uscita dalla comunità europea. In ultimo, il primo ministro di Madrid sottovaluta miopemente l’effetto Gandhi che una folla colorata di giovani, donne e anziani caricata dalle truppe antisommossa susciterebbe nell’opinione pubblica europea e mondiale. Ai nostri giorni la patente di fascismo è scomoda per chiunque, specie se al governo, e Rajoy maschera goffamente i suoi raid polizieschi come necessari al ripristino dell’ordine e della legalità. Una legalità ‒ che, come detto, si fonda su un atto di violenza ‒ che esercita la forza per difendere la sua integrità. Dall’altra parte c’è invece una legalità più moderna che tenta di affermarsi attraverso lo strumento democratico per definizione e che subisce, a favore di telecamera, le violenze di Madrid. Crediamo che Rajoy stia sancendo la vittoria catalana: quando uno stato ricorre all’uso manifesto della polizia contro una folla pacifica e uniforme (diversamente dalla macedonia dei fatti di Genova del 2001) è segno che è tecnicamente alla frutta. Se ci figuriamo che a distanza di quasi trent’anni la menzione delle proteste soppresse nel sangue a Tienanmen è tuttora vietatissima in Cina, comprendiamo che una nazione occidentale, membro di ONU e UE, farà molta, moltissima fatica a giustificare l’uso della violenza contro un Popolo che reclama pacificamente e con il voto democratico la propria libertà. Quando si pensa a Barcellona è difficile non guardare ad Aosta e allo stato misero in cui versa l’Autonomia valdostana, spogliata di tutto ciò che la definiva e il cui cadavere veniva litigato fino a ieri dagli eredi apparenti. Guardiamo a Barcellona e alle sue sofferenze e pensiamo alla lunga strada che dobbiamo ancora percorrere per ricomporre un fronte autonomista, per dotarlo di strumenti vigorosi ed efficaci per far ricordare ad un Popolo narcotizzato che cos’è la libertà e come si conquista.

Giuliano Morelli

Foto: Reuters

Approvata norma zona franca

Oggi c'è un gran parlare dell'approvazione, da parte dello Stato, della norma fiscale che da la possibilità alla Valle d'Aosta di modulare i propri tributi. Non è la Zona Franca che auspichiamo e di cui si parla da decenni, ma è un grande passo avanti nella rivendicazione della nostra autonomia fiscale. E ad onore del vero, visto che poi tutti sono pronti per arrivare per le "premiazioni", questa norma è frutto di un lavoro lanciato dall'UVP e portato in consiglio a dicembre 2015 e poi raccolto da tutte le forze politiche. Non per rivendicarne la paternità politica a tutti i costi come UVP ma semplicemente per ricordare il lavoro fatto da tanti nel nostro movimento e tra gli eletti di cui oggi si vedono i frutti e per il quale esprimiamo grande soddisfazione,  anche se non è che una delle battaglie che sarà necessario mettere in campo per rilanciare la nostra Autonomia, spesso bistrattata e sminuita.
Ecco il mio intervento video del 2015 che a nome dell 'UVP pone la questione, tanto per ripercorrere la genesi e le tappe che hanno portato a questo importante risultato, frutto di un lavoro serio e approfondito.
Laurent Viérin vice presidente e assessore all'Agricoltura della Regione autonoma Valle D'Aosta

Significativi passi avanti

Verso la creazione di un forte progetto unionista e autonomista

Le riunioni di questi giorni che hanno visto coinvolti i movimenti di UV, UVP, ALPE e MOUV'  hanno prodotto significativi passi avanti e siamo fiduciosi che presto si arriverà alla proposta di un documento politico da sottoporre agli organi dei rispettivi movimenti. Vi è la necessità, allo stato attuale delle cose, di concludere una prima parte del percorso politico per poter poi avviare i lavori degli ETATS GENERAUX DES AUTONOMISTES che si terranno sicuramente entro il 7 ottobre 2017. Il lavoro che stiamo portando avanti ha come fine la creazione di un forte progetto unionista e autonomista e c'è, da parte di tutti, la disponibilità a guardare avanti e sostenere questa proposta che si svilupperà in maniera trasparente e innovativa, con l’obiettivo di servire l’interesse della collettività nel solco di un autonomismo aperto, rinnovato ed inclusivo.

Elisa Bonin Presidente dell'Union Valdôtaine Progressiste

 

La Casa degli Autonomisti

L' UVP incontrerà i movimenti che hanno manifestato interesse

L'UVP durante i prossimi giorni incontrerà i movimenti che hanno manifestato interesse verso la proposta di rassemblement dell'area  autonomista.
Questi incontri ufficiali avranno come finalità la delineazione del percorso per raggiungere l'obiettivo della costruzione della casa degli autonomisti, obiettivo ambizioso e nel contempo necessario per ricompattare il fronte autonomista, ora frammentato, affinché possa dare risposte alla comunità valdostana.
Elisa Bonin
Presidente Union Valdôtaine Progressiste