La Regione, il Comune di Aosta ed il pasticcio del patto di stabilità regionale

Fa specie veder approvare a dicembre 2013 le regole del patto di stabilità per il 2014 da applicare ai Comuni della Valle d’Aosta e, dopo solo pochi mesi, ascoltare il Sindaco di Aosta mentre denuncia la paralisi del proprio Comune, proprio per colpa di quel patto precedentemente approvato. In un contesto generale non ci sono dubbi che l’introduzione del patto di stabilità abbia fortemente penalizzato i Comuni: sia sul piano degli investimenti, che sulla capacità di pagare i propri fornitori e le proprie imprese. A livello nazionale, nel periodo 2004/2010, le spese per investimenti dei Comuni si sono ridotte in media di oltre il 42 %, passando da 456 euro a 262 euro pro capite. Se si tiene conto, sempre in un quadro nazionale, che gli investimenti pubblici assicurati dai Comuni rappresentano poco meno della metà degli investimenti pubblici totali, si ha un’idea dell’impatto di questo fenomeno sull’economia reale. I Comuni valdostani, sempre nel periodo 2004/2010, presentano però dati in forte controtendenza. Se, ad esempio, i Comuni umbri e quelli piemontesi hanno subito, per colpa del patto di stabilità, riduzioni negli investimenti anche superiori al 50%, fino a toccare punte del 65 %, i Comuni valdostani hanno potuto sostanzialmente mantenere gli stessi valori per investimenti (solo - 6% in VdA). Questa situazione favorevole per i Comuni valdostani era certamente determinata da un patto di stabilità regionale pensato per non penalizzare eccessivamente gli enti locali. Un patto regionale che nasceva dalle competenze riconosciute alla regione Valle d’Aosta in materia di enti locali. Infatti, per le Regioni a Statuto speciale e per le Province autonome di Trento e Bolzano, la disciplina del patto di stabilità si discosta dalla disciplina ordinaria per la necessità della definizione di un’ intesa tra i medesimi enti ed il Ministero dell' Economia e delle Finanze. In ragione della particolare autonomia di cui esse godono, sancita da norme di rango costituzionale, la legge prevede che l'obiettivo specifico di ciascun ente venga concordato ogni anno con il Ministero. Le norme vigenti sono chiare in merito al fatto che le Regioni a Statuto speciale che esercitano in via esclusiva le funzioni in materia di finanza locale (Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Province autonome di Trento e Bolzano) sono competenti nella definizione della disciplina del patto di stabilità per gli enti locali dei rispettivi territori: qualora la Regione non provveda, solo allora, si applicano le regole generali. Sin dal 2002, la nostra Regione, nel rispetto delle proprie competenze, si è mossa in questa direzione. Annualmente, d’intesa con il Consiglio permanente degli enti locali (C.P.E.L), ha approvato una specifica e, diremmo, originale disciplina del patto di stabilità interno, nell’ esclusivo interesse dei Comuni valdostani. Dal 2013, ed ora anche per il 2014, la situazione per i Comuni valdostani è profondamente cambiata a tal punto che il Comune capoluogo, dopo aver sforato pesantemente il patto per il 2013 e trovandosi nella condizione di sforare anche quello del 2014, ha fatto appello alla Regione per rinegoziare il proprio patto di stabilità. La responsabilità di tale situazione è da ricercare proprio nell’atteggiamento assunto da questo Governo regionale che ha deciso di non esercitare più le proprie competenze sugli enti locali in materia di legge di stabilità, scaricando così la sua inerzia proprio sui Comuni. Il patto di stabilità 2014 deliberato dalla Regione impatta sui Comuni per oltre 23.000.000 di euro. Un patto di stabilità che si è purtroppo appiattito alle pesanti regole del patto di stabilità nazionale. Un patto di stabilità confuso che non chiarisce neppure quali siano le sanzioni applicabili ai Comuni che non lo rispettano. Infatti, proprio in questi giorni, la Regione è impegnata a decidere a posteriori quali sanzioni applicare, in questo caso al comune di Aosta, per il mancato rispetto del patto 2013. In questo contesto appare piuttosto anomalo come la Regione, pur non rispettando il proprio patto con lo Stato e non avendo lei stessa subito sanzioni, senta l’esigenza di sanzionare l'unico Comune che non lo ha rispettato: non farlo, peraltro, sarebbe irrispettoso nei confronti degli altri 31 Comuni che non l’ hanno sforato! In un contesto in cui la Regione ha deciso di non decidere, e dunque di usare le regole nazionali, ci chiediamo come faccia poi, nei confronti del comune di Aosta, a non applicare le sanzioni previste dalla disciplina nazionale, che sancisce, fra le altre cose, la rideterminazione delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza degli amministratori con una riduzione del 30%. Al di là delle scelte che farà la Regione, è bizzarro pensare che si possano ridefinire i termini di un patto a soli pochi mesi dalla sua approvazione; così come appare anomalo pensare che un’ ente che non lo rispetta possa immaginare di ribaltarlo su altri enti che hanno avuto una gestione virtuosa… Sarebbe un po’ come dire “liberi tutti”, tanto poi sarà qualcun altro a farsi carico di obblighi normativi non ottemperati e dei “debiti” che ne conseguiranno: non proprio un’ azione amministrativa responsabile!

Il Gruppo consiliare dell’ U.V.P.