Guardare in prospettiva al futuro

Fare tutti un passo indietro per farne due in avanti

Abbiamo appreso con stupore che il documento del Rassemblement frutto del lavoro collegiale di UV, Uvp e Alpe, elaborato per quest’ultima da Patrizia Morelli e Carmen Jacquemet e sostenuto nei suoi contenuti al tavolo del Rassemblement anche dal presidente Alexis Vallet, non ha poi ottenuto l’approvazione di Alpe. È evidente che per poter guardare in prospettiva e al futuro bisogna saper, come sostenuto nei due mesi di lavoro dal presidente Vallet, "fare tutti un passo indietro per farne due in avanti". Proprio nel momento in cui questo doveva accadere Alpe non ha approvato il documento e, in contraddizione con il lavoro svolto sino a ieri, ha abbandonato il tavolo, forse per qualche logica elettoralistica oppure per il timore di perdere qualche posizione acquisita . Ci ha inoltre fatto male sentire che l'unionismo, che è un valore per tanti, costruito negli anni,  sia diventata una parola tabù. Per quanto ci concerne, invece, rimane assieme all'autonomismo in chiave moderna, un valore dal quale partire per ricostruire una forte Alleanza autonomista, progressista e federalista aperta, rinnovata e proiettata al futuro, che sappia superare l'attuale frammentazione politica e rispondere alle esigenze dei valdostani difendendo con un ampio fronte le istanze e le prerogative della nostra comunità.

Il Presidente UVP Elisa Bonin

L’educazione catalana

Ogni raid di Madrid porta mille voti in più nelle urne di Barcellona

In queste ore, mentre la polizia di Madrid pattuglia le strade di Barcellona confiscando schede elettorali e volantini, spesso con una violenza, anche fisica, che rivela un franchismo in discreta salute, assistiamo all’appello del primo ministro Rajoy che dopo aver scagliato il sasso chiede una “marcia indietro” ai catalani indignati nelle piazze che, come era prevedibile, si sono opposti ai raids della polizia nazionale. Credo sia utile ricordarci del fatto che ogni forma di legalità, ogni sistema di leggi e istituzioni, si fonda su un atto di violenza che ne sancisce talvolta l’inizio, talvolta la restaurazione, ma sempre si configura come un anno zero. Qualunque legalità, insomma, si sostituisce alla legalità precedente attraverso una violenza, uno strappo spesso sanguinolento; e questa, in maniera analoga, verrà consegnata alla Storia dal sistema di legalità successivo attraverso un sovvertimento violento delle regole fino ad allora valide e “giuste”. La nuova legalità, poi, celebra la “rivoluzione” nei canti, negli inni, nelle epopee nazionali e ricorda il regime precedente come corrotto, traditore e liberticida. Nell’epoca del politically correct in cui certi argomenti possono urtare la sensibilità (è ancora da capire di chi), la rivoluzione viene omessa, occultata o relegata ad un tempo così remoto e nebbioso da risultare del tutto innocuo. Gandhi, che riempie la bocca di chiunque voglia (o più spesso abbisogni di) autocertificarsi dalla parte dei “buoni” e dei “giusti” ‒ in una sorta di reductio ad Hitlerum al contrario, ma altrettanto efficace ‒ era considerato, negli ultimi decenni del dominio britannico in India, alla stregua di un terrorista. Un ribelle insomma, estremamente pericoloso per l’ordine pubblico, che propugnava un’agenda che aveva come fine ultimo la libertà dei popoli indiani e che coincideva quindi con la perdita di ogni potere e privilegio da parte di coloro (colonizzatori, vassalli e collaborazionisti) che fino ad allora dettavano il bello e il cattivo tempo. Gandhi ebbe l’intuizione geniale di scommettere sul fatto che il mondo occidentale fosse ormai maturo (rapidamente istruito da 5 anni di guerra mondiale) per rifiutare la violenza. Se l’indipendenza indiana fosse stata appannaggio esclusivo dei feroci e armati ribelli di Azad Hind probabilmente sarebbe arrivata solo molti anni dopo e al netto di un immane spargimento di sangue. Con la sua non violenza, Gandhi riuscì nel modo più elegante ed efficace possibile, ma il merito va condiviso con i sudditi di Sua Maestà britannica, che non si opposero in massa al dissolvimento del loro impero e lasciarono che gli indiani prendessero in mano il loro destino. Questi ultimi, di ritorno, rimasero nel Commonwealth (pur con alcune limitazioni) e mantennero buone relazioni con gli ex oppressori. Nella Catalogna del 2017 Rajoy tenta, in maniera maldestra e fuori tempo massimo, di tacciare di incostituzionalità e di dipingere i catalani come degli insurrezionalisti in manifesto contrasto con la legge. Rajoy ha dalla sua parte il fatto che la Costituzione spagnola non prevede la secessione di alcuna parte di territorio (i baschi lo sanno da lungo tempo), tuttavia la Spagna è altresì firmataria di documenti europei e internazionali che sanciscono il diritto dei popoli all’autodeterminazione: questo contrasto impone una revisione del testo costituzionale oppure la revoca dei trattati firmati da Madrid e conseguente uscita dalla comunità europea. In ultimo, il primo ministro di Madrid sottovaluta miopemente l’effetto Gandhi che una folla colorata di giovani, donne e anziani caricata dalle truppe antisommossa susciterebbe nell’opinione pubblica europea e mondiale. Ai nostri giorni la patente di fascismo è scomoda per chiunque, specie se al governo, e Rajoy maschera goffamente i suoi raid polizieschi come necessari al ripristino dell’ordine e della legalità. Una legalità ‒ che, come detto, si fonda su un atto di violenza ‒ che esercita la forza per difendere la sua integrità. Dall’altra parte c’è invece una legalità più moderna che tenta di affermarsi attraverso lo strumento democratico per definizione e che subisce, a favore di telecamera, le violenze di Madrid. Crediamo che Rajoy stia sancendo la vittoria catalana: quando uno stato ricorre all’uso manifesto della polizia contro una folla pacifica e uniforme (diversamente dalla macedonia dei fatti di Genova del 2001) è segno che è tecnicamente alla frutta. Se ci figuriamo che a distanza di quasi trent’anni la menzione delle proteste soppresse nel sangue a Tienanmen è tuttora vietatissima in Cina, comprendiamo che una nazione occidentale, membro di ONU e UE, farà molta, moltissima fatica a giustificare l’uso della violenza contro un Popolo che reclama pacificamente e con il voto democratico la propria libertà. Quando si pensa a Barcellona è difficile non guardare ad Aosta e allo stato misero in cui versa l’Autonomia valdostana, spogliata di tutto ciò che la definiva e il cui cadavere veniva litigato fino a ieri dagli eredi apparenti. Guardiamo a Barcellona e alle sue sofferenze e pensiamo alla lunga strada che dobbiamo ancora percorrere per ricomporre un fronte autonomista, per dotarlo di strumenti vigorosi ed efficaci per far ricordare ad un Popolo narcotizzato che cos’è la libertà e come si conquista. Giuliano Morelli Foto: Reuters

Fare chiarezza ed essere trasparenti nei confronti degli elettori

Un'analisi della situazione politica dell'Assessore Luigi Bertschy

Luigi Bertschy nel suo intervento in Consiglio regionale ha fatto un'analisi della situazione politica   Il video e l'estratto dell'intervento «Bisogna lasciar perdere i personalismi e mettere in piazza le proprie idee. Noi siamo per e non contro qualcuno: chi fa politica non può pensare solo alla propria carriera, deve tenere conto dell'evoluzione politica. L'UVP è convinta e orgogliosa di aver lanciato un progetto: al tavolo fino ad ora non abbiamo mai parlato di nuovi Governi o lanciato controribaltoni. Noi stiamo cercando di fare un percorso nella direzione di fare chiarezza ed essere trasparenti nei confronti degli elettori, perché vogliamo presentarci alle prossime elezioni con un progetto politico forte e innovatore, con le forze autonomiste e federaliste, che possa raggiungere il 42 per cento che abbiamo definito nella legge elettorale votata quasi all'unanimità da questo Consiglio regionale, al fine di assicurare governabilità a questa Regione. Questo è essere trasparente nei confronti dei cittadini! Qualcuno pensa prima al proprio consenso e poi all'interesse della Valle d'Aosta, e lo fa ben sapendo che la soluzione che non si trova prima dovrà essere trovata obbligatoriamente dopo le elezioni. Chi si siede a questo tavolo con l'intento di rompere è preferibile che non si sieda più. Noi dobbiamo fare l'interesse dei valdostani, non prenderli in giro.»

Approvata norma zona franca

Oggi c'è un gran parlare dell'approvazione, da parte dello Stato, della norma fiscale che da la possibilità alla Valle d'Aosta di modulare i propri tributi. Non è la Zona Franca che auspichiamo e di cui si parla da decenni, ma è un grande passo avanti nella rivendicazione della nostra autonomia fiscale. E ad onore del vero, visto che poi tutti sono pronti per arrivare per le "premiazioni", questa norma è frutto di un lavoro lanciato dall'UVP e portato in consiglio a dicembre 2015 e poi raccolto da tutte le forze politiche. Non per rivendicarne la paternità politica a tutti i costi come UVP ma semplicemente per ricordare il lavoro fatto da tanti nel nostro movimento e tra gli eletti di cui oggi si vedono i frutti e per il quale esprimiamo grande soddisfazione,  anche se non è che una delle battaglie che sarà necessario mettere in campo per rilanciare la nostra Autonomia, spesso bistrattata e sminuita. Ecco il mio intervento video del 2015 che a nome dell 'UVP pone la questione, tanto per ripercorrere la genesi e le tappe che hanno portato a questo importante risultato, frutto di un lavoro serio e approfondito. Laurent Viérin vice presidente e assessore all'Agricoltura della Regione autonoma Valle D'Aosta

Cinque domande al Presidente del Consiglio Valle

Intervista ad Andrea Rosset

Presidente Rosset. Un anno alla guida del Consiglio regionale è un'esperienza politicamente importante. Si attendeva una Presidenza più tranquilla? Quando ho assunto la Presidenza ero consapevole delle difficoltà di guidare un'Assemblea particolarmente effervescente dal punto di vista politico, ma in questo anno ho sempre cercato di guardare al bene dell'Istituzione, di tutelare il lavoro dei Consiglieri – che, non dimentichiamolo mai, sono l'espressione del pluralismo e delle diverse sensibilità della comunità valdostana - oltre che l'attività degli uffici, cui riconosco una grande onestà intellettuale. Proprio perché la mia esperienza politica e amministrativa mi porta ad avere un profondo rispetto per le Istituzioni e per i ruoli che ognuno di noi è chiamato a svolgere. In effetti si può dire che in meno di dodici mesi si concentra un susseguirsi di avvenimenti politici importanti. Tralasciando per un momento il cambio di esecutivo di governo, quale momento ha trovato degno di maggior attenzione? Sono molti i momenti che mi hanno dato soddisfazione, in particolare quelli a contatto con i giovani: il Consiglio sta investendo molto sulle nuove generazioni, sulla loro formazione ed educazione alla cittadinanza. Ecco, vedere dei giovani motivati, appassionati, desiderosi di vivere delle nuove esperienze, anche all'estero, per me è motivo di orgoglio, perché sono loro il nostro futuro. Questi giovani mi danno fiducia e speranza. Parlando invece della convocazione del Consiglio che ha decretato il cambio di Governo, come è giunto alla conclusione che esistesse un rischio di paralisi e di commissariamento se non fosse stato convocato il Consiglio e quale la motivazione per la sua validità? Il Consiglio stava vivendo un momento di grande criticità a seguito delle dimissioni di tutti gli Assessori, le quali avevano provocato uno stallo dell'attività consiliare, cui è seguita la presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione quale strumento per uscire dalla crisi politica. In questa situazione si è innestata la sospensione di quattro Consiglieri a seguito della sentenza sull'utilizzo dei fondi dei gruppi consiliari ed era necessario ricostituire il plenum dell'organo consiliare attraverso la convalida dei nuovi Consiglieri regionali. In occasione della convalida, visto che l'attuale minoranza aveva deciso di non presentarsi in Aula, pensando di far mancare il numero legale, ho dovuto assumere una decisione a tutela del Consiglio e del suo corretto funzionamento: supportato dagli uffici e da due pareri legali, ho considerato che il quorum per la validità della seduta fosse da considerare su 31 consiglieri, visti i 4 Consiglieri sospesi, e non su 35. E così ho aperto la seduta. Sono stato accusato di irresponsabilità e di non aver garantito l'imparzialità in Aula: credo, invece, di aver agito proprio a garanzia del Consiglio al fine di salvaguardarne la ricomposizione e l'attività. L'irresponsabilità la lascio a chi, non presentandosi in Aula, ha rifuggito il dibattito politico. Decisioni difficili precedute sicuramente da un caloroso dibattito. Di certo seguite da ingiuste critiche dal vecchio esecutivo che ha promosso un'azione presso il TAR regionale, chiedendo una sospensiva dell'attività dell'attuale Giunta. Il TAR, pur ad un esame sommario della questione tipico della discussione di una sospensiva, ha riconosciuto la legittimità del mio operato al momento dell'apertura della seduta consiliare del 10 marzo scorso, in quanto ha rilevato che il quorum strutturale su cui calcolare la validità della seduta non era da parametrare sui 35 componenti in carica "ordinaria" ma su 31, quindi senza i 4 Consiglieri sospesi che non avevano titolo giuridico per poter partecipare alle sedute del Consiglio. Con serenità, la stessa che ho avuto sino ad ora, aspettiamo la pronuncia definitiva del TAR. Certo è che ora non ci sono più scusanti: il nostro dovere è quello di lavorare per il bene della Valle. In attesa di settembre lei incassa un primo round in favore e la sua reazione è… silenzio e lavoro. Sarà un altro lungo anno… Speriamo sia proficuo. Ora più che mai c'è bisogno di rinnovare il rapporto di fiducia tra Consiglio e comunità e recuperare canali di comunicazione e di dialogo con la società. In questo periodo, la politica ha dato segnali poco positivi: estrema litigiosità, eccessivi personalismi, mancanza di mediazione, demagogia imperante. Ecco io ritengo invece che noi, in quanto rappresentanti dei cittadini, dobbiamo dare altri esempi: dobbiamo far sì che la pluralità delle opinioni rappresentate in Consiglio non sia mero terreno di scontro ma sia quell'elemento che nutre il terreno della democrazia, trovando spazi di mediazione, di confronto, promuovendo la dignità e il rispetto delle persone. Ci sono i margini per farlo.

Proseguiamo sulla strada dell’area unionista e autonomista

Approvato all'unanimità il documento “Rassembler-Agir-Réussir”

Il Conseil des Communautés dell’Union Valdôtaine Progressiste riunitosi a Châtillon, lunedì 18 settembre 2017, ha approvato all'unanimità il documento “Rassembler-Agir-Réussir” dando mandato alla Presidente del movimento di sottoscriverne il testo e alla commissione politica di proseguire nel progetto di ricomposizione dell’area unionista ed autonomista. E' stato inoltre dato mandato al gruppo dirigente di intraprendere ogni azione necessaria per dare compimento al percorso del Rassemblement, percorso che intende promuovere un autonomismo innovatore, inclusivo e proiettato verso il futuro, in grado di fornire risposte ai bisogni della collettività e di servire l’interesse generale. Nella medesima riunione si è formalizzata l’elezione del secondo Vicepresidente dell’UVP nella persona di Henri Dondeynaz, già membro del Conseil de Direction. La presidente dell'UVP Elisa Bonin

Buon Tor a tutti

Uvp, impegno mantenuto.

Ora che le due gare, 4K e Tor des Géants, sono arrivate entrambe al traguardo, è tempo di bilanci. È innanzitutto doveroso ringraziare, per l'opera svolta, tutti i volontari che si sono attivati, per lo più a favore di entrambe le manifestazioni, a testimonianza che nel momento del bisogno la nostra gente sa sempre mostrare le migliori qualità di solidarietà e di unità d'azione. È grazie alla loro presenza nei diversi punti di presidio, con lunghi turni, a volte doppi per problemi di mancanza di cambi dovuti alla carenza di personale volontario, che i due eventi si sono svolti regolarmente. Organizzare quindi due manifestazioni del tutto analoghe, sostanzialmente sugli stessi percorsi e a distanza di pochi giorni, si è dimostrata una scelta insensata, che ha allontanato la gente, i volontari ed ha danneggiato il territorio regionale e gli sportivi. La competizione doveva esserci sì, ma tra i concorrenti di un’unica gara e non tra gare. Purtroppo non è stato così per quest’edizione bisestile (sarà un caso?). Così NON dovrà essere per l’edizione 2017. Ora prima di promuovere nuove edizioni forse sarebbe il caso di verificare le disponibilità dei volontari, perché il rischio il prossimo anno sarà quello di trovarsi senza assistenza. Inoltre è fondamentale che i rappresentanti in Consiglio Valle lavorino affinché prevalga il buon senso e si ritorni a dialogare e lavorare tutti insieme per l’organizzazione di un’unica manifestazione sportiva che possa riportare quella magia, quel fascino e soprattutto quell'entusiasmo che in tutti questi anni abbiamo sempre vissuto grazie al Tor des Géants. Questa dovrà essere la sintesi di entrambe le esperienze e delle migliori professionalità al fine di arrivare ad un grande evento, che abbia il minimo impatto sul bilancio regionale e che dovrà rappresentare l’eccellenza della Valle d’Aosta conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.