Le manifeste

Valdôtains

pour notre Vallée et pour son Avenir levons la tête bien haut

Face à la dérive des principes qui sont à la base de notre histoire et de la vie démocratique de notre communauté reprenons nos libertés : liberté d’opinion, d’expression et d’action. Soyons libres d’être, connaître, parler, juger, choisir et agir. Retrouvons le respect des droits et de la dignité de la personne; promouvons le pluralisme, la solidarité, l’inclusion et la tolérance.

Valdôtains

défendons notre terroir, notre autonomie, nos institutions, nos communes, notre histoire, notre culture, nos valeurs, notre identité, nos langues, le droit au travail et les réels intérêts du peuple valdôtain. Retrouvons la plus ample participation et confrontation; donnons plus de confiance aux jeunes et aux femmes, dans un fort esprit de renouvellement, sans oublier l’expérience. Travaillons ensemble pour la croissance culturelle, économique et sociale de la Vallée d’Aoste et des Valdôtains.

Valdôtains

regardons loin, et choisissons notre Avenir. Bâtissons un vrai projet pour le futur de notre communauté.

Réunir. Réussir.

Vallée d’Aoste, le 3 janvier 2013

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Duemila anni fa…

Duemila anni fa, come oggi, a Nola, nel napoletano, moriva all’età veneranda di 77 anni Cesare Ottaviano Augusto. L’occasione, ricordata anche in Valle con una serie di appuntamenti culturali, in verità sottotono per il fondatore di Augusta Praetoria.

di la Rédaction

augusto

Duemila anni fa, come oggi, a Nola, nel napoletano, moriva all’età veneranda di 77 anni Cesare Ottaviano Augusto. L’occasione, ricordata anche in Valle con una serie di appuntamenti culturali, in verità sottotono per il fondatore di Augusta Praetoria, pensando che a Roma e poi a Parigi è stato dedicato al discusso Imperatore una mostra assolutamente straordinaria. E’ l’aria dei tempi, che colpisce con la spending review quella Cultura che non è solo patrimonio importante dei valdostani, ma anche – in tempi di vacche magre – straordinaria attrattiva per i turisti, che vanno conquistati con elementi come le vestigia romane e la loro storia. Chissà, ma giochiamo solo di fantasia, come venne accolta in Valle d’Aosta la morte di questo uomo Augusto, che nella pietra del celebre Arco aveva scolpito il proprio trionfo contro il popolo autoctono dei Salassi, combattivi e indomiti sino alla sconfitta. Immagino che alle manifestazioni ufficiali di lutto ci sia stato anche chi di quella morte abbia gioito fra i Salassi rimasti in città e soprattutto nelle valli.

 

Non vorrei, tuttavia, essere equivocato: ho sempre trovato risibile una certa pubblicistica che ha giocato in Valle sul proprio senso identitario, ponendo come punto di riferimento della valdostanità in modo esclusivo e più rievocatore che sostanziale gli antichi Salassi rispetto ai Romani invasori. La questione è certo più complessa, anche se il genocidio parziale del popolo salasso resta nella storia come elemento di crudeltà, perché il problema di un popolo non sta nella purezza della razza (il termine “razza” è stato ormai all’indice dai genetisti che hanno confermato che siamo tutti uguali), ma nella capacità – nel flusso continuo nel tempo – di una cultura di prendere e lasciare elementi che ne formino infine i tratti di originalità. E i Romani hanno aggiunto molti elementi eminenti, fondendosi con quanto di preesistente e sappiamo quanto le occupazioni militari, se elemento stanziale e definitivo, finiscano poi per mutare in qualcosa di nuovo nel rapporto con il territorio.

Questo non vuol dire essere privi di memoria e accertare, attraverso l’archeologia, quanto di ricco ci fosse già prima e sia rimasto scolpito non solo nel DNA delle persone, ma appunto nella civilisation valdotaîne dalla notte dei tempi fino alle immigrazioni contemporanee. Trovo interessanti le operazioni di “Restitution”, se ci si mettono i soldi, come quella dell’incredibile e unico acquedotto di Pont d’Aël ad Aymavilles, che ha visto quest’estate folle di visitatori alla ricerca, in fondo, di una parte delle proprie radici. Spiace poi che una simile attrattiva, proprio per la sua unicità e fascino misterioso, finisca per essere chiusa al pubblico per ottuse logiche di bilancio. Mi riferisco a quei tagli orizzontali, che Aosta contesta a Roma, ma poi applica nello stesso modo e che deprimono il merito e fanno di tutta un’erba un fascio. Interessante, per altro, ma è argomento diverso come questo rapporto Valle d’Aosta-Roma persista ora come allora, anche se i romani di oggi nulla hanno a che fare con quelli di due millenni fa… Come non pensarci oggi all’apporto romano alla formazione identitaria, nella data odierna del bimillenario dalla morte di Cesare Ottaviano Augusto, imponente figura storica, piena di contraddizioni e di debolezze, politico e guerriero, che ha pesato con le sue decisioni sulla storia locale, inserita nella sua epoca nella grande strategia di occupazione dell’Impero romano. Augusto è stato un gigante della Storia, che ha avuto la capacità di manipolare il futuro.

Ha scritto, per la Zanichelli, il Professor Andrea Ercolani. “Il tutto si complica quando si ha a che fare con una Intentionalgeschichte, una “storia intenzionale”, ovvero un’operazione storiografica concepita non per ricostruire i fatti in maniera (almeno in pectore) obiettiva, ma per presentarli e rappresentarli con precise intenzioni (esaltare, giustificare, denigrare, etc.). Augusto è un caso interessante da questo punto di vista, giacché offre la possibilità di cogliere il contrasto tra la ricostruzione storica in senso proprio, cioè quella fatta da un osservatore esterno, lo storico (si pensi p. es. a Svetonio, con la sua Vita di Augusto, o a Cassio Dione, nel libro LIII della sua Storia romana – ma va ricordato che la storiografia antica attinge spesso dalle ‘autorappresentazioni’ dei protagonisti) e la proiezione che di sé ha dato nelle res gestae. La divergenza tra proiezione di sé e valutazione esterna, nel caso augusteo, arriva a rasentare il paradosso: se le res gestae consegnano alla storia la figura di un Augusto lineare e coerente, l’imperatore Giuliano l’apostata, in un’operetta satirica intitolata Il simposio ovvero i Saturnali, al paragrafo 309A-B, stigmatizza di Augusto proprio l’opportunismo e l’incoerenza (in linea, probabilmente, con parte della storiografia antica): “… ecco che si fa avanti Ottaviano, cambiando continuamente colore come i camaleonti: ora è pallido, ora è rosso, e poi nero tenebroso e fosco; eccolo ora votarsi ad Afrodite ed alle Grazie, ora voler somigliare al grande Helios con i suoi sguardi penetranti”.

Fantastica e molto moderna questa immagine del politico come un camaleonte, che cambia pelle per sopravvivere al sopraggiungere e alla mutevolezza degli scenari in cui si trova ad operare.I dittatori hanno una capacità di resistenza incredibile e ce lo sinsegnano sia la storia antica che, purtroppo, la storia contemporanea.

Ricordo sulle nostre vicende di allora, anche se spesso dissentivo dalla sua visione, il deputato comunista francese, fiero di essere valdostano,  Parfait Jans, che da politico era diventato fecondo romanziere e che scriveva con indignazione: “En l’an 25 Av.J.C. sur ordre d’Auguste, le général Térencius Varro Muréna lance la guerre d’extermination contre le peuple salasse. Feu et sang! En quatre jours (ce sont les scribes et historiens de l’époque qui l’écrivent) on comptent trente six mille morts ou vendus sur le marché d’esclaves d’Eporedia et huit mille jeunes salasses enrôlés de force dans les légions romaines. Tel est le sort subi par nos ancêtres, tel est le bilan de l’occupation romaine. Tel a été l’odieux comportement des Romains dans notre région. Il faut dire qu’ils avaient déjà vaincu tous les peuples des autres vallées alpines. Les Salasses étaient les derniers à résister ce qui devait accroître encore la colère des occupants”.

E’ bene ricordarlo, come elemento postumo per evitare che la Storia diventi oggetto solo di quanto scritto dai vincitori.

Luciano Caveri

 

 

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Statuto

Union Valdôtaine Progressiste | Statuto del movimento

articolo1

Denominazione e simbolo

È costituita, sotto forma di associazione regolata dagli art. 36 e seguenti del Codice Civile e nel rispetto delle leggi vigenti in materia, un Movimento politico denominato “Union Valdôtaine Progressiste”. Il simbolo del Movimento è costituito da una testa di leone dorato in campo rosso-nero sovrastata dalla denominazione Union Valdôtaine Progressiste. La durata del Movimento […]

articolo2

Sede

Il Movimento ha sede legale in Aosta, Via Bramafam n. 26/B. Il trasferimento della sede sociale non comporta modifica statutaria.

articolo3

Dichiarazione sui principi ispiratori e finalità del movimento

L“Union Valdôtaine Progressiste” è un movimento politico fondato sui principi di democrazia e libertà scaturiti dalla Resistenza e dalla lotta di liberazione antifascista e sui valori dell’autonomia e del federalismo globale in un’Europa dei popoli che: pone al centro della propria azione politica la persona umana e ne difende la dignità, la libertà di opinione, di espressione e […]

1) Premessa

  1. Le donne e gli uomini che aderiscono al Movimento riconoscono nella Costituzione italiana e nello Statuto della Valle d’Aosta la fonte primaria delle regole della comunità politica. Considerano i loro principi, insieme a quelli sanciti nelle Carte sui diritti umani e sulle libertà fondamentali, il riferimento di un impegno politico al pieno servizio del bene comune, della giustizia sociale e di un modello inclusivo di convivenza.

 

2) Principi di riferimento dei comportamenti individuali e collettivi

  1. Le donne e gli uomini del Movimento concepiscono la politica come aperta all’ascolto della società e dei suoi bisogni, rispettosa delle altre autonomie, non autoreferenziale e soprattutto lontana da qualunque pretesa di invadenza e di lottizzazione.
  2. Le donne e gli uomini del Movimento considerano il pluralismo una ricchezza e scelgono il confronto democratico come metodo per ricercare sintesi condivise. Si impegnano perché le differenze non siano ostacolo alla partecipazione, ma opportunità di dialogo e di crescita. Contrastano ogni forma di discriminazione nel nome dell’uguaglianza sostanziale.
  3. Le donne e gli uomini del Movimento adottano tempi, modalità e stile della loro attività politica che tengano conto delle responsabilità familiari, lavorative e professionali delle persone. Assumono la democrazia paritaria come criterio di comportamento nel Movimento, negli organismi collegiali e in quelli monocratici nonché come elemento di valutazione delle decisioni prese e delle attività svolte.
  4. Le donne e gli uomini del Movimento promuovono le capacità e le competenze, nella convinzione che il riconoscimento dei meriti, del lavoro svolto e dell’esperienza acquisita, così come il rinnovamento, diano qualità all’azione politica. Sostengono un modello di comunicazione basato sull’ascolto, sul dialogo, sulla chiarezza di espressione e di informazione. Si impegnano a condurre il confronto con “volontà d’intesa”, ricercando cioè una reale interlocuzione. Favoriscono la trasparenza dei processi decisionali e la partecipazione democratica nelle forme più inclusive.
  5. Le donne e gli uomini del Movimento ispirano il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà. Mantengono con i cittadini un rapporto corretto, senza limitarsi alle scadenze elettorali. Non abusano della loro autorità o carica istituzionale per trarne privilegi; rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o pressioni indebite.

 

3) Responsabilità personale e autonomia della politica

  1. Le donne e gli uomini del Movimento si impegnano, in particolare, a:
    1. non appartenere ad associazioni che comportino un vincolo di segretezza tale da porre in pericolo il rispetto dei principi di uguaglianza di fronte alla legge e di imparzialità delle pubbliche istituzioni;
    2. svolgere campagne elettorali con correttezza ed un uso ponderato e contenuto delle risorse, finanziate in modo trasparente e sempre accompagnate da un rendiconto finale, senza avvalersi per fini personali della pubblicità o comunicazione istituzionali. Si impegnano, inoltre, ad evitare forme di propaganda invasiva, nel rispetto dell’ambiente e del decoro urbano.
  2. Ciascun dirigente, le elette e gli eletti iscritti al Movimento si impegnano a:
    1. comunicare al Movimento le situazioni personali che evidenziano o possono produrre un conflitto di interessi, ovvero condizionare l’attività del Movimento o lederne l’immagine pubblica, in primo luogo nel caso di esistenza di un procedimento penale o di adozione di una misura di prevenzione nei propri confronti;
    2. assolvere con competenza, dedizione e rigore le funzioni ricoperte, senza cumulare incarichi che precludano di svolgere compiutamente la responsabilità affidata;
    3. rendicontare, con una relazione dettagliata, le somme impegnate individualmente o i contributi ricevuti da terzi e destinati all’attività politica ovvero alle campagne elettorali o alle competizioni interne al Movimento;
    4. evitare l’uso strettamente personale e lo spreco dei beni e delle risorse messi a disposizione in ragione dell’incarico svolto;
    5. rifiutare regali o altra utilità, che non siano d’uso o di cortesia, da parte di persone o soggetti con cui si sia in relazione a causa della funzione istituzionale o di Movimento svolta;
    6. utilizzare i mezzi di comunicazione per favorire una informazione corretta dei cittadini sulle questioni politiche ed istituzionali.

 

4) Leale collaborazione e sostegno alla vita del Movimento

Le donne e gli uomini del Movimento si impegnano a:

  1. contribuire personalmente all’attività del Movimento con uno specifico onere di concorso economico, proporzionale alle indennità percepite per coloro che sono eletti ovvero designati nelle istituzioni. La misura di detto onere verrà decisa annualmente dal Consiglio Direttivo.
  2. adottare e rispettare percorsi decisionali partecipati, trasparenti, motivati, rispettosi del pluralismo di posizioni politiche e culturali esistenti.
  3. favorire l’informazione ed il coinvolgimento degli aderenti e dei sostenitori nella vita del Movimento, evitando che le scelte organizzative producano forme di cristallizzazione interne ed esclusioni, discriminazioni o condizionamenti, e garantendo che gli orientamenti politico-culturali contribuiscano ad una libera dialettica interna al Movimento.
  4. promuovere e rispettare le regole per la par condicio nella partecipazione alle competizioni interne, anche in relazione ai limiti di spesa e alle modalità di utilizzo delle risorse economiche.
  5. favorire la parità di accesso ai servizi, alle risorse e ai beni comuni nonché il loro impiego corretto e trasparente.
  6. adottare la competenza, la serietà dell’impegno, il merito e le capacità personali come criteri prevalenti di discernimento e di valutazione delle persone in relazione agli incarichi e/o alla responsabilità che possono assumere, disincentivando ed evitando di premiare comportamenti trasformistici.
  7. non diffondere o utilizzare, senza giustificato motivo, dati, informazioni o documenti riservati conosciuti o ricevuti in ragione dell’incarico svolto o dell’appartenenza al Movimento.

 

5) Rinnovamento

Le donne e gli uomini del Movimento si impegnano a promuovere l’effettivo rinnovamento quale principio dell’azione politica. A tal fine le donne e gli uomini del Movimento si impegnano a rispettare il limite di due mandati completi e consecutivi per gli eletti dell’Union Valdôtaine Progressiste nel Consiglio Regionale della Valle d’Aosta, al Parlamento Italiano ed al Parlamento Europeo. Solo una volta trascorso un ulteriore mandato completo sarà possibile presentare nuovamente la candidatura.

 

6) Condizioni ostative alla candidatura e obbligo di dimissioni

  1. Le donne e gli uomini del Movimento si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione, anche di carattere interno al Movimento, coloro nei cui confronti:
    1. sia stato emesso decreto che dispone il giudizio per un reato di mafia o di criminalità organizzata, per un delitto per cui sia previsto l’arresto obbligatorio in flagranza e per sfruttamento della prostituzione;
    2. sia stata emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva, ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento), per un reato contro la pubblica amministrazione;
    3. sia stata disposta l’applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, previste dalla legge antimafia, ovvero siano stati imposti divieti, sospensioni e decadenze ai sensi della medesima normativa;
  2. Le condizioni ostative alla candidatura vengono meno in caso di sentenza definitiva di proscioglimento, di intervenuta riabilitazione o di annullamento delle misure di cui al comma 2 lett. c).
  3. Ove sopravvengano le condizioni di cui ai commi precedenti, gli eletti, i titolari di incarichi all’interno del Movimento, ovvero il personale di nomina politica, devono rassegnare le dimissioni dal relativo incarico.

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